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		<title>Sotto il manto di Maria Regina: Cavasso si unisce in preghiera</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Parrocchie Cavasso Fanna]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Aug 2025 19:21:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[24 agosto 2025 • Chiesa di San Remigio Cavasso: un paese, una comunità e nel cuore Maria Regina Conosciuta in paese come &#8220;Madonna di Cavasso&#8221; la Festa Beata Vergine Maria Regina è un appuntamento tradizionale per la comunità locale e, insieme a quella di San Remigio, una delle celebrazioni più sentite del paese. Si tiene ogni anno la prima domenica dopo l&#8217;Assunta, un tempo occasione speciale per salutare gli emigranti prima della loro ripartenza. Quest&#8217;anno, la messa si è tenuta domenica 24 agosto, riunendo la comunità in un momento di fede e condivisione. Il pomeriggio è cominciato alle 17.00, quando i fedeli si sono radunati per la processione recitando Santo Rosario lungo le vie del paese. Alle 17.30 la Santa Messa in chiesa: la liturgia è stata un&#8217;opportunità per riflettere sulla figura della Vergine Maria e sulla sua importanza nella vita dei credenti. Al termine della celebrazione, i fedeli presenti si sono riuniti per un momento di convivialità, un&#8217;occasione per condividere la gioia di stare insieme in semplicità. Questa festa di paese che accompagnava la &#8220;Madonna di Cavasso“, una volta includeva la cuccagna, un gioco popolare che prevedeva la scalata di un palo alto, insaponato o cosparso di grasso, con in cima premi come prodotti tipici come salami o formaggi. In questa festa c’era anche uno spettacolo pirotecnico di &#8220;girandole&#8221; o luminarie e altri giochi di luci, accompagnati da musica e bancarelle con prodotti tipici, cibo, dolci, biscotti detti “Colaz” e artigianato, che contribuivano a creare un&#8217;atmosfera vivace e festosa. La festa era un&#8217;occasione per la comunità di riunirsi, rafforzando il senso di appartenenza. Questi eventi erano momenti di aggregazione sociale che univano i festeggiamenti religiosi alle tradizioni popolari. In passato, in Friuli si festeggiava la Madonna Assunta, o &#8220;Madona de Avost&#8221;, intorno alla terza o quarta domenica di agosto; oggi la festa principale è il 15 agosto. A Cavasso divenne Festa della Beata Vergine Maria Regina e si festeggia tutt&#8217;ora alla terza o quarta domenica di agosto. La «Madone d’Avost»: la festa dell’Assunta in Friuli Oggi, il 15 agosto, la Chiesa celebra in tutto il mondo la solennità dell’Assunzione di Maria. Il culto di Maria “Assunta in cielo” si è sviluppato a partire dal V secolo d.C., diffondendosi e radicandosi nella devozione popolare. Nel 1950, papa Pio XII proclamò il dogma con la costituzione apostolica Munificentissimus Deus con la seguente formula: «La Vergine Maria, completato il corso della sua vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo». Ma non è Ferragosto? Il termine “Ferragosto” deriva dalla locuzione latina Feriae Augusti (riposo di Augusto) richiama una festività istituita dall’imperatore Augusto nel 18 a.C. che si aggiungeva alle altre festività cadenti nello stesso mese. Era un periodo di riposo e di festeggiamenti che cadeva il 1º agosto: lo spostamento si deve alla Chiesa, che volle sovrapporre alla ricorrenza laica la solennità dell’Assunzione di Maria. La devozione in Friuli La devozione per la “Sunte” o la “Madone d’Avost” – così si traduce in friulano – è ricchissima nel territorio friulano, sebbene la sua diffusione sia stata “istituzionalizzata” solo nel XVIII secolo. Dapprima, infatti, moltissime chiese oggi intitolate all’Assunta (compresa la Basilica di Aquileia) erano semplicemente intitolate a Santa Maria. La crescita della devozione ha portato alla specifica intitolazione di “Assunta”. (Alcune notizie storiche locali&#8230;)]]></description>
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					<h5 class="elementor-heading-title elementor-size-default">24 agosto 2025 • Chiesa di San Remigio </h5>				</div>
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					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Cavasso: un paese, una comunità e nel cuore Maria Regina</h2>				</div>
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									<h6>Conosciuta in paese come<strong> &#8220;Madonna di Cavasso&#8221;</strong> la Festa Beata Vergine Maria Regina è un appuntamento tradizionale per la comunità locale e, insieme a quella di San Remigio, una delle celebrazioni più sentite del paese. Si tiene ogni anno la prima domenica dopo l&#8217;Assunta, un tempo occasione speciale per salutare gli emigranti prima della loro ripartenza.</h6><h6><br />Quest&#8217;anno, la messa si è tenuta domenica 24 agosto, riunendo la comunità in un momento di fede e condivisione. Il pomeriggio è cominciato alle 17.00, quando i fedeli si sono radunati per la processione recitando Santo Rosario lungo le vie del paese. Alle 17.30 la Santa Messa in chiesa: la liturgia è stata un&#8217;opportunità per riflettere sulla figura della Vergine Maria e sulla sua importanza nella vita dei credenti.</h6><h6><br />Al termine della celebrazione, i fedeli presenti si sono riuniti per un momento di convivialità, un&#8217;occasione per condividere la gioia di stare insieme in semplicità. </h6>								</div>
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									<p>Questa festa di paese che accompagnava la <strong>&#8220;Madonna di Cavasso“</strong>, una volta includeva la cuccagna, un gioco popolare che prevedeva la scalata di un palo alto, insaponato o cosparso di grasso, con in cima premi come prodotti tipici come salami o formaggi. In questa festa c’era anche uno spettacolo pirotecnico di &#8220;girandole&#8221; o luminarie e altri giochi di luci, accompagnati da musica e bancarelle con prodotti tipici, cibo, dolci, biscotti detti “Colaz” e artigianato, che contribuivano a creare un&#8217;atmosfera vivace e festosa.<br />La festa era un&#8217;occasione per la comunità di riunirsi, rafforzando il senso di appartenenza. Questi eventi erano momenti di aggregazione sociale che univano i festeggiamenti religiosi alle tradizioni popolari. </p><p>In passato, in Friuli si festeggiava la Madonna Assunta, o <strong>&#8220;Madona de Avost&#8221;</strong>, intorno alla terza o quarta domenica di agosto; oggi la festa principale è il 15 agosto.</p><p>A Cavasso divenne<strong> Festa della Beata Vergine Maria Regina</strong> e si festeggia tutt&#8217;ora alla terza o quarta domenica di agosto.</p>								</div>
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				<b>La «Madone d’Avost»: la festa dell’Assunta in Friuli</b><br>
Oggi, il 15 agosto, la Chiesa celebra in tutto il mondo la solennità dell’Assunzione di Maria. Il culto di Maria “Assunta in cielo” si è sviluppato a partire dal V secolo d.C., diffondendosi e radicandosi nella devozione popolare. Nel 1950, papa Pio XII proclamò il dogma con la costituzione apostolica Munificentissimus Deus con la seguente formula: «La Vergine Maria, completato il corso della sua vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo».
<br><b>Ma non è Ferragosto?</b><br>
Il termine “Ferragosto” deriva dalla locuzione latina Feriae Augusti (riposo di Augusto) richiama una festività istituita dall’imperatore Augusto nel 18 a.C. che si aggiungeva alle altre festività cadenti nello stesso mese. Era un periodo di riposo e di festeggiamenti che cadeva il 1º agosto: lo spostamento si deve alla Chiesa, che volle sovrapporre alla ricorrenza laica la solennità dell’Assunzione di Maria.
<br>
<b>La devozione in Friuli</b><br>
La devozione per la “Sunte” o la “Madone d’Avost” – così si traduce in friulano – è ricchissima nel territorio friulano, sebbene la sua diffusione sia stata “istituzionalizzata” solo nel XVIII secolo. Dapprima, infatti, moltissime chiese oggi intitolate all’Assunta (compresa la Basilica di Aquileia) erano semplicemente intitolate a Santa Maria. La crescita della devozione ha portato alla specifica intitolazione di “Assunta”.
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											<cite class="elementor-blockquote__author">(Alcune notizie storiche locali...)</cite>
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		<title>Castel Mizza, un custode silenzioso</title>
		<link>https://www.parrocchiecavassofanna.com/castel-mizza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Parrocchie Cavasso Fanna]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Jan 2025 14:29:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Racconti Testimonianze]]></category>
		<category><![CDATA[Storia locale]]></category>
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					<description><![CDATA[Tracce di un passato sperduto Partendo da una delle borgate di Cavasso, è possibile raggiungere un piccoli sito suggestivo nel quale giacciono silenziose e inosservate le tracce di un passato quasi sperduto: i ruderi di Castel Mizza. Si sale dalla borgata &#8220;Vescovi&#8221; percorrendo un sentiero nel bosco per una ventina di minuti. Il Castel Mizza faceva parte di una schiera di castelli sorti sui rilievi all’imbocco delle vallate tra il Livenza e il Tagliamento. Le origini di questi castelli risalgono al 1000-1200 ca. La maggior parte dei castelli comunicava visivamente con gli altri sorti nel circondato, come Toppo, Meduno e Solimbergo; si pensa che  tramite l’accensione di fuochi fosse possibile segnalare agli altri fortini una situazione di pericolo o potenziale emergenza. Dalla seconda metà del Cinquecento con l&#8217;ascesa del dominio veneziano, (tra il 1400 e il 1420) i castelli dell&#8217;arco pedemontano perdettero la loro funzione di roccaforti difensive. Considerato che anche come residenza erano angusti e scomodi, vennero progressivamente abbandonati. Castel Mizza, tra i ruderi i sussurri del passato Si dice che il castello sia sorto sulle fondamenta di un antico fortilizio romano, un baluardo di notevoli dimensioni. I resti delle due torri esterne e delle mura perimetrali danno un&#8217;idea della sua lunghezza, quasi a voler dominare l&#8217;intero crinale. Per guadagnare un po&#8217; di spazio, i costruttori crearono un ampio terrazzamento nel versante sud, un&#8217;opera d&#8217;ingegno sorretta da robuste mura che ancora oggi resistono. Miti e misteri tra le mura Con l&#8217;arrivo della Serenissima, i castelli persero la loro importanza strategica. Erano troppo scomodi, angusti e freddi per continuare a vivere. Così, a partire dal Cinquecento, vennero gradualmente abbandonati, e i signori del tempo, come i Polcenigo, si trasferirono a valle, costruendo il Palazzo Ardit e il Palazzàt, dimore più confortevoli. Ma le storie del castello non sono morte con il suo declino. Si narra che uno dei modi per segnalare l&#8217;arrivo di nemici, come i temibili Magiari o i Turchi, fosse accendere grandi fuochi con erba bagnata, creando un&#8217;alta colonna di fumo che si innalzava verso il cielo, un&#8217;immagine vivida e potente che doveva terrorizzare gli invasori. Una delle leggende più radicate, sebbene poco probabile, racconta di una rete di passaggi sotterranei che collegavano i castelli tra loro. Un mistero che ha affascinato intere generazioni di ragazzi, che si sono avventurati in esplorazioni spericolate alla ricerca di quei tunnel segreti. Chissà quanti sogni di avventura sono nati da questa leggenda! Un&#8217;altra storia popolare narra di un assedio. I difensori, ormai senza più cibo né armi, lanciarono contro gli assalitori le loro ultime due forme di formaggio. I nemici, credendo che il castello fosse ancora ricco di viveri, rinunciarono all&#8217;attacco e si ritirarono. Un gesto di astuzia che, seppur bizzarro, ci fa riflettere sull&#8217;ingegno e la disperazione che possono nascere in tempi di guerra. E per i ragazzi del borgo, il colle del Mizza era un vero e proprio campo di battaglia. Le due cime, che con un po&#8217; di fantasia sembrano due fortini contrapposti, erano il teatro di epiche simulazioni di guerra. Divisi in due squadre, si sfidavano a colpi di finta spada per conquistare il forte avversario, in una lotta che univa il gioco alla storia, il presente al passato. E nelle sere d&#8217;autunno, quando l&#8217;aria si fa frizzante, il colle si trasformava in un luogo di ritrovo. Sotto la luce della luna, i ragazzi andavano a raccogliere le castagne nei boschi e poi le arrostivano, creando un&#8217;atmosfera magica e conviviale, un piccolo rito che si perdeva tra il fumo delle caldarroste e il profumo del bosco. Castel Mizza non è solo un ammasso di pietre, ma un luogo intriso di storia, leggende e ricordi, dove il passato si fonde con il presente in un racconto senza tempo.]]></description>
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									<p><strong>Partendo da una delle borgate di Cavasso, è possibile raggiungere un piccoli sito suggestivo nel quale giacciono silenziose e inosservate le tracce di un passato quasi sperduto: i ruderi di Castel Mizza. Si sale dalla borgata &#8220;Vescovi&#8221; percorrendo un sentiero nel bosco per una ventina di minuti.</strong></p>								</div>
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									<p>Il Castel Mizza faceva parte di una schiera di castelli sorti sui rilievi all’imbocco delle<br />vallate tra il Livenza e il Tagliamento. Le origini di questi castelli risalgono al 1000-1200 ca.</p><p>La maggior parte dei castelli comunicava visivamente con gli altri sorti nel circondato, come Toppo, Meduno e Solimbergo; si pensa che  tramite l’accensione di fuochi fosse possibile segnalare agli altri fortini una situazione di pericolo o potenziale emergenza.</p><p>Dalla seconda metà del Cinquecento con l&#8217;ascesa del dominio veneziano, (tra il 1400 e il 1420) i castelli dell&#8217;arco pedemontano perdettero la loro funzione di roccaforti difensive.<br />Considerato che anche come residenza erano angusti e scomodi, vennero progressivamente abbandonati.</p>								</div>
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					<h3 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Castel Mizza, tra i ruderi i sussurri del passato</h3>				</div>
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