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	<title>Messa di Ringraziamento &#8211; Parrocchie Cavasso Fanna</title>
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	<title>Messa di Ringraziamento &#8211; Parrocchie Cavasso Fanna</title>
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		<title>Te Deum: un inno antico per dire Grazie</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Parrocchie Cavasso Fanna]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Dec 2025 20:05:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attività in Parrocchia]]></category>
		<category><![CDATA[Storia locale]]></category>
		<category><![CDATA[inno antico]]></category>
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					<description><![CDATA[Oltre il tempo, nella lode, nella grazia Anche quest&#8217;anno il Te Deum è stato un momento atteso e sentito dalle nostre comunità. Celebrato in entrambe le nostre chiese di San Martino e di San Remigio in due orari diversi, l&#8217;inno ha riunito i fedeli per un ringraziamento corale, confermandosi un appuntamento prezioso per chiudere l&#8217;anno in preghiera. Te Deum Esistono parole capaci di attraversare i secoli senza perdere la loro forza e il Te Deum è una di queste. Nato tra il IV e il V secolo, questo inno solenne rappresenta un pilastro della liturgia cristiana. Il suo nome deriva dall&#8217;incipit latino Te Deum laudamus, &#8220;Ti lodiamo, o Dio&#8221;, un’espressione che racchiude l&#8217;essenza stessa della preghiera: il riconoscimento grato dell’azione divina nella nostra vita quotidiana. Il Te Deum è una narrazione complessa che ci emoziona come credenti, dove si intrecciano la lode gioiosa rivolta alla Trinità, la professione di fede in Cristo e una supplica finale carica di umanità. È questa struttura a rendere la preghiera capace di trasformare il passato in una spinta verso il futuro, rendendo il ringraziamento un atto concreto. Nella tradizione, il momento più significativo in cui questo inno è il 31 dicembre, quando le comunità si raccolgono per affidare alla Provvidenza il tempo trascorso, interpretando i mesi appena vissuti come un cammino dotato di senso. Nelle nostre zone questa consuetudine è molto sentita: nelle chiese diventa un rito di memoria condivisa, che unisce generazioni. Celebrare il Te Deum oggi, significa accogliere il presente con fiducia. È un invito a riscoprire la bellezza della responsabilità comune e a iniziare ogni nuovo tempo con uno sguardo aperto e riconoscente, consapevoli che la storia, pur nelle sue fragilità, è sempre il luogo di un incontro possibile con il sacro. Ringraziamo Ilva Rovedo per la realizzazione dello stampato con l&#8217;inno Te Deum]]></description>
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					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Oltre il tempo, nella lode, nella grazia</h2>				</div>
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									<h6>Anche quest&#8217;anno il <strong>Te Deum</strong> è stato un momento atteso e sentito dalle nostre comunità. Celebrato in entrambe le nostre chiese di San Martino e di San Remigio in due orari diversi, l&#8217;inno ha riunito i fedeli per un ringraziamento corale, confermandosi un appuntamento prezioso per chiudere l&#8217;anno in preghiera.</h6>								</div>
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									<h4><span style="color: #994612;"><strong>Te Deum</strong></span></h4><p><strong>Esistono parole capaci di attraversare i secoli senza perdere la loro forza e il <span style="color: #993300;">Te Deum</span> è una di queste</strong>. Nato tra il IV e il V secolo, questo inno solenne rappresenta un pilastro della liturgia cristiana. Il suo nome deriva dall&#8217;incipit latino <em>Te Deum laudamus</em>, <strong>&#8220;Ti lodiamo, o Dio&#8221;</strong>, un’espressione che racchiude l&#8217;essenza stessa della preghiera: il riconoscimento grato dell’azione divina nella nostra vita quotidiana.</p><p>Il Te Deum è una narrazione complessa che ci emoziona come credenti, dove si intrecciano la lode gioiosa rivolta alla Trinità, la professione di fede in Cristo e una supplica finale carica di umanità. È questa struttura a rendere la preghiera capace di trasformare il passato in una spinta verso il futuro, rendendo il ringraziamento un atto concreto.</p><p>Nella tradizione, il momento più significativo in cui questo inno è il 31 dicembre, quando le comunità si raccolgono per affidare alla Provvidenza il tempo trascorso, interpretando i mesi appena vissuti come un cammino dotato di senso.</p><p>Nelle nostre zone questa consuetudine è molto sentita: nelle chiese diventa un rito di memoria condivisa, che unisce generazioni.</p><p>Celebrare il Te Deum oggi, significa accogliere il presente con fiducia. È un invito a riscoprire la bellezza della responsabilità comune e a iniziare ogni nuovo tempo con uno sguardo aperto e riconoscente, consapevoli che la storia, pur nelle sue fragilità, è sempre il luogo di un incontro possibile con il sacro.</p>								</div>
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		<title>Verso l&#8217;Avvento con un Ringraziamento</title>
		<link>https://www.parrocchiecavassofanna.com/avvento-ringraziamento-2025/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Parrocchie Cavasso Fanna]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Nov 2025 21:31:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attività in Parrocchia]]></category>
		<category><![CDATA[Messa Festiva]]></category>
		<category><![CDATA[Avvento]]></category>
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		<category><![CDATA[Cavasso Pordenone]]></category>
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		<category><![CDATA[Messa di Ringraziamento]]></category>
		<category><![CDATA[Prima domenica di Avvento]]></category>
		<category><![CDATA[Ringraziamento]]></category>
		<category><![CDATA[Santa Messa di Ringraziamento]]></category>
		<category><![CDATA[Tempo d'avvento]]></category>
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					<description><![CDATA[1° domenica di Avvento&#8230; con un Grazie tra le mani Domenica 30 novembre 2025 a Cavasso nella chiesa di San Remigio abbiamo iniziato il cammino dell&#8217;Avvento, ritrovandoci come comunità per celebrare la Messa di Ringraziamento.  Restare svegli nell&#8217;attesa In questa prima domenica d&#8217;Avvento, abbiamo acceso la prima candela della corona: la candela della vigilanza. Questo gesto ci ricorda che il Signore può manifestarsi in ogni istante; il nostro compito è farci trovare pronti, accogliendolo con il cuore aperto. Il Vangelo ci ha rivolto un invito dolce ma risoluto: &#8220;Vegliate&#8221;. Abbiamo compreso che la nostra vita è un&#8217;attesa luminosa. Vegliare significa coltivare un &#8220;cuore attento&#8221;. Come abbiamo recitato insieme nella preghiera, vegliare è credere che la Luce di Dio possa rischiarare le nostre vite anche nei momenti più bui. Il lavoro come preghiera Durante la celebrazione abbiamo portato all&#8217;altare la fatica e la gioia del lavoro quotidiano. Abbiamo reso grazie al Signore che &#8220;visita la terra e la disseta&#8221;, invocando la Sua benedizione sui germogli e sul frumento che cresce. L’omelia di don Alex ha favorito dialogo tra generazioni: un bambino, un ragazzo, un genitore e un nonno sono stati chiamati a testimoniare in breve la propria gratitudine. Insieme a loro, la nostra preghiera si è alzata per la dignità di ogni lavoratore e per un mondo più equo, dove i frutti della terra siano realmente condivisi tra tutti. Un debito di gratitudine verso il Creato Il &#8220;grazie&#8221; ha trovato espressione concreta nei doni dei produttori locali, che hanno portato all&#8217;altare i cesti con i frutti della loro fatica come segno di riconoscenza a Dio. Al termine della Messa, in Piazza del Pino, don Alex ha benedetto i mezzi agricoli e gli strumenti di lavoro, affidandoli al Signore come mezzi per sostenerci nel vivere L&#8217;impegno per il futuro La celebrazione si è conclusa con l&#8217;impegno a custodire la speranza e a promuovere il rispetto per il creato. La preghiera finale ci ha ricordato che benedire l’opera delle mani dell’uomo significa partecipare al disegno di salvezza di Dio.]]></description>
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									<h6><strong>Domenica 30 novembre 2025 a Cavasso nella chiesa di San Remigio</strong> abbiamo iniziato il cammino dell&#8217;Avvento, ritrovandoci come comunità per celebrare la <strong>Messa di Ringraziamento</strong>. </h6>								</div>
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									<h6><strong>Restare svegli nell&#8217;attesa</strong></h6><p>In questa prima domenica d&#8217;Avvento, abbiamo acceso la prima candela della corona: la <strong>candela della vigilanza</strong>. Questo gesto ci ricorda che il Signore può manifestarsi in ogni istante; il nostro compito è farci trovare pronti, accogliendolo con il cuore aperto.</p><p>Il Vangelo ci ha rivolto un invito dolce ma risoluto: <strong><em>&#8220;Vegliate&#8221;</em></strong>. Abbiamo compreso che la nostra vita è un&#8217;attesa luminosa. Vegliare significa coltivare un &#8220;cuore attento&#8221;. Come abbiamo recitato insieme nella preghiera, vegliare è credere che la Luce di Dio possa rischiarare le nostre vite anche nei momenti più bui.</p><h6><strong>Il lavoro come preghiera</strong></h6><p>Durante la celebrazione abbiamo portato all&#8217;altare la fatica e la gioia del lavoro quotidiano. Abbiamo reso grazie al Signore che &#8220;visita la terra e la disseta&#8221;, invocando la Sua benedizione sui germogli e sul frumento che cresce.</p><p>L’omelia di don Alex ha favorito dialogo tra generazioni: un bambino, un ragazzo, un genitore e un nonno sono stati chiamati a testimoniare in breve la propria gratitudine. Insieme a loro, la nostra preghiera si è alzata per la dignità di ogni lavoratore e per un mondo più equo, dove i frutti della terra siano realmente condivisi tra tutti.</p><h6><strong>Un debito di gratitudine verso il Creato</strong></h6><p>Il &#8220;grazie&#8221; ha trovato espressione concreta nei doni dei produttori locali, che hanno portato all&#8217;altare i cesti con i frutti della loro fatica come segno di riconoscenza a Dio. Al termine della Messa, in Piazza del Pino, don Alex ha benedetto i mezzi agricoli e gli strumenti di lavoro, affidandoli al Signore come mezzi per sostenerci nel vivere</p><h6><strong>L&#8217;impegno per il futuro</strong></h6><p>La celebrazione si è conclusa con l&#8217;impegno a custodire la speranza e a promuovere il rispetto per il creato. La preghiera finale ci ha ricordato che benedire l’opera delle mani dell’uomo significa partecipare al disegno di salvezza di Dio.</p>								</div>
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