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	<title>don Riccardo &#8211; Parrocchie Cavasso Fanna</title>
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	<title>don Riccardo &#8211; Parrocchie Cavasso Fanna</title>
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		<title>La fede che non dà pace, ma vita!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Riccardo Mior]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 Aug 2025 21:47:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attività in Parrocchia]]></category>
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					<description><![CDATA[17 agosto 2025 Non pace, ma divisione: una fede appassionata Quella di oggi è una di quelle pagine di vangelo che sono abbastanza impegnative da ascoltare, a partire da questa affermazione di Gesù, che ha il sapore di una provocazione: Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. A sentire queste parole ci verrebbe da dire “ma Gesù, per favore, calmati un attimo: è metà agosto, fa caldo, è domenica, ma cosa vai a dire che sei venuto a gettare fuoco sulla terra? Siamo in atmosfera di vacanze, vorremmo stare un po’ in pace, e tu ci dici che non sei venuto a portare la pace. Il mondo è pieno di guerre e di contrasti e tu pure rincari la dose, dicendo che nelle famiglie si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera! Tu sei Gesù, non dovresti dire queste cose! Ma perché Gesù dice queste cose? In che senso non è venuto a portare la pace, ma la divisione? Fermiamoci un attimo sulle prime due frasi del vangelo di oggi: Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto! Queste due frasi ci aprono uno squarcio nell’interiorità e nella vita emotiva di Gesù, un uomo che vive il desiderio e l’angoscia. Innanzitutto il desiderio: Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei (desidero) che fosse già acceso! Questo fuoco bruciante che Gesù vuole accendere è l’incendio dell’amore di Dio, il fuoco dello Spirito Santo a Pentecoste. Risuonano nelle nostre orecchie le parole al c 22, prima dell’ultima cena: Gesù dice ai suoi ho tanto desiderato mangiare questa Pasqua con voi prima di andare al Padre. Gesù, dunque, è un uomo mosso da un desiderio che lo infiamma, che lo fa scalpitare, che lo mette in moto: desidera realizzare il progetto di Dio, il Regno di Dio. Desidera accendere l’amore di Dio nelle persone che incontra. Veniamo poi al secondo sentimento, quello dell’angoscia: Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto! Questo battesimo di cui parla Gesù non è il rito del battesimo di Giovanni, ma è un modo per parlare della sua morte e resurrezione. Gesù si immergerà nelle acque oscure della morte per poi riemergere da risorto. Tutti i racconti della passione ci riportano il momento drammatico del Getsemani, dove Gesù prova tristezza e angoscia, e addirittura vorrebbe sottrarsi.   Desiderio e angoscia sono collegati. Perché per poter portare a compimento il progetto di Dio, per poter accendere sulla terra l’incendio del suo amore Gesù sa che deve passare attraverso il battesimo della morte. E questo è profondamente vero per tutti noi: di solito le cose che più ci stanno a cuore, che più desideriamo, richiedono sempre dei passaggi difficili, di sacrificio, che ci mettono in difficoltà. Desiderio e angoscia sono le due facce del futuro che scegliamo. Una coppia che mette al mondo dei figli: c’è il desiderio del loro bene, ma anche un po’ di angoscia e preoccupazione per il loro futuro. Una persona che intraprende un’attività lavorativa: desiderio di costruire un progetto che ci piace e angoscia, perché richiederà sacrificio, perché potrebbe fallire… Desiderio e angoscia sono le due facce della passione. Quando qualcuno è appassionato di qualcosa allora inevitabilmente prova nel suo cuore due sentimenti: un desiderio bruciante, come un fuoco, ma anche una buona dose di preoccupazione e di angoscia. E questa tensione è sana, perché fa parte di una vita viva.   La fede di Gesù è così: è alimentata da questa tensione, è viva. In passato alcuni filosofi sostenevano che la religione è l’oppio dei popoli, una sorta di sedativo per tenere buone le masse, facendo sì che sopportassero le difficoltà del tempo presente con la promessa della felicità nell’aldilà. Ecco per Gesù la fede è l’esatto contrario: non è un sedativo o un palliativo, ma è un fuoco. Non ti addormenta, ma ti sveglia. Non ti fa stare tranquillo, ma ti costringe a camminare. Capiamo allora perché Gesù è così violento e duro nelle sue affermazioni: non è violento, è appassionato! E quando si ha vicino una persona appassionata possono succedere due cose: o ci si lascia entusiasmare e coinvolgere dalla sua passione, oppure questa ci da tremendamente fastidio. È quello che capita nella prima lettura, in cui il regno di Giuda entra in guerra. E c’è un uomo, il profeta Geremia, a cui il Signore ha affidato la missione di avvertire il popolo che si sono schierati dal lato sbagliato, che la loro posizione è infelice, che non dovrebbero scendere in battaglia. Geremia sa che le cose andranno a finire male, potrebbe decidere di scappare, e invece, proprio perché ha un cuore appassionato e tiene al suo popolo decide di parlare. Il risultato? Dà fastidio Si metta a morte Geremìa, appunto perché egli scoraggia i guerrieri che sono rimasti in questa città e scoraggia tutto il popolo dicendo loro simili parole, poiché quest’uomo non cerca il benessere del popolo, ma il male Ma come Geremia, tu sei un profeta, tu non dovresti dire queste cose, dovresti sostenere la causa del tuo re, non scoraggiare il popolo. E invece Geremia parla, perché ha a cuore non tanto di preservare una pace di facciata, dove tutti dicono “signorsì” e intanto vanno incontro al baratro, ma ha a cuore il bene del suo popolo. E per perseguire il bene crea divisione, dà fastidio, come Gesù. Cosa ci dice il vangelo di oggi? Che la fede di Gesù era animata da una grande passione per il progetto del Regno di Dio, da una grande passione per il Bene. Questa passione comporta un grande desiderio e una grande inquietudine, una grande angoscia. Questa passione, se uno la vive, può dare fastidio, al punto da causare rotture e divisioni. Per questo chiediamoci:]]></description>
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									<p>Quella di oggi è una di quelle pagine di vangelo che sono abbastanza impegnative da ascoltare, a partire da <strong><u>questa affermazione di Gesù, che ha il sapore di una provocazione</u></strong>: <em>Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione.</em></p><p>A sentire queste parole ci verrebbe da dire “<strong><u>ma Gesù, per favore, calmati un attimo</u></strong>: è metà agosto, fa caldo, è domenica, ma cosa vai a dire che sei venuto <em>a gettare fuoco sulla terra</em>? Siamo in atmosfera di vacanze, vorremmo stare un po’ in pace, e tu ci dici che non sei venuto a <em>portare la pace</em>. Il mondo è pieno di guerre e di contrasti e tu pure rincari la dose, dicendo che nelle famiglie <em>si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera</em>!</p><p><strong>Tu sei Gesù, non dovresti dire queste cose!</strong></p><p>Ma <strong><u>perché</u> Gesù dice queste cose? In che senso non è venuto a portare la pace, ma la divisione?</strong></p><p>Fermiamoci un attimo sulle prime due frasi del vangelo di oggi: <em>Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!</em></p><p>Queste due frasi ci aprono uno squarcio <strong><u>nell’interiorità e nella vita emotiva di Gesù</u></strong>, un uomo che vive il <strong>desiderio</strong> e <strong>l’angoscia</strong>.</p><p>Innanzitutto il desiderio: <em>Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e <strong>quanto vorrei</strong></em> (desidero)<em> che fosse già acceso!</em></p><p>Questo fuoco bruciante che Gesù vuole accendere è l’incendio dell’amore di Dio, il fuoco dello Spirito Santo a Pentecoste. Risuonano nelle nostre orecchie le parole al c 22, prima dell’ultima cena: Gesù dice ai suoi <em>ho tanto desiderato mangiare questa Pasqua con voi </em>prima di andare al Padre.</p><p>Gesù, dunque, è un uomo mosso da un desiderio che lo infiamma, che lo fa scalpitare, che lo mette in moto: desidera realizzare il progetto di Dio, il Regno di Dio. <strong><u>Desidera accendere l’amore di Dio nelle persone che incontra</u></strong>.</p><p>Veniamo poi al secondo sentimento, quello <strong><u>dell’angoscia</u></strong>: <em>Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!</em></p><p>Questo battesimo di cui parla Gesù non è il rito del battesimo di Giovanni, ma è un modo per parlare della <strong><u>sua morte e resurrezione</u></strong>.</p><p>Gesù si immergerà nelle acque oscure della morte per poi riemergere da risorto.</p><p>Tutti i racconti della passione ci riportano il momento drammatico del Getsemani, dove Gesù <em>prova tristezza e angoscia</em>, e addirittura vorrebbe sottrarsi.</p><p><u> </u></p><p><strong><u>Desiderio e angoscia sono collegati</u></strong><u>.</u></p><p>Perché <strong>per poter portare a compimento il progetto di Dio, per poter accendere sulla terra l’incendio del suo amore Gesù sa che deve passare attraverso il battesimo della morte</strong>.</p><p>E questo <strong>è profondamente vero per tutti noi: di solito le cose che più ci stanno a cuore, che più desideriamo, richiedono sempre dei passaggi difficili, di sacrificio, che ci mettono in difficoltà</strong>.</p><p><strong>Desiderio e angoscia sono le due facce del futuro che scegliamo.</strong></p><p>Una coppia che mette al mondo dei figli: c’è il desiderio del loro bene, ma anche un po’ di angoscia e preoccupazione per il loro futuro.</p><p>Una persona che intraprende un’attività lavorativa: desiderio di costruire un progetto che ci piace e angoscia, perché richiederà sacrificio, perché potrebbe fallire…</p><p><strong><u>Desiderio e angoscia sono le due facce della passione</u></strong><u>.</u></p><p>Quando qualcuno è appassionato di qualcosa allora inevitabilmente prova nel suo cuore due sentimenti: un desiderio bruciante, come un fuoco, ma anche una buona dose di preoccupazione e di angoscia.</p><p>E questa <strong>tensione è sana, perché fa parte di una vita viva</strong>.</p><p><strong> </strong></p><p><strong><u>La fede di Gesù è così: è alimentata da questa tensione, è viva</u></strong>.</p><p>In passato alcuni filosofi sostenevano che la religione è l’oppio dei popoli, una sorta di sedativo per tenere buone le masse, facendo sì che sopportassero le difficoltà del tempo presente con la promessa della felicità nell’aldilà.</p><p>Ecco <strong>per Gesù la fede è l’esatto contrario: non è un sedativo o un palliativo, ma è un fuoco</strong>.</p><p><strong>Non ti addormenta, ma ti sveglia.</strong></p><p><strong>Non ti fa stare tranquillo, ma ti costringe a camminare</strong>.</p><p>Capiamo allora <strong>perché Gesù è così violento e duro </strong>nelle sue affermazioni: <strong>non è violento, è appassionato</strong>!</p><p><strong><u>E quando si ha vicino una persona appassionata</u></strong> possono succedere due cose: <strong>o ci si lascia entusiasmare</strong> e coinvolgere dalla sua passione, <strong>oppure questa ci da tremendamente fastidio</strong>.</p><p><strong>È quello che capita nella prima lettura</strong>, in cui il regno di Giuda entra in guerra. E c’è un uomo, il profeta Geremia, a cui il Signore ha affidato la missione di avvertire il popolo che si sono schierati dal lato sbagliato, che la loro posizione è infelice, che non dovrebbero scendere in battaglia.</p><p>Geremia sa che le cose andranno a finire male, potrebbe decidere di scappare, e invece, proprio perché ha un cuore appassionato e tiene al suo popolo decide di parlare.</p><p>Il risultato? Dà fastidio</p><p><em>Si metta a morte Geremìa, appunto perché egli scoraggia i guerrieri che sono rimasti in questa città e scoraggia tutto il popolo dicendo loro simili parole, poiché quest’uomo non cerca il benessere del popolo, ma il male</em></p><p><strong>Ma come Geremia, tu sei un profeta, tu non dovresti dire queste cose, dovresti sostenere la causa del tuo re, non scoraggiare il popolo</strong>.</p><p><strong>E invece Geremia parla</strong>, perché <strong>ha a cuore non tanto di preservare una pace di facciata</strong>, dove tutti dicono “signorsì” e intanto vanno incontro al baratro, <strong><u>ma ha a cuore il bene del suo popolo</u></strong>.</p><p>E per perseguire il bene crea divisione, dà fastidio, come Gesù.</p><p>Cosa ci dice il vangelo di oggi?</p><p>Che <strong>la fede di Gesù era animata da una grande passione</strong> per il progetto del Regno di Dio, da una grande passione per <strong>il Bene</strong>.</p><p>Questa passione comporta un <strong>grande desiderio</strong> e una <strong>grande inquietudine</strong>, una grande angoscia.</p><p>Questa passione, se uno la vive, può dare fastidio, al punto da causare rotture e divisioni.</p><p><strong><u>Per questo chiediamoci: com’è la nostra fede?</u></strong> È una fede che tutto sommato mi lascia tranquillo, oppure è una fede che mi muove? È una fede “sedativo” oppure è una fede appassionata?</p><p>È una fede che va bene a tutti, o una fede che ogni tanto mi fa dire anche qualcosa fuori dal coro, ogni tanto mi fa essere un po’ scomodo?</p><p>Ci fa bene chiedercelo ogni tanto, perché questo ci aiuta a ravvivare in noi il fuoco. Le parole della Lettera agli Ebrei ci fanno da guida:</p><p><em>Fratelli, anche noi, circondati da tale moltitudine di testimoni,</em> dai santi che hanno dato la vita per Gesù e per il vangelo,<em> avendo deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, <strong>corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, colui che dà origine alla fede e la porta a compimento</strong>.</em></p><p>Sì, perché Gesù non è rimasto tranquillo, ma mosso dalla sua passione per il progetto di Dio <em>di fronte alla gioia che gli era posta dinanzi, si sottopose alla croce, disprezzando il disonore, e siede alla destra del trono di Dio.</em></p><p><em>Pensate attentamente a colui che ha sopportato contro di sé una così grande ostilità dei peccatori, perché non vi stanchiate perdendovi d&#8217;animo. Non avete ancora resistito fino al sangue nella lotta contro il peccato.</em></p><p>Lasciamoci contagiare dall’amore di Gesù.</p><p>Lasciamoci infiammare.</p><p>Preghiamo intensamente che, per la comunione al suo corpo e al suo sangue, lo Spirito Santo possa generare in noi i suoi stessi sentimenti.</p><p>Perché possa fare di noi uomini e donne di fede tenace e appassionata, capaci di portare nelle nostre vite il fuoco vivo del suo amore.</p><p><em>O Dio, che hai preparato beni invisibili per coloro che ti amano, infondi nei nostri cuori la dolcezza del tuo amore, perché, amandoti in ogni cosa e sopra ogni cosa, otteniamo i beni da te promessi, che superano ogni desiderio. Per il nostro Signore Gesù Cristo.</em></p>								</div>
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					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Quando la distrazione più inaspettata è un invito a riflettere</h2>				</div>
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									<p>Una provocazione, certo, ma anche un promemoria: a volte, le interruzioni più inattese possono farci interrogare, costringendoci a riflettere sulle cose da una prospettiva inusuale. Ed è proprio con questo stesso spirito che Gesù, nel Vangelo di domenica 17 agosto, ci sfida con parole che irrompono nella nostra tranquillità e ci invitano a chiederci: qual è la nostra vera priorità/pace?<br />Il gatto entrato in chiesa durante la messa si è fatto notare, distraendo i presenti dall’ascolto e dall’attenzione alla liturgia. Dopo aver vagato per le navate, ha raggiunto l&#8217;altare esplorandone ogni angolo e poi, con un gesto inaspettato, si è sdraiato davanti all’arco santo come se fosse lì ad ascoltare.</p><p>Non è una storia di fede, ma di un gatto&#8230; o forse sì… E se fosse questo un segno?</p>								</div>
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		<title>Fame, pane, corpo: in Cristo il nostro poco basta per tutti</title>
		<link>https://www.parrocchiecavassofanna.com/fame-pane-corpo-in-cristo-il-nostro-poco-basta-per-tutti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Parrocchie Cavasso Fanna]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Jun 2025 21:19:45 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Solennità del Corpus Domini]]></category>
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					<description><![CDATA[22 giugno 2025 Corpus Domini La solennità di oggi ci porta all’attenzione tre parole molto concrete: Fame, Pane e Corpo. # Fame Sensazione che tutti proviamo, oggi meno di un tempo e qui meno che in altre zone del mondo. Tuttavia, la fame ci riconsegna un dato fondamentale della nostra vita: che abbiamo bisogno di nutrirci, di andare in cerca di cose che possano alimentare la nostra vita. C’è la fame di cibo, quella per cui i discepoli si preoccupano, ma il fatto stesso che ci siano uomini e donne disposti ad andare da Gesù in una zona deserta per sentir parlare del Regno di Dio e per ricevere guarigione ci dice che ci sono anche altre fami: potremmo chiederci oggi: “di che cosa ho fame?” Di affetto, di stima, di considerazione, di sentirmi utile, di qualcuno che mi ascolti… È importante capire quale fame ci abita, perché questa ci spinge a muoverci, come le folle si muovono per andare dietro a Gesù. # Pane Il pane che Gesù dà alle folle è un pane strano: sono solo 5 pagnotte per 5.000 uomini, cioè poco più di una briciola a ciascuno, eppure succede l’impensabile: basta per tutti, ne mangiano a sazietà e ne avanzano pure dodici ceste! Questo pane moltiplicato però Gesù non ce l’aveva in tasca, era dei discepoli che glielo hanno messo a disposizione. Potremmo dire, paradossalmente, che se i discepoli non avessero accettato di mettere a disposizione di Gesù quei cinque pani e quei due pesciolini il miracolo non sarebbe accaduto. E questo parla a noi: potremmo sentirci impotenti di fronte al mondo che crolla, alla fame nel mondo, alla guerra, alle divisioni nelle famiglie: in fondo è così poco quello che possiamo mettere. Eppure, il vangelo di oggi ci dice che quel poco che possiamo fare, messo nelle mani di Gesù, può diventare tantissimo. Le briciole di bene che abbiamo si possono moltiplicare e diventare cibo a sufficienza per sostenere la nostra vita e quella degli altri, però a due condizioni: che non le teniamo per noi, ma che accettiamo di condividerle, e che le mettiamo con fede nelle mani di Gesù # Corpo Il terzo elemento è il corpo: la nostra fede ci dice che il pane che spezziamo nell’Eucarestia è il corpo di Gesù. Il corpo è il luogo dove abitiamo per tutta la nostra vita: non possiamo dire di aver fatto niente o di essere qualcuno senza il nostro corpo. Viviamo in questo mondo un’esistenza corporea. Il corpo è quindi per ogni uomo (e quindi anche per Gesù) il compendio della sua vita. Quando pensiamo al “corpo di Gesù” presente nell’eucarestia dobbiamo pensare alla somma dei suoi gesti, dei suoi atteggiamenti, dei suoi pensieri, delle sue scelte, della sua fede incrollabile nel Padre, fino alla scelta di donare totalmente la sua vita per noi. Dall’inizio dell’essere umano sulla terra, secondo un recente studio, su questo pianeta hanno vissuto ben 100 miliardi di esseri umani. Che differenza potrà mai fare un solo di questi esseri umani? Meno di zero. Eppure, noi crediamo che con la storia di Gesù di Nazareth la storia sia cambiata, al punto tale che continuiamo a perpetuare la memoria viva del suo gesto di amore spezzando il pane e ripetendo le sue parole. Poco quindi, poco pane, poche forze di un solo essere umano, nelle mani di Dio può diventare tanto, tantissimo. Dal nulla il Signore può trarre il cibo per le moltitudini. Ma non può farlo da solo: ha bisogno che accettiamo di donargli il nostro niente.  Quale fame, oggi mi muove? Quale cibo cerco? Cos’è quel poco che posso mettere in gioco per il bene di chi mi sta accanto? Ho fede che nutrendomi alla mensa del corpo del Signore questo suo dono d’amore possa trasformarmi continuamente? don Riccardo domenica 22 Giugno 2025 SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO &#8211; SOLENNITÀ ]]></description>
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