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	<title>Tempo d&#8217;avvento &#8211; Parrocchie Cavasso Fanna</title>
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	<title>Tempo d&#8217;avvento &#8211; Parrocchie Cavasso Fanna</title>
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		<title>Avvento&#8230; Fermarsi. Accorgersi. Dedicarsi.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Parrocchie Cavasso Fanna]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Nov 2025 23:54:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attività in Parrocchia]]></category>
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					<description><![CDATA[L’Infinito, nel nostro poco&#8230; AAA&#8230; Attendere, Accogliere, Agire In un’epoca che corre, accumula e consuma, arrivando persino ad anticipare il Natale svuotandolo del suo senso, la Chiesa propone un comportamento controcorrente: fermarsi. L’Avvento non è un’attesa passiva o una parentesi sentimentale, ma una tensione vitale. L&#8217;attesa di Qualcuno che viene per noi. Un’attesa scomoda, ma autentica Alle origini, l&#8217;Avvento non aveva i toni rassicuranti delle luci soffuse. Per i primi cristiani era un tempo austero ed esigente. Attendere Dio significa cambiare atteggiamento interiore, uscire dall’abitudine, lasciarsi destare. La Parola chiama, provoca, risveglia&#8230; La Parola non informa ma trasforma. La vigilanza diventa così uno spazio libero dal rumore per tornare all&#8217;ascolto, un risveglio che rimette in cammino. Il Dio nell’umiltà attraversa passato e futuro Questo tempo si muove in due direzioni. Guarda al passato, alla venuta umile di Cristo nella povertà di un bambino, e si apre al futuro, verso il Suo ritorno. Ma l&#8217;incontro avviene soprattutto nel presente: Dio si manifesta con discrezione nel silenzio che spesso evitiamo e nei volti fragili che incrociamo. L’annuncio è semplice: Dio non cerca l’uomo perfetto, ma quello reale. Come Maria: fare spazio all&#8217;umanità, dare corpo alla Parola Maria è l’esempio di chi sa attendere in modo fecondo. In lei vediamo un cuore libero, capace di ospitare l&#8217;Infinito attraverso un silenzio che custodisce e trasforma la Parola in vita. ll suo &#8220;Eccomi&#8221; è un affidamento attivo che trasforma l’ascolto in vita. Seguire il suo esempio significa smettere di essere spettatori della fede per diventare il luogo in cui Dio continua a farsi uomo, oggi. Quando Dio si fa vivo&#8230; cerchiamolo nel quotidiano Bernardo di Chiaravalle parlava di una &#8220;terza venuta” intermedia: quella visita nascosta di Cristo nel cuore di chi crede. L’Avvento è l&#8217;allenamento a vigilare per riconoscere questa presenza silenziosa, per non mancare l’appuntamento con il Signore che passa ora. Non è un semplice conto alla rovescia per la festa, ma l’arte di fare spazio e accorgersi che Lui è già in cammino verso di noi.]]></description>
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									<h4>AAA&#8230; Attendere, Accogliere, Agire</h4><h6><span style="color: #49009c;">In un’epoca che corre, accumula e consuma, arrivando persino ad anticipare il Natale svuotandolo del suo senso, la Chiesa propone un comportamento controcorrente: fermarsi. L’Avvento non è un’attesa passiva o una parentesi sentimentale, ma una tensione vitale. L&#8217;attesa di Qualcuno che viene per noi.</span></h6><p><strong>Un’attesa scomoda, ma autentica</strong></p><p>Alle origini, l&#8217;Avvento non aveva i toni rassicuranti delle luci soffuse. Per i primi cristiani era un tempo austero ed esigente. Attendere Dio significa cambiare atteggiamento interiore, uscire dall’abitudine, lasciarsi destare. La Parola chiama, provoca, risveglia&#8230; La Parola non informa ma trasforma. La vigilanza diventa così uno spazio libero dal rumore per tornare all&#8217;ascolto, un risveglio che rimette in cammino.</p><p><strong>Il Dio nell’umiltà attraversa passato e futuro</strong></p><p>Questo tempo si muove in due direzioni. Guarda al passato, alla venuta umile di Cristo nella povertà di un bambino, e si apre al futuro, verso il Suo ritorno. Ma l&#8217;incontro avviene soprattutto nel presente: Dio si manifesta con discrezione nel silenzio che spesso evitiamo e nei volti fragili che incrociamo. L’annuncio è semplice: Dio non cerca l’uomo perfetto, ma quello reale.</p><p><strong>Come Maria: fare spazio all&#8217;umanità, dare corpo alla Parola</strong></p><p>Maria è l’esempio di chi sa attendere in modo fecondo. In lei vediamo un cuore libero, capace di ospitare l&#8217;Infinito attraverso un silenzio che custodisce e trasforma la Parola in vita. ll suo &#8220;Eccomi&#8221; è un affidamento attivo che trasforma l’ascolto in vita. Seguire il suo esempio significa smettere di essere spettatori della fede per diventare il luogo in cui Dio continua a farsi uomo, oggi.</p><p><strong>Quando Dio si fa vivo&#8230; cerchiamolo nel quotidiano</strong></p><p>Bernardo di Chiaravalle parlava di una &#8220;terza venuta” intermedia: quella visita nascosta di Cristo nel cuore di chi crede. L’Avvento è l&#8217;allenamento a vigilare per riconoscere questa presenza silenziosa, per non mancare l’appuntamento con il Signore che passa ora. Non è un semplice conto alla rovescia per la festa, ma l’arte di fare spazio e accorgersi che Lui è già in cammino verso di noi.</p>								</div>
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		<title>Verso l&#8217;Avvento con un Ringraziamento</title>
		<link>https://www.parrocchiecavassofanna.com/avvento-ringraziamento-2025/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Parrocchie Cavasso Fanna]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Nov 2025 21:31:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attività in Parrocchia]]></category>
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					<description><![CDATA[1° domenica di Avvento&#8230; con un Grazie tra le mani Domenica 30 novembre 2025 a Cavasso nella chiesa di San Remigio abbiamo iniziato il cammino dell&#8217;Avvento, ritrovandoci come comunità per celebrare la Messa di Ringraziamento.  Restare svegli nell&#8217;attesa In questa prima domenica d&#8217;Avvento, abbiamo acceso la prima candela della corona: la candela della vigilanza. Questo gesto ci ricorda che il Signore può manifestarsi in ogni istante; il nostro compito è farci trovare pronti, accogliendolo con il cuore aperto. Il Vangelo ci ha rivolto un invito dolce ma risoluto: &#8220;Vegliate&#8221;. Abbiamo compreso che la nostra vita è un&#8217;attesa luminosa. Vegliare significa coltivare un &#8220;cuore attento&#8221;. Come abbiamo recitato insieme nella preghiera, vegliare è credere che la Luce di Dio possa rischiarare le nostre vite anche nei momenti più bui. Il lavoro come preghiera Durante la celebrazione abbiamo portato all&#8217;altare la fatica e la gioia del lavoro quotidiano. Abbiamo reso grazie al Signore che &#8220;visita la terra e la disseta&#8221;, invocando la Sua benedizione sui germogli e sul frumento che cresce. L’omelia di don Alex ha favorito dialogo tra generazioni: un bambino, un ragazzo, un genitore e un nonno sono stati chiamati a testimoniare in breve la propria gratitudine. Insieme a loro, la nostra preghiera si è alzata per la dignità di ogni lavoratore e per un mondo più equo, dove i frutti della terra siano realmente condivisi tra tutti. Un debito di gratitudine verso il Creato Il &#8220;grazie&#8221; ha trovato espressione concreta nei doni dei produttori locali, che hanno portato all&#8217;altare i cesti con i frutti della loro fatica come segno di riconoscenza a Dio. Al termine della Messa, in Piazza del Pino, don Alex ha benedetto i mezzi agricoli e gli strumenti di lavoro, affidandoli al Signore come mezzi per sostenerci nel vivere L&#8217;impegno per il futuro La celebrazione si è conclusa con l&#8217;impegno a custodire la speranza e a promuovere il rispetto per il creato. La preghiera finale ci ha ricordato che benedire l’opera delle mani dell’uomo significa partecipare al disegno di salvezza di Dio.]]></description>
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									<h6><strong>Domenica 30 novembre 2025 a Cavasso nella chiesa di San Remigio</strong> abbiamo iniziato il cammino dell&#8217;Avvento, ritrovandoci come comunità per celebrare la <strong>Messa di Ringraziamento</strong>. </h6>								</div>
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									<h6><strong>Restare svegli nell&#8217;attesa</strong></h6><p>In questa prima domenica d&#8217;Avvento, abbiamo acceso la prima candela della corona: la <strong>candela della vigilanza</strong>. Questo gesto ci ricorda che il Signore può manifestarsi in ogni istante; il nostro compito è farci trovare pronti, accogliendolo con il cuore aperto.</p><p>Il Vangelo ci ha rivolto un invito dolce ma risoluto: <strong><em>&#8220;Vegliate&#8221;</em></strong>. Abbiamo compreso che la nostra vita è un&#8217;attesa luminosa. Vegliare significa coltivare un &#8220;cuore attento&#8221;. Come abbiamo recitato insieme nella preghiera, vegliare è credere che la Luce di Dio possa rischiarare le nostre vite anche nei momenti più bui.</p><h6><strong>Il lavoro come preghiera</strong></h6><p>Durante la celebrazione abbiamo portato all&#8217;altare la fatica e la gioia del lavoro quotidiano. Abbiamo reso grazie al Signore che &#8220;visita la terra e la disseta&#8221;, invocando la Sua benedizione sui germogli e sul frumento che cresce.</p><p>L’omelia di don Alex ha favorito dialogo tra generazioni: un bambino, un ragazzo, un genitore e un nonno sono stati chiamati a testimoniare in breve la propria gratitudine. Insieme a loro, la nostra preghiera si è alzata per la dignità di ogni lavoratore e per un mondo più equo, dove i frutti della terra siano realmente condivisi tra tutti.</p><h6><strong>Un debito di gratitudine verso il Creato</strong></h6><p>Il &#8220;grazie&#8221; ha trovato espressione concreta nei doni dei produttori locali, che hanno portato all&#8217;altare i cesti con i frutti della loro fatica come segno di riconoscenza a Dio. Al termine della Messa, in Piazza del Pino, don Alex ha benedetto i mezzi agricoli e gli strumenti di lavoro, affidandoli al Signore come mezzi per sostenerci nel vivere</p><h6><strong>L&#8217;impegno per il futuro</strong></h6><p>La celebrazione si è conclusa con l&#8217;impegno a custodire la speranza e a promuovere il rispetto per il creato. La preghiera finale ci ha ricordato che benedire l’opera delle mani dell’uomo significa partecipare al disegno di salvezza di Dio.</p>								</div>
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		<title>Avvento, tempo di attesa e di speranza</title>
		<link>https://www.parrocchiecavassofanna.com/avvento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Riccardo Mior]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Dec 2024 07:27:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attività in Parrocchia]]></category>
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					<description><![CDATA[L&#8217;Avvento Tempo di attesa Come ogni anno, il 25 dicembre celebreremo la grande solennità di Natale, in cui ricorderemo l’evento della nascita di Gesù, della venuta di Dio in mezzo a noi. Come ogni incontro veramente importante, quello con il Bambino di Betlemme necessita di una preparazione: il tempo di avvento, che sta volgendo al termine, ci permette di entrare in quella dimensione di attesa che tante volte viviamo con impazienza e fatica. Ci invita a rallentare, a dare il peso giusto ai giorni che passano, a preparare il cuore per accogliere la venuta del Signore in mezzo a noi. Una nascita a lungo attesa Il popolo d’Israele aveva avuto bisogno di un lungo cammino storico per accogliere la fede in un unico Dio, per stringere con lui un rapporto di alleanza, per conoscerlo poco a poco attraverso la parola dei profeti. Lungo questo cammino, durato secoli, da Abramo a Mosè, al re Davide e ai suoi discendenti fino a Giuseppe di Nazaret, in mezzo a guerre e a invasioni, nel popolo ebraico era cresciuta costantemente l’attesa di un Salvatore, di un intervento definitivo con cui Dio si sarebbe fatto vedere e avrebbe finalmente instaurato il suo regno sulla terra. Tutta questa attesa ha creato le condizioni perché gli uomini potessero accogliere la nascita di Gesù e potessero riconoscere in lui la presenza di Dio in mezzo a noi Ogni anno la Chiesa vive le quattro settimane di avvento come un tempo spirituale in cui rimettere al centro della nostra vita il senso dell’attesa della venuta (in latino adventus, da cui il termine “avvento”) di Gesù in mezzo a noi. La corona La tradizione di realizzare nelle nostre chiese ma anche nelle nostre case una corona dell’avvento ci permette di avere davanti agli occhi un segno visibile di questo tempo di attesa: una ghirlanda di rami sempreverdi (colore della speranza in una vita capace di resistere al gelo invernale e di resta in attesa della bella stagione) variamente decorata su cui sono inserite quattro candele, una per ogni domenica d’Avvento. Le candele possono avere i colori più svariati, ma spesso si sceglie di adottare il colore liturgico della domenica corrispondente, cioè quello dei paramenti usati dal sacerdote durante la celebrazione dell’eucarestia: il viola, colore penitenziale dell’attesa, per la prima, la seconda e la quarta domenica di avvento, mentre la terza domenica, associata al tema della gioia, può essere di colore rosa. La tradizione popolare ha attribuito a ciascuna candela un significato particolare, associandola a un personaggio o a un luogo legato all’attesa di Gesù: La prima candela è detta &#8220;del Profeta&#8221; poiché ricorda le profezie sulla venuta del Messia. La seconda candela è detta &#8220;di Betlemme&#8221;, per ricordare la città in cui è nato il Messia. La terza candela è detta &#8220;dei pastori&#8221; i primi che videro ed adorarono il Messia. La quarta candela è detta &#8220;degli Angeli&#8221;, i primi ad annunciare al mondo la nascita del Messia. Custodi e testimoni della luce Accendere una candela ogni domenica ci restituisce il fatto che, con il passare di queste quattro settimane, c’è un crescendo di luce e di calore fino al giorno in cui, il 25 dicembre, ricorderemo la venuta del mondo di Gesù, che è “la luce vera, quella che illumina ogni uomo” (Gv 1,9), come sentiremo proclamare il giorno di Natale. Non le luci elettriche, che pur decorano le nostre case e le nostre città, ma la fiamma viva del fuoco, che ci affascina e ci trasmette un senso di calore e di fiducia. Allo stesso tempo però, la fiamma della candela è fragile, basta un colpo d’aria per spegnerla, e questo perché la anche la fede, anche il nostro rapporto con Dio, come tutte le cose belle e buone della vita ha bisogno di essere continuamente alimentata e custodita in attesa che il Signore venga a visitarci. Don Riccardo Mior #Avvento, #TempodiAttesa, #Natale, #Gesù, #Riflessioni, #Tradizioni, #Speranza, #Luce, #CoronadellAvvento, #Preghiera, #PreparazionealNatale, #Gioia, #Pace, #Comunità, #Chiesa, #Bibbia, #Profezia, #Betlemme, #Pastori, #Angeli]]></description>
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									<h5><strong>Tempo di attesa</strong></h5>								</div>
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									<p><strong>Come ogni anno, il 25 dicembre celebreremo la grande solennità di Natale, in cui ricorderemo l’evento della nascita di Gesù, della venuta di Dio in mezzo a noi.</strong></p><p>Come ogni incontro veramente importante, quello con il Bambino di Betlemme necessita di una preparazione: il tempo di avvento, che sta volgendo al termine, ci permette di entrare in quella dimensione di attesa che tante volte viviamo con impazienza e fatica. Ci invita a rallentare, a dare il peso giusto ai giorni che passano, a preparare il cuore per accogliere la venuta del Signore in mezzo a noi.</p>								</div>
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					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Una nascita</h2>				</div>
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					<h5 class="elementor-heading-title elementor-size-default">a lungo attesa</h5>				</div>
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									<p>Il popolo d’Israele aveva avuto bisogno di un lungo cammino storico per accogliere la fede in un unico Dio, per stringere con lui un rapporto di alleanza, per conoscerlo poco a poco attraverso la parola dei profeti. Lungo questo cammino, durato secoli, da Abramo a Mosè, al re Davide e ai suoi discendenti fino a Giuseppe di Nazaret, in mezzo a guerre e a invasioni, nel popolo ebraico era cresciuta costantemente l’attesa di un Salvatore, di un intervento definitivo con cui Dio si sarebbe fatto vedere e avrebbe finalmente instaurato il suo regno sulla terra.</p><p>Tutta questa attesa ha creato le condizioni perché gli uomini potessero accogliere la nascita di Gesù e potessero riconoscere in lui la presenza di Dio in mezzo a noi</p>								</div>
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									<p> </p><p><strong>Ogni anno la Chiesa vive le quattro settimane di avvento come un tempo spirituale in cui rimettere al centro della nostra vita il senso dell’attesa della venuta (in latino <em>adventus</em>, da cui il termine “avvento”) di Gesù in mezzo a noi.</strong></p>								</div>
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					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default">La corona</h2>				</div>
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									<p><strong>La tradizione di realizzare nelle nostre chiese ma anche nelle nostre case una corona dell’avvento ci permette di avere davanti agli occhi un segno visibile di questo tempo di attesa: una ghirlanda di rami sempreverdi (colore della speranza in una vita capace di resistere al gelo invernale e di resta in attesa della bella stagione) variamente decorata su cui sono inserite quattro candele, una per ogni domenica d’Avvento.</strong></p>								</div>
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									<p>Le candele possono avere i colori più svariati, ma spesso si sceglie di adottare il <strong>colore liturgico della domenica corrispondente</strong>, cioè quello dei paramenti usati dal sacerdote durante la celebrazione dell’eucarestia: il <strong>viola</strong>, colore penitenziale dell’attesa, per la prima, la seconda e la quarta domenica di avvento, mentre la terza domenica, associata al tema della gioia, può essere di colore <strong>rosa</strong>.</p>								</div>
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									<p>La tradizione popolare ha attribuito a ciascuna candela un significato particolare, associandola a un personaggio o a un luogo legato all’attesa di Gesù:</p>								</div>
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					<div class="wpr-feature-list-wrap"><ul class="wpr-feature-list"><li class="wpr-feature-list-item elementor-repeater-item-40c4dbe"><div class="wpr-feature-list-icon-wrap"><span class="wpr-feature-list-line"></span><div class="wpr-feature-list-icon-inner-wrap"><svg aria-hidden="true" class="e-font-icon-svg e-fab-hotjar" viewBox="0 0 448 512" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><path d="M414.9 161.5C340.2 29 121.1 0 121.1 0S222.2 110.4 93 197.7C11.3 252.8-21 324.4 14 402.6c26.8 59.9 83.5 84.3 144.6 93.4-29.2-55.1-6.6-122.4-4.1-129.6 57.1 86.4 165 0 110.8-93.9 71 15.4 81.6 138.6 27.1 215.5 80.5-25.3 134.1-88.9 148.8-145.6 15.5-59.3 3.7-127.9-26.3-180.9z"></path></svg></div></div><div class="wpr-feature-list-content-wrap"><h2 class="wpr-feature-list-title"><a class="wpr-feature-list-url" target="_blank" rel="nofollow">La prima candela è detta "del Profeta"</a></h2><p class="wpr-feature-list-description">poiché ricorda le profezie sulla venuta del Messia.</p></div></li><li class="wpr-feature-list-item elementor-repeater-item-77ced71"><div class="wpr-feature-list-icon-wrap"><span class="wpr-feature-list-line"></span><div class="wpr-feature-list-icon-inner-wrap"><svg aria-hidden="true" class="e-font-icon-svg e-fab-hotjar" viewBox="0 0 448 512" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><path d="M414.9 161.5C340.2 29 121.1 0 121.1 0S222.2 110.4 93 197.7C11.3 252.8-21 324.4 14 402.6c26.8 59.9 83.5 84.3 144.6 93.4-29.2-55.1-6.6-122.4-4.1-129.6 57.1 86.4 165 0 110.8-93.9 71 15.4 81.6 138.6 27.1 215.5 80.5-25.3 134.1-88.9 148.8-145.6 15.5-59.3 3.7-127.9-26.3-180.9z"></path></svg></div></div><div class="wpr-feature-list-content-wrap"><h2 class="wpr-feature-list-title"><a class="wpr-feature-list-url" target="_blank" rel="nofollow">La seconda candela è detta "di Betlemme", </a></h2><p class="wpr-feature-list-description">per ricordare la città in cui è nato il Messia.</p></div></li><li class="wpr-feature-list-item elementor-repeater-item-2118a02"><div class="wpr-feature-list-icon-wrap"><span class="wpr-feature-list-line"></span><div class="wpr-feature-list-icon-inner-wrap"><svg aria-hidden="true" class="e-font-icon-svg e-fab-hotjar" viewBox="0 0 448 512" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><path d="M414.9 161.5C340.2 29 121.1 0 121.1 0S222.2 110.4 93 197.7C11.3 252.8-21 324.4 14 402.6c26.8 59.9 83.5 84.3 144.6 93.4-29.2-55.1-6.6-122.4-4.1-129.6 57.1 86.4 165 0 110.8-93.9 71 15.4 81.6 138.6 27.1 215.5 80.5-25.3 134.1-88.9 148.8-145.6 15.5-59.3 3.7-127.9-26.3-180.9z"></path></svg></div></div><div class="wpr-feature-list-content-wrap"><h2 class="wpr-feature-list-title"><a class="wpr-feature-list-url" target="_blank" rel="nofollow">La terza candela è detta "dei pastori"</a></h2><p class="wpr-feature-list-description">i primi che videro ed adorarono il Messia.</p></div></li><li class="wpr-feature-list-item elementor-repeater-item-3a7c46d"><div class="wpr-feature-list-icon-wrap"><span class="wpr-feature-list-line"></span><div class="wpr-feature-list-icon-inner-wrap"><svg aria-hidden="true" class="e-font-icon-svg e-fab-hotjar" viewBox="0 0 448 512" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><path d="M414.9 161.5C340.2 29 121.1 0 121.1 0S222.2 110.4 93 197.7C11.3 252.8-21 324.4 14 402.6c26.8 59.9 83.5 84.3 144.6 93.4-29.2-55.1-6.6-122.4-4.1-129.6 57.1 86.4 165 0 110.8-93.9 71 15.4 81.6 138.6 27.1 215.5 80.5-25.3 134.1-88.9 148.8-145.6 15.5-59.3 3.7-127.9-26.3-180.9z"></path></svg></div></div><div class="wpr-feature-list-content-wrap"><h2 class="wpr-feature-list-title"><a class="wpr-feature-list-url" target="_blank" rel="nofollow">La quarta candela è detta "degli Angeli", </a></h2><p class="wpr-feature-list-description">i primi ad annunciare al mondo la nascita del Messia.</p></div></li></ul></div>				</div>
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									<h3><strong>Custodi e testimoni della luce</strong></h3>								</div>
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									<p>Accendere una candela ogni domenica ci restituisce il fatto che, con il passare di queste quattro settimane, c’è un crescendo di luce e di calore fino al giorno in cui, il 25 dicembre, ricorderemo la venuta del mondo di Gesù, che è <strong><em>“la luce vera, quella che illumina ogni uomo”</em> </strong>(Gv 1,9), come sentiremo proclamare il giorno di Natale.</p><p>Non le luci elettriche, che pur decorano le nostre case e le nostre città, ma la fiamma viva del fuoco, che ci affascina e ci trasmette un senso di calore e di fiducia. Allo stesso tempo però, la fiamma della candela è fragile, basta un colpo d’aria per spegnerla, e questo perché la anche la fede, anche il nostro rapporto con Dio, come tutte le cose belle e buone della vita ha bisogno di essere continuamente alimentata e custodita in attesa che il Signore venga a visitarci.</p>								</div>
				</div>
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									<p style="text-align: right;"><em>Don Riccardo Mior<br /></em></p>								</div>
				</div>
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