Note di solidarietà nel cuore dell’autunno

Concerto Speranza InCanto POESIA E PREGHIERA RIFLESSE IN MUSICA Concerto di solidarietà alle famiglie che vivono momenti di fragilità Con il Coro InCANTO di Fiume Veneto in collaborazione con le parrocchie di Cavasso Nuovo e Fanna. 31 ottobre 2025 · Chiesa di San Remigio a Cavasso Ci sono momenti in cui le parole, da sole, non bastano a colmare i silenzi della sofferenza o a lenire la fatica di chi sta affrontando una salita ripida. Ci sono battaglie che si combattono tra le mura di casa, fatte di pazienza, coraggio e speranza, vissute da famiglie della nostra comunità che ogni giorno convivono con la prova della malattia e delle difficoltà più profonde. È proprio pensando a loro, e al desiderio di non lasciarle sole nella propria fragilità, che è nata l’iniziativa di questo concerto. Il 31 ottobre, la Chiesa di Cavasso ha aperto le sue porte non solo alla musica, ma a un sentimento più alto: la vicinanza. Non è stata semplicemente una serata di note e armonie, ma un gesto di solidarietà, un modo per dire “ci siamo” a chi sta attraversando il buio. In questa serata speciale, la musica si è fatta carezza e sostegno. Abbiamo dedicato questo evento a ogni famiglia che vive situazioni impegnative, affinché il calore della nostra presenza arrivi come un soffio di sollievo e un segno che nessuno deve camminare da solo. In moltissimi hanno accolto l’invito di unirsi a noi in questo spazio di riflessione e condivisione. Ritrovandoci sotto le volte della nostra chiesa per trasformare una serata d’autunno in un momento di luce corale, dove la melodia diventa preghiera e l’ascolto diventa conforto. La risposta del pubblico è stata un dono nel dono: durante le esecuzioni si è respirato un clima di profondo silenzio e raccoglimento, è stato un modo prezioso per sentirci famiglia che accompagna nella preghiera.

Ripartiamo insieme nella Fede, a fiori e colori!

Inizio anno catechistico 2025-26 Una fede che fiorisce si colora Domenica 12 ottobre abbiamo celebrato insieme l’inizio del nuovo anno catechistico, un momento di comunione che ha coinvolto le due comunità parrocchiali, i bambini e i ragazzi del catechismo ed i genitori. La Messa e la presentazioneDurante la celebrazione sono state presentate ufficialmente tutte le catechiste, che hanno rinnovato l’impegno a farsi compagne di viaggio per i bambini e ragazzi, per trasmettere con cura la Parola di Dio. Colori e fiori della Fede: i bambini e i ragazzi protagonistiDopo la messa, assieme ad alcuni animatori, casa Marchi si è animata di vita: I bambini delle elementari, in un clima di entusiasmo e animazione, hanno usato le mani nella terra per un gesto simbolico e significativo: hanno piantato fiori in due grandi vasi, posizionati poi all’esterno delle nostre due chiese. Quei fiori rappresentano la cura dell’ambiente in cui vivono. I ragazzi delle medie, sono stati i pittori di due grandi cartelloni, e attraverso immagini e parole, hanno illustrato le tappe del loro percorso di fede, con il catechismo come cammino della vita. . Il catechismo: verso un cammino condiviso con le famiglieMentre i ragazzi erano impegnati nelle attività, i parroci e i genitori si sono riuniti in chiesa per un momento di riflessione e confronto. È stata l’occasione per presentare i percorsi di catechismo di quest’anno, ma soprattutto per condividere gli obiettivi e le finalità delle nostre parrocchie: il desiderio di costruire una famiglia di famiglie dove ognuno si senta partecipe. Un grazie di cuore a chi ha reso possibile questa mattinata. Buon cammino a tutti! Nuovo anno, buone nuove… Alcune immagini della mattinata di domenica 12 ottobre, in chiesa e in casa Marchi durante le attività con bambini e ragazzi. #annocatechistico, #comunitàcristiana, #gioia, #famiglia

In cammino verso San Remigio, da 800 anni!

Santa Messa del Patrono di Cavasso Nuovo 🔥 Fiaccole per andare incontro a San Remigio, da 500 anni e oltre… Ricostruire la comunità insieme, passo dopo passo, mattone dopo mattone Un momento di comunione ha illuminato l’atmosfera della sera del 1 ottobre a Cavasso Nuovo, in onore di San Remigio, con la processione “al contrario”, una modalità nuova per noi, un percorso non solo lungo le vie del paese, ma anche nel cuore della nostra storia secolare. Ci siamo radunati al centro parrocchiale per partire con un cammino interiore simbolico, non per scendere con la statua, ma per salire tutti insieme a incontrarlo, riscoprendo il senso della fede e dell’appartenenza. Guidati dal Vescovo Giuseppe Pellegrini, insieme ai nostri parroci Don Alex, Don Dario, Don Adrian e Don Riccardo e ad altri sacerdoti della Forania, abbiamo percorso le vie fino alla Chiesa di San Remigio, sostando in quattro momenti di riflessione: Il punto di partenza (centro parrocchiale): abbiamo meditato sui 500 anni dalla riconsacrazione, ripercorrendo la storia di San Remigio e l’eredità spirituale che ci è stata trasmessa. Identità e protezione (Piazza Vittorio Emanuele II): ci siamo interrogati sul significato profondo dell’essere “popolo di un Patrono”, riflettendo sul suo ruolo di guida e sulla sua centralità per la comunità. La fatica della salita (sagrato della Chiesa parrocchiale): giunti al sagrato, abbiamo riconosciuto nella salita a piedi il simbolo delle fatiche della vita condivise, fedeli in cammino che, un passo dopo l’altro, giungono di fronte alla propria Chiesa. Ricostruzione, impegno, rinascita (davanti alla statua di San Remigio): abbiamo deposto un mattoncino, simbolo di noi stessi come “pietre vive”, ponendolo davanti alla statua. Un segno concreto che ci interroga: Quale Chiesa restituiamo a San Remigio dopo 500 (e più!) anni? Un forte richiamo all’impegno di ricostruire insieme le fondamenta della nostra comunità e della nostra fede. Una storica rivelazione… 5 novembre 1225 Durante la solenne Messa, è stata rivelata una notizia di portata storica che allarga ulteriormente il nostro orizzonte: la prima consacrazione dell’altare della nostra Chiesa risale all’antico 5 novembre 1225! Il 5 novembre 1525, invece, ci fu una riconsacrazione a seguito di un distruttivo terremoto. Un legame con il nostro Santo, che affonda radici in ben otto secoli di fede. Per celebrare l’evento, è stato prodotto un santino commemorativo che rappresenta l’immagine della statua di San Remigio con la sintesi di un’antica preghiera. La serata si è conclusa con un momento conviviale al centro parrocchiale. 800° anniversario (5 novembre 1225) della consacrazione della chiesa e dell’altare a San Remigio e della ri-consacrazione (1525). Questo importante anniversario ci offre l’occasione per riflettere sulla vita della comunità cristiana di Cavasso attraverso i secoli. Stiamo preparando una conferenza per far conoscere e pubblicare tutte le informazioni storiche raccolte. Vi aggiorneremo per le prossime iniziative.

📰 Un cartello nuovo per una Pieve antica

Un nuovo cartello valorizza l’antica Pieve di San Remigio a Cavasso Un nuovo cartello valorizza l’antica Pieve di San Remigio a Cavasso In occasione dei festeggiamenti in onore del patrono San Remigio, è stato installato un nuovo cartello presso la Chiesa parrocchiale. Il pannello fornisce una breve spiegazione storica dell’edificio sacro, situato lungo Via di San Cristoforo. Il progetto rientra nelle iniziative di valorizzazione del cammino, coordinate e gestite da Montagna Leader, che ha curato la realizzazione del cartello in un formato coordinato con gli altri punti di interesse del percorso. Il supporto in legno preesistente è stato completamente rinnovato grazie all’impegno di Moreno e Luca Pessa, che ne hanno curato la levigatura e la ridipintura, conferendo all’insieme un aspetto rinnovato e molto gradevole. I visitatori e i pellegrini in transito avranno ora a disposizione un accenno alla storia centenaria di questo importante luogo. Si ringraziano tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione e Montagna Leader. Cammino San Cristoforo · Tappa 3

Saluto affettuoso a Don Riccardo

Fanna e Cavasso nuovo Le Messe di saluto di don Riccardo Mior Una giornata davvero speciale il 28 settembre, con due Sante Messe dedicate al saluto del nostro caro Don Riccardo e un rinfresco conviviale finale con i parrocchiani. Sono stati momenti intensi, un’occasione per stringerci intorno a lui e dirgli un “arrivederci” pieno di gratitudine. Caro Don Riccardo Un anno è trascorso, quasi senza che ce ne accorgessimo, e siamo giunti a questo momento, che ci coglie con un misto di emozione e gratitudine profonda. Sebbene fossimo consapevoli fin dall’inizio che questo giorno sarebbe arrivato, non ti nascondiamo di aver coltivato la speranza di vederti rimanere almeno nelle vicinanze. Ripensando a questo tempo prezioso trascorso insieme, affiorano innumerevoli momenti di autentica e felice condivisione (ne abbiamo le “prove fotografiche”!), di contagiosa allegria e di quell’umorismo intelligente e originale che ti è proprio. Sentiremo profondamente la tua mancanza! Fin dal tuo arrivo, sei stato per noi un valido supporto e un sostegno per i nostri parroci. Poi, con la pazienza, la perseveranza e la grande bontà d’animo che ti contraddistinguono, hai partecipato attivamente a ogni aspetto della vita parrocchiale. Abbiamo condiviso tante esperienze significative: dal catechismo dei ragazzi alle Sante Messe, arricchite dalle tue omelie sempre curate e profonde, dalla preziosa collaborazione per il sito web parrocchiale ai Grest allegri e di successo, resi tali grazie al tuo dedicato impegno, fino alla cura affettuosa che hai rivolto al nostro gruppo giovani. Ti abbiamo accompagnato in quest’anno cruciale, vedendoti passare da diacono a sacerdote, e siamo stati testimoni della tua profonda preparazione e della fermezza delle tue scelte. Insieme, in questi mesi, siamo cresciuti e abbiamo imparato tanto. Se da un lato proviamo una sincera malinconia per la tua assenza, dall’altro abbiamo il cuore colmo di preghiere e di sinceri auguri per te. Ti auguriamo un futuro luminoso e sereno e, con l’aiuto del Signore, siamo certi che sarà proprio così! Don Riccardo Mior Ha partecipato a numerose attività presso le nostre Parrocchie di Fanna e Cavasso, da ottobre 2024 a settembre 2025, inizialmente come diacono e dopo l’ordinazione come collaboratore dei parroci.Nativo di Tamai di Brugnera, ha prestato servizio nelle parrocchie di San Vito al Tagliamento e di Gleris-Carbona. Da ottobre 2024 e ha iniziato a collaborare con le parrocchie di Cavasso Nuovo e Fanna. Ha recentemente completato la formazione presso il seminario diocesano di Pordenone e ha ricevuto l’ordinazione presbiterale il 7 giugno 2025. Da ottobre 2025 presta servizio nelle Parrocchie di Portogruaro.

🚧 Aperto per lavori… 🏗️ Santuario in costruzione e trasformazione

I lavori al Santuario, iniziati a settembre del 2024, sono tutt’ora in corso… 🏗️ In continuo rinnovamento I cantieri  In questo periodo è stata rifatta la copertura del tetto, l’intonaco esterno, e l’edificio è stato ridipinto. Ora la sua facciata è tutta nuova e luminosa. L’abitazione del Rettore, sul retro, ha subito una ristrutturazione più profonda. Durante i lavori sui muri esterni sono venuti alla luce dettagli antichi molto interessanti, che sono stati restaurati e messi in risalto. Nell’insieme, il santuario, che era già un posto speciale, appare ora ancora più curato e bello, trasmette ancora di più un senso di accoglienza e pace. ✨ I Cantieri del «Noi» Cantiere come luogo di costruzione e trasformazione Il termine “cantiere” evoca l’immagine di un’area recintata, con operai e materiali da costruzione… Questo è il richiamo più immediato… Ma, il significato di cantiere si estende oltre il semplice cemento, attraversando diversi ambiti di vita e di pensiero. Spaziare in questi significati alternativi può offrire spunti interessanti e inaspettati. Cantiere come metafora esistenziale e creativa Un cantiere può essere anche un nostro spazio interiore, dove si trova la forza per valutare ciò che ci limita e “costruire” la persona che vogliamo essere. Il ristoro non è solo una pausa, ma anche l’accoglienza che ci danno gli altri: un luogo dove il lavoro su sé stessi si fonde con la relazione umana, trasformando la fatica in sostegno reciproco e crescita condivisa. ⚠️ Lavori in corso… Cantiere, metafora esistenziale e creativa Il cantiere può essere anche una metafora per il processo di trasformazione e crescita. Pensare alla propria vita come a un “cantiere” suggerisce un percorso in continua evoluzione, dove si demoliscono vecchie abitudini e si costruiscono nuove idee, progetti e relazioni. In ambito creativo, il cantiere rappresenta un luogo di sperimentazione e ricerca. Un’opera d’arte, una composizione musicale o un testo letterario possono essere considerati “in cantiere” quando sono ancora in fase di elaborazione, non definitivi. In questo senso, il cantiere è uno spazio di libertà, dove l’artista può esplorare nuove direzioni, commettere errori e trovare soluzioni inaspettate, lontano dalla pressione di un risultato immediato. Cantiere, spazio da vivere Un cantiere può essere anche interpretato come un luogo di incontro e collaborazione tra diverse professionalità e competenze: architetti, ingegneri, manovali, elettricisti, idraulici: ognuno contribuisce con il proprio ruolo al raggiungimento di un obiettivo comune. Questo aspetto sottolinea l’importanza del lavoro di squadra dove ciascuno fa il suo “mestiere”, ma anche la necessità di una visione d’insieme per superare le sfide e le complessità del progetto. In senso culturale, si può parlare di “cantiere delle idee” per descrivere un processo di discussione in corso… diventa un simbolo di progettualità e di futuro. Cantiere non solo un luogo di costruzione, ma parola ricca di significati. Rappresenta la trasformazione, la creatività e la collaborazione, invitandoci a riflettere su come la bellezza e la funzionalità emergano spesso dal disordine e dal lavoro instancabile.

Inizi, gratitudine e servizio

Storie di “famiglia”: il racconto di una messa speciale La messa di domenica 7 settembre 2025 a Fanna rimarrà impressa nella nostra comunità, per le emozioni e i ricordi di vita condivisa. Abbiamo vissuto una mattinata intensa, scandita da tre momenti significativi che hanno abbracciato ogni generazione – dai più piccoli ai più grandi – in un unico grande racconto di “famiglia”. …c’è chi arriva e c’è chi parte… 🌱 Il futuro che germoglia Con l’apertura dell’anno scolastico della Scuola dell’Infanzia di Fanna, abbiamo affidato al Signore il cammino dei nostri bambini. Vedere i loro sorrisi e la partecipazione delle loro famiglie ci ricorda che ogni inizio è una promessa di speranza e che educare significa, prima di tutto, coltivare insieme con pazienza il domani della nostra comunità. 💡 La scoperta di camminare insieme Abbiamo vissuto con gratitudine la conclusione della tre giorni degli animatori. È stato un tempo prezioso di convivenza, pensato appositamente per permettere ai nostri giovani di fare gruppo e conoscersi più nel profondo. Vedere la bellezza del loro stare insieme e il desiderio di costruire legami autentici è il segno tangibile di una gioventù viva. Questa esperienza, vissuta tra momenti di svago e di preghiera, ci testimonia che la fede fiorisce nell’amicizia e che il servizio nasce proprio dalla bellezza di scoprirsi fratelli. 🎁 Il valore del servizio: il grazie a Nadia Un momento di commozione è stato il saluto a sorpresa a Nadia, cuoca della nostra scuola dell’Infanzia, che giunge al traguardo del pensionamento. Per anni, Nadia non ha solo preparato pasti, ma ha nutrito generazioni di bambini con dedizione silenziosa e premurosa. Il suo esempio ci insegna che non esiste compito troppo difficile se svolto con grande amore. A lei va il nostro abbraccio più affettuoso e l’augurio di un meritato tempo in serenità. . Dopo la Messa, in casa Marchi, una festa a sorpresa per Nadia, dove abbiamo potuto abbracciarla personalmente, e festeggiarla con torte, doni e tanta gratitudine per il bene che ha seminato. “Ciascuno viva secondo il dono ricevuto, mettendolo a servizio degli altri, come buoni amministratori della multiforme grazia di Dio.” 1 Pietro 4, 10 Grazie Nadia! 💖 Tanta energia e dedizione: ora in pensione… Nadia è stata per oltre vent’anni una figura fondamentale e preziosa presso la scuola dell’infanzia di Fanna, portando un “tornado di energia” nella vita di tutti coloro che sono passati di lì. La sua unicità ha contribuito a trasformare assieme al personale una vera e propria atmosfera di CASA. Cuoca e consigliera: la scuola nel cuoreIl suo impegno andava ben oltre quello di cuoca:• In cucina: ha deliziato il palato di grandi e piccini, l’espressione “quello che fa la Nadia è più buono” è diventata un tormentone, a testimonianza del fatto che ha cucinato come se ogni bambino fosse un po’ anche figlio suo.• Punto di riferimento: Nadia è un punto di riferimento insostituibile, sapendo sempre quando “scherzare, consolare, parlare, condividere, ascoltare o abbracciare” i bambini… Una spalla su cui contare, una parola di conforto e una importante risorsa educativa.

 . Impegno in comunità e valori cristianiLa sua dedizione si estende da sempre alla vita della Parrocchia e alla comunità di Fanna.Nadia ha dimostrato un evidente Spirito comunitario, è prezioso il suo apporto, la disponibilità, la laboriosità e la presenza di spirito dimostrata in tutte le situazioni, trovando sempre la soluzione con diplomazia.Il suo desiderio di condivisione la rende sensibile, attenta a tutti indistintamente. Per questo, viene riconosciuta come vero esempio di spirito cristiano.

 . Augurio per il futuroOra è arrivato il momento di un meritato tempo da pensionata. A nome di tutto il personale e Consiglio di gestione della Scuola dell’Infanzia, e del Consiglio Parrocchiale di Fanna, della comunità di Fanna la ringraziamo per la sua dedizione, passione e impegno nel corso di tutti questi anni.Le auguriamo di continuare il cammino (insieme a noi) ricco di soddisfazioni, serenità. Buona fortuna per questa nuova fase della vita, dove ogni giorno è una nuova opportunità per … (lasciamo a lei la scelta!)

Autentica Avventura in 3Dì 🤩

Dal 4 al 7 settembre al Santuario di Madonna di Strada Lontano dagli schermi, più vicini ai cuori. Il ritiro che ci ha messo faccia a faccia È stata un’esperienza di tre giorni davvero unica, assieme ad alcuni animatori che hanno partecipato al Grest, abbiamo provato a riscoprire l’autenticità delle relazioni umane. Spegnere gli schermi per accendere le relazioni vere, scoprendo che la connessione più forte non ha bisogno di Wi-Fi e che il vero “mi piace” si sente, non si clicca. Ci siamo chiesti: Come il digitale cambia la percezione del tempo, delle emozioni e delle relazioni? Come l’assenza di schermi ha modificato la qualità della comunicazione non verbale (fatta di sguardi, gesti e sorrisi) tra i partecipanti? Un’autentica realtà, in 3D… 🪩 Realtà aumentata? 🚀 No grazie! 3D = Tre Dì (tre giorni) 🕒 ⏰⏳… come cambiano le dimensioni del tempo! Tre giornate per vivere un tempo di qualità, perché non è solo una questione di misura, ma anche di senso e di valore ed esistenza. Un tempo per fermarsi e riflettere, un’occasione per riscoprire la bellezza della lentezza, delle risate sincere. 3D = Tre dimensioni nella Trinità 📖🙏🔥… come ci guidano nel quotidiano il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo La Trinità – Dio Padre, Figlio e Spirito Santo – non è una realtà distante, ma Amore che vive in mezzo a noi. Si dona, ci insegna, ci sostiene e ci parla costantemente. Basta solo metterci in ascolto in ogni momento della giornata! 3D = Tre dimensioni della Relazione…🗣🎁🧭 dialogo, dono e direzione Abbiamo scoperto tre modi significativi per relazionarci: il DIALOGO, che significa ascoltare e conoscersi a fondo, riconoscendo che la comunicazione è un’esperienza “tridimensionale” che include anche sorrisi, risate e condivisione. Il secondo modo è il DONO, che consiste nel mettere i propri talenti, anche i più semplici, al servizio degli altri con dedizione. Infine, c’è la DIREZIONE, cioè la capacità di condividere obiettivi e progetti comuni. L’esperienza è stata molto positiva ed è assolutamente da rifare! NB. quest’ultima è stata in 4D… perché comprendeva un sano DIVERTIMENTO!! 😂 Per connettersi davvero 🧩 a volte, bisogna staccare la spina… 🔌🌵☘️ Alcune attività che hanno consolidato i legami e reso quotidiana la fede: ✨ Attività e fede vissuta 🪔 🍳 “StradaChef” – Una gara di cucina che ha unito creatività, collaborazione e amicizia. Il mestolo è diventato uno strumento di collaborazione: la comunità si costruisce facendo e sporcandosi le mani. 🙏 Spiritualità autentica – La preghiera è stata vissuta in modo semplice come nella “Messina” (Messa + colazione) momenti di fede vera, liberi da distrazioni. 💬 Zero smartphone, 100 emozioni ❤️ La sfida più grande è stata mettere via il telefono… La sorpresa più grande? Scoprire quanto bene ci ha fatto!! Senza schermi ci siamo guardati negli occhi, abbiamo parlato davvero, conosciuto persone nuove e riscoperto vecchie amicizie… Nelle piccole cose – cucinare, apparecchiare, pulire insieme – grande complicità. E… pure il finale tridimensionale!!! 🥳🎊🎂 emozioni al cubo!! 🧊… potevamo farne a meno!?!?… La messa domenicale a San Martino era dedicata a 3 appuntamenti speciali: 1️⃣ la chiusura della 3 giorni animatori, 2️⃣ la festa di inizio anno della scuola dell’Infanzia di Fanna, 3️⃣ la festa di ringraziamento e saluto a Nadia in partenza per la pensione! #LaVeraVitaÈIn3D #TreDì #RitiroOffline #ConnessioniAutentiche

Bentornato don Alex: missionario tra noi!

Da oltreoceano a noi: il viaggio continua… L’estate è passata veloce tra i tanti impegni quotidiani, ma in questi due mesi il nostro pensiero è volato spesso lontano, oltre l’oceano, per raggiungerti in Brasile. Non nascondiamo che la tua assenza si è fatta sentire nella vita di ogni giorno, ma sapevamo che il tuo viaggio non era solo una partenza, bensì un dono prezioso per te e per chi hai incontrato. Come ci ricorda spesso Papa Francesco: “La missione non è il frutto di un programma, ma di una vita che si sente chiamata a dare”. Fin dal tuo primo arrivo in mezzo a noi, abbiamo camminato fianco a fianco organizzando tante attività e momenti intensi: ci hai aiutato ad aprirci a nuovi incontri, insegnandoci modalità diverse di stare insieme e, soprattutto, incoraggiandoci a guardare oltre i nostri confini. Ora che sei di nuovo qui, siamo pronti a lasciarsi contagiare da tutto il bello e dalle testimonianze che porti con te. Il viaggio riprende con il tuo ritorno, anzi: continua ora con rinnovata energia. Siamo certi che avremo ancora tantissime scoperte da fare insieme e nuovi, interessanti progetti da condividere per il bene della nostra comunità. Bentornato, siamo felici di riaverti con noi!

Agostino e il fico, i dubbi di agosto finiscono a settembre

Ulisse, Agostino e Leone XIV. Il tempo degli eroi A settembre ritorniamo a Sant’Agostino, quando fa riferimento all’albero di fico nel contesto della sua conversione: sotto un fico, si rifugiò in preda a una crisi spirituale e ascoltò la voce che gli diceva di prendere e leggere, conducendolo alla lettura di un passaggio della Bibbia che pose fine ai suoi dubbi e aprì il suo cuore alla fede. Questo episodio, descritto nelle sue Confessioni, è un momento cruciale nella sua vita, simboleggia la resa a Dio e la fine delle sue incertezze. Condividiamo un interessante e originale parallelo, che parte dai versi di Omero alle Confessioni di Sant’Agostino, passando per il pontificato di Leone XIV, descrive come il concetto di eroe attraversa i secoli assumendo forme e significati sempre nuovi. A settembre inizia un nuovo viaggio che parte dalla dolcezza dei fichi e arriva alla ricerca interiore, l’articolo esplora il legame profondo tra l’eroismo classico e la spiritualità, interrogandosi sul significato di “ritorno a casa” e sulla vera natura del destino umano. Nell’immagine qui sotto: La conversione di Sant’Agostino, Maestro di Uttenheim L’episodio del tolle et lege (da un altare a portelle con Storie di Sant’Agostino), 1455 circa, tempera e olio su tavola, Varna, Museo dell’Abbazia di Novacella. Quest’opera è una delle cose più belle e grandi ispirate alla sua vita. Si vede come è reso bene il fico, le sue foglie e i frutti… Ulisse, Agostino e Leone XIV. Il tempo degli eroi La fascia pedemontana della nostra regione è terra di fichi prelibati, piccoli, allungati, dall’aspetto delicato per via della buccia scura quasi un po’ traslucida, spesso ferita da una sottile spaccatura che fa presagire, dentro, la dolcezza del miele. Quest’anno gli alberi di fichi hanno donato generosamente frutti e ombra, e fra poco le loro foglie grandi, ruvide come la lingua dei gatti, diventeranno gialle e si seccheranno. Per terra sarà un letto croccante di foglie contorte su se stesse, come in un ultimo spasimo. Ha qualcosa di particolare, questo albero che sa crescere anche da una crepa nel cemento e in poco tempo diventare enorme adattandosi anche agli spazi più ostili. In questa sua tenacia e potenza sembra di scorgere una forza misteriosa, un’eco delle antiche virtù eroiche. “Ti ho visto sotto il fico”, si era sentito dire Natanaele, quando, trascinato dall’amico Filippo, era andato a conoscere per la prima volta Gesù, il Maestro. Si trattava del primo incontro tra i due, e Natanaele ci era arrivato scettico, quasi solo per accondiscendere all’insistenza di Filippo. Ma Gesù lo aveva stupito: gli aveva confidato di averlo già visto una volta, quando era sotto il fico. Non un fico, un generico fico fra i tanti. Ma il fico. Abbiamo quindi l’impressione che nel Vangelo quel fico abbia un significato particolare per entrambi, e che la conversazione prenda da qui in avanti una piega strettamente privata. Molte interpretazioni sono state date a questa immagine, ma nessuno come Agostino di Ippona ha saputo dare una spiegazione tanto profonda e viscerale, dedicando alla sua personale esperienza sotto al fico una delle più belle e toccanti pagine mai scritte. Racconta, infatti, di aver sentito un giorno, improvvisamente, il bisogno di isolarsi, come preso da un dolore interiore profondo, e di aver lasciato il suo amico Alipio, col quale stava seduto a chiacchierare, lì attonito e stupito, senza spiegazioni. Dice poi di essere andato a gettarsi sotto un fico poco distante e, protetto dall’ombra della chioma come a cercare nascondimento, di essersi lasciato andare a un pianto dirotto. Come non pensare all’entrata in scena di Ulisse nel poema omerico che celebra le gesta dell’eroe? La prima impresa narrata è il suo pianto. E anch’egli, apparentemente, sembra avere tutti i motivi per potersi dire appagato: un luogo meraviglioso come dimora, cibo raffinato, una dea innamorata a sua disposizione. Eppure Ulisse avverte un dolore interiore che è proprio la nostalgia di casa, di ciò a cui sente legato il suo destino. Ogni avventura eroica, in fondo, trova compimento nel ritorno a casa, perché esso è immagine di un rientro nell’anima, in se stessi. Dice infatti Agostino, rivolgendosi a Dio: “Sì, perché tu eri dentro di me e io fuori”. La storia dell’uomo è inevitabilmente il realizzarsi di un destino che chiama, di una Itaca che si fa sentire come nostalgia, come sete profonda, come mancanza. E Agostino piange, come ogni uomo che ad un certo punto fa i conti con se stesso. Gli sarebbero mai bastati i piaceri offerti dal mondo, la fama, la ricchezza? Lì, sotto al fico, urlava il suo dolore buttato a terra, mangiato a morsi dal bisogno di essere saziato interiormente, riconoscendo che tutto ciò che fino ad allora aveva riempito il suo desiderio di essere felice, era stato un inganno. Tutto era servito soltanto per tenerlo fuori da se stesso. “Quando dal più segreto fondo della mia anima l’alta meditazione ebbe tratto e ammassato tutta la mia miseria davanti agli occhi del mio cuore, scoppiò una tempesta ingente, grondante un’ingente pioggia di lacrime. Per scaricarla tutta con i suoi strepiti mi alzai e mi allontanai da Alipio, parendomi la solitudine più propizia al travaglio del pianto, quanto bastava perché anche la sua presenza non potesse pesarmi. In questo stato mi trovavo allora, ed egli se ne avvide, perché, penso, mi era sfuggita qualche parola, ove risuonava ormai gravida di pianto la mia voce; e in questo stato mi alzai. Egli dunque rimase ove ci eravamo seduti, immerso nel più grande stupore. Io mi gettai disteso, non so come, sotto una pianta di fico e diedi libero corso alle lacrime. Dilagarono i fiumi dei miei occhi, sacrificio gradevole per te, e ti parlai a lungo, se non in questi termini, in questo senso: “E tu, Signore, fino a quando? Fino a quando, Signore, sarai irritato fino alla fine? Dimentica le nostre passate iniquità “. Sentendomene ancora trattenuto, lanciavo grida disperate: “Per quanto tempo, per quanto tempo il “domani e domani”? Perché non subito, perché non in quest’ora la fine della

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