Fame, pane, corpo: in Cristo il nostro poco basta per tutti

22 giugno 2025 Corpus Domini La solennità di oggi ci porta all’attenzione tre parole molto concrete: Fame, Pane e Corpo. # Fame Sensazione che tutti proviamo, oggi meno di un tempo e qui meno che in altre zone del mondo. Tuttavia, la fame ci riconsegna un dato fondamentale della nostra vita: che abbiamo bisogno di nutrirci, di andare in cerca di cose che possano alimentare la nostra vita. C’è la fame di cibo, quella per cui i discepoli si preoccupano, ma il fatto stesso che ci siano uomini e donne disposti ad andare da Gesù in una zona deserta per sentir parlare del Regno di Dio e per ricevere guarigione ci dice che ci sono anche altre fami: potremmo chiederci oggi: “di che cosa ho fame?” Di affetto, di stima, di considerazione, di sentirmi utile, di qualcuno che mi ascolti… È importante capire quale fame ci abita, perché questa ci spinge a muoverci, come le folle si muovono per andare dietro a Gesù. # Pane Il pane che Gesù dà alle folle è un pane strano: sono solo 5 pagnotte per 5.000 uomini, cioè poco più di una briciola a ciascuno, eppure succede l’impensabile: basta per tutti, ne mangiano a sazietà e ne avanzano pure dodici ceste! Questo pane moltiplicato però Gesù non ce l’aveva in tasca, era dei discepoli che glielo hanno messo a disposizione. Potremmo dire, paradossalmente, che se i discepoli non avessero accettato di mettere a disposizione di Gesù quei cinque pani e quei due pesciolini il miracolo non sarebbe accaduto. E questo parla a noi: potremmo sentirci impotenti di fronte al mondo che crolla, alla fame nel mondo, alla guerra, alle divisioni nelle famiglie: in fondo è così poco quello che possiamo mettere. Eppure, il vangelo di oggi ci dice che quel poco che possiamo fare, messo nelle mani di Gesù, può diventare tantissimo. Le briciole di bene che abbiamo si possono moltiplicare e diventare cibo a sufficienza per sostenere la nostra vita e quella degli altri, però a due condizioni: che non le teniamo per noi, ma che accettiamo di condividerle, e che le mettiamo con fede nelle mani di Gesù # Corpo Il terzo elemento è il corpo: la nostra fede ci dice che il pane che spezziamo nell’Eucarestia è il corpo di Gesù. Il corpo è il luogo dove abitiamo per tutta la nostra vita: non possiamo dire di aver fatto niente o di essere qualcuno senza il nostro corpo. Viviamo in questo mondo un’esistenza corporea. Il corpo è quindi per ogni uomo (e quindi anche per Gesù) il compendio della sua vita. Quando pensiamo al “corpo di Gesù” presente nell’eucarestia dobbiamo pensare alla somma dei suoi gesti, dei suoi atteggiamenti, dei suoi pensieri, delle sue scelte, della sua fede incrollabile nel Padre, fino alla scelta di donare totalmente la sua vita per noi. Dall’inizio dell’essere umano sulla terra, secondo un recente studio, su questo pianeta hanno vissuto ben 100 miliardi di esseri umani. Che differenza potrà mai fare un solo di questi esseri umani? Meno di zero. Eppure, noi crediamo che con la storia di Gesù di Nazareth la storia sia cambiata, al punto tale che continuiamo a perpetuare la memoria viva del suo gesto di amore spezzando il pane e ripetendo le sue parole. Poco quindi, poco pane, poche forze di un solo essere umano, nelle mani di Dio può diventare tanto, tantissimo. Dal nulla il Signore può trarre il cibo per le moltitudini. Ma non può farlo da solo: ha bisogno che accettiamo di donargli il nostro niente. Quale fame, oggi mi muove? Quale cibo cerco? Cos’è quel poco che posso mettere in gioco per il bene di chi mi sta accanto? Ho fede che nutrendomi alla mensa del corpo del Signore questo suo dono d’amore possa trasformarmi continuamente? don Riccardo domenica 22 Giugno 2025 SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO – SOLENNITÀ
«Voi stessi date loro da mangiare»

Corpus Domini Gesù disse loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Ma essi risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente». C’erano infatti circa cinquemila uomini. 22 giugno 2025 Per Gesù, vita spirituale e vita materiale non si separano, anzi si integrano e la responsabilità di questa integrazione appartiene ad ogni fratello e sorella che ha incontrato Gesù di Nazareth nell’itinerario della propria esistenza. Uno di questi tanti fratelli che ha trovato il nazzareno si chiama Helder Camara. Quando io do da mangiare a un povero, tutti mi chiamano santo.Ma quando chiedo perché i poveri non hanno cibo, allora tutti mi chiamano comunista” diceva mons. Hélder Câmara, e proprio per questa sua frase è stato definito il “Vescovo rosso”. Câmara è stato uno dei vescovi latinoamericani più amati, grazie alla sua passione per una Chiesa povera e dei poveri, alla sua attenzione per le persone e alla sua fede incarnata. Il ritratto di un pastore che può essere certamente considerato un precursore di Papa Francesco. Richiamava mons. Hélder Câmara: ‘Quando il tuo battello comincerà a mettere radici nell’immobilità del molo – prendi il largo! Parti!’. Nato nel 1909 e morto il 27 agosto 1999, Câmara ha speso la sua vita per aiutare in modo concreto le persone bisognose, dando il massimo impegno per rendere la Chiesa più fedele a quella di Gesù: “Una Chiesa povera per i poveri”, diceva lui, anticipando di qualche anno il messaggio che divulgava quotidianamente Bergoglio. Nel 1964 – anno del golpe che instaura il regime militare in Brasile – Câmara viene nominato arcivescovo di Recife, capitale del Pernambuco, nel Nord-Est, la regione più povera del Paese. Il giorno dell’ingresso ufficiale, il nuovo arcivescovo non vuole essere accolto dentro la cattedrale, ma sulla piazza, in mezzo alla gente. Negli anni successivi l’impegno di mons. Hélder a servizio dei più deboli continuerà senza sosta, con prese di posizione coraggiose che lo renderanno famoso in tutto il mondo. Una frase riassume efficacemente il senso profondamente evangelico delle sue battaglie: “La rivoluzione sociale di cui il mondo ha bisogno non è un colpo di Stato, non è una guerra. È una trasformazione profonda e radicale che suppone Grazia divina”. Un altro tratto che avvicina Câmara a Papa Francesco è lo stile di sobrietà e la distanza da quella mondanità che molte volte Bergoglio ha indicato come uno dei mali della Chiesa attuale. Certo, assumere questo atteggiamento, soprattutto a favore e per i poveri, può creare dei fastidi a chi, invece, vorrebbe mantenere lo status quo. Ce ne chi vuole un’attenzione al povero ma solo e semplicemente in chiave assistenziale non mettendo in discussione il sistema globale che crea ingiustizie. Per Câmara il cristiano “non è un uomo migliore degli altri, ma ha più responsabilità degli altri, perché aver incontrato il Cristo è la massima responsabilità”. Una responsabilità che deve portare, come scrive in una sua bella poesia, “Oltre te stesso. Sei vestito di te da ogni parte. Per liberarti da te stesso, lancia un ponte sopra l’abisso della solitudine che il tuo egoismo ha scavato. Cerca di vedere oltre te stesso. Tenta di ascoltare qualcuno e, soprattutto, tenta lo sforzo di amare, invece, semplicemente di amarti… se vuoi essere, allora – perdonami – prima di tutto devi sbarazzarti della gran voglia di possedere che talmente ti riempie dalla testa ai piedi da non lasciare più posto per te e tanto meno per Dio”. don Alex domenica 22 Giugno 2025SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO – SOLENNITÀ NOTE BIBLIOGRAFICHE Fonte: Dire-Agenzia di stampa nazionale Papa Francesco ricorda mons. Câmara, il ‘vescovo rosso’ROMA – “Quando io do Pubblicato:16-05-2016 18:37Ultimo aggiornamento:16-12-2020 22:44Autore: Michele Bollino #pane, #HélderCâmara, #PapaFrancesco, #moltiplicazionePaniPesci,
S. Antonio a Orgnese: capitello benedetto, legame che dura

Benedizione del capitello di Sant’Antonio a Orgnese Nella nostra piccola comunità, sono proprio i piccoli gesti a contare davvero e ad assumere un significato profondo: un semplice campanile, un piccolo capitello come il nostro, o anche solo un angolo della nostra campagna che custodisce tanti ricordi, magari legati alle fatiche e alla vita contadina di un tempo… questi luoghi apparentemente umili hanno in realtà un valore immenso per tutti noi. Sono come dei punti fermi che ci legano al passato e alle nostre radici. Una cosa che ci colpisce sempre è che ci sono tante persone, che magari non vanno spesso in chiesa, non praticano nel modo tradizionale, eppure hanno una fede sincera, a modo loro. È una fede che si manifesta nella vita di tutti i giorni. Per questo, vedere un capitello di campagna mantenuto con cura e in ordine è un segno bellissimo! Ci fa capire subito che dietro c’è il cuore di tante persone che ci tengono davvero, che dedicano il loro tempo prezioso e gratuito a qualcosa che sentono importante. È un gesto di cura che parla da sé. Alcune immagini della Benedizione di sabato 14 giugno, alle ore 11; a seguire un momento conviviale presso il Circolo Ricreativo Orgnese. La comunità di Orgnese
Street Boys’ Project · Associazione WORK

La vostra generosità si moltiplica Durante la Quaresima, le nostre comunità hanno dimostrato ancora una volta un grande cuore. Ringraziamo per le vostre donazioni a favore dell’associazione WORK destinate ai progetti in Kenya. Una parte di questi fondi è arrivata dalle tradizionali elemosine quaresimali, mentre altre donazioni sono state fatte in memoria dei nostri cari defunti… a testimonianza che la vostra generosità è andata oltre ogni aspettativa. Grazie! «In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me». Matteo 25,40 L’associazione WORK, grazie alle donazioni da anni supporta numerosi progetti. Recentemente ha avviato lo “Street Boys’ Project” che presentiamo di seguito. Street Boys’ Project Accogliere gli ultimi: la buona novella di una seconda opportunità Una nuova vita lontano dalla strada Sei mesi fa, abbiamo avuto il piacere di ritrovare il nostro gruppo di ragazzi di strada. Li avevamo visti l’ultima volta quando erano arrivati in cerca di aiuto a casa della nostra collega, Eunice Rapando. Erano stati abbandonati e maltrattati, costretti a vivere in strada, vestiti di stracci, affamati e senza nulla. Grazie alla generosità dei nostri donatori, siamo riusciti a dare a Eunice i fondi necessari per farli ripartire. Li ha vestiti, ha comprato materassi e coperte, e ha provveduto al cibo per i mesi successivi. Ma la vera svolta è stata quando Eunice ha offerto loro un rifugio in campagna, in una sua proprietà lontana dal caos di Kakamega. Un Rifugio Trasformato in Fattoria Questo luogo è un’ampia area recintata, gestita come una piccola fattoria da un giovane che vive lì. La casa è semplice, con tre stanze che fungono da soggiorno, cucina e dormitorio, mentre bagni e lavanderia si trovano in un edificio separato. L’ambiente è sereno, e i ragazzi si sono adattati subito. Non lontano da lì c’è una scuola elementare che frequentano tutti i giorni. La maggior parte di loro è in sesta, il che significa che hanno ancora un paio d’anni per decidere il loro futuro. Gli insegnanti sono contenti dei loro progressi. Quando tornano a casa, ognuno ha dei compiti: pulire, cucinare, o aiutare con i lavori all’aperto, come zappare l’orto o occuparsi degli animali. Questo è un ambiente ideale per loro, molto diverso dalla vita precaria che vivevano per le strade di Kakamega, dove ogni giorno era una lotta per la sopravvivenza. Crescere e Imparare La fattoria è piena di vita: tre mucche, maiali (un verro, tre scrofe e tanti maialini), galline, oche e, su richiesta dei ragazzi, anche dei conigli. Non mancano i cani da guardia. Raphael, uno dei figli di Eunice, si è affezionato molto ai ragazzi e passa spesso del tempo con loro, aiutandoli a sentirsi una vera famiglia. Gli ho chiesto di spronarli a cogliere al massimo questa opportunità. Noi possiamo aiutarli a trovare i fondi per i vestiti, il cibo e un alloggio, e in futuro anche per l’istruzione e la formazione professionale. Ma la responsabilità finale è loro. Devono imparare a crescere, a diventare indipendenti e a sfruttare al meglio questa chance che la vita gli ha offerto, un’opportunità che le loro difficili storie familiari gli avevano negato. Alcune foto… Mary-Jane e don Adrian «Non ricordate più le cose passate, non pensate più alle cose antiche! Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete? Aprirò anche nel deserto una strada, immetterò fiumi nella steppa». Isaia 43,18-19 Web site: www.work-kenya.org Charity Number: 1119959 Per informazioni a Fanna e Cavasso rivolgersi a don Adrian Toffolo #WORKKenya, #Beneficenza, #Solidarietà, #Africa, #Kenya, #Kenyarurale, #Aiutiumanitari, #Bambini, #Orfani, #Donne, #Vedove, #fareladifferenza, #insiemepossiamo, #donazione, #sostienici, #UnPiccoloGesto, #Solidarietà, #CondividiIlBene, #UnMondoMigliore, #StreetBoys’Project
Maggio, intrecci di fede: voci e preghiere all’unisono

Il Rosario, un filo che unisce Da secoli, il rosario è molto più di una semplice preghiera. È un filo che unisce generazioni di fedeli in preghiera e in comunità, un incontro spirituale che accompagna nella devozione alla Vergine Maria. Oggi il rosario continua a riunire le persone: è un simbolo di una tradizione che si rinnova e rafforza il senso di appartenenza. Il Capitello tra via Paiani e i Cecchini Ogni mercoledì sera alle 20, un rosario molto sentito ha unito gli abitanti del quartiere e altri devoti presso il capitello tra via Paiani e i Boscarini. Questo luogo di culto, dedicato alla Regina della Pace, è curato con devozione da anni. Le preghiere sono un momento di raccoglimento per tutti i defunti, in particolare per la signora Carla, che per lungo tempo ha mantenuto il capitello con grande cura e dedizione. La Chiesetta di San Silvestro Nella chiesetta di San Silvestro si mantiene viva la tradizione del rosario, recitato ogni lunedì sera alle 20.30. Qui, una statua della Madonna di Lourdes accoglie i fedeli. La comunità ha riscoperto il valore di questi incontri, come dimostrato dal successo di una recente messa, che ha coinvolto i presenti in un’atmosfera intima ed emozionante. Il Rosario in Chiesa a Fanna A Fanna, la recita del rosario è un momento di profonda devozione che ha unito la comunità. Questa “famiglia” del rosario si ritrova per un’esperienza di dolcezza e apprendimento, l’uno dall’altro… Gli anziani, che tramandano la loro fede e la tradizione di un rosario personalizzato, reso speciale da ogni singolo partecipante. Orgnese, la preghiera del rosario non si ferma Anche a maggio, a Orgnese, un gruppo di fedeli si è riunito con assiduità per recitare il rosario. Sotto la protezione della Madonna, queste persone hanno continuato a pregare insieme, unendo le loro voci in un momento di devozione e spiritualità. I bambini del catechismo in Chiesa a Cavasso Su richiesta di alcuni bambini, sette o otto anni fa è nata una nuova iniziativa: recitare il rosario durante l’ora di catechismo. I bambini, incuriositi dalla devozione degli adulti, hanno chiesto di partecipare a loro volta. Da allora, ogni anno i gruppi del catechismo si riuniscono in chiesa con altri fedeli. L’esperienza, sospesa solo durante l’anno del Covid, si è rivelata un successo: i bambini sono entusiasti, attenti e partecipativi. Un’iniziativa che avvicina i più piccoli alla preghiera in modo spontaneo e sincero. Il Capitello de “La Madunuta” Per la chiusura del mese di maggio, la comunità si è ritrovata nel cortile delle famiglie Cisins e Martins, nei Paiani. L’evento, organizzato dal Sig. Ernesto e supportato dalla collaborazione del vicinato, ha visto la partecipazione di oltre trenta persone e di diversi sacerdoti. Il 31 maggio, dopo la recita del rosario presso il bellissimo capitello de “La Madunuta”, i partecipanti hanno condiviso una cena, un’occasione di convivialità e di belle chiacchierate. Una serata che ha unito le generazioni, con i giovani che hanno aiutato a tavola. Il Capitello tra via Paiani e i Cecchini Ogni mercoledì sera alle 20, un rosario molto sentito ha unito gli abitanti del quartiere e altri devoti presso il capitello tra via Paiani e i Boscarini. Questo luogo di culto, dedicato alla Regina della Pace, è curato con devozione da anni. Le preghiere sono un momento di raccoglimento per tutti i defunti, in particolare per la signora Carla, che per lungo tempo ha mantenuto il capitello con grande cura e dedizione. La Chiesetta di San Silvestro Nella chiesetta di San Silvestro si mantiene viva la tradizione del rosario, recitato ogni lunedì sera alle 20.30. Qui, una statua della Madonna di Lourdes accoglie i fedeli. La comunità ha riscoperto il valore di questi incontri, come dimostrato dal successo di una recente messa, che ha coinvolto i presenti in un’atmosfera intima ed emozionante. Il Rosario in Chiesa a Fanna A Fanna, la recita del rosario è un momento di profonda devozione che ha unito la comunità. Questa “famiglia” del rosario si ritrova per un’esperienza di dolcezza e apprendimento, l’uno dall’altro… Gli anziani, che tramandano la loro fede e la tradizione di un rosario personalizzato, reso speciale da ogni singolo partecipante. Orgnese, la preghiera del rosario non si ferma Anche a maggio, a Orgnese, un gruppo di fedeli si è riunito con assiduità per recitare il rosario. Sotto la protezione della Madonna, queste persone hanno continuato a pregare insieme, unendo le loro voci in un momento di devozione e spiritualità. I bambini del catechismo in Chiesa a Cavasso Su richiesta di alcuni bambini, sette o otto anni fa è nata una nuova iniziativa: recitare il rosario durante l’ora di catechismo. I bambini, incuriositi dalla devozione degli adulti, hanno chiesto di partecipare a loro volta. Da allora, ogni anno i gruppi del catechismo si riuniscono in chiesa con altri fedeli. L’esperienza, sospesa solo durante l’anno del Covid, si è rivelata un successo: i bambini sono entusiasti, attenti e partecipativi. Un’iniziativa che avvicina i più piccoli alla preghiera in modo spontaneo e sincero. Il Capitello de “La Madunuta” Per la chiusura del mese di maggio, la comunità si è ritrovata nel cortile delle famiglie Cisins e Martins, nei Paiani. L’evento, organizzato dal Sig. Ernesto e supportato dalla collaborazione del vicinato, ha visto la partecipazione di oltre trenta persone e di diversi sacerdoti. Il 31 maggio, dopo la recita del rosario presso il bellissimo capitello de “La Madunuta”, i partecipanti hanno condiviso una cena, un’occasione di convivialità e di belle chiacchierate. Una serata che ha unito le generazioni, con i giovani che hanno aiutato a tavola. Valeria, Rosy, Patrizia e Romolo, Ilva. Ringraziamo Elide Filippetto per le foto del Capitello de “La Madonuta”
La Via si fa Preghiera

Dal Santuario, lungo la Via di San Cristoforo Il nostro cammino ha avuto inizio in un luogo che è già un punto di arrivo: il Santuario di Madonna di Strada. Un crocevia benedetto, dove da secoli strade e vie si incontrano, portando i passi e le preghiere di innumerevoli pellegrini. Qui, anche un silenzio può farsi preghiera. Da questa strada maestra della fede, abbiamo intrapreso una tappa speciale: la Via di San Cristoforo. Non si è trattato solo di percorrere un sentiero tra i Magredi e il fiume Cellina, ma di un vero e proprio abbraccio alla Creazione. Ogni fiore selvatico sbocciato a lato del percorso ci ha riportato la bellezza delle piccole cose, ricordandoci che la meraviglia è ovunque. Questo cammino, parte del Cammino Giubilare della Concordia, è stato un invito a rallentare il passo, a riscoprire la lentezza che ci permette di sentire sempre più l’affidamento, passo dopo passo. È stata l’opportunità di purificare lo sguardo, di ritrovare quella fede semplice e profonda che dimora nei nostri cuori. Il vero incontro, però, si è rivelato nell’accoglienza e nella fraternità autentica delle comunità incontrate, ricordandoci che non siamo mai soli. Siamo un’unica Chiesa viva, che cammina insieme.In mezzo alla natura, abbiamo trovato una strada per ritrovare noi stessi, una rinascita che ci svela la vera direzione del nostro cuore. Una Via che ci Chiama… Ringraziamo Chiara Aviani per le informazioni e le foto Cammino San Cristoforo · Tappa 3
Comunità e memoria, con alpini e anziani a Cavasso

Un’adunata che unisce Santa Messa con gli Alpini di Cavasso Nuovo alla Casa di riposo Un momento speciale vissuto a Cavasso Nuovo, un esempio bellissimo di come la nostra comunità parrocchiale celebri insieme ai gruppi del paese.Nel mese di maggio, il Gruppo Alpini di Cavasso Nuovo si è riunito per la loro tradizionale adunata. Quest’anno, la Santa Messa è stata celebrata in un luogo davvero significativo: il cortile della casa di riposo. È stato commovente vedere tutti riunirsi lì per la celebrazione. Don Dario ha officiato la Messa, il coro di Cavasso con i suoi canti, e persino un’ospite della casa di riposo ha collaborato nelle letture della Santa Messa, un vero segno di unità e partecipazione. Un momento particolarmente toccante è stata la preghiera dell’Alpino, recitata con la musica in sottofondo della Filarmonica di Maniago. Dopo la Messa, tutti si sono spostati in corteo, con le vie addobbate a festa, fino a Piazza Plebiscito, dove hanno onorato i caduti con l’alzabandiera e la deposizione di una corona. Sono seguiti i discorsi delle autorità e in particolare del Capogruppo degli Alpini di Cavasso, Fulvio Zambon, che hanno sottolineato l’importanza della memoria e della solidarietà.Infine, tutti hanno concluso la giornata con un momento conviviale nella sede degli Alpini. È stato un bellissimo esempio di come la fede, la comunità e la memoria si uniscano. Un ringraziamento speciale va agli ospiti e ai collaboratori della Residenza “Le Betulle” per la loro accoglienza. Si ringrazia il Gruppo Alpini di Cavasso Nuovo per la collaborazione per i testi e le foto La Preghiera dell’Alpino Su le nude rocce, sui perenni ghiacciai,su ogni balza delle Alpi ove la provvidenzaci ha posto a baluardo fedele delle nostrecontrade, noi, purificati dal doverepericolosamente compiuto,eleviamo l’animo a Te, o Signore, che proteggile nostre mamme, le nostre spose,i nostri figli e fratelli lontani, eci aiuti ad essere degni delle glorie dei nostri avi.Dio onnipotente, che governi tutti gli elementi,salva noi, armati come siamo di fede e di amore.Salvaci dal gelo implacabile, dai vortici dellatormenta, dall’impeto della valanga,fa che il nostro piede posi sicurosulle creste vertiginose, su le diritte pareti,oltre i crepacci insidiosi,rendi forti le nostre armi contro chiunqueminacci la nostra Patria, la nostra Bandiera,la nostra millenaria civiltà cristiana.E Tu, Madre di Dio, candida più della neve,Tu che hai conosciuto e raccoltoogni sofferenza e ogni sacrificiodi tutti gli Alpini caduti,tu che conosci e raccogli ogni anelitoe ogni speranzadi tutti gli Alpini vivi ed in armi,Tu benedici e sorridi ai nostri Battaglionie ai nostri Gruppi.Così sia.
Il segreto di Santa Rita per superare l’impossibile

Santuario di Madonna di Strada Il segreto di Santa Rita: trasformare il dolore in Amore Santa Rita: Sposa, Madre, Santa. La vita di Santa Rita da Cascia non è solo un inno alla pazienza e alla preghiera, ma un intreccio sorprendente di simboli, un percorso di tenacia che trasforma il dolore in forza e il sacrificio in un miracolo. A differenza di tante altre figure spirituali, la sua santità non sboccia in un eremo lontano dal mondo, ma nella complessità della vita quotidiana: come sposa, madre e poi, in tarda età, monaca agostiniana. La sua storia continua a infondere una speranza che non appassisce mai. Il profumo delle rose, il valore di un nome Una rosa per Santa Rita La Messa del 22 maggio per la festa di Santa Rita è sempre un momento speciale per me. Quest’anno, a Madonna di Strada, è stata davvero suggestiva, con le due parrocchie unite. Vedere tutte quelle persone con le rose in mano, pronte a farle benedire, mi ha toccata nel profondo. I nostri parroci, don Dario, don Alex, don Adrian e don Riccardo, hanno concelebrato e l’atmosfera era davvero intima. C’è stato un momento in particolare che non dimenticherò: una signora si è avvicinata e ha offerto ai sacerdoti delle rose bianche profumate. In quell’istante, mi è tornato in mente il miracolo di Santa Rita, quando, malata, chiese una rosa alla cugina. Il giardino era coperto di neve, ma la cugina, pur di esaudire quel desiderio, andò lo stesso e rimase sconcertata nel trovare un roseto fiorito. Per me, il 22 maggio è un giorno che mi ricorda la Santa degli impossibili, una donna che, nonostante una vita di sofferenze, ha superato ogni cosa grazie alla sua fede incrollabile. È questo il messaggio che mi porto nel cuore. Il valore di un nome Il mio nome, Rita, ha un valore grande per me, un legame che risale al giorno della mia nascita. Dopo il parto, mia mamma non stava bene, era in condizioni critiche, ma la sua fede era incrollabile. Si rivolse a Santa Rita con una preghiera: “Se salvi me e la mia bambina, ti prometto che verrò a ringraziarti”. Quando fu il momento di battezzarmi, il prete si rifiutò di chiamarmi solo Rita, perché diceva che non era un nome da santa; mio padre fu irremovibile: “O la chiami Rita, o non la battezzo”. Alla fine, trovarono un compromesso e mi diedero un secondo nome. Così, divenni Rita Anna. A ottant’anni, mia mamma e io siamo riuscite a mantenere quella promessa. Siamo andate insieme, solo noi due, a Cascia. È stata un’esperienza indimenticabile, unica. Lo spirito che ho respirato in quel santuario lo porto ancora con me e so che non potrò mai dimenticarlo. Rita Cavasso Santa Rita: una presenza inaspettata Il potere discreto di Santa Rita Il mio nome non ha un collegamento particolare con Santa Rita, ma in certi momenti della vita è come se lei si fosse fatta sentire in un modo unico e significativo. Sono successe delle cose inspiegabili, delle coincidenze che mi hanno spinto a riflettere. Non sono grandi miracoli, ma piccoli segni che mi hanno fatto sentire la sua presenza in modo inaspettato. Questo mi ha permesso di sentirla più vicina e di affidarmi a lei, non come a un’idea astratta, ma come a una figura che cammina al mio fianco, discreta e forte. Rita Fanna Un miracolo, una rosa… Cos’è impossibile? Questo passo è spesso associato a Santa Rita per la sua capacità di perdonare gli assassini del marito e di intercedere per la salvezza della loro anima: «Amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano». Matteo 5, 44
»AMATEVI« per una comunità che cura

Amare ed essere amato… Ha effetti profondi sulla salute fisica, emotiva e sulla qualità della vita, influenzando il nostro benessere e la nostra capacità di affrontare lo stress. L’amore genera benessere grazie alla produzione di endorfine, ossitocina e vasopressina, che favoriscono il rilassamento, riducono il dolore, stimolano la creatività e rafforzano il sistema immunitario. Essere amati contribuisce a una maggiore resilienza, una migliore capacità di affrontare le difficoltà e un senso di appartenenza. Effetti positivi sull’organismo Ansia e stress Riduzione dello stress e dell’ansia: L’amore, in particolare l’innamoramento, aumenta i livelli di endorfine, che agiscono come analgesici naturali e favoriscono il benessere generale. Resilienza Maggiore resilienza: L’amore aiuta a sopportare il dolore, sia fisico che emotivo, e ad affrontare meglio le sfide della vita. sistema immunitario Rafforzamento del sistema immunitario: L’amore e la vicinanza alle persone amate possono contribuire a una migliore salute fisica, rendendo il corpo più resistente alle malattie. Cuore Riduzione del rischio cardiovascolare: L’amore può avere un effetto protettivo sul cuore, riducendo il rischio di malattie cardiovascolari. Creatività e produttività Aumento della creatività e della produttività: L’amore può stimolare la mente e favorire un maggiore impegno nelle attività, aumentando la creatività e la produttività. Legami sociali Effetti positivi sull’emotività e sulla psiche: Aumento dell’autostima e della fiducia in sé. Sentirsi amati contribuisce a un’immagine positiva di sé, a una maggiore autostima e a una fiducia nelle proprie capacità. Empatia Maggiore empatia e capacità di comprendere gli altri: L’amore incondizionato favorisce la comprensione e la condivisione dei sentimenti altrui, sviluppando l’empatia. Appartenenza e connessione Senso di appartenenza e di connessione: L’amore permette di stabilire relazioni significative e di sentirsi parte di qualcosa di più grande, fornendo un senso di appartenenza. Legami sociali Rafforzamento dei legami sociali: L’amore è un fattore fondamentale per la costruzione di relazioni sane e durature, arricchendo la rete sociale e fornendo un supporto emotivo. Aumento della felicità e del benessere generale L’amore è un sentimento che nutre l’anima e contribuisce a una maggiore felicità e a un benessere psicologico generale. Amare ed essere amato sono elementi fondamentali per il benessere umano, con effetti positivi sulla salute fisica, emotiva e sulla qualità della vita. Questi sentimenti possono contribuire a una maggiore resilienza, a una migliore capacità di affrontare lo stress, a una maggiore autostima e a un senso di appartenenza. L’amore, in tutte le sue forme, arricchisce la nostra vita e ci permette di vivere in modo più pieno e appagante. don Alex NOTE BIBLIOGRAFICHE Il Gruppo Roche: Pubblicato 13 febbraio 2025; Chimica dell’amore: cosa accade nel cervello di un innamorato – ipsico Amare e sentirsi amati – Psicologi a Biella 5 set 2017 Cosa ci dice la psicologia sull’amore incondizionato? 30 giugno 2024 #amore cristiano, #comunità che cura, #comunità cristiana, # amore curativo, #accoglienza,
Il Papa che sognano i nostri giovani

Un Pontefice per il futuro Quando la fumata bianca si leva, il mondo si ferma per un attimo… un uomo, spesso inaspettato, assume una missione secolare, quella di guidare i cattolici di tutto il mondo. I nostri ragazzi del gruppo catechismo superiori hanno espresso il loro desiderio per un Papa che sia un vero pontefice, non solo di fede, ma di umanità. Sognano un riferimento di fede che sappia stare accanto ai bisognosi, che guidi con umiltà e compassione. Un Papa che sia portatore di verità, capace di affrontare le sfide più difficili con trasparenza e coraggio. Ma soprattutto, desiderano un comunicatore del cuore, che con parole semplici e profonde riesca a superare ogni barriera. Le loro parole riflettono un’aspettativa profonda e sincera: cercano una guida spirituale capace di unire e ispirare. I giovani e il Papa: un ponte tra cuore e verità Alle nostre domande, “Cosa mi aspetto dal nuovo Papa Leone XIV”, “Cosa mi piacerebbe che facesse”, “Quali sono le qualità importanti per un Papa”, riassumiamo le loro risposte: Un ponte tra il sacro e l’umano Si aspettano un Papa gentile e umile, qualcuno che sappia stare vicino ai bisognosi e che, con la sua vita, ispiri la comunità a professare il bene. Questa non è solo un’aspettativa, ma un desiderio di vedere la Chiesa incarnare l’essenza del servizio, una Chiesa che si sporca le mani e che non ha paura di toccare le ferite del mondo. Cercano un successore di Papa Francesco, che come lui abbia l’empatia e la capacità di entrare in relazione in modo autentico. Azioni indelebili e parole di verità Desiderano che questo nuovo Papa compia azioni significative, che lascino un segno indelebile. Non gesti puramente simbolici, ma atti concreti che possano muovere le coscienze e segnare un punto di svolta. E, soprattutto, si aspettano che sia un Papa che non abbia paura di dire la verità. Il desiderio è che il nuovo Pontefice sappia parlare bene, non in modo retorico, ma con la capacità di far capire il messaggio che vuole trasmettere. Non si tratta solo di pronunciare parole, ma di usarle come uno strumento per cambiare le idee sbagliate e per guidare le persone sulla retta via, con gentilezza e fermezza. Unità, apertura e umiltà Infine, sperano che questo Papa riesca a raggiungere il cuore non solo dei credenti, ma anche di chi è lontano dalla fede. La sua missione dovrebbe essere quella di avvicinare le persone, creando una comunità in cui si possa vivere bene insieme, imparando gli uni dagli altri. Le qualità che indicano sono quelle di un vero riferimento spirituale: apertura a tutto, umiltà e una ferma spontaneità. Queste virtù non solo rendono un Papa più umano, ma lo rendono capace di superare le barriere ideologiche e di comunicare in modo diretto. PAPA LEONE XIV E SANT’AGOSTINO