Epicentro umano

Una memoria che ancora scuote Un respiro trattenuto Mercoledì 6 maggio, Fanna e Cavasso Nuovo hanno vissuto una Santa Messa commemorativa unica per il 50° anniversario del terremoto. In quell’ora di raccoglimento, abbiamo condiviso in un silenzio significativo, la memoria di una ferita che ha segnato i nostri territori, trasformando il ricordo in un abbraccio. Quando il tempo perse l’equilibrio Alle 21:02, all’ora del sisma che cinquant’anni fa cambiò tutto, le nostre campane hanno suonato all’unisono con quelle di tutto il Friuli. Quel suono è stato una memoria intensa che ha attraversato il tempo. Presentazione Il ricordo di Bruno Il nostro pensiero è andato a Bruno Maddalena, il calzolaio di Fanna, che perse la vita quella tragica sera cercando di proteggere i suoi cari. Il suo sorriso e il suo estremo gesto d’amore restano un segno indelebile, custodi di quell’umanità che sa restare in piedi anche quando il suolo trema. Bruno Maddalena Custodi di quella forza Cosa resta di quegli anni? Non solo il ricordo della scossa, ma la riscoperta del “noi”. Quella fratellanza nata dalla desolazione è l’eredità più preziosa che abbiamo ricevuto: una spinta vitale che non deve smettere di scuotere i nostri cuori, chiamandoci a restare comunità unita, oggi come allora. Ricordi ad alta intensità Ricostruire ricordi sbiaditi, dallo smarrimento di quella sera alla forza della nostra rinascita. Portare l’esperienza del passato nel presente significa questo: non lasciare che il tempo cancelli la storia che portiamo dentro, per consegnarla viva alle nuove generazioni.
Pasqua delle pietre rotolanti…

Un invito a guardare oltre le barriere La Pasqua ci insegna che non esiste pietra troppo pesante che non possa essere spostata, per uscire dal sepolcro e tornare alla Vita. È il giorno in cui il silenzio si rompe per dare spazio alla gioia, un invito a lasciar andare ciò che ci blocca per tornare a guardare avanti con occhi nuovi. Con questo Spirito di rinascita, domenica 5 aprile 2026, ci siamo ritrovati nelle Sante Messe al Santuario, a Orgnese, Fanna e Cavasso, celebrando insieme un messaggio che non smette mai di stupirci. L’augurio è che questa spinta vitale muova ogni vostra giornata. Buona Pasqua La Pasqua è la festa delle pietre rotolanti. Dei macigni che ingombrano il cuore, che intossicano la vita, che impediscono la luce. Delle paure che rimettono in discussione le nostre fragili convinzioni di fede. Dei massi che pensiamo possano fermare Dio, tombarlo, annientarlo, sopprimerlo, zittirlo, svilirlo. E che, così, per ridere, di colpo, precipitano e si sbriciolano. Perché continuiamo a bussare alla porta di un sepolcro? Ammonisce l’angelo… avete clamorosamente sbagliato indirizzo. Nessun crocefisso. Nessun cadavere su cui piangere. Sparito, svanito, partito, andato. Non è qui! Tantissimi Auguri di Buona Pasqua! don Dario, don Alex, don Adrian e i Consigli Pastorali di Cavasso e Fanna
Incontenibile dono

Via Crucis, la croce simbolo di braccia spalancate verso l’umanità I passi, il silenzio, le comunità Venerdì 3 aprile, alle ore 20.30, le comunità di Cavasso e Fanna si sono ritrovate per la tradizionale Via Crucis. Camminare passo dopo passo lungo le vie dei nostri paesi, in un clima di raccoglimento, è stato un tempo di preghiere e di soste, per prepararci il cuore ad accogliere la Resurrezione, dopo il buio. Quest’anno le letture alle stazioni sono state ispirate dagli scritti di San Francesco d’Assisi, nell’800° anniversario della sua nascita al Cielo, ci riporta all’Amore. Le regole dell’Amore La croce spoglia e la corona di spine ci invitano ad interrogarci sulle nostre relazioni umane. Spesso costruiamo una frontiera attorno all’Amore: lo invochiamo immenso e libero, ma finiamo per costringerlo e mettergli le regole alle caviglie. Gli diciamo: “Entra qui, ma non là. Salvami, ma senza scombinare l’ordine delle mie stanze”. Ma l’Amore, quello vero, non passa mai dalle porte che decidiamo di aprirgli: arriva scardinando, a volte perdendo… Ci opponiamo con una resistenza faticosa, per paura di perdere il controllo, rischiando di chiuderci alla Vita: e lo inchiodiamo. Gli inchiodiamo il corpo, e lui continua ad aprire il cuore. Gli blocchiamo i passi, e lui ci raggiunge comunque. Gli leghiamo le mani, e proprio in quel momento spalanca le braccia a benedire il mondo intero. Cristo non smette di amarci neppure quando non viene capito, celebrato, o è rifiutato da tutti: non restituisce il colpo, non scappa, non ritira il dono. Resta. E in quel restare c’è il messaggio disarmante che attraversa il Vangelo: l’amore trova sempre un tempo e un modoi per abbracciarci, ancora e ancora. Sorella Luna, annuncio della Pasqua Al rientro in chiesa, uno spettacolo straordinario all’orizzonte ci ha ricondotto a San Francesco e alla bellezza del Creato: stava sorgendo la luna piena rosa. Detta anche “Luna Pasquale”, è il plenilunio che fissa la data della Pasqua. Quella grande sfera nella notte è sembrata a tutti noi un segno di rosea speranza, che la vita è sempre più forte della morte, e che l’Amore, anche quando è ferito, non smette mai di incontrare la nostra strada.
Adorazione: un silenzio che ci parla

Il silenzio del mondo in un cuore accogliente Venerdì Santo, 3 aprile 2026 alle ore 15, nelle chiese di Fanna e Cavasso ci siamo ritrovati per la Passione e Adorazione della Croce. In questo raccoglimento la liturgia si fa silenzio e la terra si ferma. Davanti alla Croce non servono molte parole; serve un cuore disposto ad accogliere. In questo momento molto profondo si concentra tutto il peso del mondo e, al tempo stesso, tutta la leggerezza del perdono. L’altare spoglio Il Venerdì Santo non si celebra l’Eucaristia, le campane restano silenziose e le luci si fanno soffuse. È il giorno del vuoto, in cui la spogliazione degli altari e il tabernacolo vuoto riflettono il senso di essenzialità nella mancanza. Il bacio alla Croce Il gesto dell’adorazione si compie nel contatto intimo, personale e silenzioso con la raffigurazione della Passione. In quel bacio si racchiude l’incontro tra la fragilità umana e l’immensità di un amore che si dona interamente, trasformando il dolore in speranza.
Gloria e Passione, le Palme aprono al silenzio

Verso la Settimana Santa Sotto lo stesso cielo… l’ingresso festoso La Domenica delle Palme a Cavasso e Fanna è stata una celebrazione molto partecipata che ha segnato l’apertura della Settimana Santa. A Cavasso i fedeli si sono ritrovati nella Piazza del Pino, mentre a Fanna la comunità si è radunata presso la chiesetta di San Silvestro. Don Dario e don Alex hanno ricordato l’ingresso di Gesù a Gerusalemme, benedicendo i rami di ulivo nelle mani dei presenti. Sotto lo stesso cielo di festa, le due processioni si sono messe in cammino verso le chiese rievocando lungo le strade il percorso verso la Città Santa. Dal rosso della Passione al silenzio del cuore All’ingresso nelle chiese di San Remigio e di San Martino l’atmosfera è cambiata: il rosso dei paramenti liturgici ci ha subito richiamato alla mente il sacrificio imminente, in un silenzio carico di riflessione. Il cuore della celebrazione è stata la lettura della Passio, un momento di forte intensità in cui il lungo racconto della sofferenza di Cristo è stato rivissuto a più voci. Attraverso queste parole siamo diventati partecipi del dramma del Calvario, vivendo il passaggio simbolico dalla gloria della palma al dolore della croce. Verso la Pasqua con un germoglio di Pace in ogni casa Concluse le due sante messe ognuno ha portato a casa il proprio ramoscello benedetto, un piccolo testimone di pace e protezione. Questi rami, che nelle case diventeranno memoria quotidiana della vittoria della vita sulla morte, racchiudono un significato profondo: l’ulivo come segno di riconciliazione tra Dio e l’uomo, e la palma come emblema dell’ascesa verso la gloria celeste. Questi simboli accompagneranno le famiglie per tutto l’anno fino al Mercoledì delle Ceneri dell’anno successivo, quando verrano bruciati e daranno inizio a un nuovo ciclo di fede. Laboratorio di Pace: l’ulivo che porta la gioia dei bambini In preparazione alla Domenica delle Palme, venerdì 27 marzo 2026, i bambini della quinta elementare si sono ritrovati insieme alle catechiste Federica e Valeria per un momento speciale. Con impegno e cura, hanno preparato i sacchetti e i mazzetti di ulivo destinati a tutta la comunità. È stato un vero dono vedere queste “piccole grandi mani” all’opera: sapere che dietro questo segno di pace c’è il loro lavoro ci riempie il cuore di gioia.
Una palma che intreccia tradizioni di Fede

Quando un’usanza diversa è un dono che unisce Da qualche anno, entrando nelle nostre chiese a Cavasso, Fanna e al Santuario per la Domenica delle Palme, notiamo un segno speciale e inedito per le nostre tradizioni locali. Si tratta di un dono speciale, frutto dell’impegno e della generosità di Mimmo Baccillieri, che con le sue abili mani intreccia per la nostra comunità questo antico simbolo di speranza. È un’arte che viene da lontano e che oggi arricchisce la nostra preghiera, trasformando semplici foglie di palma in veri e propri intrecci di fede. Per apprezzare appieno il valore di questo gesto, vi proponiamo di seguito una spiegazione che ne illustra le origini, i significati profondi e i simboli nascosti tra le trame delle foglie. Da Reggio Calabria a Cavasso Nuovo la tradizione delle palme intrecciate La Domenica delle Palme non è solo l’inizio della Settimana Santa, ma l’esplosione di un’arte antica che affonda le radici nella terra generosa. Accanto all’ulivo, simbolo di pace, le palme intrecciate portano la maestria delle mani dei nostri nonni. L’ intreccio della palma non è solo un decoro, è un’architettura, un’arte che si tramanda di generazione in generazione, spesso custodita con gelosia dalle famiglie che ancora oggi portano avanti questa tradizione artigianale. Anticamente, a Reggio e nei paesi della provincia, l’altezza della palma portata in chiesa dai ragazzi era quasi una sfida di devozione: più era alta e lavorata, più onore portava alla famiglia. Ma il vero significato restava sempre lo stesso: umiltà e accoglienza per il Signore che entra nella nostra città. Le foglie più tenere (il “cuore” della palma, protetto dal sole perché rimanga chiaro) vengono lavorate con una tecnica che trasforma il verde in oro, il tipico colore giallo paglierino si manterrà meglio se la palma non è esposta alla luce diretta del sole o a fonti di calore eccessive. Ricordo, quando ero bambino, i venditori sui sagrati delle nostre chiese o lungo il corso, con quei fasci di palme che sembravano ricami, ne ero affascinato e chiesi ad un amico di insegnarmi ad intrecciare. Nelle nostre palme troviamo simboli che parlano direttamente al cuore dei fedeli: La “Campanella”: Per annunciare la gioia della Resurrezione che verrà. La Crocetta: Posta spesso alla sommità, per ricordarci il sacrificio di Cristo. Il “Panierino” o la “Pigna”: Simboli di abbondanza e di unità della famiglia parrocchiale. I Fiori di Palma: Piccoli boccioli creati ripiegando la foglia su se stessa, che richiamano la primavera dello spirito. Portarla a casa significa accogliere un segno di benedizione che proteggerà la famiglia per tutto l’anno. Molti reggini usano ancora l’antica usanza di scambiarne un piccolo rametto con i vicini o i parenti con cui c’è stato qualche malinteso, come vero segno di riconciliazione. Ogni anno le palme secche vengono bruciate o interrate in un vaso, non vengono mai buttate nella spazzatura. Grazie a Mimmo e Beatrice per averci fatto scoprire con generosità tradizioni cristiane diverse, capaci di unirci nella fede.
“Sui Tuoi passi”… una chiamata che arde!

“Sui Suoi passi” ai nostri tempi… Venerdì 27 marzo alle ore 20.30, nella Chiesa di Santa Maria Assunta a Vivaro si è svolta la Veglia Foraniale “Sui Tuoi passi”, organizzata dalla Consulta di Pastorale Giovanile di Maniago per gli adolescenti della zona; è stata l’occasione che ha fatto incrociare i percorsi di fede dei ragazzi di Vivaro, Basaldella, Tesis, Fanna e Cavasso… Eravamo un bel gruppetto, guidati da don Alex Didonè (cappellano di Maniago) con don Alex Da Silva Bernardo (parroco di Fanna e Cavasso) e don Giovanni Vendrame (parroco di Vivaro), il numero di persone contava poco rispetto all’atmosfera che si respirava… Quando la Croce è un “imprevisto” tra le mani L’incontro si è trasformato in una domanda che arde: quei passi compiuti duemila anni fa sotto il peso della croce, hanno ancora un senso vissuti con le nostre scarpe da ginnastica? Spesso siamo portati a pensare alla fede come a un insieme di vecchie abitudini, ma questa uscita notturna sotto le stelle ha ribaltato questa prospettiva… muovere i piedi e rimetterci davvero sui Suoi passi. Schegge di realtà condividendo il passo Il momento più intenso è nato da un frammento di legno. Tenere quella scheggia tra le mani è stata una sensazione spiazzante: un segno silenzioso che ci ricorda come la vita non sia una superficie liscia, ma un tragitto fatto di imprevisti che pungono e di fatiche che graffiano. Abbiamo camminato insieme nel buio, unendo i passi delle nostre parrocchie e scoprendo che la fede ha un significato diverso quando la vivi guardando negli occhi chi condivide le tue stesse ansie e speranze. Toccare la croce è stato come trovare un punto di contatto tra la storia di Gesù e i nostri pesi quotidiani, rendendo tutto molto attuale e umano. Fermarsi a scrivere, sulla spalla dell’altro… Fermarsi a scrivere sulla spalla di un amico è stato un gesto semplice che ci ha restituito il valore del sostegno reciproco e un modo per riscoprire la lentezza della riflessione interiore, in un tempo che ci chiede spesso velocità e prestazioni. Abbiamo riflettuto su chi ci aiuta davvero, su chi siano le persone di cui ci fidiamo ciecamente e su come, a volte, siamo chiamati a sostenere pesi non nostri. Abbiamo parlato di quegli incontri che cambiano la vita, di persone che muovono qualcosa dentro di noi e ci costringono a cambiare punto di vista. Tornare a casa con quella scheggia in tasca significa sapere che gli imprevisti arriveranno, ma che non serve abbattersi: abbiamo imparato che il segreto non è schivare la fatica, ma saper accogliere chi decide di camminarci accanto. Le parole che leggiamo in questo articolo sono il frutto dell’incontro tra i giovani di Fanna, Cavasso e Vivaro:GRAZIE RAGAZZI!!!Per averci regalato queste riflessioni così profonde: ci offrono uno sguardo prezioso sul vostro mondo e ci spingono a interrogarci, insieme a voi, su ciò che proviamo. I ragazzi di Fanna, Cavasso, Vivaro, Basaldella, Tesis
«Vi è più gioia nel dare che nel ricevere»

Spesso pensiamo che la realizzazione personale risieda in ciò che accumuliamo, ma la vera “ricchezza” si realizza quando apriamo le mani verso gli altri. Non è solo il sostentamento materiale, ma il gesto di una comunità che si prende cura dei più fragili. “Vi è più gioia nel dare che nel ricevere” — Atti 20,35 La Carità ci riporta abbondanza Desideriamo rivolgere un ringraziamento di cuore ai parrocchiani di Cavasso e Fanna per la sensibilità dimostrata durante la raccolta Caritas di questa Quaresima. La generosità si è tradotta in una partecipazione concreta che ha permesso di raccogliere una grande quantità di generi alimentari e prodotti per l’igiene, destinati a chi attraversa un momento di fragilità. Questa esperienza ci conferma che la carità non è un semplice dovere, ma un dono che ci arricchisce l’animo e ci rende persone migliori. Abbiamo toccato con mano come condividere le proprie risorse non impoverisca nessuno, ma al contrario moltiplichi il benessere collettivo e rafforzi i legami della nostra comunità. Ogni bene donato è diventato un segno tangibile di una Chiesa che sa farsi prossima e che non dimentica nessuno. “Ciascuno dia secondo quanto ha deciso nel suo cuore, non con tristezza né per forza, perché Dio ama chi dona con gioia.” — 2 Corinzi 9,7 Nelle foto i due altari, San Martino in chiesa a Fanna e Sant’Antonio in chiesa a Cavasso, dove vengono raccolti i prodotti alimentari da donare alla Caritas.
Incontri con i genitori: conoscersi, confrontarsi, camminare insieme.

Aggiungi un posto a tavola: riscoprirsi smarriti, ritrovarsi insieme Conoscersi, confrontarsi, camminare insieme. Gli incontri mensili iniziati a settembre con i parroci e le catechiste sono un’occasione importante per ritrovarci come comunità adulta consapevole. È un momento per scambiarci idee e riflessioni, per accompagnare al meglio i nostri ragazzi nel loro cammino di crescita. L’esperienza dell’immedesimazione Durante la serata di incontro con genitori e catechisti mercoledì 25 marzo, ci è stata fatta una proposta insolita: immaginare di partecipare all’ultima cena di Gesù e immedesimarsi in quelle che potevano essere le emozioni dei suoi discepoli. Cosa pensavano? Come si sentivano? Così abbiamo iniziato timidamente a preparare la tavola con la cura che si dedica ad un ospite speciale, per poi lasciare spazio alle riflessioni dei presenti. Riflessioni e vissuto personale Tante cose sono emerse: smarrimento per la perdita di una persona amata e di una guida, paura di non aver detto tutto quello che si aveva nel cuore, dolore per il tradimento, tristezza nell’aver dato per scontato che la persona che avevo vicina ci sarebbe stata per sempre, gratitudine per il tempo trascorso assieme. La condivisione semplice di questi sentimenti ci ha permesso di ridare forza ad un racconto ascoltato tante volte e di riviverlo personalmente, ciascuno nella propria quotidianità e storia personale. Ambra e Ilenia
Alla ricerca dei ritratti di Gesù: un percorso di Quaresima

Incontri quaresimali con don Adrian I volti di Gesù: prospettive evangeliche Proprio come quattro pittori diversi coglierebbero sfumature differenti dello stesso volto, così i quattro evangelisti ci consegnano ritratti di Gesù unici e complementari. Ognuno di loro sceglie una prospettiva specifica per aiutarci a comprendere l’identità di quest’uomo. Durante il nostro percorso, attraverso la lettura dei brani evangelici e la condivisione delle nostre riflessioni, abbiamo approfondito il nostro personale ritratto di Gesù. Il percorso nei 5 incontri quaresimali L’enigma di Gesù nel Vangelo di Marco. Marco descrive un Gesù dinamico, carismatico e profondamente enigmatico. La narrazione ruota attorno a una domanda cruciale: «Chi dite che io sia?». La risposta definitiva non giunge dai discepoli, bensì dal centurione romano che, sotto la croce, riconosce la verità nel momento più buio: «Veramente quest’uomo era Figlio di Dio». Gesù il Maestro nel Vangelo di Matteo. Rivolgendosi a un pubblico di origine ebraica, Matteo presenta Gesù come il “nuovo Mosè”. Se Mosè diede la Legge attraverso il Pentateuco, Gesù consegna la Nuova Legge in cinque grandi discorsi. Egli non è soltanto un profeta, ma il Legislatore definitivo che parla con l’autorità stessa di Dio. Gesù, amante dei poveri nel Vangelo di Luca. Frutto di un attento lavoro di ricerca storica, il Vangelo di Luca pone l’accento sulla tenerezza. Gesù è la manifestazione vivente della compassione del Padre, un Dio che si fa vicino agli ultimi — poveri, peccatori, stranieri e donne — restituendo dignità a chi era ai margini. Gesù, Verbo di Dio fatto carne nel Vangelo di Giovanni. Dopo una vita trascorsa a meditare sui segni di cui è stato testimone, Giovanni ci offre un ritratto teologico e spirituale. La risposta all’enigma di Gesù è dichiarata sin dal Prologo: Egli è il Verbo eterno che si è fatto carne. È una divinità che si lascia toccare, portando Tommaso a esclamare davanti alle piaghe del Risorto: «Mio Signore e mio Dio!». Il nostro ritratto di Gesù. Ognuno ha dipinto il suo ritratto di Gesù, rispondendo alla domanda: quale di queste prospettive ha maggiormente arricchito la nostra personale riflessione durante il cammino quaresimale? Le quattro prospettive degli evangelisti convergono in un’unica sintesi: Gesù Cristo è vero Dio e vero uomo. In Lui troviamo, simultaneamente, l’umanità perfetta che diviene modello per la nostra vita e la presenza divina, rivelata per donarci la salvezza. don Adrian Toffolo testimonianza Volevo fare qualcosa di speciale per sentire di più questa Quaresima e così mi sono unita al gruppo che ha seguito don Adrian nel percorso sui “ritratti di Gesù”. Per ogni evangelista abbiamo letto dei testi presi dal Vangelo. Quindi ci è stato dato del tempo per riflettere e abbiamo poi messo in comune le nostre opinioni su quanto ci aveva più colpito delle letture. Io ho apprezzato la possibilità di ascoltare la riflessione degli altri partecipanti e soprattutto la possibilità di fare domande, perché durante l’omelia questo non è possibile. Ci voleva una serie di incontri di questo tipo. Spero che qualcosa di simile si possa fare anche in futuro. Di nuovo sul Vangelo o con la Bibbia. Irene Mion Alcuni dei partecipanti con don Adrian, negli incontri quaresimali pomeridiani e serali.