In cammino verso San Remigio, da 800 anni!

Santa Messa del Patrono di Cavasso Nuovo 🔥 Fiaccole per andare incontro a San Remigio, da 500 anni e oltre… Ricostruire la comunità insieme, passo dopo passo, mattone dopo mattone Un momento di comunione ha illuminato l’atmosfera della sera del 1 ottobre a Cavasso Nuovo, in onore di San Remigio, con la processione “al contrario”, una modalità nuova per noi, un percorso non solo lungo le vie del paese, ma anche nel cuore della nostra storia secolare. Ci siamo radunati al centro parrocchiale per partire con un cammino interiore simbolico, non per scendere con la statua, ma per salire tutti insieme a incontrarlo, riscoprendo il senso della fede e dell’appartenenza. Guidati dal Vescovo Giuseppe Pellegrini, insieme ai nostri parroci Don Alex, Don Dario, Don Adrian e Don Riccardo e ad altri sacerdoti della Forania, abbiamo percorso le vie fino alla Chiesa di San Remigio, sostando in quattro momenti di riflessione: Il punto di partenza (centro parrocchiale): abbiamo meditato sui 500 anni dalla riconsacrazione, ripercorrendo la storia di San Remigio e l’eredità spirituale che ci è stata trasmessa. Identità e protezione (Piazza Vittorio Emanuele II): ci siamo interrogati sul significato profondo dell’essere “popolo di un Patrono”, riflettendo sul suo ruolo di guida e sulla sua centralità per la comunità. La fatica della salita (sagrato della Chiesa parrocchiale): giunti al sagrato, abbiamo riconosciuto nella salita a piedi il simbolo delle fatiche della vita condivise, fedeli in cammino che, un passo dopo l’altro, giungono di fronte alla propria Chiesa. Ricostruzione, impegno, rinascita (davanti alla statua di San Remigio): abbiamo deposto un mattoncino, simbolo di noi stessi come “pietre vive”, ponendolo davanti alla statua. Un segno concreto che ci interroga: Quale Chiesa restituiamo a San Remigio dopo 500 (e più!) anni? Un forte richiamo all’impegno di ricostruire insieme le fondamenta della nostra comunità e della nostra fede. Una storica rivelazione… 5 novembre 1225 Durante la solenne Messa, è stata rivelata una notizia di portata storica che allarga ulteriormente il nostro orizzonte: la prima consacrazione dell’altare della nostra Chiesa risale all’antico 5 novembre 1225! Il 5 novembre 1525, invece, ci fu una riconsacrazione a seguito di un distruttivo terremoto. Un legame con il nostro Santo, che affonda radici in ben otto secoli di fede. Per celebrare l’evento, è stato prodotto un santino commemorativo che rappresenta l’immagine della statua di San Remigio con la sintesi di un’antica preghiera. La serata si è conclusa con un momento conviviale al centro parrocchiale. 800° anniversario (5 novembre 1225) della consacrazione della chiesa e dell’altare a San Remigio e della ri-consacrazione (1525). Questo importante anniversario ci offre l’occasione per riflettere sulla vita della comunità cristiana di Cavasso attraverso i secoli. Stiamo preparando una conferenza per far conoscere e pubblicare tutte le informazioni storiche raccolte. Vi aggiorneremo per le prossime iniziative.

📰 Un cartello nuovo per una Pieve antica

Un nuovo cartello valorizza l’antica Pieve di San Remigio a Cavasso Un nuovo cartello valorizza l’antica Pieve di San Remigio a Cavasso In occasione dei festeggiamenti in onore del patrono San Remigio, è stato installato un nuovo cartello presso la Chiesa parrocchiale. Il pannello fornisce una breve spiegazione storica dell’edificio sacro, situato lungo Via di San Cristoforo. Il progetto rientra nelle iniziative di valorizzazione del cammino, coordinate e gestite da Montagna Leader, che ha curato la realizzazione del cartello in un formato coordinato con gli altri punti di interesse del percorso. Il supporto in legno preesistente è stato completamente rinnovato grazie all’impegno di Moreno e Luca Pessa, che ne hanno curato la levigatura e la ridipintura, conferendo all’insieme un aspetto rinnovato e molto gradevole. I visitatori e i pellegrini in transito avranno ora a disposizione un accenno alla storia centenaria di questo importante luogo. Si ringraziano tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione e Montagna Leader. Cammino San Cristoforo · Tappa 3

Un saluto affettuoso a Don Riccardo

28 settembre 2025 – Fanna e Cavasso nuovo Le Messe di saluto di don Riccardo Mior Una giornata davvero speciale, con due Sante Messe dedicate al saluto del nostro caro Don Riccardo e un rinfresco conviviale finale con i parrocchiani. Sono stati momenti intensi, un’occasione per stringerci intorno a lui e dirgli un “arrivederci” pieno di gratitudine. Caro Don Riccardo Un anno è trascorso, quasi senza che ce ne accorgessimo, e siamo giunti a questo momento, che ci coglie con un misto di emozione e gratitudine profonda. Sebbene fossimo consapevoli fin dall’inizio che questo giorno sarebbe arrivato, non ti nascondiamo di aver coltivato la speranza di vederti rimanere almeno nelle vicinanze. Ripensando a questo tempo prezioso trascorso insieme, affiorano innumerevoli momenti di autentica e felice condivisione (ne abbiamo le “prove fotografiche”!), di contagiosa allegria e di quell’umorismo intelligente e originale che ti è proprio. Sentiremo profondamente la tua mancanza! Fin dal tuo arrivo, sei stato per noi un valido supporto e un sostegno per i nostri parroci. Poi, con la pazienza, la perseveranza e la grande bontà d’animo che ti contraddistinguono, hai partecipato attivamente a ogni aspetto della vita parrocchiale. Abbiamo condiviso tante esperienze significative: dal catechismo dei ragazzi alle Sante Messe, arricchite dalle tue omelie sempre curate e profonde, dalla preziosa collaborazione per il sito web parrocchiale ai Grest allegri e di successo, resi tali grazie al tuo dedicato impegno, fino alla cura affettuosa che hai rivolto al nostro gruppo giovani. Ti abbiamo accompagnato in quest’anno cruciale, vedendoti passare da diacono a sacerdote, e siamo stati testimoni della tua profonda preparazione e della fermezza delle tue scelte. Insieme, in questi mesi, siamo cresciuti e abbiamo imparato tanto. Se da un lato proviamo una sincera malinconia per la tua assenza, dall’altro abbiamo il cuore colmo di preghiere e di sinceri auguri per te. Ti auguriamo un futuro luminoso e sereno e, con l’aiuto del Signore, siamo certi che sarà proprio così! Don Riccardo Mior Ha partecipato a numerose attività presso le nostre Parrocchie di Fanna e Cavasso, da ottobre 2024 a settembre 2025, inizialmente come diacono e dopo l’ordinazione come collaboratore dei parroci. Nativo di Tamai di Brugnera, ha prestato servizio nelle parrocchie di San Vito al Tagliamento e di Gleris-Carbona. Da ottobre 2024 e ha iniziato a collaborare con le parrocchie di Cavasso Nuovo e Fanna. Ha recentemente completato la formazione presso il seminario diocesano di Pordenone e ha ricevuto l’ordinazione presbiterale il 7 giugno 2025. Da ottobre 2025 presta servizio nelle Parrocchie di Portogruaro.

🚧 Aperto per lavori… 🏗️ Santuario in costruzione e trasformazione

I lavori al Santuario, iniziati a settembre del 2024, sono tutt’ora in corso… 🏗️ In continuo rinnovamento I cantieri  Sono stati rifatti il tetto e l’intonaco esterno, e l’edificio è stato ridipinto. Ora la sua facciata è tutta nuova e luminosa. L’abitazione del Rettore, sul retro, ha subito una ristrutturazione più profonda. Durante i lavori sui muri esterni sono venuti alla luce dettagli antichi molto interessanti, che sono stati restaurati e messi in risalto. Nell’insieme, il santuario, che era già un posto speciale, appare ora ancora più curato e bello, trasmette ancora di più un senso di accoglienza e pace. ✨ I Cantieri del «Noi» Cantiere come luogo di costruzione e trasformazione Il termine “cantiere” evoca immediatamente l’immagine di un’area recintata, con operai e materiali da costruzione… Questo è il richiamo più immediato… Ma, il significato di cantiere si estende oltre il semplice cemento, attraversando diversi ambiti di vita e di pensiero. Spaziare in questi significati alternativi può offrire spunti interessanti e inaspettati. Cantiere, metafora esistenziale e creativa Un cantiere può essere anche un nostro spazio interiore, dove si trova la forza per valutare ciò che ci limita e costruire la persona che vogliamo essere. Il vero ristoro non è solo la pausa, ma anche l’accoglienza che ci danno gli altri: un luogo dove il lavoro su sé stessi si fonde con la relazione umana, trasformando la fatica in sostegno reciproco e crescita condivisa. ⚠️ Lavori in corso… Cantiere, metafora esistenziale e creativa Il cantiere può essere anche una metafora per il processo di trasformazione e crescita. Pensare alla propria vita come a un “cantiere” suggerisce un percorso in continua evoluzione, dove si demoliscono vecchie abitudini e si costruiscono nuove idee, progetti e relazioni. In ambito creativo, il cantiere rappresenta un luogo di sperimentazione e ricerca. Un’opera d’arte, una composizione musicale o un testo letterario possono essere considerati “in cantiere” quando sono ancora in fase di elaborazione, non definitivi. In questo senso, il cantiere è uno spazio di libertà, dove l’artista può esplorare nuove direzioni, commettere errori e trovare soluzioni inaspettate, lontano dalla pressione di un risultato immediato. Cantiere, spazio da vivere Un cantiere può essere anche interpretato come un luogo di incontro e collaborazione tra diverse professionalità e competenze: architetti, ingegneri, manovali, elettricisti, idraulici: ognuno contribuisce con il proprio ruolo al raggiungimento di un obiettivo comune. Questo aspetto sottolinea l’importanza del lavoro di squadra dove ciascuno fa il suo “mestiere”, ma anche la necessità di una visione d’insieme per superare le sfide e le complessità del progetto. In senso culturale, si può parlare di “cantiere delle idee” per descrivere un processo di discussione in corso… diventa un simbolo di progettualità e di futuro. Cantiere non solo un luogo di costruzione, ma parola ricca di significati. Rappresenta la trasformazione, la creatività e la collaborazione, invitandoci a riflettere su come la bellezza e la funzionalità emergano spesso dal disordine e dal lavoro instancabile.

Autentica Avventura in 3Dì 🤩

Dal 4 al 7 settembre al Santuario di Madonna di Strada Lontano dagli schermi, più vicini ai cuori. Il ritiro che ci ha messo faccia a faccia È stata un’esperienza di tre giorni davvero unica, assieme ad alcuni animatori che hanno partecipato al Grest, abbiamo provato a riscoprire l’autenticità delle relazioni umane. Spegnere gli schermi per accendere le relazioni vere, scoprendo che la connessione più forte non ha bisogno di Wi-Fi e che il vero “mi piace” si sente, non si clicca. Ci siamo chiesti: Come il digitale cambia la percezione del tempo, delle emozioni e delle relazioni? Come l’assenza di schermi ha modificato la qualità della comunicazione non verbale (fatta di sguardi, gesti e sorrisi) tra i partecipanti? Un’autentica realtà, in 3D… 🪩 Realtà aumentata? 🚀 No grazie! 3D = Tre Dì (tre giorni) 🕒 ⏰⏳… come cambiano le dimensioni del tempo! Tre giornate per vivere un tempo di qualità, perché non è solo una questione di misura, ma anche di senso e di valore ed esistenza. Un tempo per fermarsi e riflettere, un’occasione per riscoprire la bellezza della lentezza, delle risate sincere. 3D = Tre dimensioni nella Trinità 📖🙏🔥… come ci guidano nel quotidiano il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo La Trinità – Dio Padre, Figlio e Spirito Santo – non è una realtà distante, ma Amore che vive in mezzo a noi. Si dona, ci insegna, ci sostiene e ci parla costantemente. Basta solo metterci in ascolto in ogni momento della giornata! 3D = Tre dimensioni della Relazione…🗣🎁🧭 dialogo, dono e direzione Abbiamo scoperto tre modi significativi per relazionarci: il DIALOGO, che significa ascoltare e conoscersi a fondo, riconoscendo che la comunicazione è un’esperienza “tridimensionale” che include anche sorrisi, risate e condivisione. Il secondo modo è il DONO, che consiste nel mettere i propri talenti, anche i più semplici, al servizio degli altri con dedizione. Infine, c’è la DIREZIONE, cioè la capacità di condividere obiettivi e progetti comuni. L’esperienza è stata molto positiva ed è assolutamente da rifare! NB. quest’ultima è stata in 4D… perché comprendeva un sano DIVERTIMENTO!! 😂 Per connettersi davvero 🧩 a volte, bisogna staccare la spina… 🔌🌵☘️ Alcune attività che hanno consolidato i legami e reso quotidiana la fede: ✨ Attività e fede vissuta 🪔 🍳 “StradaChef” – Una gara di cucina che ha unito creatività, collaborazione e amicizia. Il mestolo è diventato uno strumento di collaborazione: la comunità si costruisce facendo e sporcandosi le mani. 🙏 Spiritualità autentica – La preghiera è stata vissuta in modo semplice come nella “Messina” (Messa + colazione) momenti di fede vera, liberi da distrazioni. 💬 Zero smartphone, 100 emozioni ❤️ La sfida più grande è stata mettere via il telefono… La sorpresa più grande? Scoprire quanto bene ci ha fatto!! Senza schermi ci siamo guardati negli occhi, abbiamo parlato davvero, conosciuto persone nuove e riscoperto vecchie amicizie… Nelle piccole cose – cucinare, apparecchiare, pulire insieme – grande complicità. E… pure il finale tridimensionale!!! 🥳🎊🎂 emozioni al cubo!! 🧊… potevamo farne a meno!?!?… La messa domenicale a San Martino era dedicata a 3 appuntamenti speciali: 1️⃣ la chiusura della 3 giorni animatori, 2️⃣ la festa di inizio anno della scuola dell’Infanzia di Fanna, 3️⃣ la festa di ringraziamento e saluto a Nadia in partenza per la pensione! #LaVeraVitaÈIn3D #TreDì #RitiroOffline #ConnessioniAutentiche

Agostino e il fico, i dubbi di agosto finiscono a settembre

Ulisse, Agostino e Leone XIV. Il tempo degli eroi A settembre ritorniamo a Sant’Agostino, quando fa riferimento all’albero di fico nel contesto della sua conversione: sotto un fico, si rifugiò in preda a una crisi spirituale e ascoltò la voce che gli diceva di prendere e leggere, conducendolo alla lettura di un passaggio della Bibbia che pose fine ai suoi dubbi e aprì il suo cuore alla fede. Questo episodio, descritto nelle sue Confessioni, è un momento cruciale nella sua vita, simboleggia la resa a Dio e la fine delle sue incertezze. Condividiamo un interessante e originale parallelo, che parte dai versi di Omero alle Confessioni di Sant’Agostino, passando per il pontificato di Leone XIV, descrive come il concetto di eroe attraversa i secoli assumendo forme e significati sempre nuovi. A settembre inizia un nuovo viaggio che parte dalla dolcezza dei fichi e arriva alla ricerca interiore, l’articolo esplora il legame profondo tra l’eroismo classico e la spiritualità, interrogandosi sul significato di “ritorno a casa” e sulla vera natura del destino umano. Nell’immagine qui sotto: La conversione di Sant’Agostino, Maestro di Uttenheim L’episodio del tolle et lege (da un altare a portelle con Storie di Sant’Agostino), 1455 circa, tempera e olio su tavola, Varna, Museo dell’Abbazia di Novacella. Quest’opera è una delle cose più belle e grandi ispirate alla sua vita. Si vede come è reso bene il fico, le sue foglie e i frutti… Ulisse, Agostino e Leone XIV. Il tempo degli eroi La fascia pedemontana della nostra regione è terra di fichi prelibati, piccoli, allungati, dall’aspetto delicato per via della buccia scura quasi un po’ traslucida, spesso ferita da una sottile spaccatura che fa presagire, dentro, la dolcezza del miele. Quest’anno gli alberi di fichi hanno donato generosamente frutti e ombra, e fra poco le loro foglie grandi, ruvide come la lingua dei gatti, diventeranno gialle e si seccheranno. Per terra sarà un letto croccante di foglie contorte su se stesse, come in un ultimo spasimo. Ha qualcosa di particolare, questo albero che sa crescere anche da una crepa nel cemento e in poco tempo diventare enorme adattandosi anche agli spazi più ostili. In questa sua tenacia e potenza sembra di scorgere una forza misteriosa, un’eco delle antiche virtù eroiche. “Ti ho visto sotto il fico”, si era sentito dire Natanaele, quando, trascinato dall’amico Filippo, era andato a conoscere per la prima volta Gesù, il Maestro. Si trattava del primo incontro tra i due, e Natanaele ci era arrivato scettico, quasi solo per accondiscendere all’insistenza di Filippo. Ma Gesù lo aveva stupito: gli aveva confidato di averlo già visto una volta, quando era sotto il fico. Non un fico, un generico fico fra i tanti. Ma il fico. Abbiamo quindi l’impressione che nel Vangelo quel fico abbia un significato particolare per entrambi, e che la conversazione prenda da qui in avanti una piega strettamente privata. Molte interpretazioni sono state date a questa immagine, ma nessuno come Agostino di Ippona ha saputo dare una spiegazione tanto profonda e viscerale, dedicando alla sua personale esperienza sotto al fico una delle più belle e toccanti pagine mai scritte. Racconta, infatti, di aver sentito un giorno, improvvisamente, il bisogno di isolarsi, come preso da un dolore interiore profondo, e di aver lasciato il suo amico Alipio, col quale stava seduto a chiacchierare, lì attonito e stupito, senza spiegazioni. Dice poi di essere andato a gettarsi sotto un fico poco distante e, protetto dall’ombra della chioma come a cercare nascondimento, di essersi lasciato andare a un pianto dirotto. Come non pensare all’entrata in scena di Ulisse nel poema omerico che celebra le gesta dell’eroe? La prima impresa narrata è il suo pianto. E anch’egli, apparentemente, sembra avere tutti i motivi per potersi dire appagato: un luogo meraviglioso come dimora, cibo raffinato, una dea innamorata a sua disposizione. Eppure Ulisse avverte un dolore interiore che è proprio la nostalgia di casa, di ciò a cui sente legato il suo destino. Ogni avventura eroica, in fondo, trova compimento nel ritorno a casa, perché esso è immagine di un rientro nell’anima, in se stessi. Dice infatti Agostino, rivolgendosi a Dio: “Sì, perché tu eri dentro di me e io fuori”. La storia dell’uomo è inevitabilmente il realizzarsi di un destino che chiama, di una Itaca che si fa sentire come nostalgia, come sete profonda, come mancanza. E Agostino piange, come ogni uomo che ad un certo punto fa i conti con se stesso. Gli sarebbero mai bastati i piaceri offerti dal mondo, la fama, la ricchezza? Lì, sotto al fico, urlava il suo dolore buttato a terra, mangiato a morsi dal bisogno di essere saziato interiormente, riconoscendo che tutto ciò che fino ad allora aveva riempito il suo desiderio di essere felice, era stato un inganno. Tutto era servito soltanto per tenerlo fuori da se stesso. “Quando dal più segreto fondo della mia anima l’alta meditazione ebbe tratto e ammassato tutta la mia miseria davanti agli occhi del mio cuore, scoppiò una tempesta ingente, grondante un’ingente pioggia di lacrime. Per scaricarla tutta con i suoi strepiti mi alzai e mi allontanai da Alipio, parendomi la solitudine più propizia al travaglio del pianto, quanto bastava perché anche la sua presenza non potesse pesarmi. In questo stato mi trovavo allora, ed egli se ne avvide, perché, penso, mi era sfuggita qualche parola, ove risuonava ormai gravida di pianto la mia voce; e in questo stato mi alzai. Egli dunque rimase ove ci eravamo seduti, immerso nel più grande stupore. Io mi gettai disteso, non so come, sotto una pianta di fico e diedi libero corso alle lacrime. Dilagarono i fiumi dei miei occhi, sacrificio gradevole per te, e ti parlai a lungo, se non in questi termini, in questo senso: “E tu, Signore, fino a quando? Fino a quando, Signore, sarai irritato fino alla fine? Dimentica le nostre passate iniquità “. Sentendomene ancora trattenuto, lanciavo grida disperate: “Per quanto tempo, per quanto tempo il “domani e domani”? Perché non subito, perché non in quest’ora la fine della

Sotto lo sguardo di Maria Regina: Cavasso si riunisce in preghiera

24 agosto 2025 • Chiesa di San Remigio Cavasso: un paese, una comunità e nel cuore Maria Regina Conosciuta in paese come “Madonna di Cavasso” la Festa Beata Vergine Maria Regina è un appuntamento tradizionale per la comunità locale e, insieme a quella di San Remigio, una delle celebrazioni più sentite del paese. Si tiene ogni anno la prima domenica dopo l’Assunta, un tempo occasione speciale per salutare gli emigranti prima della loro ripartenza. Quest’anno, la messa si è tenuta domenica 24 agosto, riunendo la comunità in un momento di fede e condivisione. Il pomeriggio è cominciato alle 17.00, quando i fedeli si sono radunati per la processione recitando Santo Rosario lungo le vie del paese. Alle 17.30 la Santa Messa in chiesa: la liturgia è stata un’opportunità per riflettere sulla figura della Vergine Maria e sulla sua importanza nella vita dei credenti. Al termine della celebrazione, i fedeli presenti si sono riuniti per un momento di convivialità, un’occasione per condividere la gioia di stare insieme in semplicità. Questa festa di paese che accompagnava la “Madonna di Cavasso“, una volta includeva la cuccagna, un gioco popolare che prevedeva la scalata di un palo alto, insaponato o cosparso di grasso, con in cima premi come prodotti tipici come salami o formaggi. In questa festa c’era anche uno spettacolo pirotecnico di “girandole” o luminarie e altri giochi di luci, accompagnati da musica e bancarelle con prodotti tipici, cibo, dolci, biscotti detti “Colaz” e artigianato, che contribuivano a creare un’atmosfera vivace e festosa. La festa era un’occasione per la comunità di riunirsi, rafforzando il senso di appartenenza. Questi eventi erano momenti di aggregazione sociale che univano i festeggiamenti religiosi alle tradizioni popolari. In passato, in Friuli si festeggiava la Madonna Assunta, o “Madona de Avost”, intorno alla terza o quarta domenica di agosto; oggi la festa principale è il 15 agosto. A Cavasso divenne Festa della Beata Vergine Maria Regina e si festeggia tutt’ora alla terza o quarta domenica di agosto. La «Madone d’Avost»: la festa dell’Assunta in Friuli Oggi, il 15 agosto, la Chiesa celebra in tutto il mondo la solennità dell’Assunzione di Maria. Il culto di Maria “Assunta in cielo” si è sviluppato a partire dal V secolo d.C., diffondendosi e radicandosi nella devozione popolare. Nel 1950, papa Pio XII proclamò il dogma con la costituzione apostolica Munificentissimus Deus con la seguente formula: «La Vergine Maria, completato il corso della sua vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo». Ma non è Ferragosto? Il termine “Ferragosto” deriva dalla locuzione latina Feriae Augusti (riposo di Augusto) richiama una festività istituita dall’imperatore Augusto nel 18 a.C. che si aggiungeva alle altre festività cadenti nello stesso mese. Era un periodo di riposo e di festeggiamenti che cadeva il 1º agosto: lo spostamento si deve alla Chiesa, che volle sovrapporre alla ricorrenza laica la solennità dell’Assunzione di Maria. La devozione in Friuli La devozione per la “Sunte” o la “Madone d’Avost” – così si traduce in friulano – è ricchissima nel territorio friulano, sebbene la sua diffusione sia stata “istituzionalizzata” solo nel XVIII secolo. Dapprima, infatti, moltissime chiese oggi intitolate all’Assunta (compresa la Basilica di Aquileia) erano semplicemente intitolate a Santa Maria. La crescita della devozione ha portato alla specifica intitolazione di “Assunta”. (Alcune notizie storiche locali…)

Frate Leone… i luoghi e le persone nel cuore

Il saluto di Frate Leone, 22 agosto 2025 La mia storia scritta sui volti e nei luoghi che ho amato Un intreccio di relazioni e ricordiSe ripenso ai miei 81 anni di vita, mi accorgo che il mio percorso è segnato dall’incontro con un piccolo numero di persone e luoghi che, nel tempo, sono diventati i pilastri della mia esistenza.Sono ambiti in cui abbiamo vissuto, sofferto e gioito insieme, condividendo un pezzo di strada. Ricordo con affetto la figura dei parroci, che un tempo rappresentavano un punto di riferimento definito e ben radicato nella comunità, dove si formava un forte senso di famiglia, fatto di legami indissolubili. Ho sempre cercato di tornare in punta di piedi nei luoghi dove ho vissuto, non per giudicare o per fare paragoni, ma per osservare con gioia e rispetto l’evoluzione delle persone e delle situazioni.Rivedere quei volti, specialmente nella casa di riposo, mi riempie il cuore. Sono brevi visite, ma mi permettono di riallacciare un filo di quelle relazioni più calde, un tempo così intense. Fanna, un luogo che sento mio Torno spesso a Fanna, un luogo che sento mio. Ci vado perché, dopo tanti anni, quel posto continua a darmi pace. Sotto il monte Raut, tra colline e tanto verde, trovo una solitudine che rigenera lo spirito. È una geografia unica nel Friuli, e la lingua che ho imparato a conoscere mi ha aiutato a capire l’anima più profonda di questa terra.Rivedere i volti e ripercorrere le storie mi regala gioia e ristoro. Osservo con discrezione e felicità le virtù e le bellezze che altri hanno saputo costruire. Le mie non sono apparizioni, ma ritorni necessari: sento che il tempo stringe e voglio rivedere i luoghi, come Fanna, che hanno segnato il mio cammino.Quella sensibilità per la sofferenza umana e il bisogno infinito di stare in relazione con gli altri, come compagni di viaggio, mi ha sempre contraddistinto, fin dal mio primo ministero. E ogni volta che torno, c’è un’altra tappa irrinunciabile: la visita a Madonna di Strada, che è stata parte importante del mio percorso spirituale. Frate Leone Nelle foto Frate Leone tra noi, concelebrante della Santa Messa a San Silvestro assieme ai nostri parroci il 22 agosto 2025. La presenza dei frati Francescani a Fanna (1998-2012) Dal 1998 al 2012, i frati hanno svolto un ruolo centrale a Fanna. Inizialmente in cinque, assunsero la guida della parrocchia di San Martino e del Santuario di Madonna di Strada. Questa comunità non si limitava solo al servizio parrocchiale; fungeva anche da centro vocazionale e di accoglienza. La loro presenza si ridusse nel tempo, e alla fine del 2012, anno della loro partenza, la comunità era composta da quattro religiosi. Semplicità e servizio: il segno indelebile dei Frati Francescani nel cuore di Fanna A distanza di anni, il ricordo dei frati francescani che hanno animato la nostra parrocchia di Fanna dal 1998 al 2012 è ancora vivo e suscita un affetto sincero in molti di noi. La loro presenza è stata, ai tempi, una vera ventata di freschezza, dimostrandoci che la Chiesa può essere anche giovane, dinamica, e non solo un luogo per le generazioni più anziane. Con la loro gioia e la loro energia, hanno coinvolto tante persone, rendendo le celebrazioni non solo più intense e curate, ma momenti di vera e sentita comunione. La loro testimonianza andava oltre la liturgia. La Canonica si trasformò in un autentico punto di incontro: un luogo aperto dove si poteva parlare, ridere e mangiare insieme, dove la porta era sempre aperta per accogliere chiunque. Non era solo un edificio, ma il cuore pulsante della comunità. Ogni frate ha lasciato un segno, dimostrando con i fatti che la semplicità e il servizio sono la via per arrivare al cuore delle persone. Sono stati anni preziosi che conserviamo gelosamente. Un grazie grande per la fede e la gioia che ci hanno donato! Ringraziamo Elena Piccoli per le foto

Tra fiamme e stelle: San Lorenzo, un santo sotto il cielo d’agosto

San Lorenzo: L’uomo, il martire, la notte dei desideri Quando il cielo estivo si accende di scie luminose, i nostri pensieri corrono subito a San Lorenzo. Ma chi era davvero questo giovane diacono, martirizzato a Roma e legato per sempre alla notte più suggestiva dell’anno?Spesso lo immaginiamo sulla graticola, simbolo del suo sacrificio estremo. Ma la sua storia è molto più profonda. Lorenzo, custode dei tesori della Chiesa, osò sfidare l’imperatore Valeriano. Richiesto di consegnare le ricchezze, egli non portò oro e argento, ma i poveri, i malati, le vedove: la vera ricchezza di Cristo.È in questo gesto che risiede la sua figura più autentica e rivoluzionaria: un uomo che ha trasformato il concetto di tesoro, dimostrando che la carità vale più di qualsiasi forziere.E le stelle cadenti? Non sono solo le lacrime del suo martirio. Sono, secondo una tradizione meno nota, i carboni ardenti della graticola, lanciati nel cielo da Dio per rendere omaggio al suo fedele servitore. Un atto di giustizia divina che ha trasformato il dolore in uno spettacolo di bellezza eterna.Ecco perché San Lorenzo non è solo il patrono dei cuochi e dei librai, ma è soprattutto il patrono di tutti coloro che cercano la vera ricchezza, che hanno il coraggio di sfidare le convenzioni e che vedono la luce anche nell’oscurità più profonda. La sua storia ci insegna a guardare il cielo, non solo per ammirare le stelle, ma per trovare la nostra stessa scintilla di coraggio. All’interno della chiesetta, un suggestivo affresco che raffigura proprio il martirio di Lorenzo serve da promemoria visivo di questo sacrificio e di questo profondo messaggio di carità. La piccola chiesa di San Lorenzo, incastonata in via Vittorio Veneto a Cavasso Nuovo, racchiude una storia affascinante che affonda le radici nel XV secolo. Anche se la festa del santo cade il 10 agosto, giorno in cui la liturgia ha dovuto cedere il passo alla domenica, la messa in onore di San Lorenzo è stata celebrata l’11, nella cappella annessa alla dimora della famiglia Longo, proprietaria di questo piccolo gioiello. All’interno della chiesetta, il tempo sembra essersi fermato, con un magnifico affresco che cattura un momento drammatico e potente: il martirio del diacono Lorenzo. La narrazione di questo evento, avvenuto a Roma nel III secolo sotto l’imperatore Valeriano, è stata al centro dell’omelia di don Adrian, che ha saputo rendere vivo e attuale l’esempio di questo santo. La celebrazione con Don Riccardo e Don Adrian, e proprio quest’ultimo, durante l’omelia, ha saputo catturare l’attenzione dei presenti con una narrazione suggestiva. Don Adrian ha ripercorso la storia del diacono Lorenzo, martirizzato a Roma nel III secolo durante le persecuzioni dell’imperatore Valeriano. Ha raccontato di come l’imperatore, avido dei tesori dei cristiani, abbia preteso da Lorenzo che glieli mostrasse. La risposta del santo fu un gesto di sublime generosità: non monete o preziosi, ma i poveri, gli storpi, i ciechi e gli zoppi, presentati come il vero tesoro della nascente Chiesa. Don Adrian ha ricordato come l’imperatore, avido e sospettoso, avesse chiesto a Lorenzo di mostrargli i tesori della Chiesa. La risposta di Lorenzo fu una dimostrazione di fede e coraggio che ancora oggi risuona potente: invece di oro e gemme, presentò all’imperatore i poveri, gli storpi, i ciechi e gli zoppi, proclamando con audacia che questi erano i veri tesori della comunità cristiana. San Lorenzo, con il suo gesto, non solo ha sfidato il potere, ma ha offerto un esempio sublime di generosità e carità. La sua vita, terminata nel martirio, è un faro che illumina ancora oggi il cammino di chi cerca un modello di fede autentica. L’omelia ha sottolineato come la figura di San Lorenzo ci insegni a mettere i poveri al centro, a donare la vita per il Vangelo e a riconoscere la dignità in ogni persona, specialmente nelle più vulnerabili. La storia di questa piccola cappella e del suo santo protettore è un promemoria potente di come la fede possa trasformare la vita e di come la carità, più di ogni altra ricchezza, sia il vero e duraturo tesoro. Curiosità su San Lorenzo Se la storia di San Lorenzo ci ha incuriosito, ci sono altri aspetti affascinanti che la rendono ancora più interessante: Il Patrono dei bibliotecari e dei cuochi: San Lorenzo è il patrono di categorie molto diverse tra loro. È considerato il protettore dei cuochi e dei rosticcieri a causa del suo martirio sulla graticola. Al tempo stesso, è anche patrono dei bibliotecari, perché gli fu affidata l’amministrazione dei beni della Chiesa di Roma, che includevano anche i libri sacri e i documenti. Le “lacrime di San Lorenzo”: La pioggia di meteoriti che si verifica intorno al 10 agosto è popolarmente conosciuta come “lacrime di San Lorenzo”. Si narra che siano le lacrime versate dal santo durante il suo martirio o, in un’altra interpretazione, i carboni ardenti della graticola da cui si levò al cielo. San Lorenzo e il Papa: Fu uno dei sette diaconi di Roma, ovvero i più alti esponenti della gerarchia clericale dopo il Papa. A Lorenzo era affidata la gestione dei beni della Chiesa, un ruolo di grande responsabilità che lo portò a scontrarsi con l’avidità delle autorità romane.

Chiedete, cercate, bussate: la preghiera vi trasformerà il cuore

«Signore, insegnaci a pregare» L’invito di Gesù! Non una tecnica, ma una relazione vera: il cuore della preghiera Oggi, domenica 27 luglio, il Vangelo ci mostra Gesù in preghiera. (Lc 11,1-13) La preghiera era il centro della sua vita. Gli evangelisti ci raccontano che la sua giornata iniziava sempre con un momento di preghiera, ritirandosi in un luogo appartato per una comunione intima con suo Padre. Prima dei momenti più importanti, lo vediamo persino pregare per un’intera notte. Gli apostoli, così vicini a Lui, potevano osservare la straordinaria qualità e bellezza di questa preghiera. Per questo gli chiesero: “Signore, insegnaci a pregare”. Gesù non diede una risposta astratta, né insegnò loro una tecnica, ma li invitò a una comunicazione diretta con il Padre. Come diceva Papa Francesco, in questo modo suscita in loro la nostalgia di una relazione personale con Dio. Questa frase mi colpisce profondamente, perché nel cuore sentiamo tutti la nostalgia, il desiderio, di una relazione con Dio che non sia solo virtuale, rituale o meccanica, ma il dono di una persona a un’altra, di Colui che ci ama. Gesù invitò gli apostoli, e invita anche noi, a una comunione con Dio Padre, con la fiducia che riceveremo il suo amore filiale. Egli ci dona questa comunione personale attraverso le parole del Padre Nostro. La versione di San Luca è più breve di quella che troviamo nel Vangelo di San Matteo, eppure contiene già tutti gli elementi fondamentali: la lode del Padre, la dedicazione al Suo regno e alla Sua volontà, la richiesta per i nostri bisogni quotidiani, la disponibilità a perdonare e a essere perdonati, e la richiesta di protezione morale. Il Padre Nostro racchiude tutto ciò che dobbiamo dire a Dio. Basta provare a pregarlo con il cuore, con sincerità, meditando a fondo su ogni singola frase. Cosa significa davvero dire “Padre Nostro”? Dopo averci donato questa preghiera, Gesù ci insegna cosa significa avere Dio come Padre. Non è come l’amico della parabola, quello che inizialmente non voleva dare i tre pani al vicino arrivato all’improvviso, e che cedette solo per l’insistenza dell’amico. Il nostro Padre non è così. Lui è più buono e generoso di tutti i padri terreni, che, come sappiamo, non darebbero mai uno scorpione al figlio che chiede un uovo. Perciò, Gesù ci invita a chiedere, cercare, bussare! Spesso, quando sentiamo questo invito, pensiamo: “Ma non ricevo sempre ciò che chiedo!”. Possiamo davvero pretendere di ottenere tutto ciò che vogliamo? O c’è un mistero che va oltre il nostro controllo? Noi non possiamo controllare Dio! Eppure Gesù ripete: “Chiedete e vi sarà dato”. Forse non riceveremo esattamente ciò che vogliamo, ma il Padre donerà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono. Lo Spirito Santo ci sosterrà in ogni crisi, in ogni circostanza. Dovremmo essere più consapevoli delle grazie e delle benedizioni che abbiamo già ricevuto. Sono davvero tante, e io credo che la preghiera di ringraziamento ci apra alla grazia di Dio. Tra poco andremo all’altare per l’Eucaristia, una parola che significa anche ringraziamento. “In alto i nostri cuori, rendiamo grazie a Dio, perché è buono e giusto!” È giusto ringraziarlo per la vita, per il mondo meraviglioso che ci ha donato, per i nostri parenti e amici. È giusto ringraziarlo per la fede in Dio Padre, per Gesù Cristo che è venuto a noi e ci indica la strada vera da percorrere in questa vita. In uno spirito di ringraziamento, possiamo anche esprimere (come fece Abramo) i nostri bisogni e ciò che attualmente ci pesa sul cuore. Padre Nostro, aiutaci! don Adrian Toffolo

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