Gloria e Passione, le Palme aprono al silenzio

Verso la Settimana Santa Sotto lo stesso cielo… l’ingresso festoso La Domenica delle Palme a Cavasso e Fanna è stata una celebrazione molto partecipata che ha segnato l’apertura della Settimana Santa. A Cavasso i fedeli si sono ritrovati nella Piazza del Pino, mentre a Fanna la comunità si è radunata presso la chiesetta di San Silvestro. Don Dario e don Alex hanno ricordato l’ingresso di Gesù a Gerusalemme, benedicendo i rami di ulivo nelle mani dei presenti. Sotto lo stesso cielo di festa, le due processioni si sono messe in cammino verso le chiese rievocando lungo le strade il percorso verso la Città Santa. Dal rosso della Passione al silenzio del cuore All’ingresso nelle chiese di San Remigio e di San Martino l’atmosfera è cambiata: il rosso dei paramenti liturgici ci ha subito richiamato alla mente il sacrificio imminente, in un silenzio carico di riflessione. Il cuore della celebrazione è stata la lettura della Passio, un momento di forte intensità in cui il lungo racconto della sofferenza di Cristo è stato rivissuto a più voci. Attraverso queste parole siamo diventati partecipi del dramma del Calvario, vivendo il passaggio simbolico dalla gloria della palma al dolore della croce. Verso la Pasqua con un germoglio di Pace in ogni casa Concluse le due sante messe ognuno ha portato a casa il proprio ramoscello benedetto, un piccolo testimone di pace e protezione. Questi rami, che nelle case diventeranno memoria quotidiana della vittoria della vita sulla morte, racchiudono un significato profondo: l’ulivo come segno di riconciliazione tra Dio e l’uomo, e la palma come emblema dell’ascesa verso la gloria celeste. Questi simboli accompagneranno le famiglie per tutto l’anno fino al Mercoledì delle Ceneri dell’anno successivo, quando verrano bruciati e daranno inizio a un nuovo ciclo di fede. Laboratorio di Pace: l’ulivo che porta la gioia dei bambini In preparazione alla Domenica delle Palme, venerdì 27 marzo 2026, i bambini della quinta elementare si sono ritrovati insieme alle catechiste Federica e Valeria per un momento speciale. Con impegno e cura, hanno preparato i sacchetti e i mazzetti di ulivo destinati a tutta la comunità. È stato un vero dono vedere queste “piccole grandi mani” all’opera: sapere che dietro questo segno di pace c’è il loro lavoro ci riempie il cuore di gioia.

Una palma che intreccia tradizioni di Fede

Quando un’usanza diversa è un dono che unisce Da qualche anno, entrando nelle nostre chiese a Cavasso, Fanna e al Santuario per la Domenica delle Palme, notiamo un segno speciale e inedito per le nostre tradizioni locali. Si tratta di un dono speciale, frutto dell’impegno e della generosità di Mimmo Baccillieri, che con le sue abili mani intreccia per la nostra comunità questo antico simbolo di speranza. È un’arte che viene da lontano e che oggi arricchisce la nostra preghiera, trasformando semplici foglie di palma in veri e propri intrecci di fede. Per apprezzare appieno il valore di questo gesto, vi proponiamo di seguito una spiegazione che ne illustra le origini, i significati profondi e i simboli nascosti tra le trame delle foglie. Da Reggio Calabria a Cavasso Nuovo la tradizione delle palme intrecciate La Domenica delle Palme non è solo l’inizio della Settimana Santa, ma l’esplosione di un’arte antica che affonda le radici nella terra generosa. Accanto all’ulivo, simbolo di pace, le palme intrecciate portano la maestria delle mani dei nostri nonni. L’ intreccio della palma non è solo un decoro, è un’architettura, un’arte che si tramanda di generazione in generazione, spesso custodita con gelosia dalle famiglie che ancora oggi portano avanti questa tradizione artigianale. Anticamente, a Reggio e nei paesi della provincia, l’altezza della palma portata in chiesa dai ragazzi era quasi una sfida di devozione: più era alta e lavorata, più onore portava alla famiglia. Ma il vero significato restava sempre lo stesso: umiltà e accoglienza per il Signore che entra nella nostra città. Le foglie più tenere (il “cuore” della palma, protetto dal sole perché rimanga chiaro) vengono lavorate con una tecnica che trasforma il verde in oro, il tipico colore giallo paglierino si manterrà meglio se la palma non è esposta alla luce diretta del sole o a fonti di calore eccessive. Ricordo, quando ero bambino, i venditori sui sagrati delle nostre chiese o lungo il corso, con quei fasci di palme che sembravano ricami, ne ero affascinato e chiesi ad un amico di insegnarmi ad intrecciare. Nelle nostre palme troviamo simboli che parlano direttamente al cuore dei fedeli: La “Campanella”: Per annunciare la gioia della Resurrezione che verrà. La Crocetta: Posta spesso alla sommità, per ricordarci il sacrificio di Cristo. Il “Panierino” o la “Pigna”: Simboli di abbondanza e di unità della famiglia parrocchiale. I Fiori di Palma: Piccoli boccioli creati ripiegando la foglia su se stessa, che richiamano la primavera dello spirito. Portarla a casa significa accogliere un segno di benedizione che proteggerà la famiglia per tutto l’anno. Molti reggini usano ancora l’antica usanza di scambiarne un piccolo rametto con i vicini o i parenti con cui c’è stato qualche malinteso, come vero segno di riconciliazione. Ogni anno le palme secche vengono bruciate o interrate in un vaso, non vengono mai buttate nella spazzatura. Grazie a Mimmo e Beatrice per averci fatto scoprire con generosità tradizioni cristiane diverse, capaci di unirci nella fede.

“Sui Tuoi passi”… una chiamata che arde!

“Sui Suoi passi” ai nostri tempi… Venerdì 27 marzo alle ore 20.30, nella Chiesa di Santa Maria Assunta a Vivaro si è svolta la Veglia Foraniale “Sui Tuoi passi”, organizzata dalla Consulta di Pastorale Giovanile di Maniago per gli adolescenti della zona; è stata l’occasione che ha fatto incrociare i percorsi di fede dei ragazzi di Vivaro, Basaldella, Tesis, Fanna e Cavasso… Eravamo un bel gruppetto, guidati da don Alex Didonè (cappellano di Maniago) con don Alex Da Silva Bernardo (parroco di Fanna e Cavasso) e don Giovanni Vendrame (parroco di Vivaro), il numero di persone contava poco rispetto all’atmosfera che si respirava… Quando la Croce è un “imprevisto” tra le mani L’incontro si è trasformato in una domanda che arde: quei passi compiuti duemila anni fa sotto il peso della croce, hanno ancora un senso vissuti con le nostre scarpe da ginnastica? Spesso siamo portati a pensare alla fede come a un insieme di vecchie abitudini, ma questa uscita notturna sotto le stelle ha ribaltato questa prospettiva… muovere i piedi e rimetterci davvero sui Suoi passi. Schegge di realtà condividendo il passo Il momento più intenso è nato da un frammento di legno. Tenere quella scheggia tra le mani è stata una sensazione spiazzante: un segno silenzioso che ci ricorda come la vita non sia una superficie liscia, ma un tragitto fatto di imprevisti che pungono e di fatiche che graffiano. Abbiamo camminato insieme nel buio, unendo i passi delle nostre parrocchie e scoprendo che la fede ha un significato diverso quando la vivi guardando negli occhi chi condivide le tue stesse ansie e speranze. Toccare la croce è stato come trovare un punto di contatto tra la storia di Gesù e i nostri pesi quotidiani, rendendo tutto molto attuale e umano. Fermarsi a scrivere, sulla spalla dell’altro… Fermarsi a scrivere sulla spalla di un amico è stato un gesto semplice che ci ha restituito il valore del sostegno reciproco e un modo per riscoprire la lentezza della riflessione interiore, in un tempo che ci chiede spesso velocità e prestazioni. Abbiamo riflettuto su chi ci aiuta davvero, su chi siano le persone di cui ci fidiamo ciecamente e su come, a volte, siamo chiamati a sostenere pesi non nostri. Abbiamo parlato di quegli incontri che cambiano la vita, di persone che muovono qualcosa dentro di noi e ci costringono a cambiare punto di vista. Tornare a casa con quella scheggia in tasca significa sapere che gli imprevisti arriveranno, ma che non serve abbattersi: abbiamo imparato che il segreto non è schivare la fatica, ma saper accogliere chi decide di camminarci accanto. Le parole che leggiamo in questo articolo sono il frutto dell’incontro tra i giovani di Fanna, Cavasso e Vivaro:GRAZIE RAGAZZI!!!Per averci regalato queste riflessioni così profonde: ci offrono uno sguardo prezioso sul vostro mondo e ci spingono a interrogarci, insieme a voi, su ciò che proviamo. I ragazzi di Fanna, Cavasso, Vivaro, Basaldella, Tesis

«Vi è più gioia nel dare che nel ricevere»

Spesso pensiamo che la realizzazione personale risieda in ciò che accumuliamo, ma la vera “ricchezza” si realizza quando apriamo le mani verso gli altri. Non è solo il sostentamento materiale, ma il gesto di una comunità che si prende cura dei più fragili. “Vi è più gioia nel dare che nel ricevere” — Atti 20,35 La Carità ci riporta abbondanza Desideriamo rivolgere un ringraziamento di cuore ai parrocchiani di Cavasso e Fanna per la sensibilità dimostrata durante la raccolta Caritas di questa Quaresima. La generosità si è tradotta in una partecipazione concreta che ha permesso di raccogliere una grande quantità di generi alimentari e prodotti per l’igiene, destinati a chi attraversa un momento di fragilità. Questa esperienza ci conferma che la carità non è un semplice dovere, ma un dono che ci arricchisce l’animo e ci rende persone migliori. Abbiamo toccato con mano come condividere le proprie risorse non impoverisca nessuno, ma al contrario moltiplichi il benessere collettivo e rafforzi i legami della nostra comunità. Ogni bene donato è diventato un segno tangibile di una Chiesa che sa farsi prossima e che non dimentica nessuno. “Ciascuno dia secondo quanto ha deciso nel suo cuore, non con tristezza né per forza, perché Dio ama chi dona con gioia.” — 2 Corinzi 9,7  Nelle foto i due altari, San Martino in chiesa a Fanna e Sant’Antonio in chiesa a Cavasso, dove vengono raccolti i prodotti alimentari da donare alla Caritas.

Incontri con i genitori: conoscersi, confrontarsi, camminare insieme.

Aggiungi un posto a tavola: riscoprirsi smarriti, ritrovarsi insieme Conoscersi, confrontarsi, camminare insieme. Gli incontri mensili iniziati a settembre con i parroci e le catechiste sono un’occasione importante per ritrovarci come comunità adulta consapevole. È un momento per scambiarci idee e riflessioni, per accompagnare al meglio i nostri ragazzi nel loro cammino di crescita. L’esperienza dell’immedesimazione Durante la serata di incontro con genitori e catechisti mercoledì 25 marzo, ci è stata fatta una proposta insolita: immaginare di partecipare all’ultima cena di Gesù e immedesimarsi in quelle che potevano essere le emozioni dei suoi discepoli. Cosa pensavano? Come si sentivano? Così abbiamo iniziato timidamente a preparare la tavola con la cura che si dedica ad un ospite speciale, per poi lasciare spazio alle riflessioni dei presenti. Riflessioni e vissuto personale Tante cose sono emerse: smarrimento per la perdita di una persona amata e di una guida, paura di non aver detto tutto quello che si aveva nel cuore, dolore per il tradimento, tristezza nell’aver dato per scontato che la persona che avevo vicina ci sarebbe stata per sempre, gratitudine per il tempo trascorso assieme. La condivisione semplice di questi sentimenti ci ha permesso di ridare forza ad un racconto ascoltato tante volte e di riviverlo personalmente, ciascuno nella propria quotidianità e storia personale. Ambra e Ilenia

“Velatio”… l’Essenziale è invisibile agli occhi

Nel silenzio dello sguardo: perché copriamo le croci? L’inizio del Tempo di Passione Con la quinta domenica di Quaresima ha inizio il “Tempo di Passione”, un periodo focalizzato intensamente sul mistero della sofferenza e della morte di Gesù. Questa fase particolare del cammino quaresimale è scandita da precise norme liturgiche, tra cui spicca la “Velatio”: l’usanza di coprire le croci esposte al culto. Il significato della “Velatio” Il rito della “Velatio” custodisce ancora oggi un valore catechistico ed emotivo profondo: sottrarre le immagini alla vista aiuta a meditare su Colui che è sorgente di ogni santità. Senza di Lui, l’esistenza umana perderebbe la sua dimensione spirituale, riducendosi a un vagare nell’oscurità del peccato e “nell’ombra della morte”. Coprire le croci simboleggia concretamente il senso di privazione e il “venir meno dello sposo”. Il mistero del Dio nascosto Questo segno richiama anche il velo posto sulla Divinità del Signore, descritta efficacemente dalle parole di Sant’Agostino: “Dio era nascosto; si vedeva la debolezza, la maestà era nascosta; si vedeva la carne, il Verbo era nascosto. Pativa la carne; dov’era il Verbo, quando la carne pativa? Eppure, neanche il Verbo taceva, perché ci insegnava la pazienza”. La gloria di Cristo appare dunque oscurata dalle umiliazioni della Passione. La ricerca interiore e il silenzio Le nostre chiese, con le immagini velate, richiamano l’esperienza del “Deus absconditus” (Dio nascosto). In questo vuoto visivo, Dio va cercato nel profondo del cuore. Come osservava B. Pascal: “Gli uomini sono nelle tenebre e nella lontananza da Dio, che è nascosto alla loro coscienza. Egli non sarà colto che da quelli che lo cercano anzitutto nel cuore”. Dal Giovedì Santo alla svelatura Tali sensazioni si intensificano la sera del Giovedì Santo, nel ricordo del “rapimento di Gesù” da parte delle guardie. Da quell’istante Egli è in balìa della violenza: “È l’impero delle tenebre” (Lc 22,53). Infine, assume un grande rilievo la svelatura del Venerdì Santo: dopo essere stato sottratto ai nostri occhi, Cristo ci viene riconsegnato nell’immagine del “trafitto”. È l’icona della Passione: un cuore aperto, che si dona fino all’ultima goccia di sangue e acqua. William

La prima riconciliazione è… come un abbraccio!

«Adesso che ti conosco ti voglio ancora più bene» Un primo passo importante nel cammino della fede Domenica 15 marzo 2026, alle ore 15.00, le comunità di Fanna e Cavasso si sono riunite per un appuntamento emozionante: le Prime Confessioni dei bambini del 3° anno della scuola primaria, che l’anno prossimo si prepareranno a ricevere la Prima Comunione. In un’atmosfera di raccoglimento e serenità, i bambini hanno vissuto il loro primo incontro con il Sacramento della Riconciliazione, accompagnati dalla guida di Don Alex assieme a don Adrian. È stato un momento di emozione in chiesa e di festa poi in casa Marchi, scoprendo la bellezza di sentirsi amati e accolti. Il dono del perdono  L’incontro con Don Alex e i genitori In occasione della prima confessione, durante l’incontro con i genitori, Don Alex ha scelto di condividere la sua esperienza personale offrendo uno sguardo diverso e molto umano sul significato del perdono. Non ha parlato di un Dio che condanna ma di un Dio che accoglie sempre e comunque, al di là delle nostre fragilità. Il cuore del messaggio: sentirsi amati Il cuore del suo messaggio è stato semplice ma incisivo: è proprio nel momento in cui ci sentiamo accolti che impariamo ad accettare il perdono. E questa accoglienza ci riconcilia non solo con Dio ma anche con noi stessi. Tra le sue parole una frase mi ha colpito particolarmente che recitava all’incirca così: “Adesso che ti conosco ti voglio ancora più bene”. Un’espressione che racchiude l’essenza di un amore autentico, capace di andare oltre gli errori di ciascuno di noi. Un grazie speciale ad Ambra Durat per la testimonianza e ad Alessandra Galli per le foto 

Quaresima: in cammino verso la Luce

In Cammino verso la Luce Sincronizzare il cuore Dopo le prime settimane del nuovo anno, la Chiesa ci fa dono di un tempo speciale: la Quaresima. È quasi una parentesi, una pausa necessaria che ci chiede di fermarci e rallentare. Molti la considerano uno dei periodi più mesti dell’anno, fatto solo di sacrifici e rinunce, ma in realtà è l’occasione per sincronizzare la nostra parte umana con quella spirituale. È un tempo nuovo per togliere il superfluo, per scuotere la polvere che si annida nel cuore e tornare all’essenziale del nostro essere, rinforzando quel filo vitale che ci tiene uniti a Lui dall’eternità. Rifiorire nella Grazia Non è un caso che questo tempo prezioso arrivi alle porte della primavera, quando la natura attende con i rami spogli e si dispone a ricevere luce e calore per il germoglio che darà vita nuova alla pianta. Così anche noi, come terra arida avvolta dalle nostre contraddizioni, dai nostri “no” e dall’egoismo che ci chiude agli altri, lasciamoci aiutare dalla misericordia di Dio. Essa, come pioggia, lava le nostre colpe e ci disseta con la sua Parola, per renderci pronti a rifiorire con Lui e in Lui al sole della nuova Pasqua. A te la mia lode, o Dio, per sempre… Amen Ringraziamo di cuore William, per le sue preziose e significative riflessioni sul cammino quaresimale.

Dalle Ceneri… attraversare l’essenziale

Inizio della Quaresima con il rito delle Ceneri Mercoledì 18 febbraio le nostre due comunità , assieme ai parroci don Alex e da don Dario, hanno dato inizio al cammino quaresimale, un periodo di cinque settimane di riflessione e preparazione. Durante le celebrazioni liturgiche, si è svolto il rito dell’imposizione delle ceneri. Le Sante Messe e la Benedizione sono state celebrate in due momenti distinti, per dare maggiore possibilità di partecipazione ai fedeli: alle ore 18.00 in Chiesa di San Martino a Fanna e alle ore 20.00 in Chiesa di San Remigio a Cavasso Nuovo. Le ceneri come punto di partenza, il deserto come percorso, la Pasqua come meta. Il rito delle Ceneri segna l’inizio della Quaresima, i 40 giorni che precedono la Pasqua. È un segno importante nella sua semplicità: un pizzico di cenere benedetta sul capo o sulla fronte, accompagnato da un invito alla riflessione sulla fragilità umana e con il desiderio di un passaggio interiore, per riportarci all’umiltà.   Attraversare l’essenziale Il “deserto” quaresimale non è un luogo fisico, ma uno stato dell’anima: un percorso funzionale per ridurre il superfluo e riscoprire ciò che conta davvero. LA PRATICA DEL “TOGLIERE”Attraversare il deserto oggi significa sottrarre invece di accumulare… Silenzio contro chiasso. Spegnere il rumore esterno per tornare ad ascoltare la propria voce interiore e i propri pensieri. Leggerezza contro peso. Abbandonare gli “zaini pesanti” che portiamo ogni giorno, come l’ansia da prestazione, il bisogno di possesso e la dipendenza dal giudizio altrui. Il senso del cammino (40 Giorni) Il tempo del deserto è un intervallo, tra una fine e un inizio… Fragilità come partenza. Se la cenere ci ricorda che tutto finisce, il deserto ci insegna l’umiltà. Nell’assenza scopriamo il notro bisogno vitale di relazioni umane. Perdono come ristoro. In un luogo arido, il perdono non è un concetto astratto, ma  una necessità biologica, come all’acqua per l’assetato.   Comprendere cosa serve davvero Attraversare il deserto ha senso solo in funzione della meta finale… Lasciare andare. Se la cenere è il coraggio di ammettere che qualcosa in noi deve morire, il deserto è il tempo pratico e spirituale per separarsene. La Pasqua della consapevolezza. Si esce dal deserto diversi da come si è entrati. La Resurrezione è la scoperta che, una volta tolto tutto ciò che pesa, resta in noi solo ciò che non muore… Curiosità e aspetti poco noti Un riciclo sacro La cenere utilizzata ha un’origine suggestiva: si ottiene bruciando i rami d’ulivo o di palma benedetti la Domenica delle Palme dell’anno precedente. Ciò che un tempo era segno di trionfo e festa diventa polvere, ricordandoci che la gloria terrena è passeggera, mentre l’amore resta. Una piccola riflessione La cenere è ciò che resta quando il fuoco ha bruciato tutto il superfluo… Riceverla significa accogliere la possibilità di vivere nell’essenziale: la Quaresima.

Fanna & Cavasso, Carnevale da spasso!

Metti in maschera l’allegria: un pomeriggio tra amici e colori 🌈 Cosa succede al lunedì “grasso” se unisci due parrocchie e tante maschere? Una festa di colori e sapori!! Era lunedì 16 febbraio, quando la Sala Arcobaleno si è riempita di allegria per un pomeriggio fuori dagli schemi e dagli schermi… Peace&Love e SuperDonAlex! Lo staff in stile Hippie anni ’70 e il grande Don Alex, che ha un vero superpotere: conosce i nomi di tutti i bambini, uno per uno! (Cosa non scontata! ). In console il giovanissimo DJ Alex, che ha fatto ballare tutti! Sfilata con… abbuffata di premi La giuria ha dovuto scegliere i vincitori tra: Le maschere più originali e quelle più spaventose  I costumi più buffi e quelli storici  Le coppie e i gruppi più affiatati!  Il premio per tutti, caramelle e cioccolatini! Il sapore dolce dell’amicizia  Grazie mamme & Grazie comunità: mentre i piccoli si scatenavano, noi ci siamo goduti un momento di chiacchiere e patatine e dolci spettacolari preparati dalle nostre super mamme. È stato bellissimo vedere le comunità unite in un clima di amicizia e semplicità. Un abbraccio agli animatori Grazie per l’impegno e per aver reso tutto perfetto. I bambini (e anche i ragazzi!) si sono divertiti un mondo. Siamo già pronti per la prossima?!?… Nelle foto sopra e sotto Don Alex assieme allo staff e agli animatori, tutti in stile Hippie

© 2026 • Parrocchia San Remigio, Cavasso Nuovo PN, cf 90002410935 • Parrocchia San Martino, Fanna PN, cf 90003150936

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