Lo sguardo di San Francesco: il presepe ci fa "vedere"

NOTIZIE DALLE PARROCCHIE E DAL TERRITORIO

Fermare il tempo: la lezione di Greccio

Il presepe è  un punto d’incontro tra la Storia Sacra e la nostra frenetica quotidianità. Tutto ebbe inizio nel 1223 a Greccio, quando San Francesco d’Assisi scelse di “vedere con gli occhi del corpo” l’umiltà di Betlemme. In quella grotta, senza sfarzo ma con la sola verità di un bue, un asinello e una mangiatoia, il Santo ci ha insegnato che il sacro abita nella semplicità. Il suo gesto ci insegna ancora oggi che il sacro si rivela nell’accoglienza e nella semplicità di un cuore aperto. Il presepe ci invita a una sosta necessaria, restituendoci il valore della contemplazione e della meraviglia, per riscoprire la bellezza dell’umiltà e il valore del tempo ritrovato. Da quel primo presepe “vivente”, la tradizione si è evoluta, adattandosi nelle comunità locali con i materiali e lo spirito dei territori che lo rappresentano.

C’erano nella stessa regione dei pastori che passavano la notte all’aperto, facendo la guardia al loro gregge. Ed ecco, un angelo del Signore si presentò a loro, e la gloria del Signore li avvolse di luce; essi furono presi da grande paura. Ma l’angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un Salvatore, che è Cristo Signore. E questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia». E subito con l’angelo si unì una moltitudine dell’esercito celeste che lodava Dio e diceva: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà».

Luca 2,8-14

I nostri Presepi

Sulle orme di Francesco: creare per donare

Quella scintilla creativa, accesa otto secoli fa, brilla ancora oggi nel territorio. Nelle chiese di San Martino, San Remigio, San Leonardo e nel Santuario di Madonna di Strada, l’ingegno e la dedizione dei volontari trasformano la materia in preghiera e l’artigianato in arte.

Qui la tradizione si fonde con l’identità locale: gli scorci dei borghi diventano lo scenario naturale della Natività, a testimoniare che il Natale accade proprio tra queste mura di pietra e ai piedi delle montagne. Non si tratta solo di manualità, ma di un impegno silenzioso per valorizzare le proprie origini e offrire alla comunità un’opera condivisa. È un’arte che parla di storia attraverso piccoli gesti e cura del dettaglio, mettendo il talento del singolo al servizio di tutti.

Qui la tradizione si fonde con l’identità locale: gli scorci dei borghi diventano lo scenario naturale della Natività, a testimoniare che il Natale accade proprio tra queste mura di pietra e ai piedi delle montagne. Non si tratta solo di manualità, ma di un impegno silenzioso per valorizzare le proprie origini e offrire alla comunità un’opera condivisa. È un’arte che parla di storia attraverso piccoli gesti e cura del dettaglio, mettendo il talento del singolo al servizio di tutti.

Un sentito ringraziamento a tutti coloro che hanno collaborato con il cuore e con le mani.

Ringraziamo per le foto dei presepi: Sara Biasotto (Chiesa San Martino Fanna) Daniele Menegon (Chiesa San Remigio Cavasso)

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