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	<title>Storia locale &#8211; Parrocchie Cavasso Fanna</title>
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	<title>Storia locale &#8211; Parrocchie Cavasso Fanna</title>
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		<title>Benedizione acqua sale frutta: storico rito aquileiese</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Parrocchie Cavasso Fanna]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Jan 2026 19:45:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attività in Parrocchia]]></category>
		<category><![CDATA[Storia locale]]></category>
		<category><![CDATA[Benedizione]]></category>
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		<category><![CDATA[Rito aquileiese]]></category>
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					<description><![CDATA[Una Benedizione tra fede e tradizione Nelle nostre parrocchie il 5 gennaio abbiamo celebrato il rito della benedizione della frutta, del sale e dell’acqua, un momento da sempre molto sentito e vissuto con grande partecipazione dalle nostre comunità di Fanna e Cavasso Nuovo. Questa tradizione affonda le sue radici nella storia del nostro territorio, risalendo alla liturgia della Chiesa di Aquileia al tempo del Patriarcato.  Il sacro nel quotidiano: i simboli Ancora oggi, i riti legati alla Vigilia dell’Epifania ci insegnano quanto sia profondo il legame tra la nostra vita di ogni giorno e la dimensione spirituale. Attraverso tre elementi semplici, la tradizione di Aquileia ci offre un prezioso insegnamento: L’Acqua (Sorgente di Vita). L&#8217;importanza dell&#8217;acqua come elemento vitale e prezioso è un richiamo profondo alle nostre origini. Nel solco della spiritualità d’Oriente, immergere la croce nell&#8217;acqua non è un gesto formale, ma un invito a riscoprire le proprie origini.  Il Sale (La Sapienza del custodire). Simbolo di saggezza e protezione, il sale viene benedetto nella cultura contadina perché proteggeva il nutrimento dal passare del tempo; spiritualmente, educa alla cura e alla conservazione del bene, rappresenta ciò che preserva dalla corruzione spirituale e fisica. La Frutta (L&#8217;abbondanza del Creato). Segno tangibile di ciò che è speciale, ogni frutto è un invito al ringraziamento. Benedire questi doni vuol dire anche sentire umiltà e unione: la prosperità che fiorisce solo attraverso la cura del Creato. Quando la fede parla la lingua di confine Aquileia: un incontro tra mondi Nella storia delle grandi tradizioni europee, Aquileia occupa un posto speciale. Più che una semplice sede religiosa, essa era un Patriarcato: un termine che a quei tempi indicava una paternità spirituale estesa e autorevole, un titolo che condivideva con città come Antiochia, Alessandria, Gerusalemme, Costantinopoli e Roma. Questa città antica rappresentava un punto di incontro unico, capace di tenere uniti popoli di lingue e culture differenti, dai territori del Friuli fino alle terre slovene, austriache e ungheresi. La forza di Aquileia risiedeva nella sua capacità di armonizzare: non cercava di imporre un unico modello, ma accoglieva con equilibrio sia la solennità della tradizione latina, sia la profondità meditativa di quella orientale. Era, nel senso più puro, una terra di dialogo. In eredità l&#8217;equilibrio e la concretezza Questa antica tradizione non è solo un ricordo del passato, ma un valore vivo delle nostre radici, che continua. Ci insegna che la spiritualità non è qualcosa di distante, si trova anche nella concretezza delle cose semplici. Aquileia ci invita a restare fedeli a noi stessi, celebrando la vita attraverso i simboli della terra e la bellezza dell&#8217;incontro tra culture diverse.]]></description>
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									<h6>Nelle nostre parrocchie il 5 gennaio abbiamo celebrato il rito della <strong>benedizione della frutta, del sale e dell’acqua</strong>, un momento da sempre molto sentito e vissuto con grande partecipazione dalle nostre comunità di Fanna e Cavasso Nuovo. Questa tradizione affonda le sue radici nella storia del nostro territorio, risalendo alla liturgia della <strong>Chiesa di Aquileia</strong> al tempo del Patriarcato. </h6>								</div>
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									<h6><span style="color: #000000;"><strong>Il sacro nel quotidiano: i simboli</strong></span></h6><p>Ancora oggi, i riti legati alla <strong>Vigilia dell’Epifania</strong> ci insegnano quanto sia profondo il legame tra la nostra vita di ogni giorno e la dimensione spirituale. Attraverso tre elementi semplici, la tradizione di Aquileia ci offre un prezioso insegnamento:</p><ul><li><b data-path-to-node="1" data-index-in-node="0">L’Acqua (Sorgente di Vita).</b> L&#8217;importanza dell&#8217;acqua come elemento vitale e prezioso è un richiamo profondo alle nostre origini. Nel solco della spiritualità d’Oriente, immergere la croce nell&#8217;acqua non è un gesto formale, ma un invito a riscoprire le proprie origini. </li><li><strong>Il Sale (La Sapienza del custodire).</strong> Simbolo di saggezza e protezione, il sale viene benedetto nella cultura contadina perché proteggeva il nutrimento dal passare del tempo; spiritualmente, educa alla cura e alla conservazione del bene, rappresenta ciò che preserva dalla corruzione spirituale e fisica.</li><li><b data-path-to-node="6" data-index-in-node="0">La Frutta (L&#8217;abbondanza del Creato).</b> Segno tangibile di ciò che è speciale, ogni frutto è un invito al ringraziamento. Benedire questi doni vuol dire anche sentire umiltà e unione: la prosperità che fiorisce solo attraverso la cura del Creato.</li></ul>								</div>
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									<p><strong>Nella storia delle grandi tradizioni europee, <span style="color: #ffcc00;">Aquileia</span> occupa un posto speciale. Più che una semplice sede religiosa, essa era un Patriarcato: un termine che a quei tempi indicava una paternità spirituale estesa e autorevole, un titolo che condivideva con città come Antiochia, Alessandria, Gerusalemme, Costantinopoli e Roma. </strong></p><p><strong>Questa città antica rappresentava un punto di incontro unico, capace di tenere uniti popoli di lingue e culture differenti, dai territori del Friuli fino alle terre slovene, austriache e ungheresi.</strong></p><p>La forza di Aquileia risiedeva nella sua capacità di armonizzare: non cercava di imporre un unico modello, ma accoglieva con equilibrio sia la solennità della tradizione latina, sia la profondità meditativa di quella orientale. Era, nel senso più puro, una terra di dialogo.</p>								</div>
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									<h6><span style="color: #ffcc00;"><strong>In eredità l&#8217;equilibrio e la concretezza</strong></span></h6><p>Questa antica tradizione non è solo un ricordo del passato, ma un valore vivo delle nostre radici, che continua. Ci insegna che la spiritualità non è qualcosa di distante, si trova anche nella <strong>concretezza delle cose semplici</strong>. Aquileia ci invita a restare fedeli a noi stessi, celebrando la vita attraverso i simboli della terra e la bellezza dell&#8217;incontro tra culture diverse.</p>								</div>
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		<title>Te Deum: un inno antico per dire Grazie</title>
		<link>https://www.parrocchiecavassofanna.com/te-deum-un-inno-antico-per-dire-grazie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Parrocchie Cavasso Fanna]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Dec 2025 20:05:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attività in Parrocchia]]></category>
		<category><![CDATA[Storia locale]]></category>
		<category><![CDATA[inno antico]]></category>
		<category><![CDATA[Messa di Ringraziamento]]></category>
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		<category><![CDATA[Te Deum]]></category>
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					<description><![CDATA[Oltre il tempo, nella lode, nella grazia Anche quest&#8217;anno il Te Deum è stato un momento atteso e sentito dalle nostre comunità. Celebrato in entrambe le nostre chiese di San Martino e di San Remigio in due orari diversi, l&#8217;inno ha riunito i fedeli per un ringraziamento corale, confermandosi un appuntamento prezioso per chiudere l&#8217;anno in preghiera. Te Deum Esistono parole capaci di attraversare i secoli senza perdere la loro forza e il Te Deum è una di queste. Nato tra il IV e il V secolo, questo inno solenne rappresenta un pilastro della liturgia cristiana. Il suo nome deriva dall&#8217;incipit latino Te Deum laudamus, &#8220;Ti lodiamo, o Dio&#8221;, un’espressione che racchiude l&#8217;essenza stessa della preghiera: il riconoscimento grato dell’azione divina nella nostra vita quotidiana. Il Te Deum è una narrazione complessa che ci emoziona come credenti, dove si intrecciano la lode gioiosa rivolta alla Trinità, la professione di fede in Cristo e una supplica finale carica di umanità. È questa struttura a rendere la preghiera capace di trasformare il passato in una spinta verso il futuro, rendendo il ringraziamento un atto concreto. Nella tradizione, il momento più significativo in cui questo inno è il 31 dicembre, quando le comunità si raccolgono per affidare alla Provvidenza il tempo trascorso, interpretando i mesi appena vissuti come un cammino dotato di senso. Nelle nostre zone questa consuetudine è molto sentita: nelle chiese diventa un rito di memoria condivisa, che unisce generazioni. Celebrare il Te Deum oggi, significa accogliere il presente con fiducia. È un invito a riscoprire la bellezza della responsabilità comune e a iniziare ogni nuovo tempo con uno sguardo aperto e riconoscente, consapevoli che la storia, pur nelle sue fragilità, è sempre il luogo di un incontro possibile con il sacro. Ringraziamo Ilva Rovedo per la realizzazione dello stampato con l&#8217;inno Te Deum]]></description>
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									<h4><span style="color: #994612;"><strong>Te Deum</strong></span></h4><p><strong>Esistono parole capaci di attraversare i secoli senza perdere la loro forza e il <span style="color: #993300;">Te Deum</span> è una di queste</strong>. Nato tra il IV e il V secolo, questo inno solenne rappresenta un pilastro della liturgia cristiana. Il suo nome deriva dall&#8217;incipit latino <em>Te Deum laudamus</em>, <strong>&#8220;Ti lodiamo, o Dio&#8221;</strong>, un’espressione che racchiude l&#8217;essenza stessa della preghiera: il riconoscimento grato dell’azione divina nella nostra vita quotidiana.</p><p>Il Te Deum è una narrazione complessa che ci emoziona come credenti, dove si intrecciano la lode gioiosa rivolta alla Trinità, la professione di fede in Cristo e una supplica finale carica di umanità. È questa struttura a rendere la preghiera capace di trasformare il passato in una spinta verso il futuro, rendendo il ringraziamento un atto concreto.</p><p>Nella tradizione, il momento più significativo in cui questo inno è il 31 dicembre, quando le comunità si raccolgono per affidare alla Provvidenza il tempo trascorso, interpretando i mesi appena vissuti come un cammino dotato di senso.</p><p>Nelle nostre zone questa consuetudine è molto sentita: nelle chiese diventa un rito di memoria condivisa, che unisce generazioni.</p><p>Celebrare il Te Deum oggi, significa accogliere il presente con fiducia. È un invito a riscoprire la bellezza della responsabilità comune e a iniziare ogni nuovo tempo con uno sguardo aperto e riconoscente, consapevoli che la storia, pur nelle sue fragilità, è sempre il luogo di un incontro possibile con il sacro.</p>								</div>
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		<title>Il mantello di San Martino avvolge la comunità</title>
		<link>https://www.parrocchiecavassofanna.com/fanna-festa-del-patrono-san-martino-2026/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Parrocchie Cavasso Fanna]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Nov 2025 22:58:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attività in Parrocchia]]></category>
		<category><![CDATA[Attività nel territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Messa Festiva]]></category>
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		<category><![CDATA[Storia locale]]></category>
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		<category><![CDATA[Fanna Pordenone]]></category>
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					<description><![CDATA[Nel segno della fede e del ringraziamento La comunità di Fanna anche quest’anno si è organizzata per festeggiare il suo Patrono, San Martino, con un programma ricco di appuntamenti che hanno saputo momenti di preghiera al calore della convivialità. Il cuore della celebrazione Il giorno del patrono, martedì 11 novembre, alle ore 18.00 la comunità si è riunita per la Santa Messa animata dai cori. Anche quest’anno è stata una celebrazione particolarmente sentita, concelebrata da don Alex, don Adrian e don Dario. Un momento particolarmente significativo è stato quando don Dario ha invitato i bambini davanti all’altare di San Martino per osservare da vicino l’immagine del Santo e capirne il significato. Le preghiere lette dai piccoli, preparate insieme alle loro catechiste, sono state molto toccanti, specialmente nel pensiero rivolto ai coetanei che soffrono per le guerre. All&#8217;ingresso della Chiesa, i disegni e le ricerche dei ragazzi hanno accolto i fedeli, testimoniando un percorso di riflessione.  La serata è poi continuata con la convivialità della cena a base di minestrone presso la sala Arcobaleno organizzata dalla Pro Loco Fanna, e in Casa Marchi uno angolo con stuzzichini, musica e con l&#8217;aperitivo del Patrono, organizzato da La Frasca. il racconto di San Martino ai bambini della scuola dell&#8217;Infanzia Nel corso della settimana, don Alex ha aperto le porte della chiesa parrocchiale di Fanna ai piccoli alunni della Scuola dell&#8217;Infanzia «Maria Immacolata». In un’atmosfera di condivisione, il parroco ha ripercorso insieme ai bambini la storia di San Martino, soffermandosi sul profondo significato di generosità e accoglienza che questa festa porta con sé. Messa e festeggiamenti tra ringraziamento e solidarietà Domenica 16 novembre si è celebrata la Santa Messa di Ringraziamento alle ore 10.30 in un’atmosfera raccolta e partecipe, il coro ha accompagnato la Liturgia che è stata impreziosita dalla presenza della Scuola dell&#8217;Infanzia di Fanna: i bambini hanno partecipato con entusiasmo portando un dono simbolico all&#8217;altare come segno di appartenenza e amore verso la nostra comunità. La Messa si è conclusa davanti alla chiesa con la tradizionale benedizione dei mezzi agricoli, un rito che unisce la fede al lavoro della terra e alla gratitudine per i suoi frutti.  I festeggiamenti sono continuati per tutta la giornata nonostante il maltempo abbia cercato di ostacolare i festeggiamenti esterni, lo spirito di San Martino ha prevalso lungo le vie del paese. Il Mercatino, seppur sotto la pioggia, ha visto un buon passaggio di persone tra le bancarelle ben organizzate, mentre presso la sede degli Alpini il mercatino pro-asilo ha offerto dolci e prime atmosfere natalizie, concludendosi in allegria con la castagnata pomeridiana. È stata una festa dove il maltempo non ha scalfito la voglia di stare insieme, ricordandoci che, proprio come nel gesto di San Martino, il calore più grande è quello che sappiamo donarci l&#8217;un l&#8217;altro. #SanMartino #Fanna #FestaRingraziamento  #TradizioniStoriche #FestaSanMartino #SanMartinoUnisce, #FedeComunità, #EstateDiSanMartino #Grazie #Ringraziamento SAN MARTINO biografia, approfondimenti, curiosità&#8230; Si ringrazia per le foto: Elena Piccoli, Glenda Tavella (Pro Loco Fanna) e La Frasca]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="20009" class="elementor elementor-20009" data-elementor-post-type="post">
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					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Nel segno della fede e del ringraziamento</h2>				</div>
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									<h6><strong>La comunità di Fanna anche quest’anno si è organizzata per festeggiare il suo Patrono, San Martino, con un programma ricco di appuntamenti che hanno saputo momenti di preghiera al calore della convivialità.</strong></h6>								</div>
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					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Il cuore della celebrazione</h2>				</div>
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									<p>Il giorno del patrono, <strong>martedì 11 novembre</strong>, alle ore 18.00 la comunità si è riunita per la Santa Messa animata dai cori. Anche quest’anno è stata una celebrazione particolarmente sentita, concelebrata da don Alex, don Adrian e don Dario. Un momento particolarmente significativo è stato quando don Dario ha invitato i bambini davanti all’altare di San Martino per osservare da vicino l’immagine del Santo e capirne il significato. Le preghiere lette dai piccoli, preparate insieme alle loro catechiste, sono state molto toccanti, specialmente nel pensiero rivolto ai coetanei che soffrono per le guerre. All&#8217;ingresso della Chiesa, i disegni e le ricerche dei ragazzi hanno accolto i fedeli, testimoniando un percorso di riflessione. </p>								</div>
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					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default">il racconto di San Martino ai bambini della scuola dell'Infanzia</h2>				</div>
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									<p><strong>Domenica 16 novembre</strong> si è celebrata la Santa Messa di Ringraziamento alle ore 10.30 in un’atmosfera raccolta e partecipe, il coro ha accompagnato la Liturgia che è stata impreziosita dalla presenza della Scuola dell&#8217;Infanzia di Fanna: i bambini hanno partecipato con entusiasmo portando un dono simbolico all&#8217;altare come segno di appartenenza e amore verso la nostra comunità. La Messa si è conclusa davanti alla chiesa con la tradizionale benedizione dei mezzi agricoli, un rito che unisce la fede al lavoro della terra e alla gratitudine per i suoi frutti. </p>								</div>
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									<p>I festeggiamenti sono continuati per tutta la giornata nonostante il maltempo abbia cercato di ostacolare i festeggiamenti esterni, lo spirito di San Martino ha prevalso lungo le vie del paese. Il Mercatino, seppur sotto la pioggia, ha visto un buon passaggio di persone tra le bancarelle ben organizzate, mentre presso la sede degli Alpini il mercatino pro-asilo ha offerto dolci e prime atmosfere natalizie, concludendosi in allegria con la castagnata pomeridiana. È stata una festa dove il maltempo non ha scalfito la voglia di stare insieme, ricordandoci che, proprio come nel gesto di San Martino, il calore più grande è quello che sappiamo donarci l&#8217;un l&#8217;altro.</p>								</div>
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									<p data-sourcepos="25:1-25:164"><em>#SanMartino #Fanna #FestaRingraziamento  #TradizioniStoriche #FestaSanMartino #SanMartinoUnisce, #FedeComunità, #EstateDiSanMartino #Grazie #Ringraziamento<br /></em></p>								</div>
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									<span class="elementor-button-text">SAN MARTINO biografia, approfondimenti, curiosità...</span>
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									<p>Si ringrazia per le foto: Elena Piccoli, Glenda Tavella (Pro Loco Fanna) e La Frasca</p>								</div>
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		<title>In cammino verso San Remigio, da 800 anni!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Parrocchie Cavasso Fanna]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Oct 2025 21:19:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attività in Parrocchia]]></category>
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					<description><![CDATA[Santa Messa del Patrono di Cavasso Nuovo 🔥 Fiaccole per andare incontro a San Remigio, da 500 anni e oltre… Ricostruire la comunità insieme, passo dopo passo, mattone dopo mattone Un momento di comunione ha illuminato l&#8217;atmosfera della sera del 1 ottobre a Cavasso Nuovo, in onore di San Remigio, con la processione &#8220;al contrario&#8221;, una modalità nuova per noi, un percorso non solo lungo le vie del paese, ma anche nel cuore della nostra storia secolare. Ci siamo radunati al centro parrocchiale per partire con un cammino interiore simbolico, non per scendere con la statua, ma per salire tutti insieme a incontrarlo, riscoprendo il senso della fede e dell’appartenenza. Guidati dal Vescovo Giuseppe Pellegrini, insieme ai nostri parroci Don Alex, Don Dario, Don Adrian e Don Riccardo e ad altri sacerdoti della Forania, abbiamo percorso le vie fino alla Chiesa di San Remigio, sostando in quattro momenti di riflessione: Il punto di partenza (centro parrocchiale): abbiamo meditato sui 500 anni dalla riconsacrazione, ripercorrendo la storia di San Remigio e l&#8217;eredità spirituale che ci è stata trasmessa. Identità e protezione (Piazza Vittorio Emanuele II): ci siamo interrogati sul significato profondo dell&#8217;essere &#8220;popolo di un Patrono&#8221;, riflettendo sul suo ruolo di guida e sulla sua centralità per la comunità. La fatica della salita (sagrato della Chiesa parrocchiale): giunti al sagrato, abbiamo riconosciuto nella salita a piedi il simbolo delle fatiche della vita condivise, fedeli in cammino che, un passo dopo l&#8217;altro, giungono di fronte alla propria Chiesa. Ricostruzione, impegno, rinascita (davanti alla statua di San Remigio): abbiamo deposto un mattoncino, simbolo di noi stessi come &#8220;pietre vive&#8221;, ponendolo davanti alla statua. Un segno concreto che ci interroga: Quale Chiesa restituiamo a San Remigio dopo 500 (e più!) anni? Un forte richiamo all&#8217;impegno di ricostruire insieme le fondamenta della nostra comunità e della nostra fede. Una storica rivelazione&#8230; 5 novembre 1225 Durante la solenne Messa, è stata rivelata una notizia di portata storica che allarga ulteriormente il nostro orizzonte: la prima consacrazione dell&#8217;altare della nostra Chiesa risale all&#8217;antico 5 novembre 1225! Il 5 novembre 1525, invece, ci fu una riconsacrazione a seguito di un distruttivo terremoto. Un legame con il nostro Santo, che affonda radici in ben otto secoli di fede. Per celebrare l&#8217;evento, è stato prodotto un santino commemorativo che rappresenta l&#8217;immagine della statua di San Remigio con la sintesi di un&#8217;antica preghiera. La serata si è conclusa con un momento conviviale al centro parrocchiale. 800° anniversario (5 novembre 1225) della consacrazione della chiesa e dell’altare a San Remigio e della ri-consacrazione (1525). Questo importante anniversario ci offre l’occasione per riflettere sulla vita della comunità cristiana di Cavasso attraverso i secoli. Stiamo preparando una conferenza per far conoscere e pubblicare tutte le informazioni storiche raccolte. Vi aggiorneremo per le prossime iniziative.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="18948" class="elementor elementor-18948" data-elementor-post-type="post">
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					<h6 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Santa Messa del Patrono di Cavasso Nuovo</h6>				</div>
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					<h4 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Ricostruire la comunità insieme, passo dopo passo, mattone dopo mattone</h4>				</div>
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									<p><strong>Un momento di comunione ha illuminato l&#8217;atmosfera della sera del 1 ottobre a Cavasso Nuovo, in onore di San Remigio,</strong> con la processione &#8220;al contrario&#8221;, una modalità nuova per noi, un percorso non solo lungo le vie del paese, ma anche nel cuore della nostra storia secolare.</p><p>Ci siamo radunati al centro parrocchiale per partire con un cammino interiore simbolico, non per scendere con la statua, ma per salire tutti insieme a incontrarlo, riscoprendo il senso della fede e dell’appartenenza.</p><p>Guidati dal Vescovo Giuseppe Pellegrini, insieme ai nostri parroci Don Alex, Don Dario, Don Adrian e Don Riccardo e ad altri sacerdoti della Forania, abbiamo percorso le vie fino alla Chiesa di San Remigio, sostando in quattro momenti di riflessione:</p><ul><li><strong>Il punto di partenza (centro parrocchiale):</strong> abbiamo meditato sui 500 anni dalla riconsacrazione, ripercorrendo la storia di San Remigio e l&#8217;eredità spirituale che ci è stata trasmessa.</li><li><strong>Identità e protezione (Piazza Vittorio Emanuele II):</strong> ci siamo interrogati sul significato profondo dell&#8217;essere &#8220;popolo di un Patrono&#8221;, riflettendo sul suo ruolo di guida e sulla sua centralità per la comunità.</li><li><strong>La fatica della salita (sagrato della Chiesa parrocchiale):</strong> giunti al sagrato, abbiamo riconosciuto nella salita a piedi il simbolo delle fatiche della vita condivise, fedeli in cammino che, un passo dopo l&#8217;altro, giungono di fronte alla propria Chiesa.</li><li><strong>Ricostruzione, </strong><strong>impegno, rinascita (davanti alla statua di San Remigio):</strong> abbiamo deposto un mattoncino, simbolo di noi stessi come &#8220;pietre vive&#8221;, ponendolo davanti alla statua. Un segno concreto che ci interroga: <em>Quale Chiesa restituiamo a San Remigio dopo 500 (e più!) anni?</em> Un forte richiamo all&#8217;impegno di ricostruire insieme le fondamenta della nostra comunità e della nostra fede.</li></ul><p> </p><p><strong>Una storica rivelazione&#8230; 5 novembre 1225</strong></p><p>Durante la solenne Messa, è stata rivelata una notizia di portata storica che allarga ulteriormente il nostro orizzonte: la prima consacrazione dell&#8217;altare della nostra Chiesa risale all&#8217;antico 5 novembre 1225! Il 5 novembre 1525, invece, ci fu una riconsacrazione a seguito di un distruttivo terremoto. Un legame con il nostro Santo, che affonda radici in ben otto secoli di fede.</p><p>Per celebrare l&#8217;evento, è stato prodotto un santino commemorativo che rappresenta l&#8217;immagine della statua di San Remigio con la sintesi di un&#8217;antica preghiera.</p><p>La serata si è conclusa con un momento conviviale al centro parrocchiale.</p>								</div>
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									<h6>800° anniversario (5 novembre 1225) della consacrazione della chiesa e dell’altare a San Remigio e della ri-consacrazione (1525).</h6><p>Questo importante anniversario ci offre l’occasione per riflettere sulla vita della comunità cristiana di Cavasso attraverso i secoli. Stiamo preparando una conferenza per far conoscere e pubblicare tutte le informazioni storiche raccolte. Vi aggiorneremo per le prossime iniziative.</p>								</div>
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		<title>Sotto il manto di Maria Regina: Cavasso si unisce in preghiera</title>
		<link>https://www.parrocchiecavassofanna.com/festa-beata-vergine-maria-regina-a-cavasso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Parrocchie Cavasso Fanna]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Aug 2025 19:21:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attività in Parrocchia]]></category>
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					<description><![CDATA[24 agosto 2025 • Chiesa di San Remigio Cavasso: un paese, una comunità e nel cuore Maria Regina Conosciuta in paese come &#8220;Madonna di Cavasso&#8221; la Festa Beata Vergine Maria Regina è un appuntamento tradizionale per la comunità locale e, insieme a quella di San Remigio, una delle celebrazioni più sentite del paese. Si tiene ogni anno la prima domenica dopo l&#8217;Assunta, un tempo occasione speciale per salutare gli emigranti prima della loro ripartenza. Quest&#8217;anno, la messa si è tenuta domenica 24 agosto, riunendo la comunità in un momento di fede e condivisione. Il pomeriggio è cominciato alle 17.00, quando i fedeli si sono radunati per la processione recitando Santo Rosario lungo le vie del paese. Alle 17.30 la Santa Messa in chiesa: la liturgia è stata un&#8217;opportunità per riflettere sulla figura della Vergine Maria e sulla sua importanza nella vita dei credenti. Al termine della celebrazione, i fedeli presenti si sono riuniti per un momento di convivialità, un&#8217;occasione per condividere la gioia di stare insieme in semplicità. Questa festa di paese che accompagnava la &#8220;Madonna di Cavasso“, una volta includeva la cuccagna, un gioco popolare che prevedeva la scalata di un palo alto, insaponato o cosparso di grasso, con in cima premi come prodotti tipici come salami o formaggi. In questa festa c’era anche uno spettacolo pirotecnico di &#8220;girandole&#8221; o luminarie e altri giochi di luci, accompagnati da musica e bancarelle con prodotti tipici, cibo, dolci, biscotti detti “Colaz” e artigianato, che contribuivano a creare un&#8217;atmosfera vivace e festosa. La festa era un&#8217;occasione per la comunità di riunirsi, rafforzando il senso di appartenenza. Questi eventi erano momenti di aggregazione sociale che univano i festeggiamenti religiosi alle tradizioni popolari. In passato, in Friuli si festeggiava la Madonna Assunta, o &#8220;Madona de Avost&#8221;, intorno alla terza o quarta domenica di agosto; oggi la festa principale è il 15 agosto. A Cavasso divenne Festa della Beata Vergine Maria Regina e si festeggia tutt&#8217;ora alla terza o quarta domenica di agosto. La «Madone d’Avost»: la festa dell’Assunta in Friuli Oggi, il 15 agosto, la Chiesa celebra in tutto il mondo la solennità dell’Assunzione di Maria. Il culto di Maria “Assunta in cielo” si è sviluppato a partire dal V secolo d.C., diffondendosi e radicandosi nella devozione popolare. Nel 1950, papa Pio XII proclamò il dogma con la costituzione apostolica Munificentissimus Deus con la seguente formula: «La Vergine Maria, completato il corso della sua vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo». Ma non è Ferragosto? Il termine “Ferragosto” deriva dalla locuzione latina Feriae Augusti (riposo di Augusto) richiama una festività istituita dall’imperatore Augusto nel 18 a.C. che si aggiungeva alle altre festività cadenti nello stesso mese. Era un periodo di riposo e di festeggiamenti che cadeva il 1º agosto: lo spostamento si deve alla Chiesa, che volle sovrapporre alla ricorrenza laica la solennità dell’Assunzione di Maria. La devozione in Friuli La devozione per la “Sunte” o la “Madone d’Avost” – così si traduce in friulano – è ricchissima nel territorio friulano, sebbene la sua diffusione sia stata “istituzionalizzata” solo nel XVIII secolo. Dapprima, infatti, moltissime chiese oggi intitolate all’Assunta (compresa la Basilica di Aquileia) erano semplicemente intitolate a Santa Maria. La crescita della devozione ha portato alla specifica intitolazione di “Assunta”. (Alcune notizie storiche locali&#8230;)]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="19214" class="elementor elementor-19214" data-elementor-post-type="post">
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					<h5 class="elementor-heading-title elementor-size-default">24 agosto 2025 • Chiesa di San Remigio </h5>				</div>
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					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Cavasso: un paese, una comunità e nel cuore Maria Regina</h2>				</div>
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									<h6>Conosciuta in paese come<strong> &#8220;Madonna di Cavasso&#8221;</strong> la Festa Beata Vergine Maria Regina è un appuntamento tradizionale per la comunità locale e, insieme a quella di San Remigio, una delle celebrazioni più sentite del paese. Si tiene ogni anno la prima domenica dopo l&#8217;Assunta, un tempo occasione speciale per salutare gli emigranti prima della loro ripartenza.</h6><h6><br />Quest&#8217;anno, la messa si è tenuta domenica 24 agosto, riunendo la comunità in un momento di fede e condivisione. Il pomeriggio è cominciato alle 17.00, quando i fedeli si sono radunati per la processione recitando Santo Rosario lungo le vie del paese. Alle 17.30 la Santa Messa in chiesa: la liturgia è stata un&#8217;opportunità per riflettere sulla figura della Vergine Maria e sulla sua importanza nella vita dei credenti.</h6><h6><br />Al termine della celebrazione, i fedeli presenti si sono riuniti per un momento di convivialità, un&#8217;occasione per condividere la gioia di stare insieme in semplicità. </h6>								</div>
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									<p>Questa festa di paese che accompagnava la <strong>&#8220;Madonna di Cavasso“</strong>, una volta includeva la cuccagna, un gioco popolare che prevedeva la scalata di un palo alto, insaponato o cosparso di grasso, con in cima premi come prodotti tipici come salami o formaggi. In questa festa c’era anche uno spettacolo pirotecnico di &#8220;girandole&#8221; o luminarie e altri giochi di luci, accompagnati da musica e bancarelle con prodotti tipici, cibo, dolci, biscotti detti “Colaz” e artigianato, che contribuivano a creare un&#8217;atmosfera vivace e festosa.<br />La festa era un&#8217;occasione per la comunità di riunirsi, rafforzando il senso di appartenenza. Questi eventi erano momenti di aggregazione sociale che univano i festeggiamenti religiosi alle tradizioni popolari. </p><p>In passato, in Friuli si festeggiava la Madonna Assunta, o <strong>&#8220;Madona de Avost&#8221;</strong>, intorno alla terza o quarta domenica di agosto; oggi la festa principale è il 15 agosto.</p><p>A Cavasso divenne<strong> Festa della Beata Vergine Maria Regina</strong> e si festeggia tutt&#8217;ora alla terza o quarta domenica di agosto.</p>								</div>
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				<b>La «Madone d’Avost»: la festa dell’Assunta in Friuli</b><br>
Oggi, il 15 agosto, la Chiesa celebra in tutto il mondo la solennità dell’Assunzione di Maria. Il culto di Maria “Assunta in cielo” si è sviluppato a partire dal V secolo d.C., diffondendosi e radicandosi nella devozione popolare. Nel 1950, papa Pio XII proclamò il dogma con la costituzione apostolica Munificentissimus Deus con la seguente formula: «La Vergine Maria, completato il corso della sua vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo».
<br><b>Ma non è Ferragosto?</b><br>
Il termine “Ferragosto” deriva dalla locuzione latina Feriae Augusti (riposo di Augusto) richiama una festività istituita dall’imperatore Augusto nel 18 a.C. che si aggiungeva alle altre festività cadenti nello stesso mese. Era un periodo di riposo e di festeggiamenti che cadeva il 1º agosto: lo spostamento si deve alla Chiesa, che volle sovrapporre alla ricorrenza laica la solennità dell’Assunzione di Maria.
<br>
<b>La devozione in Friuli</b><br>
La devozione per la “Sunte” o la “Madone d’Avost” – così si traduce in friulano – è ricchissima nel territorio friulano, sebbene la sua diffusione sia stata “istituzionalizzata” solo nel XVIII secolo. Dapprima, infatti, moltissime chiese oggi intitolate all’Assunta (compresa la Basilica di Aquileia) erano semplicemente intitolate a Santa Maria. La crescita della devozione ha portato alla specifica intitolazione di “Assunta”.
			</p>
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											<cite class="elementor-blockquote__author">(Alcune notizie storiche locali...)</cite>
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		<title>Un gioiello nascosto ma aperto sul mondo</title>
		<link>https://www.parrocchiecavassofanna.com/messa-s-pietro-in-modoleit-2025/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sara Bernardon]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Jun 2025 19:21:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attività in Parrocchia]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Storia locale]]></category>
		<category><![CDATA[Cavasso Nuovo]]></category>
		<category><![CDATA[Cavasso Pordenone]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesetta di San Pietro]]></category>
		<category><![CDATA[Parrocchie Cavasso Fanna]]></category>
		<category><![CDATA[San Pietro]]></category>
		<category><![CDATA[San Pietro in Modoleit]]></category>
		<category><![CDATA[Santi Pietro e Paolo]]></category>
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					<description><![CDATA[Il 28 giugno, da più di 25 anni&#8230; &#8230; le comunità di Fanna e Cavasso si riuniscono a Petrucco per celebrare insieme la solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, in una piccola chiesetta dedicata proprio a San Pietro. Durante il mandato pastorale di Don Luigi  presso la parrocchia di Cavasso (nei primi anni &#8217;90), le due comunità hanno fortemente voluto il ripristino di questa tradizione, ormai persa da anni. Quel giorno i fedeli sono partiti in processione, un gruppo da Fanna passando per Sottila e l&#8217;altra da Cavasso, per riunirsi infine sul sagrato ed entrare, dopo tanto tempo, in questo luogo così piccolo ma, come uno scrigno, pieno di preziosi ricordi. Al termine della celebrazione i fedeli si sono riuniti nuovamente sul sagrato per fare due chiacchiere e condividere dolci e leccornie fatte in casa. Da quel giorno la tradizione si rinnova, un modo per fare comunità, per stare bene insieme, per ritrovarsi, in una chiesetta sì modesta, ma in realtà un gioiello nascosto in una piccola borgata che offre un meraviglioso panorama sui nostri due paesi e sul mondo. Nelle foto alcuni momenti della celebrazione e del rinfresco a fine messa preparato dalle volontarie della parrocchia #sanpietro, #sanpietroepaolo, #cavasso # sanpietroinmodolei]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="16925" class="elementor elementor-16925" data-elementor-post-type="post">
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					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Il 28 giugno, da più di 25 anni...</h2>				</div>
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					<h6 class="elementor-heading-title elementor-size-default">... le comunità di Fanna e Cavasso si riuniscono a Petrucco per celebrare insieme la solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, in una piccola chiesetta dedicata proprio a San Pietro.</h6>				</div>
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									<p>Durante il mandato pastorale di Don Luigi  presso la parrocchia di Cavasso (nei primi anni &#8217;90), le due comunità hanno fortemente voluto il ripristino di questa tradizione, ormai persa da anni. Quel giorno i fedeli sono partiti in processione, un gruppo da Fanna passando per Sottila e l&#8217;altra da Cavasso, per riunirsi infine sul sagrato ed entrare, dopo tanto tempo, in questo luogo così piccolo ma, come uno scrigno, pieno di preziosi ricordi. Al termine della celebrazione i fedeli si sono riuniti nuovamente sul sagrato per fare due chiacchiere e condividere dolci e leccornie fatte in casa.</p><p>Da quel giorno la tradizione si rinnova, un modo per fare comunità, per stare bene insieme, per ritrovarsi, in una chiesetta sì modesta, ma in realtà un gioiello nascosto in una piccola borgata che offre un meraviglioso panorama sui nostri due paesi e sul mondo.</p>								</div>
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		<title>Presentazione del libro: Pietro Edo, Nova de miraculis disputatio&#8230;</title>
		<link>https://www.parrocchiecavassofanna.com/presentazione-volume-pietro-edo-nova-de-miraculis-disputatio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Parrocchie Cavasso Fanna]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Feb 2025 22:47:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attività nel territorio]]></category>
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					<description><![CDATA[21 febbraio 2025 Madonna di Strada, dove il divino si fa vicino: la fede e i miracoli nella sua storia Madonna di Strada, dove il divino si fa vicino: la fede e i miracoli nella sua storia Cos&#8217;è un miracolo&#8230;? È una domanda che attraverso i secoli, si è caricata di significati sempre nuovi. Cosa ci aspettiamo davvero da un evento “miracoloso” nel nostro tempo, dominato da scienza e tecnologia e razionalità? E quale interpretazione possiamo ancora ritenere accettabile, senza rinunciare al nostro intimo bisogno di speranza e trascendenza? Nel Medioevo, l’idea di miracolo era più concreta, intrecciata con una fede vissuta nel quotidiano con affidamento. Forse oggi, un miracolo non è tanto inteso come un evento straordinario, quanto piuttosto come la percezione di una presenza, di una forza che ci conforta e ci sostiene nello spirito. O forse il vero miracolo oggi, si rivela anche solo nell’esistenza di un posto dove ci si può sentire accolti e rigenerati nello spirito. Oggi, pur con uno sguardo diverso, un luogo unico come il Santuario di Madonna di Strada attrae ancora innumerevoli fedeli, perché da secoli, qui si respira un&#8217;atmosfera di ascolto e ristoro, dove eventi straordinari possono ancora manifestarsi. Se il santuario di Madonna di Strada, continua ad essere luogo di preghiera fin dal lontano 981 d.C., un motivo dovrà pur esserci… Qualcosa di profondo e autentico si rinnova qui. Questo interessante libro, edito dall&#8217;Accademia San Marco di Pordenone, presentato il 21 febbraio da Matteo Venier insieme a Gabriele Zanello e don Dario Donei, ci conduce nel passato remoto di questo luogo, raccontandoci di antichi miracoli avvenuti proprio qui al Santuario. Un viaggio che ci porta lontano in un contesto molto diverso da quello attuale, ma che potrebbe aiutarci a riscoprire le radici di una devozione duratura. La serata di presentazione del libro Il Santuario di Madonna di Strada:secoli di fede e storia di miracoli Il Santuario di Madonna di Strada:secoli di fede e storia di miracoli La sera di venerdì 21 febbraio 2025, presso la Sala convegni del Santuario di Madonna di Strada, un pubblico costituito di almeno 60 persone ha seguito la presentazione della Nova de miraculis disputatio (in traduzione italiana: Un nuovo dibattito sui miracoli), dialogo dell’umanista pordenonese Pietro Edo composto nell’anno 1493, ma reso disponibile solo recentemente in aggiornata edizione critica, con traduzione e commento (Pordenone, Accademia San Marco, 2024). Il Rettore del Santuario, don Dario Donei, ha introdotto la discussione, evidenziando come l’opera sia preziosa testimonianza della devozione popolare attestata già alla fine del Quattrocento presso la piccola chiesa, la quale avrebbe più tardi originato il Santuario nella sua attuale elegante fattezza. Nel colloquio successivo tra Gabriele Zanello, docente dell’Università di Udine, e Matteo Venier, curatore dell’edizione, si è data evidenza alla centralità della figura dell’autore (Pietro Edo) nel quadro della cultura umanistica dell’Italia Nord-orientale, al suo interesse per gli aspetti religiosi della sua epoca, di cui la Nova de miraculis disputatio è esempio eloquente: essa richiama per alcuni aspetti i Dialogorum libri di Gregorio Magno, ma con sensibilità nuova e inedita per aspetti teologici implicati dal concetto stesso di miracolo e con attenzione speciale per le liturgie che si dicevano praticate nei pressi dell’allora piccola chiesetta costruita nei pressi di Fanna.  Il pubblico ha dimostrato sincero interesse e attenzione, intervenendo a fine discussione con domande e acute osservazioni, tra cui particolarmente interessante quella di Roberto Castenetto, che ha ricordato come le miracolose guarigioni tra Quattro e Cinquecento non siano eventi limitati a Fanna, ma trovino riscontro interessante nei fatti di Madonna di Monte (1517); in proposito Zanello ha ricordato che la fondazione di Santuari di confine a seguito di eventi miracolosi, che abbiano o no sanzione canonica, è frequente nell’arco alpino, come dimostrano i casi ulteriori di Maria Luggau e di Trava di Lauco. Auspicabile sarebbe dunque uno studio sistemico di queste realtà, per riscontrare le analogie e le differenze e per collocare tali vicende in una dimensione storica e religiosa più ampia e comprensiva.  Matteo Venier e Gabriele Zanello TESTIMONIANZE Impressioni e riflessioni della serata Impressioni e riflessioni della serata La pedemontana friulana: crocevia di spirito e sapere nel dialogo sui miracoli di Fanna (R. Castenetto) La presentazione del volume sui miracoli accaduti in un sacello diroccato di Fanna, probabilmente presso l’attuale santuario, in cui è riportato un dialogo latino scritto nel 1493 dal grande umanista pordenonese Pietro Edo, ora riproposto e tradotto da Matteo Venier dell’Università di Udine, per le Edizioni Accademia San Marco di Pordenone, è stato un evento molto importante, sia per il valore del testo, che è una disputa teologica sui miracoli, sia per il territorio di Fanna e della pedemontana, che, pur essendo lontano dalle sedi vescovili di Concordia e del Patriarcato di Aquileia, conferma la sua centralità come luogo di fede e di incontro con Dio attraverso la Vergine Maria. Come si può pensare che «colui che chiede l’aiuto della madre di Dio sia stato aiutato dal diavolo» dice Edo al suo interlocutore scettico sui presunti miracoli accaduti, il quale insinua addirittura un possibile intervento preternaturale del demonio. Infatti, «nemmeno Maria Santissima avrebbe mai potuto accettare che il demonio, il suo peggior nemico, la svilisse a tal punto e che quanti la pregano e le sono devoti restassero ingannati». Edo, dunque, sembra credere nella soprannaturalità delle guarigioni che hanno riguardato alcuni storpi e si chiede anche come mai «quei miracoli si dicevano accadere non tanto di giorno quanto di notte, soprattutto quella tra sabato e domenica […] Cristo stesso in piena notte è nato dalla Vergine ed è risorto dagli inferi, quando il sepolcro era ancora serrato». Una bella domanda, cui il suo interlocutore non risponde, perché non crede nelle guarigioni, ma che forse rimanda alla grande tradizione aquileiese del culto del Sabato Santo. Prof. Roberto Castenetto Pietro Edo e i miracoli a Fanna: un viaggio culturale nell&#8217;umanesimo friulano (A. Albini) Un dialogo dotto e chiaro tra i professori Matteo Venier e Gabriele Zanello ha introdotto al numeroso pubblico, riunito presso la sala conferenze del santuario di Madonna di Strada (Fanna) venerdì 21]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="12980" class="elementor elementor-12980" data-elementor-post-type="post">
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					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default">21 febbraio 2025</h2>				</div>
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					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default"><b>Madonna di Strada, dove il divino si fa vicino: </b><br>
la fede e i miracoli nella sua storia</h2>				</div>
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									<p><strong>Cos&#8217;è un miracolo&#8230;? È una domanda che attraverso i secoli, si è caricata di significati sempre nuovi.</strong> Cosa ci aspettiamo davvero da un evento “miracoloso” nel nostro tempo, dominato da scienza e tecnologia e razionalità? E quale interpretazione possiamo ancora ritenere accettabile, senza rinunciare al nostro intimo bisogno di speranza e trascendenza?</p><p>Nel Medioevo, l’idea di miracolo era più concreta, intrecciata con una fede vissuta nel quotidiano con affidamento. Forse oggi, un miracolo non è tanto inteso come un evento straordinario, quanto piuttosto come la percezione di una presenza, di una forza che ci conforta e ci sostiene nello spirito. O forse il vero miracolo oggi, si rivela anche solo nell’esistenza di un posto dove ci si può sentire accolti e rigenerati nello spirito.</p><p>Oggi, pur con uno sguardo diverso, un luogo unico come il Santuario di Madonna di Strada attrae ancora innumerevoli fedeli, perché da secoli, qui si respira un&#8217;atmosfera di ascolto e ristoro, dove eventi straordinari possono ancora manifestarsi. Se il santuario di Madonna di Strada, continua ad essere luogo di preghiera fin dal lontano 981 d.C., un motivo dovrà pur esserci… Qualcosa di profondo e autentico si rinnova qui.</p>								</div>
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					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default">La serata di presentazione del libro</h2>				</div>
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					<h3 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Il Santuario di Madonna di Strada:<br>secoli di fede e storia di miracoli</h3>				</div>
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					<h3 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Il Santuario di Madonna di Strada:<br>secoli di fede e storia di miracoli</h3>				</div>
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									<p><strong>La sera di venerdì 21 febbraio 2025,</strong> presso la Sala convegni del Santuario di Madonna di Strada, un pubblico costituito di almeno 60 persone ha seguito la presentazione della Nova de miraculis disputatio (in traduzione italiana: Un nuovo dibattito sui miracoli), dialogo dell’umanista pordenonese Pietro Edo composto nell’anno 1493, ma reso disponibile solo recentemente in aggiornata edizione critica, con traduzione e commento (Pordenone, Accademia San Marco, 2024).</p>								</div>
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									<p>Il Rettore del Santuario, don Dario Donei, ha introdotto la discussione, evidenziando come l’opera sia preziosa testimonianza della devozione popolare attestata già alla fine del Quattrocento presso la piccola chiesa, la quale avrebbe più tardi originato il Santuario nella sua attuale elegante fattezza.</p><p>Nel colloquio successivo tra Gabriele Zanello, docente dell’Università di Udine, e Matteo Venier, curatore dell’edizione, si è data evidenza alla centralità della figura dell’autore (Pietro Edo) nel quadro della cultura umanistica dell’Italia Nord-orientale, al suo interesse per gli aspetti religiosi della sua epoca, di cui la Nova de miraculis disputatio è esempio eloquente: essa richiama per alcuni aspetti i Dialogorum libri di Gregorio Magno, ma con sensibilità nuova e inedita per aspetti teologici implicati dal concetto stesso di miracolo e con attenzione speciale per le liturgie che si dicevano praticate nei pressi dell’allora piccola chiesetta costruita nei pressi di Fanna. </p><p>Il pubblico ha dimostrato sincero interesse e attenzione, intervenendo a fine discussione con domande e acute osservazioni, tra cui particolarmente interessante quella di Roberto Castenetto, che ha ricordato come le miracolose guarigioni tra Quattro e Cinquecento non siano eventi limitati a Fanna, ma trovino riscontro interessante nei fatti di Madonna di Monte (1517); in proposito Zanello ha ricordato che la fondazione di Santuari di confine a seguito di eventi miracolosi, che abbiano o no sanzione canonica, è frequente nell’arco alpino, come dimostrano i casi ulteriori di Maria Luggau e di Trava di Lauco.</p>								</div>
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									<p>Auspicabile sarebbe dunque uno studio sistemico di queste realtà, per riscontrare le analogie e le differenze e per collocare tali vicende in una dimensione storica e religiosa più ampia e comprensiva. </p>								</div>
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									<p><strong><em>Matteo Venier e Gabriele Zanello</em></strong></p>								</div>
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					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default">TESTIMONIANZE</h2>				</div>
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					<h3 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Impressioni e riflessioni della serata</h3>				</div>
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					<h3 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Impressioni e riflessioni della serata</h3>				</div>
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												<span class="wpr-title-icon">
									</span>
			
								<span class="wpr-acc-title-text">La pedemontana friulana: crocevia di spirito e sapere nel dialogo sui miracoli di Fanna <b>(R. Castenetto)</b></span>
							</span>
											<span class="wpr-toggle-icon wpr-ti-close"><svg aria-hidden="true" class="e-font-icon-svg e-fas-caret-down" viewBox="0 0 320 512" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><path d="M31.3 192h257.3c17.8 0 26.7 21.5 14.1 34.1L174.1 354.8c-7.8 7.8-20.5 7.8-28.3 0L17.2 226.1C4.6 213.5 13.5 192 31.3 192z"></path></svg></span>
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									</button>

						<div class="wpr-acc-panel">
															<div class="wpr-acc-panel-content"><p>La presentazione del volume sui miracoli accaduti in un sacello diroccato di Fanna, probabilmente presso l’attuale santuario, in cui è riportato un dialogo latino scritto nel 1493 dal grande umanista pordenonese Pietro Edo, ora riproposto e tradotto da Matteo Venier dell’Università di Udine, per le Edizioni Accademia San Marco di Pordenone, è stato un evento molto importante, sia per il valore del testo, che è una disputa teologica sui miracoli, sia per il territorio di Fanna e della pedemontana, che, pur essendo lontano dalle sedi vescovili di Concordia e del Patriarcato di Aquileia, conferma la sua centralità come luogo di fede e di incontro con Dio attraverso la Vergine Maria. Come si può pensare che «colui che chiede l’aiuto della madre di Dio sia stato aiutato dal diavolo» dice Edo al suo interlocutore scettico sui presunti miracoli accaduti, il quale insinua addirittura un possibile intervento preternaturale del demonio. Infatti, «nemmeno Maria Santissima avrebbe mai potuto accettare che il demonio, il suo peggior nemico, la svilisse a tal punto e che quanti la pregano e le sono devoti restassero ingannati». Edo, dunque, sembra credere nella soprannaturalità delle guarigioni che hanno riguardato alcuni storpi e si chiede anche come mai «quei miracoli si dicevano accadere non tanto di giorno quanto di notte, soprattutto quella tra sabato e domenica […] Cristo stesso in piena notte è nato dalla Vergine ed è risorto dagli inferi, quando il sepolcro era ancora serrato». Una bella domanda, cui il suo interlocutore non risponde, perché non crede nelle guarigioni, ma che forse rimanda alla grande tradizione aquileiese del culto del Sabato Santo. <br /><strong>Prof. Roberto Castenetto</strong></p></div>
													</div>
                    </div>

                
					<div class="wpr-accordion-item-wrap">
						<button class="wpr-acc-button">
							<span class="wpr-acc-item-title">
												<span class="wpr-title-icon">
									</span>
			
								<span class="wpr-acc-title-text">Pietro Edo e i miracoli a Fanna: un viaggio culturale nell'umanesimo friulano <b>(A. Albini)</b></span>
							</span>
											<span class="wpr-toggle-icon wpr-ti-close"><svg aria-hidden="true" class="e-font-icon-svg e-fas-caret-down" viewBox="0 0 320 512" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><path d="M31.3 192h257.3c17.8 0 26.7 21.5 14.1 34.1L174.1 354.8c-7.8 7.8-20.5 7.8-28.3 0L17.2 226.1C4.6 213.5 13.5 192 31.3 192z"></path></svg></span>
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									</button>

						<div class="wpr-acc-panel">
															<div class="wpr-acc-panel-content"><p>Un dialogo dotto e chiaro tra i professori Matteo Venier e Gabriele Zanello ha introdotto al numeroso pubblico, riunito presso la sala conferenze del santuario di Madonna di Strada (Fanna) venerdì 21 febbraio, Il contenuto del volume "Nova de miraculis disputatio" edito dall'Accademia San Marco di Pordenone. <br />Si tratta di un'opera latina in forma dialogata del religioso Pietro Edo (noto anche come Pietro Capretto) figura fondamentale della cultura umanistica dell'area veneto-friulana, versatile e prolifico autore anche in lingua volgare. <br />Il professor Venier, che ha tradotto e analizzato l'opera, sollecitato dal curatore della stessa professor Zanello, ha esordito raccontando al pubblico le circostanze del ritrovamento del manoscritto (datato 1497), presso la Johns Hopkins University di Baltimora, seconda versione di un dialogo (datato 1493) già reperito dal professor Paolo Goi (presidente emerito e curatore della pubblicazione dell'Accademia San Marco) presso la Österreichische Nationalbibliothek di Vienna. <br />Si tratta di un articolato dibattito sui presunti fatti miracolosi segnalati presso il nostro Santuario, dibattito che avviene tra lo stesso Edo e l'arcidiacono Giacomo Gordino. La discussione non è centrata tanto sui fatti accaduti a Fanna quanto sul concetto di miracolo e sulla sua corretta definizione e porta i due uomini di chiesa a confrontarsi su molteplici argomenti teologici. <br />A chiusura dell'interessante serata, introdotta e conclusa da don Dario Donei, rettore del Santuario, il pubblico ha potuto visionare ed acquistare il volume messo a disposizione dall'accademia pordenonese.<br /><strong>di Antonella Albini</strong></p></div>
													</div>
                    </div>

                
					<div class="wpr-accordion-item-wrap">
						<button class="wpr-acc-button">
							<span class="wpr-acc-item-title">
												<span class="wpr-title-icon">
									</span>
			
								<span class="wpr-acc-title-text">Miracolo e ragione: il dibattito teologico di Pietro Edo e Giacomo Gordino  <b>(C. Padovan)</b></span>
							</span>
											<span class="wpr-toggle-icon wpr-ti-close"><svg aria-hidden="true" class="e-font-icon-svg e-fas-caret-down" viewBox="0 0 320 512" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><path d="M31.3 192h257.3c17.8 0 26.7 21.5 14.1 34.1L174.1 354.8c-7.8 7.8-20.5 7.8-28.3 0L17.2 226.1C4.6 213.5 13.5 192 31.3 192z"></path></svg></span>
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									</button>

						<div class="wpr-acc-panel">
															<div class="wpr-acc-panel-content"><p>Segnalo innanzitutto l’enorme lavoro richiesto nella composizione di quest’opera, non solo per la complessità di fonti, di note, di richiami che hanno avuto il pregio di portare alla luce un testo di uno studioso come Pietro Edo, musicista, cantore e scrittore di Pordenone, che rischiava altrimenti di restare nascosto. Ma è, altresì, la ricostruzione della storia di un luogo, “il sacellum diruptum” di Fanna, che ha segnato la storia di pellegrini, viandanti, rustici, gente semplice, tesa ad esprimere la propria fede, in una ricerca di senso alla vita.<br />L’argomento è quello dei miracoli e si svolge in un dibattito acceso tra Pietro Edo e Giacomo Gordino, due dotti intellettuali che si interrogano, con metodo teologico, sul significato di questi eventi, che avvengono in una piccola chiesa (Sacellum Diruptum) costruita da un brigante a Fanna (attualmente riconducibile al santuario di Madonna di Strada, allora semplice edicola). Da notare che né Gordino né Edo son mai stati a Fanna, ma riferiscono i racconti dei miracoli che sarebbero avvenuti in quel luogo, non in modo narrativo e agiografico come aveva fatto Papa Gregorio Magno nei suoi dialoghi, ma discutendo teologicamente sul senso del miracolo.<br />Si interrogano su tre nodi teologici: il concetto di miracolo, la causa del miracolo e l’autore del miracolo (anche maghi e stregoni nel tempo medievale possono essere autori di miracoli!).<br />Da una parte c’è uno scettico Gordino che legge “l’eccentrica condotta” della gente semplice che si rivolge alla Signora di quel sacellum, arrivando tremando, correndo, saltando, come posseduta, fino allo sfinimento e dall’altra Pietro Edo che si interroga sul senso di quei miracoli, sollevando la questione se avvenuti per merito o per grazia.<br />Pietro Edo, non d’accordo del tutto con Gordino, cerca, nella sua vena pedagogica, di recuperare una traduzione teologica dei fatti che avvenivano coinvolgendo la gente semplice del luogo, in un tempo in cui eventi miracolosi erano guardati con sospetto.<br />In questa disputa accesa viene riqualificata la Bibbia a livello letterario, esaltandone la qualità letteraria in una teologia ortodossa.<br />È stato un incontro ricco di storia, di spunti di riflessione, di documenti, svolto nella cornice più consona al tema.<br /><strong>Carla Padovan</strong></p></div>
													</div>
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								<span class="wpr-acc-title-text">Il richiamo del sacro: una serata tra storia, miracoli e gratitudine <b>(A. Antonini)</b></span>
							</span>
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						<div class="wpr-acc-panel">
															<div class="wpr-acc-panel-content"><p>È stata una serata in cui ho potuto godere delle profonde conoscenze di studiosi che, in poco più di un’ora, hanno suscitato in me attento interesse, desiderio di approfondire, sapere qualcosa di più. Mi sono sentita grata.<br />Ho percepito la passione di chi in cammino, per Strada, come me alla ricerca, esclude la tentazione del razionalismo.<br />Andando lontano nel tempo con la mente, ho immaginato persone stanche, sfiancate, povera gente che cercava aiuto alla propria umana fragilità presso quella piccola costruzione, “radice” del nostro Santuario, dove anch’io oggi, allontanandomi dalla strada principale, per stradine arrivo a silenzio, quiete, bellezza. E lì “mi immergo”, ascolto e mi sento ascoltata. E cerco e trovo qualche risposta; risanata a volte, alzo un ringraziamento a colei che da Madre mi accoglie, guardo con affetto e riconoscenza a don Dario e uomini e donne che lì incontro senza difese.<br />Mi è piaciuta tanto la rassicurante, vera affermazione con cui Pietro Edo conclude il proprio disquisire: “i fedeli non possono essere ingannati da Maria”.<br /><strong>Alessandra Antonini</strong></p></div>
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								<span class="wpr-acc-title-text">Fede, cultura e accoglienza: un abbraccio che nutre l'anima  <b>(A.M. Domini)</b></span>
							</span>
											<span class="wpr-toggle-icon wpr-ti-close"><svg aria-hidden="true" class="e-font-icon-svg e-fas-caret-down" viewBox="0 0 320 512" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><path d="M31.3 192h257.3c17.8 0 26.7 21.5 14.1 34.1L174.1 354.8c-7.8 7.8-20.5 7.8-28.3 0L17.2 226.1C4.6 213.5 13.5 192 31.3 192z"></path></svg></span>
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						<div class="wpr-acc-panel">
															<div class="wpr-acc-panel-content"><p>Per quanto mi riguarda esprimo a voi tutti la mia gratitudine per aver reso possibile questo incontro fra cultura e fede, questa possibilità di fare un salto nella storia di un luogo che ancora oggi attira a sé una umanità in cerca di refrigerio (e non intendo meteorologico), di accoglienza e di ascolto, come ha ben sottolineato don Dario Donei. Tutto questo si respira appena ci si avvicina, e si rende palpabile appena viene varcata la soglia. Nasce il desiderio di approfondire il dialogo, di capire, di mettersi anche in discussione.<br /><strong>Anna Maria Domini</strong></p></div>
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					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default">sl santuario</h2>				</div>
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					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Sui miracoli</h2>				</div>
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									<p>«Per questo bisogna che ci dedichiamo con maggiore impegno alle cose che abbiamo ascoltato, per non andare fuori rotta. Se, infatti, la parola trasmessa per mezzo degli angeli si è dimostrata salda, e ogni trasgressione e disobbedienza ha ricevuto giusta punizione, come potremo noi scampare se avremo trascurato una salvezza così grande? Essa cominciò a essere annunciata dal Signore, e fu confermata a noi da coloro che l&#8217;avevano ascoltata, mentre Dio ne dava testimonianza con segni e prodigi e miracoli d&#8217;ogni genere e doni dello Spirito Santo, distribuiti secondo la sua volontà». – <strong>Ebrei 2,1-4</strong></p>								</div>
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					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Il video della serata</h2>				</div>
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									<p style="text-align: center;">Per coloro che non hanno potuto essere presenti, la registrazione della serata di presentazione del libro è <strong>disponibile su YouTube.</strong></p>								</div>
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					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Il Santuario</h2>				</div>
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									<h5><strong><b>CELEBRAZIONI SANTE MESSE </b></strong><strong>ogni domenica e festivi, ore 9.00 e 18.00</strong> (estate e inverno)</h5>								</div>
				</div>
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				<div class="elementor-widget-container">
									<p>Al Santuario si svolgono <strong>numerose attività</strong>, tra cui <strong>incontri</strong> e <strong>percorsi di formazione</strong> <strong>umana, spirituale e pastorale</strong>.</p>								</div>
				</div>
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										<div class="wpr-tab-title">Umana</div>
					
									
				</div>

				
				<div id="wpr-tab-5472" class="wpr-tab elementor-repeater-item-9a59080" data-tab="2">
					
										<div class="wpr-tab-title">Spirituale</div>
					
									
				</div>

				
				<div id="wpr-tab-5473" class="wpr-tab elementor-repeater-item-9cc6261" data-tab="3">
					
										<div class="wpr-tab-title">Pastorale</div>
					
									
				</div>

							</div>

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				<div id="wpr-tab-content-5471" class="wpr-tab-content elementor-repeater-item-9f661b3" data-tab="1">
					<div class="wpr-tab-content-inner elementor-clearfix wpr-anim-size-large wpr-overlay-fade-in"><p data-sourcepos="1:1-1:189">Per la crescita personale è fondamentale comprendere la propria umanità. La vita è un processo complesso che richiede una costante "manutenzione" e un confronto con le sfide incontrate. La <strong>formazione umana</strong> ha l'obiettivo di far raggiungere una conoscenza di sé per accettarsi in modo realistico e costruttivo. Questo permette di liberare risorse personali per una vita più piena, non con lo scopo di risolvere tutti i problemi, ma per allenare la mente ad affrontare l'irrisolto e la complessità dell'esistenza.</p></div>				</div>

				
				<div id="wpr-tab-content-5472" class="wpr-tab-content elementor-repeater-item-9a59080" data-tab="2">
					<div class="wpr-tab-content-inner elementor-clearfix wpr-anim-size-large wpr-overlay-fade-in"><p data-sourcepos="1:1-1:313">La <strong>formazione spirituale</strong> è la base per riscoprire una dimensione di fede autentica. Promuove una religiosità generativa, allontanandosi da interpretazioni rigide o superficiali. L'obiettivo è coltivare e custodire la propria esistenza, aprendosi alle domande che la vita solleva. per imparare a leggere l'umanità alla luce della fede e a riconoscere la moltitudine di opportunità che essa offre.</p></div>				</div>

				
				<div id="wpr-tab-content-5473" class="wpr-tab-content elementor-repeater-item-9cc6261" data-tab="3">
					<div class="wpr-tab-content-inner elementor-clearfix wpr-anim-size-large wpr-overlay-fade-in"><p data-sourcepos="1:1-1:254">La <strong>formazione pastorale</strong> si rivolge a chi desidera svolgere al meglio il suo ruolo nella trasmissione della fede. L'obiettivo è imparare a considerare le relazioni come il contesto principale per l'evangelizzazione e la catechesi. Da un approccio in cui il Vangelo viene semplicemente "spiegato" a uno in cui viene "scoperto" insieme all'altro, come occasione significativa per la propria crescita nella fede.</p></div>				</div>

							</div>

		</div>

						</div>
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									<p>PER INFO <a href="http://www.bereshit.it" target="_blank" rel="noopener">www.bereshit.it</a> • <a href="mailto:info@bereshit.it">info@bereshit.it</a></p>								</div>
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									<p>RETTORE DEL SANTUARIO DON DARIO DONEI <a href="mailto:donei.dario@bereshit.it">donei.dario@bereshit.it</a></p>								</div>
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		<title>Castel Mizza, un custode silenzioso</title>
		<link>https://www.parrocchiecavassofanna.com/castel-mizza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Parrocchie Cavasso Fanna]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Jan 2025 14:29:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Racconti Testimonianze]]></category>
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					<description><![CDATA[Tracce di un passato sperduto Partendo da una delle borgate di Cavasso, è possibile raggiungere un piccoli sito suggestivo nel quale giacciono silenziose e inosservate le tracce di un passato quasi sperduto: i ruderi di Castel Mizza. Si sale dalla borgata &#8220;Vescovi&#8221; percorrendo un sentiero nel bosco per una ventina di minuti. Il Castel Mizza faceva parte di una schiera di castelli sorti sui rilievi all’imbocco delle vallate tra il Livenza e il Tagliamento. Le origini di questi castelli risalgono al 1000-1200 ca. La maggior parte dei castelli comunicava visivamente con gli altri sorti nel circondato, come Toppo, Meduno e Solimbergo; si pensa che  tramite l’accensione di fuochi fosse possibile segnalare agli altri fortini una situazione di pericolo o potenziale emergenza. Dalla seconda metà del Cinquecento con l&#8217;ascesa del dominio veneziano, (tra il 1400 e il 1420) i castelli dell&#8217;arco pedemontano perdettero la loro funzione di roccaforti difensive. Considerato che anche come residenza erano angusti e scomodi, vennero progressivamente abbandonati. Castel Mizza, tra i ruderi i sussurri del passato Si dice che il castello sia sorto sulle fondamenta di un antico fortilizio romano, un baluardo di notevoli dimensioni. I resti delle due torri esterne e delle mura perimetrali danno un&#8217;idea della sua lunghezza, quasi a voler dominare l&#8217;intero crinale. Per guadagnare un po&#8217; di spazio, i costruttori crearono un ampio terrazzamento nel versante sud, un&#8217;opera d&#8217;ingegno sorretta da robuste mura che ancora oggi resistono. Miti e misteri tra le mura Con l&#8217;arrivo della Serenissima, i castelli persero la loro importanza strategica. Erano troppo scomodi, angusti e freddi per continuare a vivere. Così, a partire dal Cinquecento, vennero gradualmente abbandonati, e i signori del tempo, come i Polcenigo, si trasferirono a valle, costruendo il Palazzo Ardit e il Palazzàt, dimore più confortevoli. Ma le storie del castello non sono morte con il suo declino. Si narra che uno dei modi per segnalare l&#8217;arrivo di nemici, come i temibili Magiari o i Turchi, fosse accendere grandi fuochi con erba bagnata, creando un&#8217;alta colonna di fumo che si innalzava verso il cielo, un&#8217;immagine vivida e potente che doveva terrorizzare gli invasori. Una delle leggende più radicate, sebbene poco probabile, racconta di una rete di passaggi sotterranei che collegavano i castelli tra loro. Un mistero che ha affascinato intere generazioni di ragazzi, che si sono avventurati in esplorazioni spericolate alla ricerca di quei tunnel segreti. Chissà quanti sogni di avventura sono nati da questa leggenda! Un&#8217;altra storia popolare narra di un assedio. I difensori, ormai senza più cibo né armi, lanciarono contro gli assalitori le loro ultime due forme di formaggio. I nemici, credendo che il castello fosse ancora ricco di viveri, rinunciarono all&#8217;attacco e si ritirarono. Un gesto di astuzia che, seppur bizzarro, ci fa riflettere sull&#8217;ingegno e la disperazione che possono nascere in tempi di guerra. E per i ragazzi del borgo, il colle del Mizza era un vero e proprio campo di battaglia. Le due cime, che con un po&#8217; di fantasia sembrano due fortini contrapposti, erano il teatro di epiche simulazioni di guerra. Divisi in due squadre, si sfidavano a colpi di finta spada per conquistare il forte avversario, in una lotta che univa il gioco alla storia, il presente al passato. E nelle sere d&#8217;autunno, quando l&#8217;aria si fa frizzante, il colle si trasformava in un luogo di ritrovo. Sotto la luce della luna, i ragazzi andavano a raccogliere le castagne nei boschi e poi le arrostivano, creando un&#8217;atmosfera magica e conviviale, un piccolo rito che si perdeva tra il fumo delle caldarroste e il profumo del bosco. Castel Mizza non è solo un ammasso di pietre, ma un luogo intriso di storia, leggende e ricordi, dove il passato si fonde con il presente in un racconto senza tempo.]]></description>
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									<p><strong>Partendo da una delle borgate di Cavasso, è possibile raggiungere un piccoli sito suggestivo nel quale giacciono silenziose e inosservate le tracce di un passato quasi sperduto: i ruderi di Castel Mizza. Si sale dalla borgata &#8220;Vescovi&#8221; percorrendo un sentiero nel bosco per una ventina di minuti.</strong></p>								</div>
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									<p>Il Castel Mizza faceva parte di una schiera di castelli sorti sui rilievi all’imbocco delle<br />vallate tra il Livenza e il Tagliamento. Le origini di questi castelli risalgono al 1000-1200 ca.</p><p>La maggior parte dei castelli comunicava visivamente con gli altri sorti nel circondato, come Toppo, Meduno e Solimbergo; si pensa che  tramite l’accensione di fuochi fosse possibile segnalare agli altri fortini una situazione di pericolo o potenziale emergenza.</p><p>Dalla seconda metà del Cinquecento con l&#8217;ascesa del dominio veneziano, (tra il 1400 e il 1420) i castelli dell&#8217;arco pedemontano perdettero la loro funzione di roccaforti difensive.<br />Considerato che anche come residenza erano angusti e scomodi, vennero progressivamente abbandonati.</p>								</div>
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					<h3 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Castel Mizza, tra i ruderi i sussurri del passato</h3>				</div>
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									<div id="model-response-message-contentr_fbcc123658a95c2e" class="markdown markdown-main-panel enable-updated-hr-color" dir="ltr"><p><strong>Si dice che il castello sia sorto sulle fondamenta di un antico fortilizio romano, un baluardo di notevoli dimensioni. I resti delle due torri esterne e delle mura perimetrali danno un&#8217;idea della sua lunghezza, quasi a voler dominare l&#8217;intero crinale. Per guadagnare un po&#8217; di spazio, i costruttori crearono un ampio terrazzamento nel versante sud, un&#8217;opera d&#8217;ingegno sorretta da robuste mura che ancora oggi resistono.</strong></p><hr /><h4>Miti e misteri tra le mura</h4><p>Con l&#8217;arrivo della Serenissima, i castelli persero la loro importanza strategica. Erano troppo scomodi, angusti e freddi per continuare a vivere. Così, a partire dal Cinquecento, vennero gradualmente abbandonati, e i signori del tempo, come i <b>Polcenigo</b>, si trasferirono a valle, costruendo il <b>Palazzo Ardit</b> e il <b>Palazzàt</b>, dimore più confortevoli.</p><p>Ma le storie del castello non sono morte con il suo declino. Si narra che uno dei modi per segnalare l&#8217;arrivo di nemici, come i temibili <b>Magiari</b> o i <b>Turchi</b>, fosse accendere grandi fuochi con erba bagnata, creando un&#8217;alta colonna di fumo che si innalzava verso il cielo, un&#8217;immagine vivida e potente che doveva terrorizzare gli invasori.</p><p>Una delle leggende più radicate, sebbene poco probabile, racconta di una rete di <b>passaggi sotterranei</b> che collegavano i castelli tra loro. Un mistero che ha affascinato intere generazioni di ragazzi, che si sono avventurati in esplorazioni spericolate alla ricerca di quei tunnel segreti. Chissà quanti sogni di avventura sono nati da questa leggenda!</p><p>Un&#8217;altra storia popolare narra di un assedio. I difensori, ormai senza più cibo né armi, lanciarono contro gli assalitori le loro ultime due forme di <b>formaggio</b>. I nemici, credendo che il castello fosse ancora ricco di viveri, rinunciarono all&#8217;attacco e si ritirarono. Un gesto di astuzia che, seppur bizzarro, ci fa riflettere sull&#8217;ingegno e la disperazione che possono nascere in tempi di guerra.</p><p>E per i ragazzi del borgo, il colle del Mizza era un vero e proprio campo di battaglia. Le due cime, che con un po&#8217; di fantasia sembrano due fortini contrapposti, erano il teatro di epiche simulazioni di guerra. Divisi in due squadre, si sfidavano a colpi di finta spada per conquistare il forte avversario, in una lotta che univa il gioco alla storia, il presente al passato.</p><p>E nelle sere d&#8217;autunno, quando l&#8217;aria si fa frizzante, il colle si trasformava in un luogo di ritrovo. Sotto la luce della luna, i ragazzi andavano a raccogliere le <b>castagne</b> nei boschi e poi le arrostivano, creando un&#8217;atmosfera magica e conviviale, un piccolo rito che si perdeva tra il fumo delle caldarroste e il profumo del bosco.</p><p>Castel Mizza non è solo un ammasso di pietre, ma un luogo intriso di storia, leggende e ricordi, dove il passato si fonde con il presente in un racconto senza tempo.</p></div>								</div>
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		<title>Mostra &#8220;La scuola di una volta&#8221; a Fanna</title>
		<link>https://www.parrocchiecavassofanna.com/fanna-mostra-scuola-di-una-volta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mariarita]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Jan 2025 14:46:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attività nel territorio]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti Testimonianze]]></category>
		<category><![CDATA[Solidarietà Volontariato]]></category>
		<category><![CDATA[Storia locale]]></category>
		<category><![CDATA[Fanna]]></category>
		<category><![CDATA[Fanna Pordenone]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola di una volta]]></category>
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					<description><![CDATA[Quando a scuola si imparava anche la fede: un viaggio nell&#8217;Italia di ieri La religione cattolica: un pilastro dell&#8217;educazione In quegli anni, la religione cattolica era una materia insegnata con rigore e passione al pari delle altre materie scolastiche. I bambini imparavano le storie della Bibbia, i comandamenti, le preghiere. La fede era un elemento importante della loro vita, un punto di riferimento nei momenti difficili. LA MOSTRA La scuola di una volta   Questa mostra è stata ideata dal collezionista Sergio Rosa che nel tempo ha raccolto materiale scolastico relativo alla scuola primaria (elementare). Tale materiale riguarda la scuola con documento e sussidi della fine dell’800 fino agli anni cinquanta. Leggendo i vari quaderni da lui ritrovati ha letto un tema di un alunno di Fanna dove descriveva con minuzia e dovizia di particolari come era la sua aula. In questa piccola stanza si è patentemente ricostruita l’aula del periodo. Storicamente sono stati rispettati tutti i particolari. Sergio Rosa e Claudio Maiorana con l’aiuto di validi falegnami e artigiani hanno ripristinato e adattato il locale per poter mettere sussidi e arredi nella giusta ubicazione. I testi e i quaderni sono stati riposti non in ordine cronologico ma per materie di studio. La fedele ricostruzione è pregevole perché la documentazione è originale, non ci sono fotocopie ma il materiale cartaceo è autentico. La mostra dà un quadro obiettivo e completo della scuola italiana del periodo trattato. Tutte le materie e attività degli alunni dell’epoca sono presenti. Si possono visionare attestati e pagelle che danno il completo quadro dell’istruzione elementare e del tipo di valutazione degli scolari. Federica e Claudio Tu, invece, persevera in quello che hai imparato e di cui hai avuto la certezza, sapendo da chi l&#8217;hai appreso; e fin dalla fanciullezza conosci le Sacre Scritture, le quali possono darti la sapienza che conduce alla salvezza mediante la fede in Cristo Gesù. 2 Timoteo 3,14-15 MOSTRA PERMANENTE  Piazza XX settembre, 5 &#8211; Fanna PN Apertura su richiesta, per visite contattare la Pro Loco Fanna]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="10592" class="elementor elementor-10592" data-elementor-post-type="post">
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					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Quando a scuola si imparava anche la fede: un viaggio nell'Italia di ieri</h2>				</div>
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									<h3 data-sourcepos="19:1-19:55">La religione cattolica: un pilastro dell&#8217;educazione</h3><p data-sourcepos="21:1-21:296"><strong>In quegli anni, la religione cattolica era una materia insegnata con rigore e passione al pari delle altre materie scolastiche. I bambini imparavano le storie della Bibbia, i comandamenti, le preghiere. La fede era un elemento importante della loro vita, un punto di riferimento nei momenti difficili.</strong></p>								</div>
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									<h6><strong>LA MOSTRA</strong></h6><h2 class="wpr-archive-title"><strong>La scuola di una volta</strong></h2><h6><strong> </strong></h6>								</div>
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									<p class="western" align="left"><strong>Questa mostra è stata ideata dal collezionista Sergio Rosa che nel tempo ha raccolto materiale scolastico relativo alla scuola primaria (elementare). Tale materiale riguarda la scuola con documento e sussidi della fine dell’800 fino agli anni cinquanta.</strong></p><p class="western" align="left">Leggendo i vari quaderni da lui ritrovati ha letto un tema di un alunno di Fanna dove descriveva con minuzia e dovizia di particolari come era la sua aula.</p><p class="western" align="left">In questa piccola stanza si è patentemente ricostruita l’aula del periodo. Storicamente sono stati rispettati tutti i particolari. Sergio Rosa e Claudio Maiorana con l’aiuto di validi falegnami e artigiani hanno ripristinato e adattato il locale per poter mettere sussidi e arredi nella giusta ubicazione.</p><p class="western" align="left">I testi e i quaderni sono stati riposti non in ordine cronologico ma per materie di studio.</p><p class="western" align="left">La fedele ricostruzione è pregevole perché la documentazione è originale, non ci sono fotocopie ma il materiale cartaceo è autentico.</p><p class="western" align="left">La mostra dà un quadro obiettivo e completo della scuola italiana del periodo trattato. Tutte le materie e attività degli alunni dell’epoca sono presenti.</p><p class="western" align="left">Si possono visionare attestati e pagelle che danno il completo quadro dell’istruzione elementare e del tipo di valutazione degli scolari.</p>								</div>
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		<title>Fanna, festa del patrono San Martino</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Parrocchie Cavasso Fanna]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Nov 2024 08:56:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attività in Parrocchia]]></category>
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					<description><![CDATA[San Martino, ogni anno unisce fede e comunità Quattro giorni intensi, dal 8 all’11 novembre, hanno scandito a Fanna i festeggiamenti in onore di San Martino. Un’occasione unica per ritrovarsi, celebrare in comunità e ringraziare per i doni ricevuti. San Martino: un mantello per imparare a condividere VENERDÌ 8 NOVEMBRE. Il primo appuntamento di quest&#8217;anno è stato in chiesa: l’incontro tra don Alex e i più piccoli della scuola dell’infanzia Maria Immacolata di Fanna. Un inizio che ha aperto le porte a un fine settimana ricco di eventi, culminato con la messa in onore del Santo Patrono. Dalla scuola materna: piccoli gesti, grandi cuori&#8230; danno il via alla festa! San Martino, il nostro patrono! ✨ Don Alex ci ha raccontato una storia bellissima: un cavaliere dal cuore d&#8217;oro che ha condiviso il suo mantello con un povero&#8230; Noi, ispirati da San Martino, abbiamo preparato il pane tutti insieme. La messa di domenica, è stato un momento speciale assieme alla nostra comunità, abbiamo portato il nostro dono e abbiamo recitato una frase bellissima: &#8220;Che sia dolce o salato è sempre un buon dono e va apprezzato&#8221;. I bambini, le maestre e il personale della Scuola dell&#8217;Infanzia di Fanna San Martino: il sapore dell&#8217;autunno, il calore della comunità DOMENICA 10 NOVEMBRE. È stata una giornata davvero ricca, la messa del ringraziamento ha profondamente coinvolto i presenti: don Alex, con la sua capacità di coinvolgere i più piccoli e di parlare al cuore di tutti noi, ha reso la celebrazione un&#8217;esperienza sentita per tutti noi. La sua semplicità e spontaneità hanno reso il messaggio del Vangelo particolarmente incisivo. La messa del ringraziamento è da sempre una celebrazione molto sentita. La benedizione dei mezzi agricoli e dei prodotti della terra ci ha ricordato l&#8217;importanza delle nostre radici e del lavoro della terra. Le strade di Fanna si sono animate con bancarelle colorate, profumi e allegria. Le iniziative organizzate dalla Pro Loco come capofila, assieme alle associazioni del paese, hanno reso questa giornata ancora più speciale. È stato bello vedere il paese così pieno di vita, con le bancarelle, e le molteplici iniziative organizzate. La scuola materna, assieme ai genitori, ha organizzato la bancarella delle torte e una castagnata per una raccolta fondi. San Martino: celebrare la vita, ringraziare Dio LUNEDÌ 11 NOVEMBRE. Nel giorno di San Martino, la messa patronale è stata il culmine dei festeggiamenti: una celebrazione partecipata, che ha visto la presenza di numerosi sacerdoti e le associazioni attive nel volontariato locale. Un segno tangibile della vitalità della comunità, unita nella preghiera e nel ringraziamento. La preghiera dei volontari O Signore,tu ci hai insegnato che l’amore più grande èdare la vita per i propri amici. Aiutaci a scoprire nel volontariato l’opportunitàdi incontrare uno spazio per praticare il bene e vivere l’amore. Apri i nostri occhi a riconoscere in ogni fratello e sorellail tuo volto e la tua presenza. Apri le nostre menti a valorizzarel’unicità di ogni persona, con la sua storia e cultura. Apri i nostri orecchi ad accogliere con gentilezzale voci che chiedono ascolto. Apri i nostri cuori ad offrire speranza dove c’è paura,solidarietà dove c’è solitudine, conforto dove c’è tristezza. Aiutaci, o Signore, a testimoniare il Vangelocon un sorriso, una parola, un gesto di affetto. Donaci l’umiltà di riconoscere che noinon siamo la luce, ma strumenti della Tua luce,non siamo l’amore, ma espressioni del Tuo amore. Amen. Il messaggio di San Martino oggi La figura di San Martino ci invita alla generosità, alla condivisione e alla solidarietà. I suoi valori sono più attuali che mai, in un mondo che ha sempre più bisogno di umanità e di gesti di altruismo. La festa di San Martino a Fanna è stata molto più di un semplice evento locale. È stata un’occasione per rafforzare i legami, riscoprire le proprie radici e celebrare i valori della comunità. Un futuro ricco di tradizioniLa festa di San Martino è un patrimonio prezioso per la comunità di Fanna. È fondamentale mantenerla viva, trasmettendola alle nuove generazioni, perché rappresenta un ponte tra passato e futuro, un legame indissolubile con le proprie origini. Margherita Federica Liliana Mariarita #SanMartino #Fanna #FestaRingraziamento  #TradizioniStoriche #FestaSanMartino #SanMartinoUnisce, #FedeComunità, #EstateDiSanMartino #Grazie #Ringraziamento SAN MARTINO biografia, approfondimenti, curiosità&#8230;]]></description>
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									<h6><strong>Quattro giorni intensi, dal 8 all’11 novembre, hanno scandito a Fanna i festeggiamenti in onore di San Martino. Un’occasione unica per ritrovarsi, celebrare in comunità e ringraziare per i doni ricevuti.</strong></h6>								</div>
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					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default">San Martino: un mantello per imparare a condividere</h2>				</div>
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									<p><strong>VENERDÌ 8 NOVEMBRE.</strong></p><p>Il primo appuntamento di quest&#8217;anno è stato in chiesa: l’incontro tra don Alex e i più piccoli della scuola dell’infanzia Maria Immacolata di Fanna. Un inizio che ha aperto le porte a un fine settimana ricco di eventi, culminato con la messa in onore del Santo Patrono.</p>								</div>
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					<h5 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Dalla scuola materna: piccoli gesti, grandi cuori... danno il via alla festa!</h5>				</div>
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									<p><strong>San Martino, il nostro patrono! <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/2728.png" alt="✨" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></strong></p><p>Don Alex ci ha raccontato una storia bellissima: un cavaliere dal cuore d&#8217;oro che ha condiviso il suo mantello con un povero&#8230;</p><p>Noi, ispirati da San Martino, abbiamo preparato il pane tutti insieme.</p><p>La messa di domenica, è stato un momento speciale assieme alla nostra comunità, abbiamo portato il nostro dono e abbiamo recitato una frase bellissima: &#8220;Che sia dolce o salato è sempre un buon dono e va apprezzato&#8221;.</p>								</div>
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									<p style="text-align: right;" data-sourcepos="25:1-25:164"><em>I bambini, le maestre e il personale della Scuola dell&#8217;Infanzia di Fanna</em></p>								</div>
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					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default">San Martino: il sapore dell'autunno, il calore della comunità</h2>				</div>
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									<p><strong>DOMENICA 10 NOVEMBRE. </strong></p><p>È stata una giornata davvero ricca, la messa del ringraziamento ha profondamente coinvolto i presenti: don Alex, con la sua capacità di coinvolgere i più piccoli e di parlare al cuore di tutti noi, ha reso la celebrazione un&#8217;esperienza sentita per tutti noi. La sua semplicità e spontaneità hanno reso il messaggio del Vangelo particolarmente incisivo. La messa del ringraziamento è da sempre una celebrazione molto sentita. <br />La benedizione dei mezzi agricoli e dei prodotti della terra ci ha ricordato l&#8217;importanza delle nostre radici e del lavoro della terra. <br />Le strade di Fanna si sono animate con bancarelle colorate, profumi e allegria. <br />Le iniziative organizzate dalla Pro Loco come capofila, assieme alle associazioni del paese, hanno reso questa giornata ancora più speciale. È stato bello vedere il paese così pieno di vita, con le bancarelle, e le molteplici iniziative organizzate. La scuola materna, assieme ai genitori, ha organizzato la bancarella delle torte e una castagnata per una raccolta fondi.</p>								</div>
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					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default">San Martino: celebrare la vita, ringraziare Dio</h2>				</div>
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									<p><strong>LUNEDÌ 11 NOVEMBRE.</strong></p><p>Nel giorno di San Martino, la messa patronale è stata il culmine dei festeggiamenti: una celebrazione partecipata, che ha visto la presenza di numerosi sacerdoti e le associazioni attive nel volontariato locale. Un segno tangibile della vitalità della comunità, unita nella preghiera e nel ringraziamento.</p>								</div>
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					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default">La preghiera dei volontari</h2>				</div>
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									<p><em>O Signore,</em><br /><em>tu ci hai insegnato che l’amore più grande è</em><br /><em>dare la vita per i propri amici.</em></p><p><em>Aiutaci a scoprire nel volontariato l’opportunità</em><br /><em>di incontrare uno spazio per praticare il bene e vivere l’amore.</em></p><p><em>Apri i nostri occhi a riconoscere in ogni fratello e sorella</em><br /><em>il tuo volto e la tua presenza.</em></p><p><em>Apri le nostre menti a valorizzare</em><br /><em>l’unicità di ogni persona, con la sua storia e cultura.</em></p><p><em>Apri i nostri orecchi ad accogliere con gentilezza</em><br /><em>le voci che chiedono ascolto.</em></p><p><em>Apri i nostri cuori ad offrire speranza dove c’è paura,</em><br /><em>solidarietà dove c’è solitudine, conforto dove c’è tristezza.</em></p><p><em>Aiutaci, o Signore, a testimoniare il Vangelo</em><br /><em>con un sorriso, una parola, un gesto di affetto.</em></p><p><em>Donaci l’umiltà di riconoscere che noi</em><br /><em>non siamo la luce, ma strumenti della Tua luce,</em><br /><em>non siamo l’amore, ma espressioni del Tuo amore.</em></p><p><em>Amen.</em></p>								</div>
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					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Il messaggio di San Martino oggi</h2>				</div>
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									<h6 data-sourcepos="25:1-25:164">La figura di San Martino ci invita alla generosità, alla condivisione e alla solidarietà. I suoi valori sono più attuali che mai, in un mondo che ha sempre più bisogno di umanità e di gesti di altruismo.</h6>								</div>
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									<p data-sourcepos="25:1-25:164"><strong>La festa di San Martino a Fanna è stata molto più di un semplice evento locale. È stata un’occasione per rafforzare i legami, riscoprire le proprie radici e celebrare i valori della comunità.</strong></p>								</div>
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									<h6 data-sourcepos="25:1-25:164"><strong>Un futuro ricco di tradizioni</strong><br />La festa di San Martino è un patrimonio prezioso per la comunità di Fanna. È fondamentale mantenerla viva, trasmettendola alle nuove generazioni, perché rappresenta un ponte tra passato e futuro, un legame indissolubile con le proprie origini.</h6>								</div>
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									<p style="text-align: right;" data-sourcepos="25:1-25:164"><em>Margherita Federica Liliana Mariarita</em></p>								</div>
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									<p data-sourcepos="25:1-25:164"><em>#SanMartino #Fanna #FestaRingraziamento  #TradizioniStoriche #FestaSanMartino #SanMartinoUnisce, #FedeComunità, #EstateDiSanMartino #Grazie #Ringraziamento<br /></em></p>								</div>
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									<span class="elementor-button-text">SAN MARTINO biografia, approfondimenti, curiosità...</span>
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