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	<title>Miracoli &#8211; Parrocchie Cavasso Fanna</title>
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	<title>Miracoli &#8211; Parrocchie Cavasso Fanna</title>
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		<title>Il segreto di Santa Rita per superare l’impossibile</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Parrocchie Cavasso Fanna]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 May 2025 21:29:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attività in Parrocchia]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti Testimonianze]]></category>
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					<description><![CDATA[Santuario di Madonna di Strada Il segreto di Santa Rita: trasformare il dolore in Amore Santa Rita: Sposa, Madre, Santa. La vita di Santa Rita da Cascia non è solo un inno alla pazienza e alla preghiera, ma un intreccio sorprendente di simboli, un percorso di tenacia che trasforma il dolore in forza e il sacrificio in un miracolo. A differenza di tante altre figure spirituali, la sua santità non sboccia in un eremo lontano dal mondo, ma nella complessità della vita quotidiana: come sposa, madre e poi, in tarda età, monaca agostiniana. La sua storia continua a infondere una speranza che non appassisce mai. Il profumo delle rose, il valore di un nome Una rosa per Santa Rita La Messa del 22 maggio per la festa di Santa Rita è sempre un momento speciale per me. Quest&#8217;anno, a Madonna di Strada, è stata davvero suggestiva, con le due parrocchie unite. Vedere tutte quelle persone con le rose in mano, pronte a farle benedire, mi ha toccata nel profondo. I nostri parroci, don Dario, don Alex, don Adrian e don Riccardo, hanno concelebrato e l&#8217;atmosfera era davvero intima. C&#8217;è stato un momento in particolare che non dimenticherò: una signora si è avvicinata e ha offerto ai sacerdoti delle rose bianche profumate. In quell&#8217;istante, mi è tornato in mente il miracolo di Santa Rita, quando, malata, chiese una rosa alla cugina. Il giardino era coperto di neve, ma la cugina, pur di esaudire quel desiderio, andò lo stesso e rimase sconcertata nel trovare un roseto fiorito. Per me, il 22 maggio è un giorno che mi ricorda la Santa degli impossibili, una donna che, nonostante una vita di sofferenze, ha superato ogni cosa grazie alla sua fede incrollabile. È questo il messaggio che mi porto nel cuore. Il valore di un nome Il mio nome, Rita, ha un valore grande per me, un legame che risale al giorno della mia nascita. Dopo il parto, mia mamma non stava bene, era in condizioni critiche, ma la sua fede era incrollabile. Si rivolse a Santa Rita con una preghiera: &#8220;Se salvi me e la mia bambina, ti prometto che verrò a ringraziarti&#8221;. Quando fu il momento di battezzarmi, il prete si rifiutò di chiamarmi solo Rita, perché diceva che non era un nome da santa; mio padre fu irremovibile: &#8220;O la chiami Rita, o non la battezzo&#8221;. Alla fine, trovarono un compromesso e mi diedero un secondo nome. Così, divenni Rita Anna. A ottant&#8217;anni, mia mamma e io siamo riuscite a mantenere quella promessa. Siamo andate insieme, solo noi due, a Cascia. È stata un&#8217;esperienza indimenticabile, unica. Lo spirito che ho respirato in quel santuario lo porto ancora con me e so che non potrò mai dimenticarlo. Rita Cavasso Santa Rita: una presenza inaspettata Il potere discreto di Santa Rita Il mio nome non ha un collegamento particolare con Santa Rita, ma in certi momenti della vita è come se lei si fosse fatta sentire in un modo unico e significativo. Sono successe delle cose inspiegabili, delle coincidenze che mi hanno spinto a riflettere. Non sono grandi miracoli, ma piccoli segni che mi hanno fatto sentire la sua presenza in modo inaspettato. Questo mi ha permesso di sentirla più vicina e di affidarmi a lei, non come a un&#8217;idea astratta, ma come a una figura che cammina al mio fianco, discreta e forte. Rita Fanna Un miracolo, una rosa&#8230; Cos&#8217;è impossibile? Questo passo è spesso associato a Santa Rita per la sua capacità di perdonare gli assassini del marito e di intercedere per la salvezza della loro anima: «Amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano». Matteo 5, 44]]></description>
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									<p><strong>Santa Rita: Sposa, Madre, Santa. </strong>La vita di Santa Rita da Cascia non è solo un inno alla pazienza e alla preghiera, ma un intreccio sorprendente di simboli, un percorso di tenacia che trasforma il dolore in forza e il sacrificio in un miracolo. A differenza di tante altre figure spirituali, la sua santità non sboccia in un eremo lontano dal mondo, ma nella complessità della vita quotidiana: come sposa, madre e poi, in tarda età, monaca agostiniana. La sua storia continua a infondere una speranza che non appassisce mai.</p>								</div>
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									<p><strong>Una rosa per Santa Rita</strong><br />La Messa del 22 maggio per la festa di Santa Rita è sempre un momento speciale per me. Quest&#8217;anno, a Madonna di Strada, è stata davvero suggestiva, con le due parrocchie unite. Vedere tutte quelle persone con le rose in mano, pronte a farle benedire, mi ha toccata nel profondo. I nostri parroci, don Dario, don Alex, don Adrian e don Riccardo, hanno concelebrato e l&#8217;atmosfera era davvero intima.<br />C&#8217;è stato un momento in particolare che non dimenticherò: una signora si è avvicinata e ha offerto ai sacerdoti delle rose bianche profumate. In quell&#8217;istante, mi è tornato in mente il miracolo di Santa Rita, quando, malata, chiese una rosa alla cugina. Il giardino era coperto di neve, ma la cugina, pur di esaudire quel desiderio, andò lo stesso e rimase sconcertata nel trovare un roseto fiorito. Per me, il 22 maggio è un giorno che mi ricorda la Santa degli impossibili, una donna che, nonostante una vita di sofferenze, ha superato ogni cosa grazie alla sua fede incrollabile. È questo il messaggio che mi porto nel cuore.</p><p><strong>Il valore di un nome</strong><br />Il mio nome, Rita, ha un valore grande per me, un legame che risale al giorno della mia nascita. Dopo il parto, mia mamma non stava bene, era in condizioni critiche, ma la sua fede era incrollabile. Si rivolse a Santa Rita con una preghiera: &#8220;Se salvi me e la mia bambina, ti prometto che verrò a ringraziarti&#8221;.<br />Quando fu il momento di battezzarmi, il prete si rifiutò di chiamarmi solo Rita, perché diceva che non era un nome da santa; mio padre fu irremovibile: &#8220;O la chiami Rita, o non la battezzo&#8221;. Alla fine, trovarono un compromesso e mi diedero un secondo nome. Così, divenni Rita Anna.<br />A ottant&#8217;anni, mia mamma e io siamo riuscite a mantenere quella promessa. Siamo andate insieme, solo noi due, a Cascia. È stata un&#8217;esperienza indimenticabile, unica. Lo spirito che ho respirato in quel santuario lo porto ancora con me e so che non potrò mai dimenticarlo.</p><p style="text-align: right;"><em>Rita Cavasso</em></p>								</div>
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									<p><strong>Il potere discreto di Santa Rita</strong><br />Il mio nome non ha un collegamento particolare con Santa Rita, ma in certi momenti della vita è come se lei si fosse fatta sentire in un modo unico e significativo. Sono successe delle cose inspiegabili, delle coincidenze che mi hanno spinto a riflettere. Non sono grandi miracoli, ma piccoli segni che mi hanno fatto sentire la sua presenza in modo inaspettato. Questo mi ha permesso di sentirla più vicina e di affidarmi a lei, non come a un&#8217;idea astratta, ma come a una figura che cammina al mio fianco, discreta e forte.</p><p style="text-align: right;"><em>Rita Fanna</em></p>								</div>
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		<title>Presentazione del libro: Pietro Edo, Nova de miraculis disputatio&#8230;</title>
		<link>https://www.parrocchiecavassofanna.com/presentazione-volume-pietro-edo-nova-de-miraculis-disputatio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Parrocchie Cavasso Fanna]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Feb 2025 22:47:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attività nel territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Formazione cristiana]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti Testimonianze]]></category>
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					<description><![CDATA[21 febbraio 2025 Madonna di Strada, dove il divino si fa vicino: la fede e i miracoli nella sua storia Madonna di Strada, dove il divino si fa vicino: la fede e i miracoli nella sua storia Cos&#8217;è un miracolo&#8230;? È una domanda che attraverso i secoli, si è caricata di significati sempre nuovi. Cosa ci aspettiamo davvero da un evento “miracoloso” nel nostro tempo, dominato da scienza e tecnologia e razionalità? E quale interpretazione possiamo ancora ritenere accettabile, senza rinunciare al nostro intimo bisogno di speranza e trascendenza? Nel Medioevo, l’idea di miracolo era più concreta, intrecciata con una fede vissuta nel quotidiano con affidamento. Forse oggi, un miracolo non è tanto inteso come un evento straordinario, quanto piuttosto come la percezione di una presenza, di una forza che ci conforta e ci sostiene nello spirito. O forse il vero miracolo oggi, si rivela anche solo nell’esistenza di un posto dove ci si può sentire accolti e rigenerati nello spirito. Oggi, pur con uno sguardo diverso, un luogo unico come il Santuario di Madonna di Strada attrae ancora innumerevoli fedeli, perché da secoli, qui si respira un&#8217;atmosfera di ascolto e ristoro, dove eventi straordinari possono ancora manifestarsi. Se il santuario di Madonna di Strada, continua ad essere luogo di preghiera fin dal lontano 981 d.C., un motivo dovrà pur esserci… Qualcosa di profondo e autentico si rinnova qui. Questo interessante libro, edito dall&#8217;Accademia San Marco di Pordenone, presentato il 21 febbraio da Matteo Venier insieme a Gabriele Zanello e don Dario Donei, ci conduce nel passato remoto di questo luogo, raccontandoci di antichi miracoli avvenuti proprio qui al Santuario. Un viaggio che ci porta lontano in un contesto molto diverso da quello attuale, ma che potrebbe aiutarci a riscoprire le radici di una devozione duratura. La serata di presentazione del libro Il Santuario di Madonna di Strada:secoli di fede e storia di miracoli Il Santuario di Madonna di Strada:secoli di fede e storia di miracoli La sera di venerdì 21 febbraio 2025, presso la Sala convegni del Santuario di Madonna di Strada, un pubblico costituito di almeno 60 persone ha seguito la presentazione della Nova de miraculis disputatio (in traduzione italiana: Un nuovo dibattito sui miracoli), dialogo dell’umanista pordenonese Pietro Edo composto nell’anno 1493, ma reso disponibile solo recentemente in aggiornata edizione critica, con traduzione e commento (Pordenone, Accademia San Marco, 2024). Il Rettore del Santuario, don Dario Donei, ha introdotto la discussione, evidenziando come l’opera sia preziosa testimonianza della devozione popolare attestata già alla fine del Quattrocento presso la piccola chiesa, la quale avrebbe più tardi originato il Santuario nella sua attuale elegante fattezza. Nel colloquio successivo tra Gabriele Zanello, docente dell’Università di Udine, e Matteo Venier, curatore dell’edizione, si è data evidenza alla centralità della figura dell’autore (Pietro Edo) nel quadro della cultura umanistica dell’Italia Nord-orientale, al suo interesse per gli aspetti religiosi della sua epoca, di cui la Nova de miraculis disputatio è esempio eloquente: essa richiama per alcuni aspetti i Dialogorum libri di Gregorio Magno, ma con sensibilità nuova e inedita per aspetti teologici implicati dal concetto stesso di miracolo e con attenzione speciale per le liturgie che si dicevano praticate nei pressi dell’allora piccola chiesetta costruita nei pressi di Fanna.  Il pubblico ha dimostrato sincero interesse e attenzione, intervenendo a fine discussione con domande e acute osservazioni, tra cui particolarmente interessante quella di Roberto Castenetto, che ha ricordato come le miracolose guarigioni tra Quattro e Cinquecento non siano eventi limitati a Fanna, ma trovino riscontro interessante nei fatti di Madonna di Monte (1517); in proposito Zanello ha ricordato che la fondazione di Santuari di confine a seguito di eventi miracolosi, che abbiano o no sanzione canonica, è frequente nell’arco alpino, come dimostrano i casi ulteriori di Maria Luggau e di Trava di Lauco. Auspicabile sarebbe dunque uno studio sistemico di queste realtà, per riscontrare le analogie e le differenze e per collocare tali vicende in una dimensione storica e religiosa più ampia e comprensiva.  Matteo Venier e Gabriele Zanello TESTIMONIANZE Impressioni e riflessioni della serata Impressioni e riflessioni della serata La pedemontana friulana: crocevia di spirito e sapere nel dialogo sui miracoli di Fanna (R. Castenetto) La presentazione del volume sui miracoli accaduti in un sacello diroccato di Fanna, probabilmente presso l’attuale santuario, in cui è riportato un dialogo latino scritto nel 1493 dal grande umanista pordenonese Pietro Edo, ora riproposto e tradotto da Matteo Venier dell’Università di Udine, per le Edizioni Accademia San Marco di Pordenone, è stato un evento molto importante, sia per il valore del testo, che è una disputa teologica sui miracoli, sia per il territorio di Fanna e della pedemontana, che, pur essendo lontano dalle sedi vescovili di Concordia e del Patriarcato di Aquileia, conferma la sua centralità come luogo di fede e di incontro con Dio attraverso la Vergine Maria. Come si può pensare che «colui che chiede l’aiuto della madre di Dio sia stato aiutato dal diavolo» dice Edo al suo interlocutore scettico sui presunti miracoli accaduti, il quale insinua addirittura un possibile intervento preternaturale del demonio. Infatti, «nemmeno Maria Santissima avrebbe mai potuto accettare che il demonio, il suo peggior nemico, la svilisse a tal punto e che quanti la pregano e le sono devoti restassero ingannati». Edo, dunque, sembra credere nella soprannaturalità delle guarigioni che hanno riguardato alcuni storpi e si chiede anche come mai «quei miracoli si dicevano accadere non tanto di giorno quanto di notte, soprattutto quella tra sabato e domenica […] Cristo stesso in piena notte è nato dalla Vergine ed è risorto dagli inferi, quando il sepolcro era ancora serrato». Una bella domanda, cui il suo interlocutore non risponde, perché non crede nelle guarigioni, ma che forse rimanda alla grande tradizione aquileiese del culto del Sabato Santo. Prof. Roberto Castenetto Pietro Edo e i miracoli a Fanna: un viaggio culturale nell&#8217;umanesimo friulano (A. Albini) Un dialogo dotto e chiaro tra i professori Matteo Venier e Gabriele Zanello ha introdotto al numeroso pubblico, riunito presso la sala conferenze del santuario di Madonna di Strada (Fanna) venerdì 21]]></description>
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									<p><strong>Cos&#8217;è un miracolo&#8230;? È una domanda che attraverso i secoli, si è caricata di significati sempre nuovi.</strong> Cosa ci aspettiamo davvero da un evento “miracoloso” nel nostro tempo, dominato da scienza e tecnologia e razionalità? E quale interpretazione possiamo ancora ritenere accettabile, senza rinunciare al nostro intimo bisogno di speranza e trascendenza?</p><p>Nel Medioevo, l’idea di miracolo era più concreta, intrecciata con una fede vissuta nel quotidiano con affidamento. Forse oggi, un miracolo non è tanto inteso come un evento straordinario, quanto piuttosto come la percezione di una presenza, di una forza che ci conforta e ci sostiene nello spirito. O forse il vero miracolo oggi, si rivela anche solo nell’esistenza di un posto dove ci si può sentire accolti e rigenerati nello spirito.</p><p>Oggi, pur con uno sguardo diverso, un luogo unico come il Santuario di Madonna di Strada attrae ancora innumerevoli fedeli, perché da secoli, qui si respira un&#8217;atmosfera di ascolto e ristoro, dove eventi straordinari possono ancora manifestarsi. Se il santuario di Madonna di Strada, continua ad essere luogo di preghiera fin dal lontano 981 d.C., un motivo dovrà pur esserci… Qualcosa di profondo e autentico si rinnova qui.</p>								</div>
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									<p>Questo interessante libro, edito dall&#8217;Accademia San Marco di Pordenone, presentato il 21 febbraio da Matteo Venier insieme a Gabriele Zanello e don Dario Donei, ci conduce nel passato remoto di questo luogo, raccontandoci di antichi miracoli avvenuti proprio qui al Santuario. Un viaggio che ci porta lontano in un contesto molto diverso da quello attuale, ma che potrebbe aiutarci a riscoprire le radici di una devozione duratura.</p>								</div>
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					<h3 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Il Santuario di Madonna di Strada:<br>secoli di fede e storia di miracoli</h3>				</div>
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					<h3 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Il Santuario di Madonna di Strada:<br>secoli di fede e storia di miracoli</h3>				</div>
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									<p><strong>La sera di venerdì 21 febbraio 2025,</strong> presso la Sala convegni del Santuario di Madonna di Strada, un pubblico costituito di almeno 60 persone ha seguito la presentazione della Nova de miraculis disputatio (in traduzione italiana: Un nuovo dibattito sui miracoli), dialogo dell’umanista pordenonese Pietro Edo composto nell’anno 1493, ma reso disponibile solo recentemente in aggiornata edizione critica, con traduzione e commento (Pordenone, Accademia San Marco, 2024).</p>								</div>
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									<p>Il Rettore del Santuario, don Dario Donei, ha introdotto la discussione, evidenziando come l’opera sia preziosa testimonianza della devozione popolare attestata già alla fine del Quattrocento presso la piccola chiesa, la quale avrebbe più tardi originato il Santuario nella sua attuale elegante fattezza.</p><p>Nel colloquio successivo tra Gabriele Zanello, docente dell’Università di Udine, e Matteo Venier, curatore dell’edizione, si è data evidenza alla centralità della figura dell’autore (Pietro Edo) nel quadro della cultura umanistica dell’Italia Nord-orientale, al suo interesse per gli aspetti religiosi della sua epoca, di cui la Nova de miraculis disputatio è esempio eloquente: essa richiama per alcuni aspetti i Dialogorum libri di Gregorio Magno, ma con sensibilità nuova e inedita per aspetti teologici implicati dal concetto stesso di miracolo e con attenzione speciale per le liturgie che si dicevano praticate nei pressi dell’allora piccola chiesetta costruita nei pressi di Fanna. </p><p>Il pubblico ha dimostrato sincero interesse e attenzione, intervenendo a fine discussione con domande e acute osservazioni, tra cui particolarmente interessante quella di Roberto Castenetto, che ha ricordato come le miracolose guarigioni tra Quattro e Cinquecento non siano eventi limitati a Fanna, ma trovino riscontro interessante nei fatti di Madonna di Monte (1517); in proposito Zanello ha ricordato che la fondazione di Santuari di confine a seguito di eventi miracolosi, che abbiano o no sanzione canonica, è frequente nell’arco alpino, come dimostrano i casi ulteriori di Maria Luggau e di Trava di Lauco.</p>								</div>
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									<p>Auspicabile sarebbe dunque uno studio sistemico di queste realtà, per riscontrare le analogie e le differenze e per collocare tali vicende in una dimensione storica e religiosa più ampia e comprensiva. </p>								</div>
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									<p><strong><em>Matteo Venier e Gabriele Zanello</em></strong></p>								</div>
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								<span class="wpr-acc-title-text">La pedemontana friulana: crocevia di spirito e sapere nel dialogo sui miracoli di Fanna <b>(R. Castenetto)</b></span>
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						<div class="wpr-acc-panel">
															<div class="wpr-acc-panel-content"><p>La presentazione del volume sui miracoli accaduti in un sacello diroccato di Fanna, probabilmente presso l’attuale santuario, in cui è riportato un dialogo latino scritto nel 1493 dal grande umanista pordenonese Pietro Edo, ora riproposto e tradotto da Matteo Venier dell’Università di Udine, per le Edizioni Accademia San Marco di Pordenone, è stato un evento molto importante, sia per il valore del testo, che è una disputa teologica sui miracoli, sia per il territorio di Fanna e della pedemontana, che, pur essendo lontano dalle sedi vescovili di Concordia e del Patriarcato di Aquileia, conferma la sua centralità come luogo di fede e di incontro con Dio attraverso la Vergine Maria. Come si può pensare che «colui che chiede l’aiuto della madre di Dio sia stato aiutato dal diavolo» dice Edo al suo interlocutore scettico sui presunti miracoli accaduti, il quale insinua addirittura un possibile intervento preternaturale del demonio. Infatti, «nemmeno Maria Santissima avrebbe mai potuto accettare che il demonio, il suo peggior nemico, la svilisse a tal punto e che quanti la pregano e le sono devoti restassero ingannati». Edo, dunque, sembra credere nella soprannaturalità delle guarigioni che hanno riguardato alcuni storpi e si chiede anche come mai «quei miracoli si dicevano accadere non tanto di giorno quanto di notte, soprattutto quella tra sabato e domenica […] Cristo stesso in piena notte è nato dalla Vergine ed è risorto dagli inferi, quando il sepolcro era ancora serrato». Una bella domanda, cui il suo interlocutore non risponde, perché non crede nelle guarigioni, ma che forse rimanda alla grande tradizione aquileiese del culto del Sabato Santo. <br /><strong>Prof. Roberto Castenetto</strong></p></div>
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								<span class="wpr-acc-title-text">Pietro Edo e i miracoli a Fanna: un viaggio culturale nell'umanesimo friulano <b>(A. Albini)</b></span>
							</span>
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						<div class="wpr-acc-panel">
															<div class="wpr-acc-panel-content"><p>Un dialogo dotto e chiaro tra i professori Matteo Venier e Gabriele Zanello ha introdotto al numeroso pubblico, riunito presso la sala conferenze del santuario di Madonna di Strada (Fanna) venerdì 21 febbraio, Il contenuto del volume "Nova de miraculis disputatio" edito dall'Accademia San Marco di Pordenone. <br />Si tratta di un'opera latina in forma dialogata del religioso Pietro Edo (noto anche come Pietro Capretto) figura fondamentale della cultura umanistica dell'area veneto-friulana, versatile e prolifico autore anche in lingua volgare. <br />Il professor Venier, che ha tradotto e analizzato l'opera, sollecitato dal curatore della stessa professor Zanello, ha esordito raccontando al pubblico le circostanze del ritrovamento del manoscritto (datato 1497), presso la Johns Hopkins University di Baltimora, seconda versione di un dialogo (datato 1493) già reperito dal professor Paolo Goi (presidente emerito e curatore della pubblicazione dell'Accademia San Marco) presso la Österreichische Nationalbibliothek di Vienna. <br />Si tratta di un articolato dibattito sui presunti fatti miracolosi segnalati presso il nostro Santuario, dibattito che avviene tra lo stesso Edo e l'arcidiacono Giacomo Gordino. La discussione non è centrata tanto sui fatti accaduti a Fanna quanto sul concetto di miracolo e sulla sua corretta definizione e porta i due uomini di chiesa a confrontarsi su molteplici argomenti teologici. <br />A chiusura dell'interessante serata, introdotta e conclusa da don Dario Donei, rettore del Santuario, il pubblico ha potuto visionare ed acquistare il volume messo a disposizione dall'accademia pordenonese.<br /><strong>di Antonella Albini</strong></p></div>
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								<span class="wpr-acc-title-text">Miracolo e ragione: il dibattito teologico di Pietro Edo e Giacomo Gordino  <b>(C. Padovan)</b></span>
							</span>
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						<div class="wpr-acc-panel">
															<div class="wpr-acc-panel-content"><p>Segnalo innanzitutto l’enorme lavoro richiesto nella composizione di quest’opera, non solo per la complessità di fonti, di note, di richiami che hanno avuto il pregio di portare alla luce un testo di uno studioso come Pietro Edo, musicista, cantore e scrittore di Pordenone, che rischiava altrimenti di restare nascosto. Ma è, altresì, la ricostruzione della storia di un luogo, “il sacellum diruptum” di Fanna, che ha segnato la storia di pellegrini, viandanti, rustici, gente semplice, tesa ad esprimere la propria fede, in una ricerca di senso alla vita.<br />L’argomento è quello dei miracoli e si svolge in un dibattito acceso tra Pietro Edo e Giacomo Gordino, due dotti intellettuali che si interrogano, con metodo teologico, sul significato di questi eventi, che avvengono in una piccola chiesa (Sacellum Diruptum) costruita da un brigante a Fanna (attualmente riconducibile al santuario di Madonna di Strada, allora semplice edicola). Da notare che né Gordino né Edo son mai stati a Fanna, ma riferiscono i racconti dei miracoli che sarebbero avvenuti in quel luogo, non in modo narrativo e agiografico come aveva fatto Papa Gregorio Magno nei suoi dialoghi, ma discutendo teologicamente sul senso del miracolo.<br />Si interrogano su tre nodi teologici: il concetto di miracolo, la causa del miracolo e l’autore del miracolo (anche maghi e stregoni nel tempo medievale possono essere autori di miracoli!).<br />Da una parte c’è uno scettico Gordino che legge “l’eccentrica condotta” della gente semplice che si rivolge alla Signora di quel sacellum, arrivando tremando, correndo, saltando, come posseduta, fino allo sfinimento e dall’altra Pietro Edo che si interroga sul senso di quei miracoli, sollevando la questione se avvenuti per merito o per grazia.<br />Pietro Edo, non d’accordo del tutto con Gordino, cerca, nella sua vena pedagogica, di recuperare una traduzione teologica dei fatti che avvenivano coinvolgendo la gente semplice del luogo, in un tempo in cui eventi miracolosi erano guardati con sospetto.<br />In questa disputa accesa viene riqualificata la Bibbia a livello letterario, esaltandone la qualità letteraria in una teologia ortodossa.<br />È stato un incontro ricco di storia, di spunti di riflessione, di documenti, svolto nella cornice più consona al tema.<br /><strong>Carla Padovan</strong></p></div>
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								<span class="wpr-acc-title-text">Il richiamo del sacro: una serata tra storia, miracoli e gratitudine <b>(A. Antonini)</b></span>
							</span>
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						<div class="wpr-acc-panel">
															<div class="wpr-acc-panel-content"><p>È stata una serata in cui ho potuto godere delle profonde conoscenze di studiosi che, in poco più di un’ora, hanno suscitato in me attento interesse, desiderio di approfondire, sapere qualcosa di più. Mi sono sentita grata.<br />Ho percepito la passione di chi in cammino, per Strada, come me alla ricerca, esclude la tentazione del razionalismo.<br />Andando lontano nel tempo con la mente, ho immaginato persone stanche, sfiancate, povera gente che cercava aiuto alla propria umana fragilità presso quella piccola costruzione, “radice” del nostro Santuario, dove anch’io oggi, allontanandomi dalla strada principale, per stradine arrivo a silenzio, quiete, bellezza. E lì “mi immergo”, ascolto e mi sento ascoltata. E cerco e trovo qualche risposta; risanata a volte, alzo un ringraziamento a colei che da Madre mi accoglie, guardo con affetto e riconoscenza a don Dario e uomini e donne che lì incontro senza difese.<br />Mi è piaciuta tanto la rassicurante, vera affermazione con cui Pietro Edo conclude il proprio disquisire: “i fedeli non possono essere ingannati da Maria”.<br /><strong>Alessandra Antonini</strong></p></div>
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								<span class="wpr-acc-title-text">Fede, cultura e accoglienza: un abbraccio che nutre l'anima  <b>(A.M. Domini)</b></span>
							</span>
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						<div class="wpr-acc-panel">
															<div class="wpr-acc-panel-content"><p>Per quanto mi riguarda esprimo a voi tutti la mia gratitudine per aver reso possibile questo incontro fra cultura e fede, questa possibilità di fare un salto nella storia di un luogo che ancora oggi attira a sé una umanità in cerca di refrigerio (e non intendo meteorologico), di accoglienza e di ascolto, come ha ben sottolineato don Dario Donei. Tutto questo si respira appena ci si avvicina, e si rende palpabile appena viene varcata la soglia. Nasce il desiderio di approfondire il dialogo, di capire, di mettersi anche in discussione.<br /><strong>Anna Maria Domini</strong></p></div>
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					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Sui miracoli</h2>				</div>
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									<p>«Per questo bisogna che ci dedichiamo con maggiore impegno alle cose che abbiamo ascoltato, per non andare fuori rotta. Se, infatti, la parola trasmessa per mezzo degli angeli si è dimostrata salda, e ogni trasgressione e disobbedienza ha ricevuto giusta punizione, come potremo noi scampare se avremo trascurato una salvezza così grande? Essa cominciò a essere annunciata dal Signore, e fu confermata a noi da coloro che l&#8217;avevano ascoltata, mentre Dio ne dava testimonianza con segni e prodigi e miracoli d&#8217;ogni genere e doni dello Spirito Santo, distribuiti secondo la sua volontà». – <strong>Ebrei 2,1-4</strong></p>								</div>
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									<p style="text-align: center;">Per coloro che non hanno potuto essere presenti, la registrazione della serata di presentazione del libro è <strong>disponibile su YouTube.</strong></p>								</div>
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									<h5><strong><b>CELEBRAZIONI SANTE MESSE </b></strong><strong>ogni domenica e festivi, ore 9.00 e 18.00</strong> (estate e inverno)</h5>								</div>
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									<p>Al Santuario si svolgono <strong>numerose attività</strong>, tra cui <strong>incontri</strong> e <strong>percorsi di formazione</strong> <strong>umana, spirituale e pastorale</strong>.</p>								</div>
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										<div class="wpr-tab-title">Umana</div>
					
									
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										<div class="wpr-tab-title">Spirituale</div>
					
									
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										<div class="wpr-tab-title">Pastorale</div>
					
									
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				<div id="wpr-tab-content-5471" class="wpr-tab-content elementor-repeater-item-9f661b3" data-tab="1">
					<div class="wpr-tab-content-inner elementor-clearfix wpr-anim-size-large wpr-overlay-fade-in"><p data-sourcepos="1:1-1:189">Per la crescita personale è fondamentale comprendere la propria umanità. La vita è un processo complesso che richiede una costante "manutenzione" e un confronto con le sfide incontrate. La <strong>formazione umana</strong> ha l'obiettivo di far raggiungere una conoscenza di sé per accettarsi in modo realistico e costruttivo. Questo permette di liberare risorse personali per una vita più piena, non con lo scopo di risolvere tutti i problemi, ma per allenare la mente ad affrontare l'irrisolto e la complessità dell'esistenza.</p></div>				</div>

				
				<div id="wpr-tab-content-5472" class="wpr-tab-content elementor-repeater-item-9a59080" data-tab="2">
					<div class="wpr-tab-content-inner elementor-clearfix wpr-anim-size-large wpr-overlay-fade-in"><p data-sourcepos="1:1-1:313">La <strong>formazione spirituale</strong> è la base per riscoprire una dimensione di fede autentica. Promuove una religiosità generativa, allontanandosi da interpretazioni rigide o superficiali. L'obiettivo è coltivare e custodire la propria esistenza, aprendosi alle domande che la vita solleva. per imparare a leggere l'umanità alla luce della fede e a riconoscere la moltitudine di opportunità che essa offre.</p></div>				</div>

				
				<div id="wpr-tab-content-5473" class="wpr-tab-content elementor-repeater-item-9cc6261" data-tab="3">
					<div class="wpr-tab-content-inner elementor-clearfix wpr-anim-size-large wpr-overlay-fade-in"><p data-sourcepos="1:1-1:254">La <strong>formazione pastorale</strong> si rivolge a chi desidera svolgere al meglio il suo ruolo nella trasmissione della fede. L'obiettivo è imparare a considerare le relazioni come il contesto principale per l'evangelizzazione e la catechesi. Da un approccio in cui il Vangelo viene semplicemente "spiegato" a uno in cui viene "scoperto" insieme all'altro, come occasione significativa per la propria crescita nella fede.</p></div>				</div>

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									<p>PER INFO <a href="http://www.bereshit.it" target="_blank" rel="noopener">www.bereshit.it</a> • <a href="mailto:info@bereshit.it">info@bereshit.it</a></p>								</div>
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									<p>RETTORE DEL SANTUARIO DON DARIO DONEI <a href="mailto:donei.dario@bereshit.it">donei.dario@bereshit.it</a></p>								</div>
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