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	<title>Parrocchie Cavasso Fanna</title>
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		<title>Frequenze di Fede: la Parola risuona tra noi</title>
		<link>https://www.parrocchiecavassofanna.com/incontri-ascolto-e-risonanza-della-parola-di-dio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione sito]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Sep 2026 10:39:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attività in Parrocchia]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti Testimonianze]]></category>
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					<description><![CDATA[Un Vangelo circolare Quando la Parola parla in te La meditazione condivisa della Parola di Dio nasce proprio così, in semplicità, attorno a un tavolo, dopo la Messa, dove i pensieri, i sorrisi e le fragilità di chi ci sta accanto diventano un luogo in cui rileggere la nostra storia e scoprire la risonanza sorprendente del Vangelo nella vita di tutti i giorni. La partecipazione è aperta a tutti, senza bisogno di preavviso. Un tempo e uno spazio per farsi vicini Esistono esperienze che chiedono di essere vissute in prima persona per rivelarsi nel loro valore. La meditazione condivisa della Parola di Dio appartiene a questa dimensione: ha bisogno di tempi e spazi dedicati, distanti dai ritmi abituali. Iniziando in semplicità, con la colazione assieme dopo la Messa, seduti gli uni accanto agli altri, ci si lascia avvolgere in una comunione di un &#8220;noi&#8221;. Va oltre il semplice “stare” vicini: diventa luogo dove insieme spezzare il nostro Pane, “masticare” la Parola. E accade, inaspettatamente, che attraverso le diverse prospettive di chi ci sta accanto, la nostra fede si fa sentire, si amplifica, si dilata. La Parola&#8230; incontrata nello sguardo dell’altro I pensieri, i sorrisi e le lacrime del fratello ci appartengono, diventando momenti preziosi di rilettura della nostra stessa vita. In questa circolarità, scopriamo così che il nostro dono e la nostra missione non si chiudono in noi stessi, ma si rivelano attraverso lo sguardo accogliente dell’altro. Sguardi e risonanze di Dio nelle nostre storie Esiste un dialogo prezioso tra le nostre aspirazioni giovanili e la vita che realmente abbiamo vissuto, c&#8217;è una dimensione che restituisce significato al nostro esistere, e si svela in un modo più profondo e autentico di quanto avessimo osato immaginare… Lasciando che il Signore agisca in noi, scopriamo proprio come Egli, attraverso le nostre storie, ci ha scelto per manifestarsi in modi inaspettati e sorprendenti. Custodire un tempo dell’attesa, coltivare lo spazio dell’incontro Un tempo condiviso, di paziente coltivazione e di attesa… è anche questo l’Ascolto della Parola. Dove scopriamo che i nostri “giardini” interiori necessitano di cura costante e continuativa, per sostenere la tensione di una promessa non risolta, l’incertezza di uno spazio lasciato aperto. Vuoto. Un tempo di attesa che spesso viviamo con fatica e disagio, ma proprio per questo può aprirci al dialogo e all’incontro con Lui, attraverso gli altri. 🗓️ PROSSIMI INCONTRI 2026-27: [le domeniche] 11 ottobre · 8 novembre · 6 dicembre · 14 febbraio · 14 marzo · 4 aprile · 9 maggio · 6 giugno &#124; 🕘 a partire dalle ore 9.00 Partecipazione libera e senza prenotazione Santuario MADONNA DI STRADA Fanna ore 9.00  &#124; Santa Messa  ore 10.00 &#124; Colazione insieme ore 10.45 &#124; Ascolto della Parola ore 12.30 &#124; Pranzo in condivisione  PER INFORMAZIONI LOCANDINA 2026]]></description>
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		<title>Come figli, oltre le apparenze</title>
		<link>https://www.parrocchiecavassofanna.com/come-figli-oltre-le-apparenze/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione sito]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 Sep 2026 18:58:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attività in Parrocchia]]></category>
		<category><![CDATA[Formazione cristiana]]></category>
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					<description><![CDATA[Commento al Vangelo di Domenica 27 Settembre 2026 Due figli Che ve ne pare? Chiede un parere ai sacerdoti e agli anziani del popolo, il Maestro. Vuole coinvolgerli, vuole accompagnarli a vedere le cose da un altro punto di vista, vuole che crescano e, infine, capiscano chi è e cosa dà il Padre che annuncia. Che ve ne pare? È questa la dinamica del discepolato. Questo vuole Dio da noi: che ci mettiamo in movimento, che usciamo da una fede ridotta ad ascolto (distratto), scuoterci, diventare noi i timonieri della nave della nostra vita. E parla di due figli invitati dal padre a dargli una mano nella vigna. Uno che sbuffa e si irrita ma che, alla fine, va.L’altro che annuisce sorridendo, ma non si schioda. L’uno C’è un figlio, in me, che vuole fare bella figura, davanti a Dio, davanti agli uomini. Un bravo bambino sempre disposto a compiacere, a ubbidire. Ma solo nella finzione. Solo nell’apparenza. Mica abbiamo veramente voglia di sporcarci le mani, di andare, sul serio, nella vigna, non scherziamo. Si fatica, lavorando, e tanto, e si suda. E la vigna che è il mondo, la vigna che il Signore ci chiede di accudire ci obbliga a piegare la schiena, a farci venire i calli. Meglio guardarla dal di fuori, la vigna. Soprattutto di questi tempi in cui la gramigna sembra soffocare ogni grappolo. Meglio optare per una bella pianta di vite posizionata sul balcone di casa, che fa tanto country style. Decorativa. Magari lamentandoci dello stato orribile del mondo. Anzi, accusando il vecchio padre perché va molto di moda, oggi, accusare Dio delle nostre nefandezze, come scrive Ezechiele. Ridicoli. L’altro Ma c’è anche un figlio aggressivo in me, eterno adolescente, irrequieto e scostante. Che soffre le belle maniere e le apparenze, che patisce i propri limiti ma li accoglie nella loro straziante e straniante evidenza. Che vede le contraddizioni negli altri, certo ma, soprattutto, che le vede in sé stesso. E non le vorrebbe. E guardando la vigna ha paura. Vorrebbe, certo, ma sa che non è in grado. Il mondo fuori lo spaventa, lo inquieta. Sa bene che appartiene a questo mondo, a questa vigna, ma sa anche di non avere il pollice verde, anzi… Allora bofonchia qualcosa, non ci sta, sbatte la porta. Questo vecchio padre affezionato alla sua inutile vigna! Lui ha altro da fare, ha il lavoro, ha le sue cose, ma perché non lascia andare tutto in malora? Ma poi va. Almeno per qualche ora, almeno ci prova. Sì, va. E la notizia, la bella notizia, la buona notizia, la notizia folle e destabilizzante è che Dio preferisce il secondo atteggiamento.  Preferisce chi è autentico, anche se non esemplare.  Preferisce chi ammette il proprio limite e ci prova a chi fa grandi sorrisi e genuflessioni e non muove un dito. Preferisce, lui per primo, anime grigie ma autentiche, ad anime bianche ma di plastica. Preferisce chi aiuta una prostituta a ritrovare la sua dignità di donna.  Chi accompagna un peccatore pubblico nel vedersi diverso. Dio non sa che farsene dei bravi ragazzi, vuole dei figli. Nella vigna Perché lui per primo è sceso nella vigna. Lui per primo è diventato uomo, incarnandosi, senza privilegi, rifiutando i vantaggi, per salvare tutti, per incontrare tutti, per amare tutti, come scrive san Paolo ai Filippesi. Lui. Davanti a tanta generosità, a tanta bellezza, a tanta follia, possiamo far finta di niente e continuare a giocare a fare i bravi cristiani. A farci vedere con l’anima azzimata e le faccine devote. Che Dio ne tenga conto. Che veda quanto siamo bravi rispetto agli altri brutti sporchi e cattivi. E che magari strappano qualche vite e danneggiano l’uva. Oppure ammettere che non siamo capaci. Che è contro natura amare gli altri. E aiutarsi. E perdonare. E tutte le mille altre cose che questo folle Dio ci propone di vivere. Contro natura. Perché l’uomo è lupo, divora, sbrana, aggredisce, conquista, è sempre stato così. Oggi più che mai. Meglio osservare la vite sul balcone che rischiare la pelle. Meglio accudirla proteggendola. E pazienza se è solo decorativa. E pazienza se il mondo, fuori dalle nostre sacrestie, brucia. Oppure. In me Perché Dio non vuole punire, ma salvare. E gioisce per chi accoglie il proprio limite. È difficile, lo so bene. Difficile avere in me gli stessi sentimenti che furono di Cristo. Eppure, se lo lascio fare, forse qualcosa smuove.  Non per sforzo o merito, ma perché l’amore agisce, cambia, illumina, converte. I due figli sono dentro di me. Lo so bene.  Li vedo, li ascolto, li nutro. A volte prevale il figlio che ha paura del giudizio degli altri, non solo quello di Dio, e allora diventa inautentico. A volte quello ribelle che vorrebbe mandare tutto e tutti a stendere, Dio compreso. Ma, entrambi, possono crescere e cambiare. E diventare l’uno autentico e l’altro operante.  Sappiamo, e quanti profeti avrebbero voluto sapere e vedere, che Dio ci chiama a lavorare nella sua vigna, anche se incolta, anche se selvatica, anche se piena di rovi. È faticoso, non raccontiamocela. Faticoso cambiare, faticoso starci, faticoso amarla, questa vigna. Faticoso farlo ora, in questo tempo di verità ustionante, di mutamenti epocali che svelano la fragilità delle nostre pastorali accomodanti, stantie, paralizzanti. E Dio lo sa bene. Morirà, a causa dei vignaioli omicidi. E quella morte, lo credo fermamente, cambierà per sempre la storia. Anche la mia. Ecco: si tratta solo di sapere cosa vogliamo fare. Sapendo bene che ciò che ci viene chiesto è la verità di noi stessi, l’autenticità anche quando ci imbarazza e ci umilia. Dio non vuole dei bravi bambini, dei bamboccioni, ma dei figli. Anche se ribelli. Solo se innamorati. Come lui. Sappiatevi amati. Scegliete di amare. Paolo Curtaz]]></description>
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									<h3><strong>Due figli </strong></h3><p><em>Che ve ne pare?</em></p><p>Chiede un parere ai sacerdoti e agli anziani del popolo, il Maestro. Vuole coinvolgerli, vuole accompagnarli a vedere le cose da un altro punto di vista, vuole che crescano e, infine, capiscano chi è e cosa dà il Padre che annuncia.</p><p><em>Che ve ne pare?</em></p><p>È questa la dinamica del discepolato. Questo vuole Dio da noi: che ci mettiamo in movimento, che usciamo da una fede ridotta ad ascolto (distratto), scuoterci, diventare noi i timonieri della nave della nostra vita.</p><p>E parla di due figli invitati dal padre a dargli una mano nella vigna.</p><p>Uno che sbuffa e si irrita ma che, alla fine, va.<br />L’altro che annuisce sorridendo, ma non si schioda.</p><p><strong>L’uno</strong></p><p>C’è un figlio, in me, che vuole fare bella figura, davanti a Dio, davanti agli uomini. Un bravo bambino sempre disposto a compiacere, a ubbidire. Ma solo nella finzione. Solo nell’apparenza.</p><p>Mica abbiamo veramente voglia di sporcarci le mani, di andare, sul serio, nella vigna, non scherziamo.</p><p>Si fatica, lavorando, e tanto, e si suda.</p><p>E la vigna che è il mondo, la vigna che il Signore ci chiede di accudire ci obbliga a piegare la schiena, a farci venire i calli.</p><p>Meglio guardarla dal di fuori, la vigna. Soprattutto di questi tempi in cui la gramigna sembra soffocare ogni grappolo. Meglio optare per una bella pianta di vite posizionata sul balcone di casa, che fa tanto country style.</p><p>Decorativa. Magari lamentandoci dello stato orribile del mondo.</p><p>Anzi, accusando il vecchio padre perché va molto di moda, oggi, accusare Dio delle nostre nefandezze, come scrive Ezechiele.</p><p>Ridicoli.</p><p><strong>L’altro</strong></p><p>Ma c’è anche un figlio aggressivo in me, eterno adolescente, irrequieto e scostante.</p><p>Che soffre le belle maniere e le apparenze, che patisce i propri limiti ma li accoglie nella loro straziante e straniante evidenza. Che vede le contraddizioni negli altri, certo ma, soprattutto, che le vede in sé stesso. E non le vorrebbe.</p><p>E guardando la vigna ha paura. Vorrebbe, certo, ma sa che non è in grado. Il mondo fuori lo spaventa, lo inquieta. Sa bene che appartiene a questo mondo, a questa vigna, ma sa anche di non avere il pollice verde, anzi…</p><p>Allora bofonchia qualcosa, non ci sta, sbatte la porta. Questo vecchio padre affezionato alla sua inutile vigna! Lui ha altro da fare, ha il lavoro, ha le sue cose, ma perché non lascia andare tutto in malora?</p><p>Ma poi va. Almeno per qualche ora, almeno ci prova. Sì, va.</p><p>E la notizia, la bella notizia, la buona notizia, la notizia folle e destabilizzante è che Dio preferisce il secondo atteggiamento. </p><p>Preferisce chi è autentico, anche se non esemplare. </p><p>Preferisce chi ammette il proprio limite e ci prova a chi fa grandi sorrisi e genuflessioni e non muove un dito. Preferisce, lui per primo, anime grigie ma autentiche, ad anime bianche ma di plastica.</p><p>Preferisce chi aiuta una prostituta a ritrovare la sua dignità di donna. </p><p>Chi accompagna un peccatore pubblico nel vedersi diverso.</p><p>Dio non sa che farsene dei bravi ragazzi, vuole dei figli.</p><p><strong>Nella vigna</strong></p><p>Perché lui per primo è sceso nella vigna.</p><p>Lui per primo è diventato uomo, incarnandosi, senza privilegi, rifiutando i vantaggi, per salvare tutti, per incontrare tutti, per amare tutti, come scrive san Paolo ai Filippesi. Lui.</p><p>Davanti a tanta generosità, a tanta bellezza, a tanta follia, possiamo far finta di niente e continuare a giocare a fare i bravi cristiani. A farci vedere con l’anima azzimata e le faccine devote.</p><p>Che Dio ne tenga conto. Che veda quanto siamo bravi rispetto agli altri brutti sporchi e cattivi. E che magari strappano qualche vite e danneggiano l’uva.</p><p>Oppure ammettere che non siamo capaci.</p><p>Che è contro natura amare gli altri. E aiutarsi. E perdonare. E tutte le mille altre cose che questo folle Dio ci propone di vivere.</p><p>Contro natura.</p><p>Perché l’uomo è lupo, divora, sbrana, aggredisce, conquista, è sempre stato così. Oggi più che mai.</p><p>Meglio osservare la vite sul balcone che rischiare la pelle. Meglio accudirla proteggendola. E pazienza se è solo decorativa. E pazienza se il mondo, fuori dalle nostre sacrestie, brucia.</p><p>Oppure.</p><p>In me</p><p>Perché Dio non vuole punire, ma salvare. E gioisce per chi accoglie il proprio limite.</p><p>È difficile, lo so bene.</p><p>Difficile avere in me gli stessi sentimenti che furono di Cristo.</p><p>Eppure, se lo lascio fare, forse qualcosa smuove. </p><p>Non per sforzo o merito, ma perché l’amore agisce, cambia, illumina, converte.</p><p>I due figli sono dentro di me. Lo so bene. </p><p>Li vedo, li ascolto, li nutro.</p><p>A volte prevale il figlio che ha paura del giudizio degli altri, non solo quello di Dio, e allora diventa inautentico. A volte quello ribelle che vorrebbe mandare tutto e tutti a stendere, Dio compreso.</p><p>Ma, entrambi, possono crescere e cambiare.</p><p>E diventare l’uno autentico e l’altro operante.</p><p> Sappiamo, e quanti profeti avrebbero voluto sapere e vedere, che Dio ci chiama a lavorare nella sua vigna, anche se incolta, anche se selvatica, anche se piena di rovi.</p><p>È faticoso, non raccontiamocela.</p><p>Faticoso cambiare, faticoso starci, faticoso amarla, questa vigna. Faticoso farlo ora, in questo tempo di verità ustionante, di mutamenti epocali che svelano la fragilità delle nostre pastorali accomodanti, stantie, paralizzanti.</p><p>E Dio lo sa bene. Morirà, a causa dei vignaioli omicidi. E quella morte, lo credo fermamente, cambierà per sempre la storia. Anche la mia.</p><p>Ecco: si tratta solo di sapere cosa vogliamo fare.</p><p>Sapendo bene che ciò che ci viene chiesto è la verità di noi stessi, l’autenticità anche quando ci imbarazza e ci umilia.</p><p>Dio non vuole dei bravi bambini, dei bamboccioni, ma dei figli.</p><p>Anche se ribelli. Solo se innamorati.</p><p>Come lui.</p><p>Sappiatevi amati. Scegliete di amare.</p>								</div>
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									<p style="text-align: right;"><em>Paolo Curtaz</em></p>								</div>
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		<title>Ricaricare il cuore: tre giorni al Santuario</title>
		<link>https://www.parrocchiecavassofanna.com/gruppo-giovani-ac-al-santuario/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione sito]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Aug 2026 13:37:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attività nel territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Catechismo]]></category>
		<category><![CDATA[Formazione cristiana]]></category>
		<category><![CDATA[Giovani Animatori]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti Testimonianze]]></category>
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					<description><![CDATA[Giovani, Fede e Futuro Tre giorni al Santuario di Madonna di Strada per crescere insieme, coltivare relazioni autentiche e riscoprire la bellezza della fede condivisa: ecco come il Gruppo Giovani ed Educatori di Azione Cattolica di San Quirino ha vissuto il soggiorno di fine agosto tra preghiera, formazione e fraternità. Ecco la loro testimonianza Costruttori di legami “La trasformazione delle reti relazionali delle nostre comunità richiede una particolare attenzione ai giovani, offrendo loro proposte in cui possano essere protagonisti anche attraverso esperienze di vita comune” (Radicati e costruiti in Cristo, Linee di orientamento per l’attuazione del Documento di sintesi del Cammino sinodale delle Chiese che sono in Italia) A partire dal documento della CEI, come gruppo abbiamo iniziato quest&#8217;anno la programmazione per le attività del gruppo giovani di Azione Cattolica e del gruppo Educatori di AC in riferimento alle fasce di età comprese dai 12-14 ai 18-20 anni. “Occorre chiedersi, da un lato, come fare in modo che tutto il vasto impegno caritativo-sociale – per il quale le nostre Chiese sono ancora molto apprezzate e riconosciute – sia radicato nella fede cristologico-trinitaria e in una reale appartenenza ecclesiale. Dall’altro lato, come evitare che la fede professata e l’appartenenza ecclesiale vissuta si strutturino in un’estraneità alla testimonianza e all’impegno caritativo” (documento CEI). Nessuno può sottrarsi ai legami sociali. Ogni nostra azione ci unisce in una stretta solidarietà; nel bene e nel male, nella complessità. Il lavoro ci lega al futuro degli altri e del mondo, e ce ne rende responsabili. Il soggiorno dal 28 al 30 agosto al Santuario della Madonna di Strada di Fanna come gruppo giovani di Azione Cattolica è iniziato alla luce della 1 Lettera di Pietro e alla luce della Didachè o dottrina dei dodici Apostoli. “13 E chi potrà farvi del male, se sarete ferventi nel bene? 14 Se poi doveste soffrire per la giustizia, beati voi! Non sgomentatevi per paura di loro e non turbatevi, 15 ma adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi. 16 Tuttavia questo sia fatto con dolcezza e rispetto, con una retta coscienza.” (1 Pt 13-16a). È stata un’esperienza davvero intensa e formativa. L’ampiezza della struttura e dei giardini della foresteria del Santuario ci ha offerto la cornice ideale per alternare momenti di svago e condivisione, a preziosi spazi di deserto, riflessione personale e lavoro di gruppo È stata un&#8217;esperienza importante non solo per la nostra crescita come educatori, ma anche per la nostra vita quotidiana come Giovani: essa infatti ha costituito un&#8217;occasione profonda per imparare a costruire relazioni solide tra di noi e con i nostri ragazzi/e, per nutrire e rafforzare il nostro rapporto con Dio ed essere pronti a dare ragione della speranza che come giovani portiamo nella nostra comunità parrocchiale. C’è un progetto di Dio sulla creazione di cui occorre farsi collaboratori. L’agire sociale va valutato alla luce del vangelo, perché il nostro lavoro e il nostro servizio al bene comune portino frutti di riconciliazione, di giustizia e di pace. La sequela del Cristo non è un viaggio che si fa da soli, cercando individualmente di rintracciare i suoi passi. È piuttosto un cammino che impegna come gruppo, come comunità. Giulia, Luca, Giorgia, Angela, Miriam, Andrea, Raffaele, Simone, insieme ai tutors Silvio ed Elisa (Gruppo Giovani Azione Cattolica, San Quirino) Icona che accompagna il cammino annuale del gruppo giovani]]></description>
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									<p><strong>“La trasformazione delle reti relazionali delle nostre comunità richiede una particolare attenzione ai giovani, offrendo loro proposte in cui possano essere protagonisti anche attraverso esperienze di vita comune” (Radicati e costruiti in Cristo, <em>Linee di orientamento per l’attuazione del Documento di sintesi del Cammino sinodale delle Chiese che sono in Italia)</em></strong></p><p>A partire dal documento della CEI, come gruppo abbiamo iniziato quest&#8217;anno la programmazione per le attività del gruppo giovani di Azione Cattolica e del gruppo Educatori di AC in riferimento alle fasce di età comprese dai 12-14 ai 18-20 anni. “Occorre chiedersi, da un lato, come fare in modo che tutto il vasto impegno caritativo-sociale – per il quale le nostre Chiese sono ancora molto apprezzate e riconosciute – sia radicato nella fede cristologico-trinitaria e in una reale appartenenza ecclesiale. Dall’altro lato, come evitare che la fede professata e l’appartenenza ecclesiale vissuta si strutturino in un’estraneità alla testimonianza e all’impegno caritativo” (documento CEI). Nessuno può sottrarsi ai legami sociali. Ogni nostra azione ci unisce in una stretta solidarietà; nel bene e nel male, nella complessità. Il lavoro ci lega al futuro degli altri e del mondo, e ce ne rende responsabili.</p><p>Il soggiorno dal 28 al 30 agosto al Santuario della Madonna di Strada di Fanna come gruppo giovani di Azione Cattolica è iniziato alla luce della 1 Lettera di Pietro e alla luce della Didachè o dottrina dei dodici Apostoli. “13 E chi potrà farvi del male, se sarete ferventi nel bene? 14 Se poi doveste soffrire per la giustizia, beati voi! Non sgomentatevi per paura di loro e non turbatevi, 15 ma adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi. 16 Tuttavia questo sia fatto con dolcezza e rispetto, con una retta coscienza.” (1 Pt 13-16a). È stata un’esperienza davvero intensa e formativa. L’ampiezza della struttura e dei giardini della foresteria del Santuario ci ha offerto la cornice ideale per alternare momenti di svago e condivisione, a preziosi spazi di deserto, riflessione personale e lavoro di gruppo È stata un&#8217;esperienza importante non solo per la nostra crescita come educatori, ma anche per la nostra vita quotidiana come Giovani: essa infatti ha costituito un&#8217;occasione profonda per imparare a costruire relazioni solide tra di noi e con i nostri ragazzi/e, per nutrire e rafforzare il nostro rapporto con Dio ed essere pronti a dare ragione della speranza che come giovani portiamo nella nostra comunità parrocchiale.</p><p>C’è un progetto di Dio sulla creazione di cui occorre farsi collaboratori. L’agire sociale va valutato alla luce del vangelo, perché il nostro lavoro e il nostro servizio al bene comune portino frutti di riconciliazione, di giustizia e di pace. La sequela del Cristo non è un viaggio che si fa da soli, cercando individualmente di rintracciare i suoi passi. È piuttosto un cammino che impegna come gruppo, come comunità.</p>								</div>
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		<title>San Lorenzo: la tradizione che accende l&#8217;estate</title>
		<link>https://www.parrocchiecavassofanna.com/san-lorenzo-2026/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione sito]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Aug 2026 19:02:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attività in Parrocchia]]></category>
		<category><![CDATA[Attività nel territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Cavasso Nuovo]]></category>
		<category><![CDATA[Cavasso Pordenone]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesetta San Lorenzo]]></category>
		<category><![CDATA[San Lorenzo]]></category>
		<category><![CDATA[Stelle cadenti]]></category>
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					<description><![CDATA[Fede e convivialità nella chiesetta di Cavasso Lunedì 10 agosto ci siamo ritrovati nella piccola e raccolta chiesetta di San Lorenzo a Cavasso per celebrare insieme la Santa Messa. La funzione, presieduta da don Adrian, ha visto la partecipazione di molti fedeli che si sono stretti in un clima di raccoglimento e preghiera. San Lorenzo ci ricorda la bellezza della generosità e della fede semplice, e il cielo d&#8217;estate ci regala sempre la magia delle sue stelle in questa notte così cara alla tradizione. Al termine della messa, un piacevole momento di convivialità, in cui tutti i presenti hanno potuto scambiare due chiacchiere e condividere la serenità di una bella serata estiva.]]></description>
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									<h5 data-path-to-node="0"><strong>Lunedì 10 agosto</strong> ci siamo ritrovati nella piccola e raccolta chiesetta di San Lorenzo a Cavasso per celebrare insieme la Santa Messa.</h5><p data-path-to-node="1">La funzione, presieduta da don Adrian, ha visto la partecipazione di molti fedeli che si sono stretti in un clima di raccoglimento e preghiera. San Lorenzo ci ricorda la bellezza della generosità e della fede semplice, e il cielo d&#8217;estate ci regala sempre la magia delle sue stelle in questa notte così cara alla tradizione. Al termine della messa, un piacevole momento di convivialità, in cui tutti i presenti hanno potuto scambiare due chiacchiere e condividere la serenità di una bella serata estiva.</p>								</div>
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		<title>Sulle tracce di un&#8217;opera: la bellezza ritrovata</title>
		<link>https://www.parrocchiecavassofanna.com/la-bellezza-salvata-museo-pn/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sara Bernardon]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Aug 2026 19:27:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attività nel territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti Testimonianze]]></category>
		<category><![CDATA[Storia locale]]></category>
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					<description><![CDATA[Riscoprire al museo i tesori dalle nostre parrocchie In un assolato pomeriggio d&#8217;agosto ci siamo recate a visitare la mostra al Museo Diocesano di Pordenone, spinte soprattutto dalla curiosità di scoprire dove fosse finito il dipinto che per tanti anni avevamo visto sull&#8217;altare della nostra chiesa di San Remigio a Cavasso Nuovo&#8230; È proprio con questo spirito siamo andate a Pordenone, al Museo Diocesano, a visitarela mostra Friuli 1976-2026. La bellezza salvata un percorso espositivo che, a cinquant&#8217;anni dal sisma, intreccia il ricordo del dramma vissuto dalle comunità con la ricostruzione spirituale e il lavoro di restauro che ha permesso di restituire al territorio opere e memorie preziose. Tra le tante testimonianze esposte, cercavamo in particolare le opere legate alle nostre comunità di Cavasso Nuovo e Fanna, e ne abbiamo trovate più di una: La pala di Nicola Grassi: &#8220;Il quadro nel quadro&#8221; Proveniente dalla chiesa di San Remigio a Cavasso Nuovo, la tela settecentesca di Nicola Grassi (Visitazione e Sant&#8217;Antonio da Padova fra i Santi Giovanni Battista e Nicola) ha una storia di salvataggio singolare: sfuggì al crollo dell&#8217;Oratorio di Sant&#8217;Antonio perché trasferita poco prima del sisma per restauro. L&#8217;opera è conosciuta per il gioco del &#8220;quadro nel quadro&#8221;: San Giovanni Battista indica la scena dell&#8217;abbraccio tra Elisabetta e Maria. Lo stile è inconfondibile nel profilo saettante della Vergine, nella regia dei gesti e nel dinamismo dei tre santi in primo piano, che guidano il devoto al mistero dell&#8217;Incarnazione. Ritrovare la &#8220;nostra&#8221; pala d&#8217;altare e contemplarla ad altezza d&#8217;uomo è stata un&#8217;esperienza suggestiva: poter cogliere da vicino le delicate velature e ogni singolo dettaglio del dipinto non capita certo tutti i giorni. I documenti d&#8217;archivio di Cavasso Nuovo Restaurati nel 1987 con i fondi del post-terremoto e custoditi dall&#8217;Archivio Storico Diocesano, i documenti in mostra raccontano la storia della comunità: • Registro dei Battesimi (1547-1551): Tra i più antichi della diocesi, fu avviato prima che il Concilio di Trento (1563) ne imponesse l&#8217;obbligo. Il primo atto leggibile (29 giugno 1547).• Registro dei Morti (1781-1842): Una memoria storica che documenta oltre mezzo secolo di vita e demografia locale.• Telegrammi del 1976: Reperti di un&#8217;epoca passata che testimoniano lo smarrimento, la tensione e la graduale presa di coscienza dei danni all&#8217;arte sacra nei giorni subito dopo il sisma.Vedere questi documenti, spaccati di vita e speranza di un tempo, ci ha riportato indietro in una realtà molto diversa da quella odierna. La Pianeta di Fanna: capolavoro tessile veneziano A rappresentare la Parrocchia di Fanna c&#8217;è una preziosa pianeta settecentesca. Realizzata in lampasso di seta di manifattura veneziana, impreziosita dallo stemma del vescovo di Belluno, Gaetano Zuanelli. L&#8217;opera è un esempio eccelso di artigianato liturgico e simbolo dell&#8217;importanza della conservazione del patrimonio tessile.Ci ha colpito la pregiatezza della lavorazione tessile, i colori luminosi e lucenti. per informazioni &#62; MUSEO DIOCESANO PORDENONE]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="24212" class="elementor elementor-24212" data-elementor-post-type="post">
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									<h5>In un assolato pomeriggio d&#8217;agosto ci siamo recate a visitare la mostra al Museo Diocesano di Pordenone, spinte soprattutto dalla curiosità di scoprire dove fosse finito il dipinto che per tanti anni avevamo visto sull&#8217;altare della nostra chiesa di San Remigio a Cavasso Nuovo&#8230;</h5>								</div>
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		<title>Grest 2&#8230; sotto lo stesso cielo!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lucia Meneguzzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Aug 2026 14:07:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attività in Parrocchia]]></category>
		<category><![CDATA[Attività nel territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Giovani Animatori]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti Testimonianze]]></category>
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		<category><![CDATA[Estate in Parrocchia]]></category>
		<category><![CDATA[Grest]]></category>
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		<category><![CDATA[Messa]]></category>
		<category><![CDATA[Ragazzi catechismo medie]]></category>
		<category><![CDATA[Ragazzi delle scuole medie]]></category>
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					<description><![CDATA[Insieme in parrocchia Dal 27 al 31 luglio si è tenuta la settimana per i ragazzi delle medie delle parrocchie di Cavasso e Fanna, nel centro parrocchiale di Cavasso Nuovo. Durante la settimana abbiamo proposto ai ragazzi delle attività e delle uscite legate alla figura di San Francesco. Ogni giornata era legata a un elemento (acqua, terra, fuoco e aria), ad eccezione della prima giornata, dedicata alla conoscenza della figura di San Francesco, che poi è stata sviluppata durante la settimana, e alla conoscenza tra i ragazzi Ogni giorno i ragazzi hanno provato diverse attività, dalle più divertenti come andare sul Meduna e poi dipingere i sassi (che poi abbiamo dato ai nonni della casa di riposo per abbellire il loro giardino), fino alla caccia al tesoro a Madonna di Strada nella particolare giornata di giovedì, dove invece di fare dalle 10:00 alle 17:00 siamo stati dalle 17:00 fino a mezzanotte. Le altre attività svolte dai ragazzi durante la settimana sono state le interviste sul territorio, dove i ragazzi, divisi in tre gruppi, hanno avuto la possibilità di intervistare le persone e approfondire le tradizioni della nostra terra, come la cipolla rossa, le mele antiche e le storie e testimonianze sul terremoto del 1976. Un’altra attività è stata la Messa in casa di riposo, dove i ragazzi hanno avuto la possibilità di parlare e confrontarsi con i nonni della struttura. La settimana è stata anche un’importante occasione di autonomia e collaborazione. A turno, infatti, i ragazzi si sono cimentati nella preparazione del pranzo per tutto il gruppo, occupandosi poi di sparecchiare, lavare i piatti e riordinare gli spazi comuni. Un’esperienza completa che ha unito divertimento, crescita personale e riscoperta delle proprie radici!]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="23496" class="elementor elementor-23496" data-elementor-post-type="post">
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					<h3 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Insieme in parrocchia </h3>				</div>
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									<p><span style="font-weight: 400;">Dal 27 al 31 luglio si è tenuta la settimana per i ragazzi delle medie delle parrocchie di Cavasso e Fanna, nel centro parrocchiale di Cavasso Nuovo.</span></p><p><span style="font-weight: 400;">Durante la settimana abbiamo proposto ai ragazzi delle attività e delle uscite legate alla figura di San Francesco. Ogni giornata era legata a un elemento (acqua, terra, fuoco e aria), ad eccezione della prima giornata, dedicata alla conoscenza della figura di San Francesco, che poi è stata sviluppata durante la settimana, e alla conoscenza tra i ragazzi</span></p>								</div>
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									<p><span style="font-weight: 400;">Ogni giorno i ragazzi hanno provato diverse attività, dalle più divertenti come andare sul Meduna e poi dipingere i sassi (che poi abbiamo dato ai nonni della casa di riposo per abbellire il loro giardino), fino alla caccia al tesoro a Madonna di Strada nella particolare giornata di giovedì, dove invece di fare dalle 10:00 alle 17:00 siamo stati dalle 17:00 fino a mezzanotte.</span></p><p><span style="font-weight: 400;">Le altre attività svolte dai ragazzi durante la settimana sono state le interviste sul territorio, dove i ragazzi, divisi in tre gruppi, hanno avuto la possibilità di intervistare le persone e approfondire le tradizioni della nostra terra, come la cipolla rossa, le mele antiche e le storie e testimonianze sul terremoto del 1976. Un’altra attività è stata la Messa in casa di riposo, dove i ragazzi hanno avuto la possibilità di parlare e confrontarsi con i nonni della struttura.</span></p><p><span style="font-weight: 400;">La settimana è stata anche un’importante occasione di autonomia e collaborazione. A turno, infatti, i ragazzi si sono cimentati nella preparazione del pranzo per tutto il gruppo, occupandosi poi di sparecchiare, lavare i piatti e riordinare gli spazi comuni.</span></p><p><span style="font-weight: 400;">Un’esperienza completa che ha unito divertimento, crescita personale e riscoperta delle proprie radici!</span></p>								</div>
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		<title>Il Santuario celebra la Madonna del Carmine</title>
		<link>https://www.parrocchiecavassofanna.com/carmelo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione sito]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Jul 2026 21:35:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attività in Parrocchia]]></category>
		<category><![CDATA[Madonna del Carmelo]]></category>
		<category><![CDATA[Madonna del Carmine]]></category>
		<category><![CDATA[Monte Carmelo]]></category>
		<category><![CDATA[Santuario Madonna di Strada]]></category>
		<category><![CDATA[Scapolare]]></category>
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					<description><![CDATA[Sulle orme di Maria, in cammino verso il Carmelo Sotto lo sguardo della Vergine: la comunità di Fanna celebra la Madonna del Carmine tra preghiera, passi e devozione. La Messa e il cammino della fede Nella sera del 16 luglio, la comunità si è ritrovata al Santuario di Madonna di Strada a Fanna per celebrare la memoria di Nostra Signora del Monte Carmelo. La Santa Messa, celebrata da don Dario, ha aperto una serata di raccoglimento. Al termine della celebrazione, i fedeli hanno dato vita a un piccolo percorso di preghiera, muovendosi in processione dal Santuario fino alla statua della Madonna situata nel parco retrostante. Un cammino simbolico che ha fatto rivivere idealmente la salita al Monte Carmelo, il &#8220;giardino di Dio&#8221; citato nella Bibbia. Insieme a Maria, ogni mese dell&#8217;anno Durante la sua omelia, don Dario ha sottolineato la forza straordinaria della devozione mariana, un affetto dai suoi fedeli che attraversa i secoli. Il sacerdote ha ricordato come la presenza di Maria sia così viva e costante nella vita della Chiesa che non c&#8217;è mese dell&#8217;anno in cui non ricorra una memoria o una festa a Lei dedicata: un appuntamento mensile che rinnova la protezione della Vergine su tutti i suoi figli. Lo scapolare simbolo di protezione La memoria della Madonna del Carmine affonda le sue radici nella tradizione del Monte Carmelo in Palestina e nella figura dei primi frati carmelitani. La devozione è storicamente legata al dono dello Scapolare, offerto secondo la tradizione dalla Vergine al priore Simone Stock come segno di protezione e promessa di salvezza. Anche a Fanna, ci è stato donato un simbolico scapolare raffigurante Madonna di Strada, è stata l&#8217;occasione per riscoprire la bellezza di affidarsi a Maria, guida sicura lungo il cammino della vita.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="24031" class="elementor elementor-24031" data-elementor-post-type="post">
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		<title>Grest 1&#8230; una nota che resta nel cuore</title>
		<link>https://www.parrocchiecavassofanna.com/grest1-2026-una-nota-che-resta-nel-cuore/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lucia Meneguzzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jun 2026 11:08:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attività in Parrocchia]]></category>
		<category><![CDATA[Attività nel territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Giovani Animatori]]></category>
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		<category><![CDATA[Estate in Parrocchia]]></category>
		<category><![CDATA[Grest]]></category>
		<category><![CDATA[Gruppo animatori]]></category>
		<category><![CDATA[Messa]]></category>
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					<description><![CDATA[Il nostro Grest a Ritmo del Cuore! Se dovessimo scegliere una colonna sonora per raccontare l&#8217;estate della nostra parrocchia, le note di “Bella Fra!” (la colonna sonora del Grest) risuonerebbero ancora a lungo! È stata solo una settimana, è vero, ma davvero densa di momenti ed emozioni che porteremo a lungo con noi. Quest’anno il tema della musica ci ha guidati in ogni momento. Per noi animatori è stato un regalo speciale: molti di noi suonano uno strumento o sono grandi appassionati, ed è stato bellissimo poter condividere questa passione con i più piccoli, trasformando la parrocchia in una vera e propria orchestra di sorrisi e allegria. Il caldo sorrido si è fatto sentire, ma non ci siamo lasciati scoraggiare! Tra gavettoni e giochi d’acqua, ci siamo rinfrescati scatenandoci tutti insieme: in quei momenti, la differenza d&#8217;età è sparita e anche noi animatori siamo tornati un po&#8217; bambini. La creatività è stata la vera protagonista dei nostri laboratori; siamo passati da quelli artistici, in cui abbiamo creato fumetti, braccialetti e persino disegni guidati dal ritmo della musica. Non ci siamo fermati qui, infatti abbiamo costruito delle maracas per far risuonare ancora di più la nostra energia! Per non farci mancare nulla, ci siamo immersi nella natura a due passi da casa. È stato emozionante accompagnare i bambini a scoprire angoli verdi bellissimi proprio &#8220;sulla porta di casa&#8221;, che molti di loro non avevano mai visto, giocando a creare arte con ciò che la natura ci offriva. Non sono mancati i balli di gruppo, dove bimbi e animatori hanno ballato spalla a spalla, mentre sulle note di Supereroi di Mr. Rain abbiamo capito che la vera forza sta nel camminare e crescere insieme. Il momento più toccante è stato la messa conclusiva; per l&#8217;occasione abbiamo disposto i banchi a cerchio, cantato Supereroi, ballato un’ultima volta al ritmo del cuore (che dava il nome al Grest stesso) e infine condiviso le nostre sensazioni ed emozioni riguardo all’esperienza appena trascorsa. Il pensiero di noi animatori: &#8220;Anche se il Grest è durato solo una settimana, abbiamo avuto la sensazione di essere riusciti ad entrare dritti nel cuore dei bambini, e loro nel nostro. Ma la magia è successa anche tra di noi: è stata l&#8217;occasione perfetta per fare squadra, conoscerci meglio e persino riallacciare i rapporti con amici che si erano un po&#8217; persi di vista negli anni.&#8221; Un grazie di cuore a tutte le famiglie che ci hanno affidato i loro piccoli &#8220;supereroi&#8221;. A chi non c&#8217;era quest&#8217;anno diciamo solo una cosa: vi aspettiamo a braccia aperte al prossimo Grest! A chi invece ha partecipato non possiamo che dedicare un caloroso arrivederci. Le animatrici: Giada, Agnese e Azzurra]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="23528" class="elementor elementor-23528" data-elementor-post-type="post">
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					<h3 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Il nostro Grest a Ritmo del Cuore!
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									<p><span style="font-weight: 400;">Se dovessimo scegliere una colonna sonora per raccontare l&#8217;estate della nostra parrocchia, le note di “Bella Fra!” (la colonna sonora del Grest) risuonerebbero ancora a lungo! È stata solo una settimana, è vero, ma davvero densa di momenti ed emozioni che porteremo a lungo con noi. Quest’anno il tema della musica ci ha guidati in ogni momento. Per noi animatori è stato un regalo speciale: molti di noi suonano uno strumento o sono grandi appassionati, ed è stato bellissimo poter condividere questa passione con i più piccoli, trasformando la parrocchia in una vera e propria orchestra di sorrisi e allegria.</span></p><p><span style="font-weight: 400;">Il caldo sorrido si è fatto sentire, ma non ci siamo lasciati scoraggiare! Tra gavettoni e giochi d’acqua, ci siamo rinfrescati scatenandoci tutti insieme: in quei momenti, la differenza d&#8217;età è sparita e anche noi animatori siamo tornati un po&#8217; bambini.</span></p>								</div>
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									<p><span style="font-weight: 400;">La creatività è stata la vera protagonista dei nostri laboratori; siamo passati da quelli artistici, in cui abbiamo creato fumetti, braccialetti e persino disegni guidati dal ritmo della musica. Non ci siamo fermati qui, infatti abbiamo costruito delle maracas per far risuonare ancora di più la nostra energia! Per non farci mancare nulla, ci siamo immersi nella natura a due passi da casa. È stato emozionante accompagnare i bambini a scoprire angoli verdi bellissimi proprio &#8220;sulla porta di casa&#8221;, che molti di loro non avevano mai visto, giocando a creare arte con ciò che la natura ci offriva.</span></p><p><span style="font-weight: 400;">Non sono mancati i balli di gruppo, dove bimbi e animatori hanno ballato spalla a spalla, mentre sulle note di Supereroi di Mr. Rain abbiamo capito che la vera forza sta nel camminare e crescere insieme.</span></p><p><span style="font-weight: 400;">Il momento più toccante è stato la messa conclusiva; per l&#8217;occasione abbiamo disposto i banchi a cerchio, cantato Supereroi, ballato un’ultima volta al ritmo del cuore (che dava il nome al Grest stesso) e infine condiviso le nostre sensazioni ed emozioni riguardo all’esperienza appena trascorsa.</span></p><p><span style="font-weight: 400;">Il pensiero di noi animatori: &#8220;Anche se il Grest è durato solo una settimana, abbiamo avuto la sensazione di essere riusciti ad entrare dritti nel cuore dei bambini, e loro nel nostro. Ma la magia è successa anche tra di noi: è stata l&#8217;occasione perfetta per fare squadra, conoscerci meglio e persino riallacciare i rapporti con amici che si erano un po&#8217; persi di vista negli anni.&#8221;</span></p><p><span style="font-weight: 400;">Un grazie di cuore a tutte le famiglie che ci hanno affidato i loro piccoli &#8220;supereroi&#8221;. A chi non c&#8217;era quest&#8217;anno diciamo solo una cosa: vi aspettiamo a braccia aperte al prossimo Grest! A chi invece ha partecipato non possiamo che dedicare un caloroso arrivederci.</span></p>								</div>
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									<p style="text-align: right;"><em>Le animatrici: Giada, Agnese e Azzurra</em></p>								</div>
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		<title>San Pietro: dove lo sguardo incontra l&#8217;orizzonte</title>
		<link>https://www.parrocchiecavassofanna.com/merssa-san-pietro-2026/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione sito]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jun 2026 19:03:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attività in Parrocchia]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
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		<category><![CDATA[Santi Pietro e Paolo]]></category>
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					<description><![CDATA[29 giugno 2026, chiesetta di San Pietro in Modoleit Una chiesetta che custodisce il passato e apre al presente Il 29 giugno, per la festa dei Santi Pietro e Paolo, assieme a don Dario siamo saliti a celebrare la Messa nella chiesetta di San Pietro, un piccolo angolo di pace, un punto di passaggio tra Fanna e Cavasso. Dopo la funzione, non è mancato un bel momento di convivialità con i presenti, immersi in un panorama che allarga il cuore e abbraccia la bellezza del creato. Un tempo, a Cavasso, il 29 giugno era un giorno speciale perché si facevano le Prime Comunioni. Ce lo racconta Sandra Viel, che ha fatto la sua nel 1958: ricorda che, dopo la cerimonia nella chiesa di San Remigio e il pranzo con i familiari, nel pomeriggio si saliva proprio qui, in questa chiesetta, per ricevere una benedizione speciale. Una tradizione che il tempo non ha cancellato. Ringraziamo Sandra per la sua affettuosa testimonianza. Testimonianze dal passato 29 giugno 1958&#8230; La mia prima comunione In quell’anno la festività dei Santi Pietro e Paolo cadeva di domenica, ma sarebbe stato un giorno festivo per tutta l’Italia negli anni passati (fino al 1976). Era consuetudine con don Anselmo Pauletto fare le prime comunioni il giorno dei Santi Pietro e Paolo, al termine della classe terza elementare&#8230; Domenica 29 giugno 1958, festa dei Santi Pietro e Paolo, ai piedi della salita per arrivare alla Chiesa parrocchiale di San Remigio le famiglie Chittaro e Viel si sono fatti fare una fotografia a ricordo. Una profonda amicizia ha legato le due famiglie. Alla sinistra la mia mamma Margherita Pegorer e il mio papà Pietro Viel, a destra la mia maestra Mary De Marco e il marito Aldo Chittaro. Davanti da sinistra io (Sandra Viel) a lato Silvano Chittaro, che quel giorno abbiamo fatto la prima Comunione, davanti al signor Aldo mia sorella Nadia Viel. I miei genitori, originari di Aviano, abitavano in affitto in Via 11 febbraio, i signori Chittaro in una villa in Via Martiri della Libertà; quando le famiglie decisero di costruirsi una casa nuova acquistarono i terreni confinanti nell’attuale Via Dante, speciale la loro amicizia. In quell’anno la festività dei Santi Pietro e Paolo cadeva di domenica, ma sarebbe stato un giorno festivo per tutta l’Italia negli anni passati (fino al 1976). Era consuetudine con don Anselmo Pauletto fare le prime comunioni il giorno dei Santi Pietro e Paolo, al termine della classe terza elementare. In quel tempo studiavamo la “dottrina cristiana” di Papa Pio X, in una saletta nel cortile del vecchio asilo dietro la Chiesetta di San Antonio. Dovevamo imparare a memoria le risposte alle domande (per gli adulti erano 433 – 60 per i bambini con un testo accompagnato da disegni). Pur contenendo a volte dei concetti difficili: l&#8217;idea che stava alla base di questo sistema di insegnamento era che memorizzare queste domande sarebbe tornato utile ai bambini una volta raggiunta l&#8217;età adulta, quando ne avrebbero compreso pienamente il significato. Poi imparavamo diverse preghiere. Ricordo che si stava a digiuno dalla cena della sera precedente, quindi al mattino non si faceva colazione, a volte arrivavamo sfiniti, il giorno della prima comunione mi hanno detto che stavo per svenire…ma non solo io…! Ricordo un gesto significativo che don Anselmo ci fece fare quel giorno, direi precorritore dei tempi per quegli anni, prima della consacrazione ogni bambino è andato in fila verso l’ambone dove c’era il don che ci porgeva da una pisside le ostie da consacrare ognuno di noi ne prendeva una, l’alzava in alto e la metteva in un calice, non ricordo che avessimo pronunciato nulla. Se pensiamo che solo nel 1969 si poté prendere l’ostia consacrata in mano, allora non era consacrata, ma era già un segno molto importante che ancora ricordo. Alla fine della cerimonia si festeggiava con i parenti a casa e nel primo pomeriggio tutti su alla Chiesetta di San Pietro a Petrucco per una benedizione speciale. Sarà che era un giorno festivo, ma ogni anno il giorno dei Santi Pietro e Paolo ricordo quel giorno e la mia mente, anche ora che sono anziana, torna a quel giorno e a quel periodo della mia vita con un senso di affetto e nostalgia. Sandra Viel Articolo completo]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="23790" class="elementor elementor-23790" data-elementor-post-type="post">
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					<h6 class="elementor-heading-title elementor-size-default">29 giugno 2026, chiesetta di San Pietro in Modoleit</h6>				</div>
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					<h3 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Una chiesetta che custodisce il passato e apre al presente</h3>				</div>
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									<h4><span style="color: #8c6b5a;"><strong>29 giugno 1958&#8230; La mia prima comunione</strong></span></h4><p><span style="color: #8c6b5a;"><strong>In quell’anno la festività dei Santi Pietro e Paolo cadeva di domenica, ma sarebbe stato un giorno festivo per tutta l’Italia negli anni passati (fino al 1976).</strong></span></p><p><span style="color: #8c6b5a;"><strong>Era consuetudine con don Anselmo Pauletto fare le prime comunioni il giorno dei Santi Pietro e Paolo, al termine della classe terza elementare&#8230;</strong></span></p>								</div>
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									<p><em>Domenica 29 giugno 1958, festa dei Santi Pietro e Paolo, ai piedi della salita per arrivare alla Chiesa parrocchiale di San Remigio le famiglie Chittaro e Viel si sono fatti fare una fotografia a ricordo. Una profonda amicizia ha legato le due famiglie.</em></p><p><em>Alla sinistra la mia mamma Margherita Pegorer e il mio papà Pietro Viel, a destra la mia maestra Mary De Marco e il marito Aldo Chittaro. Davanti da sinistra io (Sandra Viel) a lato Silvano Chittaro, che quel giorno abbiamo fatto la prima Comunione, davanti al signor Aldo mia sorella Nadia Viel.</em></p><p><em>I miei genitori, originari di Aviano, abitavano in affitto in Via 11 febbraio, i signori Chittaro in una villa in Via Martiri della Libertà; quando le famiglie decisero di costruirsi una casa nuova acquistarono i terreni confinanti nell’attuale Via Dante, speciale la loro amicizia.</em></p>								</div>
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									<p>In quell’anno la festività dei Santi Pietro e Paolo cadeva di domenica, ma sarebbe stato un giorno festivo per tutta l’Italia negli anni passati (fino al 1976).</p><p>Era consuetudine con don Anselmo Pauletto fare le prime comunioni il giorno dei Santi Pietro e Paolo, al termine della classe terza elementare. In quel tempo studiavamo la “dottrina cristiana” di Papa Pio X, in una saletta nel cortile del vecchio asilo dietro la Chiesetta di San Antonio. Dovevamo imparare a memoria le risposte alle domande (per gli adulti erano 433 – 60 per i bambini con un testo accompagnato da disegni). Pur contenendo a volte dei concetti difficili: l&#8217;idea che stava alla base di questo sistema di insegnamento era che memorizzare queste domande sarebbe tornato utile ai bambini una volta raggiunta l&#8217;età adulta, quando ne avrebbero compreso pienamente il significato.</p><p>Poi imparavamo diverse preghiere. Ricordo che si stava a digiuno dalla cena della sera precedente, quindi al mattino non si faceva colazione, a volte arrivavamo sfiniti, il giorno della prima comunione mi hanno detto che stavo per svenire…ma non solo io…!</p><p>Ricordo un gesto significativo che don Anselmo ci fece fare quel giorno, direi precorritore dei tempi per quegli anni, prima della consacrazione ogni bambino è andato in fila verso l’ambone dove c’era il don che ci porgeva da una pisside le ostie da consacrare ognuno di noi ne prendeva una, l’alzava in alto e la metteva in un calice, non ricordo che avessimo pronunciato nulla. Se pensiamo che solo nel 1969 si poté prendere l’ostia consacrata in mano, allora non era consacrata, ma era già un segno molto importante che ancora ricordo.</p><p>Alla fine della cerimonia si festeggiava con i parenti a casa e nel primo pomeriggio tutti su alla Chiesetta di San Pietro a Petrucco per una benedizione speciale.</p><p>Sarà che era un giorno festivo, ma ogni anno il giorno dei Santi Pietro e Paolo ricordo quel giorno e la mia mente, anche ora che sono anziana, torna a quel giorno e a quel periodo della mia vita con un senso di affetto e nostalgia.</p>								</div>
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									<p style="text-align: right;"><em>Sandra Viel</em></p>								</div>
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		<title>Portatrici della Sua Presenza nella sofferenza</title>
		<link>https://www.parrocchiecavassofanna.com/nuovi-ministri-comunione-2026/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione sito]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Jun 2026 20:13:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attività in Parrocchia]]></category>
		<category><![CDATA[Messa Festiva]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti Testimonianze]]></category>
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					<description><![CDATA[Testimoni di fede e servizio Domenica 7 e 14 giugno le comunità parrocchiali di Fanna e Cavasso hanno accolto con gioia il cammino di tre NUOVE MINISTRE STRAORDINARIE DELLA COMUNIONE: Rosa, Federica e Lisa che si aggiungono a Liliana, Franca e Lidia. Ecco i loro pensieri e le emozioni che accompagnano questo importante servizio. Un incontro che arricchisce il cuore Vedere la gioia e la gratitudine negli occhi delle persone quando vado a trovarle per portare loro la Comunione è un’esperienza indescrivibile, che supera ogni aspettativa. È un servizio che dona moltissimo, sia sotto il profilo umano che per il profondo senso di comunione che si viene a creare. Rosa Lombardi (Cavasso)   Gesù vicino a chi soffre Da tempo mi dedicavo a visitare le persone sole, anziane o in sofferenza, sentendo il desiderio di offrire qualcosa in più durante i miei incontri. Ora, laddove richiesto, ho la possibilità di portare il Pane vivo che Gesù ha istituito nell’Ultima Cena. In questo modo, Gesù si fa realmente vicino a chi vive la prova della solitudine o della malattia. I sacerdoti e Liliana mi hanno aiutata molto a superare le mie insicurezze: oggi, con rinnovata consapevolezza, mi appresto a portare questo nutrimento per l’anima. Sono felice di condividere questo impegno con Rosa e Lisa, altre due nuove persone che hanno scelto di mettersi al servizio delle nostre parrocchie. Federica Albini (Fanna)   Uno strumento nelle mani del Signore Da tempo portavo nel cuore il desiderio di servire la comunità, cercando di conciliare gli impegni di lavoro e di famiglia. Quando mi è stato proposto di portare la Comunione ai malati, ho sentito una gioia e una pace profonde: ho riconosciuto in quella richiesta una chiamata di Gesù. Tutti vediamo quanto bisogno ci sia oggi di serenità, di un saluto, di un sorriso e di fede; ognuno di noi custodisce qualcosa di bello da donare agli altri. Davvero, se camminiamo insieme al Signore, Egli sceglie di fare di noi, nel nostro piccolo, i Suoi strumenti. Lisa Maronese (Orgnese) Mani che custodiscono e testimoniano]]></description>
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					<h3 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Testimoni di fede e servizio</h3>				</div>
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									<h5>Domenica 7 e 14 giugno le comunità parrocchiali di Fanna e Cavasso hanno accolto con gioia il cammino di tre <strong>NUOVE MINISTRE STRAORDINARIE DELLA COMUNIONE: </strong><strong>Rosa, Federica e Lisa </strong>che si aggiungono a Liliana, Franca e Lidia<strong>.</strong> Ecco i loro pensieri e le emozioni che accompagnano questo importante servizio.</h5>								</div>
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									<h5><strong>Un incontro che arricchisce il cuore</strong></h5><p>Vedere la gioia e la gratitudine negli occhi delle persone quando vado a trovarle per portare loro la Comunione è un’esperienza indescrivibile, che supera ogni aspettativa. È un servizio che dona moltissimo, sia sotto il profilo umano che per il profondo senso di comunione che si viene a creare.</p><p><em>Rosa Lombardi (Cavasso)</em></p><p><strong> </strong></p><h5><strong>Gesù vicino a chi soffre</strong></h5><p>Da tempo mi dedicavo a visitare le persone sole, anziane o in sofferenza, sentendo il desiderio di offrire qualcosa in più durante i miei incontri. Ora, laddove richiesto, ho la possibilità di portare il Pane vivo che Gesù ha istituito nell’Ultima Cena. In questo modo, Gesù si fa realmente vicino a chi vive la prova della solitudine o della malattia.</p><p>I sacerdoti e Liliana mi hanno aiutata molto a superare le mie insicurezze: oggi, con rinnovata consapevolezza, mi appresto a portare questo nutrimento per l’anima. Sono felice di condividere questo impegno con Rosa e Lisa, altre due nuove persone che hanno scelto di mettersi al servizio delle nostre parrocchie.</p><p><em>Federica Albini (Fanna)</em></p><p><strong> </strong></p><h5><strong>Uno strumento nelle mani del Signore</strong></h5><p>Da tempo portavo nel cuore il desiderio di servire la comunità, cercando di conciliare gli impegni di lavoro e di famiglia. Quando mi è stato proposto di portare la Comunione ai malati, ho sentito una gioia e una pace profonde: ho riconosciuto in quella richiesta una chiamata di Gesù.</p><p>Tutti vediamo quanto bisogno ci sia oggi di serenità, di un saluto, di un sorriso e di fede; ognuno di noi custodisce qualcosa di bello da donare agli altri. Davvero, se camminiamo insieme al Signore, Egli sceglie di fare di noi, nel nostro piccolo, i Suoi strumenti.</p><p><em>Lisa Maronese (Orgnese)</em></p>								</div>
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