Frequenze di Fede: la Parola risuona tra noi

Un Vangelo circolare Quando la Parola parla in te La meditazione condivisa della Parola di Dio nasce proprio così, in semplicità, attorno a un tavolo, dopo la Messa, dove i pensieri, i sorrisi e le fragilità di chi ci sta accanto diventano un luogo in cui rileggere la nostra storia e scoprire la risonanza sorprendente del Vangelo nella vita di tutti i giorni. La partecipazione è aperta a tutti, senza bisogno di preavviso. Un tempo e uno spazio per farsi vicini Esistono esperienze che chiedono di essere vissute in prima persona per rivelarsi nel loro valore. La meditazione condivisa della Parola di Dio appartiene a questa dimensione: ha bisogno di tempi e spazi dedicati, distanti dai ritmi abituali. Iniziando in semplicità, con la colazione assieme dopo la Messa, seduti gli uni accanto agli altri, ci si lascia avvolgere in una comunione di un “noi”. Va oltre il semplice “stare” vicini: diventa luogo dove insieme spezzare il nostro Pane, “masticare” la Parola. E accade, inaspettatamente, che attraverso le diverse prospettive di chi ci sta accanto, la nostra fede si fa sentire, si amplifica, si dilata. La Parola… incontrata nello sguardo dell’altro I pensieri, i sorrisi e le lacrime del fratello ci appartengono, diventando momenti preziosi di rilettura della nostra stessa vita. In questa circolarità, scopriamo così che il nostro dono e la nostra missione non si chiudono in noi stessi, ma si rivelano attraverso lo sguardo accogliente dell’altro. Sguardi e risonanze di Dio nelle nostre storie Esiste un dialogo prezioso tra le nostre aspirazioni giovanili e la vita che realmente abbiamo vissuto, c’è una dimensione che restituisce significato al nostro esistere, e si svela in un modo più profondo e autentico di quanto avessimo osato immaginare… Lasciando che il Signore agisca in noi, scopriamo proprio come Egli, attraverso le nostre storie, ci ha scelto per manifestarsi in modi inaspettati e sorprendenti. Custodire un tempo dell’attesa, coltivare lo spazio dell’incontro Un tempo condiviso, di paziente coltivazione e di attesa… è anche questo l’Ascolto della Parola. Dove scopriamo che i nostri “giardini” interiori necessitano di cura costante e continuativa, per sostenere la tensione di una promessa non risolta, l’incertezza di uno spazio lasciato aperto. Vuoto. Un tempo di attesa che spesso viviamo con fatica e disagio, ma proprio per questo può aprirci al dialogo e all’incontro con Lui, attraverso gli altri. 🗓️ PROSSIMI INCONTRI 2026-27: [le domeniche] 11 ottobre · 8 novembre · 6 dicembre · 14 febbraio · 14 marzo · 4 aprile · 9 maggio · 6 giugno | 🕘 a partire dalle ore 9.00 Partecipazione libera e senza prenotazione Santuario MADONNA DI STRADA Fanna ore 9.00 | Santa Messa ore 10.00 | Colazione insieme ore 10.45 | Ascolto della Parola ore 12.30 | Pranzo in condivisione PER INFORMAZIONI LOCANDINA 2026
Come figli, oltre le apparenze

Commento al Vangelo di Domenica 27 Settembre 2026 Due figli Che ve ne pare? Chiede un parere ai sacerdoti e agli anziani del popolo, il Maestro. Vuole coinvolgerli, vuole accompagnarli a vedere le cose da un altro punto di vista, vuole che crescano e, infine, capiscano chi è e cosa dà il Padre che annuncia. Che ve ne pare? È questa la dinamica del discepolato. Questo vuole Dio da noi: che ci mettiamo in movimento, che usciamo da una fede ridotta ad ascolto (distratto), scuoterci, diventare noi i timonieri della nave della nostra vita. E parla di due figli invitati dal padre a dargli una mano nella vigna. Uno che sbuffa e si irrita ma che, alla fine, va.L’altro che annuisce sorridendo, ma non si schioda. L’uno C’è un figlio, in me, che vuole fare bella figura, davanti a Dio, davanti agli uomini. Un bravo bambino sempre disposto a compiacere, a ubbidire. Ma solo nella finzione. Solo nell’apparenza. Mica abbiamo veramente voglia di sporcarci le mani, di andare, sul serio, nella vigna, non scherziamo. Si fatica, lavorando, e tanto, e si suda. E la vigna che è il mondo, la vigna che il Signore ci chiede di accudire ci obbliga a piegare la schiena, a farci venire i calli. Meglio guardarla dal di fuori, la vigna. Soprattutto di questi tempi in cui la gramigna sembra soffocare ogni grappolo. Meglio optare per una bella pianta di vite posizionata sul balcone di casa, che fa tanto country style. Decorativa. Magari lamentandoci dello stato orribile del mondo. Anzi, accusando il vecchio padre perché va molto di moda, oggi, accusare Dio delle nostre nefandezze, come scrive Ezechiele. Ridicoli. L’altro Ma c’è anche un figlio aggressivo in me, eterno adolescente, irrequieto e scostante. Che soffre le belle maniere e le apparenze, che patisce i propri limiti ma li accoglie nella loro straziante e straniante evidenza. Che vede le contraddizioni negli altri, certo ma, soprattutto, che le vede in sé stesso. E non le vorrebbe. E guardando la vigna ha paura. Vorrebbe, certo, ma sa che non è in grado. Il mondo fuori lo spaventa, lo inquieta. Sa bene che appartiene a questo mondo, a questa vigna, ma sa anche di non avere il pollice verde, anzi… Allora bofonchia qualcosa, non ci sta, sbatte la porta. Questo vecchio padre affezionato alla sua inutile vigna! Lui ha altro da fare, ha il lavoro, ha le sue cose, ma perché non lascia andare tutto in malora? Ma poi va. Almeno per qualche ora, almeno ci prova. Sì, va. E la notizia, la bella notizia, la buona notizia, la notizia folle e destabilizzante è che Dio preferisce il secondo atteggiamento. Preferisce chi è autentico, anche se non esemplare. Preferisce chi ammette il proprio limite e ci prova a chi fa grandi sorrisi e genuflessioni e non muove un dito. Preferisce, lui per primo, anime grigie ma autentiche, ad anime bianche ma di plastica. Preferisce chi aiuta una prostituta a ritrovare la sua dignità di donna. Chi accompagna un peccatore pubblico nel vedersi diverso. Dio non sa che farsene dei bravi ragazzi, vuole dei figli. Nella vigna Perché lui per primo è sceso nella vigna. Lui per primo è diventato uomo, incarnandosi, senza privilegi, rifiutando i vantaggi, per salvare tutti, per incontrare tutti, per amare tutti, come scrive san Paolo ai Filippesi. Lui. Davanti a tanta generosità, a tanta bellezza, a tanta follia, possiamo far finta di niente e continuare a giocare a fare i bravi cristiani. A farci vedere con l’anima azzimata e le faccine devote. Che Dio ne tenga conto. Che veda quanto siamo bravi rispetto agli altri brutti sporchi e cattivi. E che magari strappano qualche vite e danneggiano l’uva. Oppure ammettere che non siamo capaci. Che è contro natura amare gli altri. E aiutarsi. E perdonare. E tutte le mille altre cose che questo folle Dio ci propone di vivere. Contro natura. Perché l’uomo è lupo, divora, sbrana, aggredisce, conquista, è sempre stato così. Oggi più che mai. Meglio osservare la vite sul balcone che rischiare la pelle. Meglio accudirla proteggendola. E pazienza se è solo decorativa. E pazienza se il mondo, fuori dalle nostre sacrestie, brucia. Oppure. In me Perché Dio non vuole punire, ma salvare. E gioisce per chi accoglie il proprio limite. È difficile, lo so bene. Difficile avere in me gli stessi sentimenti che furono di Cristo. Eppure, se lo lascio fare, forse qualcosa smuove. Non per sforzo o merito, ma perché l’amore agisce, cambia, illumina, converte. I due figli sono dentro di me. Lo so bene. Li vedo, li ascolto, li nutro. A volte prevale il figlio che ha paura del giudizio degli altri, non solo quello di Dio, e allora diventa inautentico. A volte quello ribelle che vorrebbe mandare tutto e tutti a stendere, Dio compreso. Ma, entrambi, possono crescere e cambiare. E diventare l’uno autentico e l’altro operante. Sappiamo, e quanti profeti avrebbero voluto sapere e vedere, che Dio ci chiama a lavorare nella sua vigna, anche se incolta, anche se selvatica, anche se piena di rovi. È faticoso, non raccontiamocela. Faticoso cambiare, faticoso starci, faticoso amarla, questa vigna. Faticoso farlo ora, in questo tempo di verità ustionante, di mutamenti epocali che svelano la fragilità delle nostre pastorali accomodanti, stantie, paralizzanti. E Dio lo sa bene. Morirà, a causa dei vignaioli omicidi. E quella morte, lo credo fermamente, cambierà per sempre la storia. Anche la mia. Ecco: si tratta solo di sapere cosa vogliamo fare. Sapendo bene che ciò che ci viene chiesto è la verità di noi stessi, l’autenticità anche quando ci imbarazza e ci umilia. Dio non vuole dei bravi bambini, dei bamboccioni, ma dei figli. Anche se ribelli. Solo se innamorati. Come lui. Sappiatevi amati. Scegliete di amare. Paolo Curtaz
Ricaricare il cuore: tre giorni al Santuario

Giovani, Fede e Futuro Tre giorni al Santuario di Madonna di Strada per crescere insieme, coltivare relazioni autentiche e riscoprire la bellezza della fede condivisa: ecco come il Gruppo Giovani ed Educatori di Azione Cattolica di San Quirino ha vissuto il soggiorno di fine agosto tra preghiera, formazione e fraternità. Ecco la loro testimonianza Costruttori di legami “La trasformazione delle reti relazionali delle nostre comunità richiede una particolare attenzione ai giovani, offrendo loro proposte in cui possano essere protagonisti anche attraverso esperienze di vita comune” (Radicati e costruiti in Cristo, Linee di orientamento per l’attuazione del Documento di sintesi del Cammino sinodale delle Chiese che sono in Italia) A partire dal documento della CEI, come gruppo abbiamo iniziato quest’anno la programmazione per le attività del gruppo giovani di Azione Cattolica e del gruppo Educatori di AC in riferimento alle fasce di età comprese dai 12-14 ai 18-20 anni. “Occorre chiedersi, da un lato, come fare in modo che tutto il vasto impegno caritativo-sociale – per il quale le nostre Chiese sono ancora molto apprezzate e riconosciute – sia radicato nella fede cristologico-trinitaria e in una reale appartenenza ecclesiale. Dall’altro lato, come evitare che la fede professata e l’appartenenza ecclesiale vissuta si strutturino in un’estraneità alla testimonianza e all’impegno caritativo” (documento CEI). Nessuno può sottrarsi ai legami sociali. Ogni nostra azione ci unisce in una stretta solidarietà; nel bene e nel male, nella complessità. Il lavoro ci lega al futuro degli altri e del mondo, e ce ne rende responsabili. Il soggiorno dal 28 al 30 agosto al Santuario della Madonna di Strada di Fanna come gruppo giovani di Azione Cattolica è iniziato alla luce della 1 Lettera di Pietro e alla luce della Didachè o dottrina dei dodici Apostoli. “13 E chi potrà farvi del male, se sarete ferventi nel bene? 14 Se poi doveste soffrire per la giustizia, beati voi! Non sgomentatevi per paura di loro e non turbatevi, 15 ma adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi. 16 Tuttavia questo sia fatto con dolcezza e rispetto, con una retta coscienza.” (1 Pt 13-16a). È stata un’esperienza davvero intensa e formativa. L’ampiezza della struttura e dei giardini della foresteria del Santuario ci ha offerto la cornice ideale per alternare momenti di svago e condivisione, a preziosi spazi di deserto, riflessione personale e lavoro di gruppo È stata un’esperienza importante non solo per la nostra crescita come educatori, ma anche per la nostra vita quotidiana come Giovani: essa infatti ha costituito un’occasione profonda per imparare a costruire relazioni solide tra di noi e con i nostri ragazzi/e, per nutrire e rafforzare il nostro rapporto con Dio ed essere pronti a dare ragione della speranza che come giovani portiamo nella nostra comunità parrocchiale. C’è un progetto di Dio sulla creazione di cui occorre farsi collaboratori. L’agire sociale va valutato alla luce del vangelo, perché il nostro lavoro e il nostro servizio al bene comune portino frutti di riconciliazione, di giustizia e di pace. La sequela del Cristo non è un viaggio che si fa da soli, cercando individualmente di rintracciare i suoi passi. È piuttosto un cammino che impegna come gruppo, come comunità. Giulia, Luca, Giorgia, Angela, Miriam, Andrea, Raffaele, Simone, insieme ai tutors Silvio ed Elisa (Gruppo Giovani Azione Cattolica, San Quirino) Icona che accompagna il cammino annuale del gruppo giovani
San Lorenzo: la tradizione che accende l’estate

Fede e convivialità nella chiesetta di Cavasso Lunedì 10 agosto ci siamo ritrovati nella piccola e raccolta chiesetta di San Lorenzo a Cavasso per celebrare insieme la Santa Messa. La funzione, presieduta da don Adrian, ha visto la partecipazione di molti fedeli che si sono stretti in un clima di raccoglimento e preghiera. San Lorenzo ci ricorda la bellezza della generosità e della fede semplice, e il cielo d’estate ci regala sempre la magia delle sue stelle in questa notte così cara alla tradizione. Al termine della messa, un piacevole momento di convivialità, in cui tutti i presenti hanno potuto scambiare due chiacchiere e condividere la serenità di una bella serata estiva.
Il Santuario celebra la Madonna del Carmine

Sulle orme di Maria, in cammino verso il Carmelo Sotto lo sguardo della Vergine: la comunità di Fanna celebra la Madonna del Carmine tra preghiera, passi e devozione. La Messa e il cammino della fede Nella sera del 16 luglio, la comunità si è ritrovata al Santuario di Madonna di Strada a Fanna per celebrare la memoria di Nostra Signora del Monte Carmelo. La Santa Messa, celebrata da don Dario, ha aperto una serata di raccoglimento. Al termine della celebrazione, i fedeli hanno dato vita a un piccolo percorso di preghiera, muovendosi in processione dal Santuario fino alla statua della Madonna situata nel parco retrostante. Un cammino simbolico che ha fatto rivivere idealmente la salita al Monte Carmelo, il “giardino di Dio” citato nella Bibbia. Insieme a Maria, ogni mese dell’anno Durante la sua omelia, don Dario ha sottolineato la forza straordinaria della devozione mariana, un affetto dai suoi fedeli che attraversa i secoli. Il sacerdote ha ricordato come la presenza di Maria sia così viva e costante nella vita della Chiesa che non c’è mese dell’anno in cui non ricorra una memoria o una festa a Lei dedicata: un appuntamento mensile che rinnova la protezione della Vergine su tutti i suoi figli. Lo scapolare simbolo di protezione La memoria della Madonna del Carmine affonda le sue radici nella tradizione del Monte Carmelo in Palestina e nella figura dei primi frati carmelitani. La devozione è storicamente legata al dono dello Scapolare, offerto secondo la tradizione dalla Vergine al priore Simone Stock come segno di protezione e promessa di salvezza. Anche a Fanna, ci è stato donato un simbolico scapolare raffigurante Madonna di Strada, è stata l’occasione per riscoprire la bellezza di affidarsi a Maria, guida sicura lungo il cammino della vita.
San Pietro: dove lo sguardo incontra l’orizzonte

29 giugno 2026, chiesetta di San Pietro in Modoleit Una chiesetta che custodisce il passato e apre al presente Il 29 giugno, per la festa dei Santi Pietro e Paolo, assieme a don Dario siamo saliti a celebrare la Messa nella chiesetta di San Pietro, un piccolo angolo di pace, un punto di passaggio tra Fanna e Cavasso. Dopo la funzione, non è mancato un bel momento di convivialità con i presenti, immersi in un panorama che allarga il cuore e abbraccia la bellezza del creato. Un tempo, a Cavasso, il 29 giugno era un giorno speciale perché si facevano le Prime Comunioni. Ce lo racconta Sandra Viel, che ha fatto la sua nel 1958: ricorda che, dopo la cerimonia nella chiesa di San Remigio e il pranzo con i familiari, nel pomeriggio si saliva proprio qui, in questa chiesetta, per ricevere una benedizione speciale. Una tradizione che il tempo non ha cancellato. Ringraziamo Sandra per la sua affettuosa testimonianza. Testimonianze dal passato 29 giugno 1958… La mia prima comunione In quell’anno la festività dei Santi Pietro e Paolo cadeva di domenica, ma sarebbe stato un giorno festivo per tutta l’Italia negli anni passati (fino al 1976). Era consuetudine con don Anselmo Pauletto fare le prime comunioni il giorno dei Santi Pietro e Paolo, al termine della classe terza elementare… Domenica 29 giugno 1958, festa dei Santi Pietro e Paolo, ai piedi della salita per arrivare alla Chiesa parrocchiale di San Remigio le famiglie Chittaro e Viel si sono fatti fare una fotografia a ricordo. Una profonda amicizia ha legato le due famiglie. Alla sinistra la mia mamma Margherita Pegorer e il mio papà Pietro Viel, a destra la mia maestra Mary De Marco e il marito Aldo Chittaro. Davanti da sinistra io (Sandra Viel) a lato Silvano Chittaro, che quel giorno abbiamo fatto la prima Comunione, davanti al signor Aldo mia sorella Nadia Viel. I miei genitori, originari di Aviano, abitavano in affitto in Via 11 febbraio, i signori Chittaro in una villa in Via Martiri della Libertà; quando le famiglie decisero di costruirsi una casa nuova acquistarono i terreni confinanti nell’attuale Via Dante, speciale la loro amicizia. In quell’anno la festività dei Santi Pietro e Paolo cadeva di domenica, ma sarebbe stato un giorno festivo per tutta l’Italia negli anni passati (fino al 1976). Era consuetudine con don Anselmo Pauletto fare le prime comunioni il giorno dei Santi Pietro e Paolo, al termine della classe terza elementare. In quel tempo studiavamo la “dottrina cristiana” di Papa Pio X, in una saletta nel cortile del vecchio asilo dietro la Chiesetta di San Antonio. Dovevamo imparare a memoria le risposte alle domande (per gli adulti erano 433 – 60 per i bambini con un testo accompagnato da disegni). Pur contenendo a volte dei concetti difficili: l’idea che stava alla base di questo sistema di insegnamento era che memorizzare queste domande sarebbe tornato utile ai bambini una volta raggiunta l’età adulta, quando ne avrebbero compreso pienamente il significato. Poi imparavamo diverse preghiere. Ricordo che si stava a digiuno dalla cena della sera precedente, quindi al mattino non si faceva colazione, a volte arrivavamo sfiniti, il giorno della prima comunione mi hanno detto che stavo per svenire…ma non solo io…! Ricordo un gesto significativo che don Anselmo ci fece fare quel giorno, direi precorritore dei tempi per quegli anni, prima della consacrazione ogni bambino è andato in fila verso l’ambone dove c’era il don che ci porgeva da una pisside le ostie da consacrare ognuno di noi ne prendeva una, l’alzava in alto e la metteva in un calice, non ricordo che avessimo pronunciato nulla. Se pensiamo che solo nel 1969 si poté prendere l’ostia consacrata in mano, allora non era consacrata, ma era già un segno molto importante che ancora ricordo. Alla fine della cerimonia si festeggiava con i parenti a casa e nel primo pomeriggio tutti su alla Chiesetta di San Pietro a Petrucco per una benedizione speciale. Sarà che era un giorno festivo, ma ogni anno il giorno dei Santi Pietro e Paolo ricordo quel giorno e la mia mente, anche ora che sono anziana, torna a quel giorno e a quel periodo della mia vita con un senso di affetto e nostalgia. Sandra Viel Articolo completo
Portatrici della Sua Presenza nella sofferenza

Testimoni di fede e servizio Domenica 7 e 14 giugno le comunità parrocchiali di Fanna e Cavasso hanno accolto con gioia il cammino di tre NUOVE MINISTRE STRAORDINARIE DELLA COMUNIONE: Rosa, Federica e Lisa che si aggiungono a Liliana, Franca e Lidia. Ecco i loro pensieri e le emozioni che accompagnano questo importante servizio. Un incontro che arricchisce il cuore Vedere la gioia e la gratitudine negli occhi delle persone quando vado a trovarle per portare loro la Comunione è un’esperienza indescrivibile, che supera ogni aspettativa. È un servizio che dona moltissimo, sia sotto il profilo umano che per il profondo senso di comunione che si viene a creare. Rosa Lombardi (Cavasso) Gesù vicino a chi soffre Da tempo mi dedicavo a visitare le persone sole, anziane o in sofferenza, sentendo il desiderio di offrire qualcosa in più durante i miei incontri. Ora, laddove richiesto, ho la possibilità di portare il Pane vivo che Gesù ha istituito nell’Ultima Cena. In questo modo, Gesù si fa realmente vicino a chi vive la prova della solitudine o della malattia. I sacerdoti e Liliana mi hanno aiutata molto a superare le mie insicurezze: oggi, con rinnovata consapevolezza, mi appresto a portare questo nutrimento per l’anima. Sono felice di condividere questo impegno con Rosa e Lisa, altre due nuove persone che hanno scelto di mettersi al servizio delle nostre parrocchie. Federica Albini (Fanna) Uno strumento nelle mani del Signore Da tempo portavo nel cuore il desiderio di servire la comunità, cercando di conciliare gli impegni di lavoro e di famiglia. Quando mi è stato proposto di portare la Comunione ai malati, ho sentito una gioia e una pace profonde: ho riconosciuto in quella richiesta una chiamata di Gesù. Tutti vediamo quanto bisogno ci sia oggi di serenità, di un saluto, di un sorriso e di fede; ognuno di noi custodisce qualcosa di bello da donare agli altri. Davvero, se camminiamo insieme al Signore, Egli sceglie di fare di noi, nel nostro piccolo, i Suoi strumenti. Lisa Maronese (Orgnese) Mani che custodiscono e testimoniano
Maggio, il rosario come itinerario

Seguendo il filo che riunisce Da secoli, il rosario è molto più di una semplice preghiera. È un filo che unisce generazioni di fedeli in preghiera e in comunità, un incontro spirituale che accompagna nella devozione alla Vergine Maria. Oggi il rosario continua a riunire le persone: è come un percorso tradizionale che si rinnova e rafforza il senso di appartenenza. Il Rosario è stato recitato a Fanna e Cavasso nelle chiese e chiesette locali e nei capitelli dedicati a Maria. A questi significativi momenti di preghiera hanno partecipato una gruppi di fedeli che, oltre a recitare il Rosario, hanno affidato al Signore una preghiera per i propri defunti, creando un clima di fraternità, raccoglimento e condivisione spirituale. A Fanna Due momenti particolari hanno caratterizzato questo mese mariano: il 22 maggio, giorno dedicato a Santa Rita, il Rosario è stato recitato presso il capitello del “Sesto” di via Paiani; il 30 maggio, come da tradizione, la chiusura del mese mariano si è svolta presso il capitello dei “Cisins”. Al termine della celebrazione, Ernesto e un gruppo di donne sue vicine di casa che lo spronano a continuare la tradizione, ha permesso la conclusione della serata con un semplice brindisi, occasione per stare insieme e rafforzare i legami della comunità.
Fine anno speciale: insieme con il cuore all’insù

L’energia e l’imprevisto… Domenica 31 maggio alle 10.30, il Santuario di Madonna di Strada si è riempito della vivacità dei nostri bambini e dei ragazzi presenti. Insieme a don Dario, a don Alex e alle catechiste, abbiamo chiuso l’anno catechistico con una Messa speciale, animata dal canto assieme ai ragazzi delle medie e ai piccoli che hanno frequentato il catechismo a Fanna e Cavasso; con il loro entusiasmo, hanno portato gioia, imprevedibilità e freschezza alla preghiera domenicale. I messaggi dal cuore È stato un tempo di comunità unico: dopo aver affidato a un piccolo “cuore” di carta il loro grazie per il percorso vissuto durante l’anno a fine messa, abbiamo condiviso il pranzo e il gioco nel parco del Santuario, insieme ad amici dell’Azione Cattolica di Maniago. Una giornata che ci ha ricordato quanto possa essere pieno di vita, nel divertimento e nella semplicità, camminare insieme verso Gesù. Mamma Elisa
Festa di comunità: scuola, famiglie… e auguri Lucia!

Una festa di comunità tra voci e sorrisi Domenica 24 maggio, la comunità di Fanna si è stretta attorno alla Messa delle 9:45 celebrata da don Dario, trasformando la celebrazione in un abbraccio tra generazioni. Sulle note gioiose del coretto parrocchiale, che sa unire grandi e piccoli attraverso il canto, la chiesa è diventata il luogo per due traguardi importanti: la chiusura dell’anno scolastico della scuola dell’infanzia di Fanna e il 90° compleanno della signora Lucia. Il cuore giovane del paese: la scuola dell’infanzia Durante l’omelia, don Dario ha voluto sottolineare con forza il ruolo fondamentale della scuola dell’Infanzia Maria Immacolata all’interno del paese di Fanna. Accoglienza, inclusione e integrazione che si coltiva fin da piccoli con il senso di appartenenza al nostro territorio, offrendo ai bambini un luogo sicuro in cui crescere insieme. Radici e futuro: i bimbi e i 90 anni di Lucia A pochi passi dai banchi dei più piccoli sedeva Lucia, custode di novant’anni di storia vissuta. Un tempo la realtà era ben diversa: l’asilo non esisteva e l’infanzia scorreva tra i prati, a pascolare gli animali. Oggi, invece, i bambini hanno potuto regalarle un momento di pura magia intonando con impegno la canzone preparata per l’occasione, strappando gli applausi convinti di tutta l’assemblea. Un abbraccio di lacrime e sorrisi Il momento più toccante è arrivato a sorpresa quando Lucia è stata invitata al centro della chiesa per ricevere in dono una bella pianta a ricordo, simbolo di amicizia e riconoscenza, seguita da una foto ricordo insieme a don Dario e ai piccoli. E mentre quegli sguardi curiosi cercavano di decifrare le lacrime di emozione di quella speciale nonna, resta il pensiero più bello: che questi bambini abbiano vissuto questo giorno come un momento da ricordare.