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	<title>Catechismo &#8211; Parrocchie Cavasso Fanna</title>
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		<title>&#8220;Sui Tuoi passi&#8221;&#8230; una chiamata che arde!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Parrocchie Cavasso Fanna]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Mar 2026 21:30:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attività nel territorio]]></category>
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					<description><![CDATA[&#8220;Sui Suoi passi&#8221; ai nostri tempi&#8230; Venerdì 27 marzo alle ore 20.30, nella Chiesa di Santa Maria Assunta a Vivaro si è svolta la Veglia Foraniale &#8220;Sui Tuoi passi&#8221;, organizzata dalla Consulta di Pastorale Giovanile di Maniago per gli adolescenti della zona; è stata l&#8217;occasione che ha fatto incrociare i percorsi di fede dei ragazzi di Vivaro, Basaldella, Tesis, Fanna e Cavasso&#8230; Eravamo un bel gruppetto, guidati da don Alex Didonè (cappellano di Maniago) con don Alex Da Silva Bernardo (parroco di Fanna e Cavasso) e don Giovanni Vendrame (parroco di Vivaro), il numero di persone contava poco rispetto all&#8217;atmosfera che si respirava&#8230; Quando la Croce è un &#8220;imprevisto&#8221; tra le mani L&#8217;incontro si è trasformato in una domanda che arde: quei passi compiuti duemila anni fa sotto il peso della croce, hanno ancora un senso vissuti con le nostre scarpe da ginnastica? Spesso siamo portati a pensare alla fede come a un insieme di vecchie abitudini, ma questa uscita notturna sotto le stelle ha ribaltato questa prospettiva&#8230; muovere i piedi e rimetterci davvero sui Suoi passi. Schegge di realtà condividendo il passo Il momento più intenso è nato da un frammento di legno. Tenere quella scheggia tra le mani è stata una sensazione spiazzante: un segno silenzioso che ci ricorda come la vita non sia una superficie liscia, ma un tragitto fatto di imprevisti che pungono e di fatiche che graffiano. Abbiamo camminato insieme nel buio, unendo i passi delle nostre parrocchie e scoprendo che la fede ha un significato diverso quando la vivi guardando negli occhi chi condivide le tue stesse ansie e speranze. Toccare la croce è stato come trovare un punto di contatto tra la storia di Gesù e i nostri pesi quotidiani, rendendo tutto molto attuale e umano. Fermarsi a scrivere, sulla spalla dell&#8217;altro&#8230; Fermarsi a scrivere sulla spalla di un amico è stato un gesto semplice che ci ha restituito il valore del sostegno reciproco e un modo per riscoprire la lentezza della riflessione interiore, in un tempo che ci chiede spesso velocità e prestazioni. Abbiamo riflettuto su chi ci aiuta davvero, su chi siano le persone di cui ci fidiamo ciecamente e su come, a volte, siamo chiamati a sostenere pesi non nostri. Abbiamo parlato di quegli incontri che cambiano la vita, di persone che muovono qualcosa dentro di noi e ci costringono a cambiare punto di vista. Tornare a casa con quella scheggia in tasca significa sapere che gli imprevisti arriveranno, ma che non serve abbattersi: abbiamo imparato che il segreto non è schivare la fatica, ma saper accogliere chi decide di camminarci accanto. Le parole che leggiamo in questo articolo sono il frutto dell’incontro tra i giovani di Fanna, Cavasso e Vivaro:GRAZIE RAGAZZI!!!Per averci regalato queste riflessioni così profonde: ci offrono uno sguardo prezioso sul vostro mondo e ci spingono a interrogarci, insieme a voi, su ciò che proviamo. I ragazzi di Fanna, Cavasso, Vivaro, Basaldella, Tesis]]></description>
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		<title>Incontri con i genitori: conoscersi, confrontarsi, camminare insieme.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Parrocchie Cavasso Fanna]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 22:29:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attività in Parrocchia]]></category>
		<category><![CDATA[Catechismo]]></category>
		<category><![CDATA[Formazione cristiana]]></category>
		<category><![CDATA[catechismo adulti]]></category>
		<category><![CDATA[Incontri genitori]]></category>
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					<description><![CDATA[Aggiungi un posto a tavola: riscoprirsi smarriti, ritrovarsi insieme Conoscersi, confrontarsi, camminare insieme. Gli incontri mensili iniziati a settembre con i parroci e le catechiste sono un&#8217;occasione importante per ritrovarci come comunità adulta consapevole. È un momento per scambiarci idee e riflessioni, per accompagnare al meglio i nostri ragazzi nel loro cammino di crescita. L&#8217;esperienza dell&#8217;immedesimazione Durante la serata di incontro con genitori e catechisti mercoledì 25 marzo, ci è stata fatta una proposta insolita: immaginare di partecipare all&#8217;ultima cena di Gesù e immedesimarsi in quelle che potevano essere le emozioni dei suoi discepoli. Cosa pensavano? Come si sentivano? Così abbiamo iniziato timidamente a preparare la tavola con la cura che si dedica ad un ospite speciale, per poi lasciare spazio alle riflessioni dei presenti. Riflessioni e vissuto personale Tante cose sono emerse: smarrimento per la perdita di una persona amata e di una guida, paura di non aver detto tutto quello che si aveva nel cuore, dolore per il tradimento, tristezza nell&#8217;aver dato per scontato che la persona che avevo vicina ci sarebbe stata per sempre, gratitudine per il tempo trascorso assieme. La condivisione semplice di questi sentimenti ci ha permesso di ridare forza ad un racconto ascoltato tante volte e di riviverlo personalmente, ciascuno nella propria quotidianità e storia personale. Ambra e Ilenia]]></description>
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		<title>La prima riconciliazione è&#8230; come un abbraccio!</title>
		<link>https://www.parrocchiecavassofanna.com/prime-confessioni-2026/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Parrocchie Cavasso Fanna]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Mar 2026 21:27:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attività in Parrocchia]]></category>
		<category><![CDATA[Catechismo]]></category>
		<category><![CDATA[Fanna]]></category>
		<category><![CDATA[Fanna Pordenone]]></category>
		<category><![CDATA[Parrocchie Cavasso Fanna]]></category>
		<category><![CDATA[Prima Confessione]]></category>
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					<description><![CDATA[«Adesso che ti conosco ti voglio ancora più bene» Un primo passo importante nel cammino della fede Domenica 15 marzo 2026, alle ore 15.00, le comunità di Fanna e Cavasso si sono riunite per un appuntamento emozionante: le Prime Confessioni dei bambini del 3° anno della scuola primaria, che l&#8217;anno prossimo si prepareranno a ricevere la Prima Comunione. In un&#8217;atmosfera di raccoglimento e serenità, i bambini hanno vissuto il loro primo incontro con il Sacramento della Riconciliazione, accompagnati dalla guida di Don Alex assieme a don Adrian. È stato un momento di emozione in chiesa e di festa poi in casa Marchi, scoprendo la bellezza di sentirsi amati e accolti. Il dono del perdono  L’incontro con Don Alex e i genitori In occasione della prima confessione, durante l&#8217;incontro con i genitori, Don Alex ha scelto di condividere la sua esperienza personale offrendo uno sguardo diverso e molto umano sul significato del perdono. Non ha parlato di un Dio che condanna ma di un Dio che accoglie sempre e comunque, al di là delle nostre fragilità. Il cuore del messaggio: sentirsi amati Il cuore del suo messaggio è stato semplice ma incisivo: è proprio nel momento in cui ci sentiamo accolti che impariamo ad accettare il perdono. E questa accoglienza ci riconcilia non solo con Dio ma anche con noi stessi. Tra le sue parole una frase mi ha colpito particolarmente che recitava all&#8217;incirca così: &#8220;Adesso che ti conosco ti voglio ancora più bene&#8221;. Un&#8217;espressione che racchiude l&#8217;essenza di un amore autentico, capace di andare oltre gli errori di ciascuno di noi. Un grazie speciale ad Ambra Durat per la testimonianza e ad Alessandra Galli per le foto ]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="21979" class="elementor elementor-21979" data-elementor-post-type="post">
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<h4 data-path-to-node="2">Un primo passo importante nel cammino della fede</h4>
<h6 data-path-to-node="3">Domenica 15 marzo 2026, alle ore 15.00, le comunità di Fanna e Cavasso si sono riunite per un appuntamento emozionante: le <b data-path-to-node="3" data-index-in-node="110">Prime Confessioni dei bambini </b>del 3° anno della scuola primaria, che l&#8217;anno prossimo si prepareranno a ricevere la Prima Comunione.<br>
In un&#8217;atmosfera di raccoglimento e serenità, i bambini hanno vissuto il loro primo incontro con il Sacramento della Riconciliazione, accompagnati dalla guida di Don Alex assieme a don Adrian. È stato un momento di emozione in chiesa e di festa poi in casa Marchi, scoprendo la bellezza di sentirsi amati e accolti.</h6>
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									<p style="text-align: right;"><em>Un grazie speciale ad Ambra Durat per la testimonianza e ad Alessandra Galli per le foto </em></p>								</div>
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		<title>Quaresima: in cammino verso la Luce</title>
		<link>https://www.parrocchiecavassofanna.com/quaresima-in-cammino-verso-la-luce/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Parrocchie Cavasso Fanna]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Feb 2026 10:26:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attività in Parrocchia]]></category>
		<category><![CDATA[Catechismo]]></category>
		<category><![CDATA[Cavasso Nuovo]]></category>
		<category><![CDATA[Cavasso Pordenone]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa San Leonardo]]></category>
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		<category><![CDATA[Fanna]]></category>
		<category><![CDATA[Fanna Pordenone]]></category>
		<category><![CDATA[Quaresima]]></category>
		<category><![CDATA[Quaresima 2026]]></category>
		<category><![CDATA[Santuario Madonna di Strada]]></category>
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					<description><![CDATA[In Cammino verso la Luce Sincronizzare il cuore Dopo le prime settimane del nuovo anno, la Chiesa ci fa dono di un tempo speciale: la Quaresima. È quasi una parentesi, una pausa necessaria che ci chiede di fermarci e rallentare. Molti la considerano uno dei periodi più mesti dell’anno, fatto solo di sacrifici e rinunce, ma in realtà è l’occasione per sincronizzare la nostra parte umana con quella spirituale. È un tempo nuovo per togliere il superfluo, per scuotere la polvere che si annida nel cuore e tornare all&#8217;essenziale del nostro essere, rinforzando quel filo vitale che ci tiene uniti a Lui dall’eternità. Rifiorire nella Grazia Non è un caso che questo tempo prezioso arrivi alle porte della primavera, quando la natura attende con i rami spogli e si dispone a ricevere luce e calore per il germoglio che darà vita nuova alla pianta. Così anche noi, come terra arida avvolta dalle nostre contraddizioni, dai nostri &#8220;no&#8221; e dall’egoismo che ci chiude agli altri, lasciamoci aiutare dalla misericordia di Dio. Essa, come pioggia, lava le nostre colpe e ci disseta con la sua Parola, per renderci pronti a rifiorire con Lui e in Lui al sole della nuova Pasqua. A te la mia lode, o Dio, per sempre&#8230; Amen Ringraziamo di cuore William, per le sue preziose e significative riflessioni sul cammino quaresimale.]]></description>
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									<h4 data-path-to-node="2">Sincronizzare il cuore</h4><p data-path-to-node="3">Dopo le prime settimane del nuovo anno, la Chiesa ci fa dono di un tempo speciale: la <b data-path-to-node="3" data-index-in-node="86">Quaresima</b>. È quasi una parentesi, una pausa necessaria che ci chiede di fermarci e rallentare. Molti la considerano uno dei periodi più mesti dell’anno, fatto solo di sacrifici e rinunce, ma in realtà è l’occasione per <b data-path-to-node="3" data-index-in-node="305">sincronizzare la nostra parte umana con quella spirituale</b>. È un tempo nuovo per togliere il superfluo, per scuotere la polvere che si annida nel cuore e tornare all&#8217;essenziale del nostro essere, rinforzando quel filo vitale che ci tiene uniti a Lui dall’eternità.</p><h4 data-path-to-node="4">Rifiorire nella Grazia</h4><p data-path-to-node="5">Non è un caso che questo tempo prezioso arrivi alle porte della <b data-path-to-node="5" data-index-in-node="64">primavera</b>, quando la natura attende con i rami spogli e si dispone a ricevere luce e calore per il germoglio che darà vita nuova alla pianta. Così anche noi, come terra arida avvolta dalle nostre contraddizioni, dai nostri &#8220;no&#8221; e dall’egoismo che ci chiude agli altri, lasciamoci aiutare dalla <b data-path-to-node="5" data-index-in-node="358">misericordia di Dio</b>. Essa, come pioggia, lava le nostre colpe e ci disseta con la sua Parola, per renderci pronti a rifiorire con Lui e in Lui al sole della nuova Pasqua.</p><p data-path-to-node="6"><strong>A te la mia lode, o Dio, per sempre&#8230; Amen</strong></p>								</div>
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									<p style="text-align: right;"><em>Ringraziamo di cuore William, per le sue preziose e significative riflessioni sul cammino quaresimale.</em></p>								</div>
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		<title>Piccoli Magi in cammino: l&#8217;Epifania dei bambini💫</title>
		<link>https://www.parrocchiecavassofanna.com/benedizione-bambini/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Abigyle Alzetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Jan 2026 20:33:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attività in Parrocchia]]></category>
		<category><![CDATA[Catechismo]]></category>
		<category><![CDATA[Giovani Animatori]]></category>
		<category><![CDATA[animazione bambini e ragazzi]]></category>
		<category><![CDATA[Benedizione dei bambini]]></category>
		<category><![CDATA[Cavasso Nuovo]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa di San Remigio]]></category>
		<category><![CDATA[cinema e cioccolata]]></category>
		<category><![CDATA[festa insieme]]></category>
		<category><![CDATA[Parrocchie Cavasso Fanna]]></category>
		<category><![CDATA[preghiere dal mondo]]></category>
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					<description><![CDATA[Una benedizione per tutti i bambini: 6 gennaio 2026 🌍 Epifania senza confini: festa e preghiere per i bambini Seguendo la stessa stella💫 Il pomeriggio del 6 gennaio 2026, nella nostra chiesa di Cavasso Nuovo, abbiamo vissuto un momento semplice e prezioso: la benedizione dei bambini delle parrocchie di Cavasso Nuovo e Fanna. Un appuntamento atteso, che ha concluso il tempo del Natale con gioia, tenerezza e tanta gratitudine nel cuore. La celebrazione è stata breve, ma intensa e curata con affetto. I nostri giovani animatori, insieme alle catechiste e al coro, hanno saputo creare un clima caldo e accogliente. Per “sciogliere il ghiaccio” – e anche per riscaldarci un po’! – abbiamo cantato e ballato “Bambino nella culla”, giocando con il ritmo e la memoria. Le voci si sono poi unite in altri canti natalizi, che hanno riempito la chiesa di luce e di festa. Preghiere dal mondo per i bambini 🇮🇹🌍 Un momento particolarmente significativo è stato quello delle preghiere dedicate ai bambini, lette in diverse lingue: italiano, tedesco, portoghese, friulano e filippino. Un piccolo segno di internazionalità che ci ha ricordato quanto la Chiesa sia davvero universale: i cristiani sono in tutto il mondo, pregano in lingue diverse, ma con lo stesso cuore. È stato bello ascoltare parole familiari e allo stesso tempo nuove, tutte rivolte a Dio con la stessa fiducia. Piccoli Magi in cammino 👑🎁 Il Vangelo del giorno ci ha accompagnati nel racconto dell’arrivo dei Re Magi a Gesù: il loro viaggio, la loro ricerca, il desiderio di incontrare la Luce. Nell’omelia, don Alex insieme a Martina – una giovanissima catechista ancora alle scuole superiori – hanno dialogato proprio su questo cammino. Con semplicità hanno ricordato ai bambini (e anche a noi adulti!) che ciascuno può essere come i Magi: mettersi in cammino, seguire una stella, cercare Gesù con fiducia e meraviglia. Film, cioccolata e sorrisi 🎬☕ Al termine della celebrazione ci siamo spostati al centro pastorale per un momento di convivialità. Dolci preparati con cura, tè caldo e cioccolata fumante hanno scaldato mani e cuori. E per i più piccoli, alcune mamme hanno organizzato una sorpresa speciale: un piccolo cinema con tanto di pop corn! Un modo semplice e gioioso per concludere insieme la festa. Portiamo nel cuore i sorrisi dei bambini, le lingue diverse che si intrecciano in una sola preghiera, il canto condiviso e la dolcezza dello stare insieme. Che la benedizione ricevuta in questo giorno accompagni i nostri bambini e le loro famiglie lungo tutto l’anno, come una stella luminosa nel cammino di ciascuno.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="21018" class="elementor elementor-21018" data-elementor-post-type="post">
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									<h5>Seguendo la stessa stella<img decoding="async" class="emoji" role="img" draggable="false" src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/svg/1f31f.svg" alt="&#x1f31f;" /><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f4ab.png" alt="💫" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></h5><p>Il pomeriggio del 6 gennaio 2026, nella nostra chiesa di Cavasso Nuovo, abbiamo vissuto un momento semplice e prezioso: la benedizione dei bambini delle parrocchie di Cavasso Nuovo e Fanna. Un appuntamento atteso, che ha concluso il tempo del Natale con gioia, tenerezza e tanta gratitudine nel cuore.<br />La celebrazione è stata breve, ma intensa e curata con affetto. I nostri giovani animatori, insieme alle catechiste e al coro, hanno saputo creare un clima caldo e accogliente. Per “sciogliere il ghiaccio” – e anche per riscaldarci un po’! – abbiamo cantato e ballato “Bambino nella culla”, giocando con il ritmo e la memoria. Le voci si sono poi unite in altri canti natalizi, che hanno riempito la chiesa di luce e di festa.</p><h5>Preghiere dal mondo per i bambini <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f1ee-1f1f9.png" alt="🇮🇹" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f30d.png" alt="🌍" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></h5><p>Un momento particolarmente significativo è stato quello delle preghiere dedicate ai bambini, lette in diverse lingue: italiano, tedesco, portoghese, friulano e filippino. Un piccolo segno di internazionalità che ci ha ricordato quanto la Chiesa sia davvero universale: i cristiani sono in tutto il mondo, pregano in lingue diverse, ma con lo stesso cuore. È stato bello ascoltare parole familiari e allo stesso tempo nuove, tutte rivolte a Dio con la stessa fiducia.</p><h5>Piccoli Magi in cammino <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f451.png" alt="👑" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f381.png" alt="🎁" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></h5><p>Il Vangelo del giorno ci ha accompagnati nel racconto dell’arrivo dei Re Magi a Gesù: il loro viaggio, la loro ricerca, il desiderio di incontrare la Luce. Nell’omelia, don Alex insieme a Martina – una giovanissima catechista ancora alle scuole superiori – hanno dialogato proprio su questo cammino. Con semplicità hanno ricordato ai bambini (e anche a noi adulti!) che ciascuno può essere come i Magi: mettersi in cammino, seguire una stella, cercare Gesù con fiducia e meraviglia.</p><h5>Film, cioccolata e sorrisi <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f3ac.png" alt="🎬" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/2615.png" alt="☕" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></h5><p>Al termine della celebrazione ci siamo spostati al centro pastorale per un momento di convivialità. Dolci preparati con cura, tè caldo e cioccolata fumante hanno scaldato mani e cuori. E per i più piccoli, alcune mamme hanno organizzato una sorpresa speciale: un piccolo cinema con tanto di pop corn! Un modo semplice e gioioso per concludere insieme la festa.<br />Portiamo nel cuore i sorrisi dei bambini, le lingue diverse che si intrecciano in una sola preghiera, il canto condiviso e la dolcezza dello stare insieme.</p><p><strong>Che la benedizione ricevuta in questo giorno accompagni i nostri bambini e le loro famiglie lungo tutto l’anno, come una stella luminosa nel cammino di ciascuno.</strong></p>								</div>
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		<title>&#8220;Ricevete la forza”&#8230; lo Spirito accende la Vita!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Parrocchie Cavasso Fanna]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Dec 2025 21:49:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attività in Parrocchia]]></category>
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					<description><![CDATA[Sette Doni&#8230; in cammino con lo Spirito! Domenica 7 dicembre · Chiesa San Martino a Fanna Vedere l&#8217;emozione brillare negli occhi dei nostri ragazzi è stato il regalo più bello di questa mattinata. La Santa Messa, celebrata da don Roberto Tondato insieme ai nostri parroci don Alex e don Dario in un’atmosfera di grande accoglienza, ha rispecchiato la serenità di un gruppo che ha saputo camminare, ridere e riflettere insieme. In quel momento, la loro partecipazione così sentita ha trasformato questo passo fondamentale per ogni cristiano in un ricordo indelebile, un tesoro prezioso che porteranno nel cuore per sempre. Proviamo grande gioia per i nostri dodici ragazzi di Cavasso e Fanna: Agnese, Andrea, Elia, Francesca, Giorgia, Greta, Laura, Linda, Luca, Martina, Morris e Sara, ora che il dono dello Spirito è stato Confermato, il loro cammino vive di luce nuova. Per oltre un anno abbiamo imparato che la vita non è una giungla selvaggia, ma che può diventare un giardino fertile, ma che richiede cura, tempo e confini gentili. Tra i pomeriggi di gioco e il servizio estivo vissuto con semplicità in Parrocchia, questi ragazzi hanno reso la Fede concreta, attraverso gesti di amicizia e di aiuto. Ci siamo fermati a riflettere sulle radici, riscoprendo che nessuno di noi è venuto al mondo a caso: siamo stati pensati, voluti e amati ancora prima di nascere. E proprio indagando nel profondo, è emerso quel desiderio universale che è la firma di Dio in ognuno di noi: «Amare e sentirsi amati». Ai nostri ragazzi auguriamo di poter considerare la loro vita come un bene prezioso, che Dio custodisce con tenerezza attraverso lo sguardo di chi vuole loro bene. Noi li ringraziamo per la bellezza che hanno portato nelle nostre vite, camminando accanto passo a passo. &#8220;Ricevete la forza dallo Spirito Santo&#8221; (Atti 1,8) Condividiamo le intense preghiere scritte dai nostri ragazzi: riflessioni profonde che testimoniano l&#8217;importanza di questo momento per la loro crescita e per l&#8217;intera comunità parrocchiale: Donaci il tuo Spirito, Signore Padre buono, noi cresimati preghiamo perché le nostre famiglie vivano sempre in salute, in armonia e nella pace del Signore e che ogni casa sia luogo di dialogo, rispetto e amore sincero, e perché genitori e i figli possano sostenersi reciprocamente nelle difficoltà e nel condividere le gioie quotidiane. Ti preghiamo in particolare per le famiglie che soffrono, per chi sta affrontando malattie, incomprensioni o solitudine; il Signore doni loro forza, consolazione e speranza. Noi Ti Preghiamo Padre buono, in questo giorno speciale, Ti affidiamo i nostri amici, dona loro una vita lunga e piena di salute e un futuro luminoso. Ti chiediamo che possano essere sempre fedeli a sé stessi, generosi nel condividere e ricchi nello Spirito. Fa&#8217; che abbiano sempre chi li sostiene e amici sinceri al loro fianco, per non sentirsi mai soli. Insegnaci a credere nei nostri talenti e a seguire con coraggio i nostri sogni, senza paura di cadere o di essere giudicati. Ricordaci sempre che c&#8217;è qualcuno che ci vuole bene e che crede in noi. Dona a tutti noi la tua Pace. Noi Ti Preghiamo. Padre buono, Ti preghiamo per la nostra Chiesa e per queste nostre comunità parrocchiali, Ti chiediamo di effondere su tutti noi i sette Doni dello Spirito Santo, affinché la Sapienza e l&#8217;Intelletto ci guidino nelle decisioni, la Fortezza e il Consiglio ci sostengano nelle difficoltà, e la Scienza, la Pietà e il Timor di Dio illuminino le nostre azioni. Fa&#8217; che l&#8217;unzione che abbiamo ricevuto oggi noi cresimati, non resti solo un ricordo, ma diventi in tutti una fiamma viva di fede coraggiosa e operosa, spingendoci a essere insieme costruttori di pace nel mondo. Noi Ti Preghiamo. Durante la cerimonia, i ragazzi hanno ricevuto dalle nostre Parrocchie un libretto con dei pensieri di Papa Francesco, una matita &#8216;piantabile&#8217; che simboleggia il percorso di Fede come un giardino in divenire, un biglietto augurale con la dedica personalizzata, il tutto confezionato con cura dalle catechiste Abigyle e Angela. Custodiamo lo Spirito: è la bussola dei nostri sogni.]]></description>
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									<h6><strong>Domenica 7 dicembre · Chiesa San Martino a Fanna</strong></h6>								</div>
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									<h6>Vedere l&#8217;emozione brillare negli occhi dei nostri ragazzi è stato il regalo più bello di questa mattinata. La Santa Messa, celebrata da <strong>don Roberto Tondato</strong> insieme ai nostri parroci<strong> don Alex e don Dario</strong> in un’atmosfera di grande accoglienza, ha rispecchiato la serenità di un gruppo che ha saputo camminare, ridere e riflettere insieme. In quel momento, la loro partecipazione così sentita ha trasformato questo passo fondamentale per ogni cristiano in un ricordo indelebile, un tesoro prezioso che porteranno nel cuore per sempre.</h6>								</div>
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		<title>Ripartiamo insieme nella Fede, a fiori e colori!</title>
		<link>https://www.parrocchiecavassofanna.com/inizio-anno-catechistico-2025-25/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Parrocchie Cavasso Fanna]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Oct 2025 16:05:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attività in Parrocchia]]></category>
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					<description><![CDATA[Inizio anno catechistico 2025-26 Una fede che fiorisce si colora Domenica 12 ottobre abbiamo celebrato insieme l’inizio del nuovo anno catechistico, un momento di comunione che ha coinvolto le due comunità parrocchiali, i bambini e i ragazzi del catechismo ed i genitori. La Messa e la presentazioneDurante la celebrazione sono state presentate ufficialmente tutte le catechiste, che hanno rinnovato l&#8217;impegno a farsi compagne di viaggio per i bambini e ragazzi, per trasmettere con cura la Parola di Dio. Colori e fiori della Fede: i bambini e i ragazzi protagonistiDopo la messa, assieme ad alcuni animatori, casa Marchi si è animata di vita: I bambini delle elementari, in un clima di entusiasmo e animazione, hanno usato le mani nella terra per un gesto simbolico e significativo: hanno piantato fiori in due grandi vasi, posizionati poi all’esterno delle nostre due chiese. Quei fiori rappresentano la cura dell’ambiente in cui vivono. I ragazzi delle medie, sono stati i pittori di due grandi cartelloni, e attraverso immagini e parole, hanno illustrato le tappe del loro percorso di fede, con il catechismo come cammino della vita. . Il catechismo: verso un cammino condiviso con le famiglieMentre i ragazzi erano impegnati nelle attività, i parroci e i genitori si sono riuniti in chiesa per un momento di riflessione e confronto. È stata l’occasione per presentare i percorsi di catechismo di quest&#8217;anno, ma soprattutto per condividere gli obiettivi e le finalità delle nostre parrocchie: il desiderio di costruire una famiglia di famiglie dove ognuno si senta partecipe. Un grazie di cuore a chi ha reso possibile questa mattinata. Buon cammino a tutti! Nuovo anno, buone nuove&#8230; Alcune immagini della mattinata di domenica 12 ottobre, in chiesa e in casa Marchi durante le attività con bambini e ragazzi. #annocatechistico, #comunitàcristiana, #gioia, #famiglia]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="20030" class="elementor elementor-20030" data-elementor-post-type="post">
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					<h5 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Inizio anno catechistico 2025-26
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									<h6><strong>Domenica 12 ottobre</strong> abbiamo celebrato insieme l’<strong>inizio del nuovo anno catechistico</strong>, un momento di comunione che ha coinvolto le due comunità parrocchiali, i bambini e i ragazzi del catechismo ed i genitori.</h6><p><span style="color: #ff0000;"><strong>La Messa e la presentazione</strong></span><br />Durante la celebrazione sono state presentate ufficialmente tutte le <strong>catechiste</strong>, che hanno rinnovato l&#8217;impegno a farsi compagne di viaggio per i bambini e ragazzi, per trasmettere con cura la Parola di Dio.</p><p><span style="color: #ff0000;"><strong>Colori e fiori della Fede</strong><strong>: i bambini e i ragazzi protagonisti</strong></span><br />Dopo la messa, assieme ad alcuni animatori, casa Marchi si è animata di vita:</p><ul><li>I <strong>bambini delle elementari</strong>, in un clima di entusiasmo e animazione, hanno usato le mani nella terra per un gesto simbolico e significativo: hanno piantato fiori in due grandi vasi, posizionati poi all’esterno delle nostre due chiese. Quei fiori rappresentano la cura dell’ambiente in cui vivono.</li><li>I <strong>ragazzi delle medie</strong>, sono stati i pittori di due grandi cartelloni, e attraverso immagini e parole, hanno illustrato le tappe del loro percorso di fede, con il catechismo come cammino della vita.</li></ul><p>.</p><p><span style="color: #ff0000;"><strong>Il catechismo: verso un cammino condiviso con le famiglie</strong></span><br />Mentre i ragazzi erano impegnati nelle attività, i parroci e i genitori si sono riuniti in chiesa per un momento di riflessione e confronto. È stata l’occasione per presentare i percorsi di catechismo di quest&#8217;anno, ma soprattutto per condividere gli obiettivi e le finalità delle nostre parrocchie: il desiderio di costruire una famiglia di famiglie dove ognuno si senta partecipe.</p><p>Un grazie di cuore a chi ha reso possibile questa mattinata. Buon cammino a tutti!</p>								</div>
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		<title>Se un segno può cambiare il mondo…</title>
		<link>https://www.parrocchiecavassofanna.com/se-un-segno-puo-cambiare-il-mondo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Riccardo Mior]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Sep 2025 13:52:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attività in Parrocchia]]></category>
		<category><![CDATA[Catechismo]]></category>
		<category><![CDATA[Formazione cristiana]]></category>
		<category><![CDATA[Esaltazione Santa Croce]]></category>
		<category><![CDATA[Messa Festiva]]></category>
		<category><![CDATA[Santa Messa]]></category>
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					<description><![CDATA[14 settembre 2025 Quando guardiamo la croce, cosa vediamo davvero? Cosa sentiamo dentro di noi tracciando questo segno? Sono solo due linee che si incrociano per riscrivere la storia&#8230; o è il luogo dove il dolore si trasforma in amore, un passaggio che fa della fine un nuovo inizio? ESALTAZIONE DELLA SANTA CROCE La festa di oggi ci richiama a un segno familiare a noi cristiani, e non solo, quello della croce: Lo si vede nelle chiese, nelle case, nelle scuole e negli esercizi pubblici, e per questo diventa un segno identitario e fonte di occasionali polemiche. Chi ha un minimo di formazione religiosa ha imparato a tracciarlo su di sé, e per questo è segno di devozione, ma anche di scaramanzia. È un simbolo talmente semplice (solo due linee incrociate) e allo stesso tempo così diffuso e ricco di storia da essere entrato persino nel panorama estetico di chi della fede in Gesù forse non ha neanche mai sentito parlare: tatuaggi, braccialetti, orecchini… la croce per qualcuno è addirittura un segno di…stile? Tutto questo a pensarci bene è molto strano, se pensiamo che la croce nel suo significato originale era uno strumento di tortura: un segno di morte. Per gli antichi infatti la morte in croce era considerata una pena tra le più orribili e infamanti, al punto che persino i primi cristiani avevano difficoltà a rappresentare Gesù come crocifisso Forse se ci riappropriassimo di questo significato non useremmo questo segno così alla leggera. Ma allora, perché per noi cristiani questo è diventato un segno così importante da diventare rappresentativo della nostra fede? La Parola di Dio di oggi ci dà due motivi: Innanzitutto, perché per noi la croce è un segno del fatto che Dio sa trasformare la morte in vita. Nella prima lettura, dal libro dei Numeri, abbiamo sentito di un episodio particolare: il popolo di Israele, in cammino nel deserto, viene minacciato dai serpenti velenosi. Dio ascolta la loro preghiera, e li salva attraverso una mediazione: per guarire chiede loro di guardare all’immagine del serpente, cioè della cosa stessa che li stava uccidendo. Questo ci dice una cosa importante: Dio può salvare dalla morte trasformando la morte stessa in un’occasione di vita. Noi saremmo propensi a scappare da ciò che ci fa male, ma Dio ci dice che anche quando non si può scappare c’è un modo per stare dentro il male e trovare una via di bene: e questo non accade gratis, come per magia, e neanche perché siamo particolarmente bravi. Accade quando siamo disposti a fare un atto di fede: guardare al serpente, accogliere il male con fede. Accogliere il male che c’è nella nostra vita riponendo la nostra fede nel fatto che c’è Qualcuno di più grande del male che viviamo, qualcuno che può donare la vita a chi crede in lui: questo ci salva. E questo è un primo significato del segno della croce di Gesù. Poi c’è un secondo significato: la croce a Gesù non capita per sbaglio, per fatalità, per sfortuna. La croce di Gesù è frutto di una sua libera scelta: Gesù si è impegnato per il bene, per fare la volontà del Padre, anche a costo di andare incontro all’odio degli uomini. Ha scelto, come ci dice il bellissimo Inno della Lettera ai Filippesi che abbiamo ascoltato come seconda lettura, di rinunciare a vivere il suo essere Dio come un privilegio egoistico per abbassarsi fino a noi, spogliandosi di tutto, facendosi simile a noi, anzi, facendosi nostro servo. E questo l’ha portato a dover affrontare la croce. La croce, dunque, ci ricorda il fatto che Gesù ha donato generosamente la sua vita per noi, amandoci fino in fondo. La croce è segno di una scelta, una scelta d’amore: “Dio ha tanto amato il mondo, da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna”. Questa scelta la ricordiamo ogni volta che facciamo eucarestia: Quando il sacerdote fa riecheggiare le parole di Gesù: questo è il mio corpo, questo è il mio sangue, … che è per voi! Quando insieme acclamiamo: annunciamo la tua morte, Signore, proclamiamo la tua risurrezione, nell’attesa della tua venuta. Oggi guardiamo dunque alla croce di Cristo, non solo come un segno culturale o identitario, non solo come un segno genericamente religioso o come un segno estetico, ma come un segno vivo, che ci aiuta a fare memoria. Potremmo dire che la croce di Gesù è proprio un promemoria: Promemoria dell’amore di Dio per noi, che ha offerto sé stesso Promemoria del fatto che le prove e le difficoltà che viviamo possono aprirsi alla speranza se le viviamo con fede In questa settimana proviamo dunque a ricordarci questi due significati, facciamolo ogni volta che vediamo il crocifisso, sostando in preghiera di fronte all’immagine di Gesù crocifisso. Facciamolo ogni volta che tracciamo questo segno su di noi, insieme ad altri o nell’intimità delle nostre stanze. Perché ogni giorno della nostra vita possiamo vivere annunciando la morte del Signore, proclamando la sua risurrezione, nell’attesa della sua venuta. don Riccardo Mior]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="18027" class="elementor elementor-18027" data-elementor-post-type="post">
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									<h5><strong>Quando guardiamo la croce, cosa vediamo davvero?</strong> <strong>Cosa sentiamo dentro di noi tracciando questo segno?</strong></h5><h5>Sono solo due linee che si incrociano per riscrivere la storia&#8230; o è il luogo dove il dolore si trasforma in amore, un passaggio che fa della fine un nuovo inizio?</h5>								</div>
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		<title>Autentica Avventura in 3Dì 🤩</title>
		<link>https://www.parrocchiecavassofanna.com/autentica-avventura-in-3di/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Parrocchie Cavasso Fanna]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Sep 2025 18:15:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attività in Parrocchia]]></category>
		<category><![CDATA[Attività nel territorio]]></category>
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					<description><![CDATA[Dal 4 al 7 settembre al Santuario di Madonna di Strada Lontano dagli schermi, più vicini ai cuori. Il ritiro che ci ha messo faccia a faccia È stata un&#8217;esperienza di tre giorni davvero unica, assieme ad alcuni animatori che hanno partecipato al Grest, abbiamo provato a riscoprire l&#8217;autenticità delle relazioni umane. Spegnere gli schermi per accendere le relazioni vere, scoprendo che la connessione più forte non ha bisogno di Wi-Fi e che il vero &#8220;mi piace&#8221; si sente, non si clicca. Ci siamo chiesti: Come il digitale cambia la percezione del tempo, delle emozioni e delle relazioni? Come l&#8217;assenza di schermi ha modificato la qualità della comunicazione non verbale (fatta di sguardi, gesti e sorrisi) tra i partecipanti? Un’autentica realtà, in 3D&#8230; 🪩 Realtà aumentata? 🚀 No grazie! 3D = Tre Dì (tre giorni) 🕒 ⏰⏳&#8230; come cambiano le dimensioni del tempo! Tre giornate per vivere un tempo di qualità, perché non è solo una questione di misura, ma anche di senso e di valore ed esistenza. Un tempo per fermarsi e riflettere, un’occasione per riscoprire la bellezza della lentezza, delle risate sincere. 3D = Tre dimensioni nella Trinità 📖🙏🔥&#8230; come ci guidano nel quotidiano il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo La Trinità – Dio Padre, Figlio e Spirito Santo – non è una realtà distante, ma Amore che vive in mezzo a noi. Si dona, ci insegna, ci sostiene e ci parla costantemente. Basta solo metterci in ascolto in ogni momento della giornata! 3D = Tre dimensioni della Relazione&#8230;🗣🎁🧭 dialogo, dono e direzione Abbiamo scoperto tre modi significativi per relazionarci: il DIALOGO, che significa ascoltare e conoscersi a fondo, riconoscendo che la comunicazione è un&#8217;esperienza &#8220;tridimensionale&#8221; che include anche sorrisi, risate e condivisione. Il secondo modo è il DONO, che consiste nel mettere i propri talenti, anche i più semplici, al servizio degli altri con dedizione. Infine, c&#8217;è la DIREZIONE, cioè la capacità di condividere obiettivi e progetti comuni. L&#8217;esperienza è stata molto positiva ed è assolutamente da rifare! NB. quest&#8217;ultima è stata in 4D&#8230; perché comprendeva un sano DIVERTIMENTO!! 😂 Per connettersi davvero 🧩 a volte, bisogna staccare la spina… 🔌🌵☘️ Alcune attività che hanno consolidato i legami e reso quotidiana la fede: ✨ Attività e fede vissuta 🪔 🍳 “StradaChef” – Una gara di cucina che ha unito creatività, collaborazione e amicizia. Il mestolo è diventato uno strumento di collaborazione: la comunità si costruisce facendo e sporcandosi le mani. 🙏 Spiritualità autentica – La preghiera è stata vissuta in modo semplice come nella “Messina” (Messa + colazione) momenti di fede vera, liberi da distrazioni. 💬 Zero smartphone, 100 emozioni ❤️ La sfida più grande è stata mettere via il telefono&#8230; La sorpresa più grande? Scoprire quanto bene ci ha fatto!! Senza schermi ci siamo guardati negli occhi, abbiamo parlato davvero, conosciuto persone nuove e riscoperto vecchie amicizie&#8230; Nelle piccole cose – cucinare, apparecchiare, pulire insieme – grande complicità. E&#8230; pure il finale tridimensionale!!! 🥳🎊🎂 emozioni al cubo!! 🧊&#8230; potevamo farne a meno!?!?&#8230; La messa domenicale a San Martino era dedicata a 3 appuntamenti speciali: 1️⃣ la chiusura della 3 giorni animatori, 2️⃣ la festa di inizio anno della scuola dell&#8217;Infanzia di Fanna, 3️⃣ la festa di ringraziamento e saluto a Nadia in partenza per la pensione! #LaVeraVitaÈIn3D #TreDì #RitiroOffline #ConnessioniAutentiche]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[		<div data-elementor-type="wp-post" data-elementor-id="18185" class="elementor elementor-18185" data-elementor-post-type="post">
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					<h6 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Dal 4 al 7 settembre al Santuario di Madonna di Strada</h6>				</div>
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					<h5 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Lontano dagli schermi, più vicini ai cuori. Il ritiro che ci ha messo faccia a faccia</h5>				</div>
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									<p><strong>È stata un&#8217;esperienza di tre giorni davvero unica, assieme ad alcuni animatori che hanno partecipato al Grest, abbiamo provato a riscoprire l&#8217;autenticità delle relazioni umane.</strong></p>								</div>
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									<p>Spegnere gli schermi per accendere le relazioni vere, scoprendo che la connessione più forte non ha bisogno di Wi-Fi e che il vero &#8220;mi piace&#8221; si sente, non si clicca.<br />Ci siamo chiesti: <em>Come il digitale cambia la percezione del tempo, delle emozioni e delle relazioni?</em><br /><em>Come l&#8217;assenza di schermi ha modificato la qualità della comunicazione non verbale (fatta di sguardi, gesti e sorrisi) tra i partecipanti?</em></p>								</div>
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					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Un’autentica realtà, in 3D... <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1faa9.png" alt="🪩" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></h2>				</div>
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					<h5 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Realtà aumentata? <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f680.png" alt="🚀" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> No grazie!</h5>				</div>
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									<p><strong>3D = Tre Dì (tre giorni) </strong><strong><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f552.png" alt="🕒" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/23f0.png" alt="⏰" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/23f3.png" alt="⏳" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></strong><strong>&#8230; come cambiano le dimensioni del tempo!</strong></p><p>Tre giornate per vivere un tempo di qualità, perché non è solo una questione di misura, ma anche di senso e di valore ed esistenza. Un tempo per fermarsi e riflettere, un’occasione per riscoprire la bellezza della lentezza, delle risate sincere.</p><p><strong>3D = Tre dimensioni nella Trinità <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f4d6.png" alt="📖" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f64f.png" alt="🙏" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f525.png" alt="🔥" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />&#8230; come ci guidano nel quotidiano il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo</strong></p><p>La Trinità – Dio Padre, Figlio e Spirito Santo – non è una realtà distante, ma Amore che vive in mezzo a noi. Si dona, ci insegna, ci sostiene e ci parla costantemente. Basta solo metterci in ascolto in ogni momento della giornata!</p><p><strong>3D = Tre dimensioni della Relazione&#8230;<img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f5e3.png" alt="🗣" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f381.png" alt="🎁" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f9ed.png" alt="🧭" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> dialogo, dono e direzione</strong></p><p>Abbiamo scoperto tre modi significativi per relazionarci: il DIALOGO, che significa ascoltare e conoscersi a fondo, riconoscendo che la comunicazione è un&#8217;esperienza &#8220;tridimensionale&#8221; che include anche sorrisi, risate e condivisione. Il secondo modo è il DONO, che consiste nel mettere i propri talenti, anche i più semplici, al servizio degli altri con dedizione. Infine, c&#8217;è la DIREZIONE, cioè la capacità di condividere obiettivi e progetti comuni. L&#8217;esperienza è stata molto positiva ed è assolutamente da rifare!</p><p>NB. quest&#8217;ultima è stata in 4D&#8230; perché comprendeva un sano DIVERTIMENTO!! <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f602.png" alt="😂" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> </p>								</div>
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					<h5 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Per connettersi davvero <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f9e9.png" alt="🧩" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> a volte, bisogna staccare la spina… <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f50c.png" alt="🔌" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f335.png" alt="🌵" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/2618.png" alt="☘" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></h5>				</div>
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									<p>Alcune attività che hanno consolidato i legami e reso quotidiana la fede:</p><h6><strong><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/2728.png" alt="✨" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></strong><strong> Attività e fede vissuta <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1fa94.png" alt="🪔" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></strong></h6><ul><li><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f373.png" alt="🍳" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> <strong>“StradaChef”</strong> – Una gara di cucina che ha unito creatività, collaborazione e amicizia. Il mestolo è diventato uno <em>strumento di collaborazione</em>: la comunità si costruisce facendo e sporcandosi le mani.</li><li><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f64f.png" alt="🙏" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> <strong>Spiritualità autentica</strong> – La preghiera è stata vissuta in modo semplice come nella “Messina” (Messa + colazione) momenti di fede vera, liberi da distrazioni.</li></ul><h6> </h6><h6><strong><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f4ac.png" alt="💬" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></strong><strong> Zero smartphone, 100 emozioni </strong><strong><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/2764.png" alt="❤" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></strong></h6><p><strong>La sfida più grande è stata mettere via il telefono&#8230; La sorpresa più grande? Scoprire quanto bene ci ha fatto!! </strong>Senza schermi ci siamo guardati negli occhi, abbiamo parlato davvero, conosciuto persone nuove e riscoperto vecchie amicizie&#8230; Nelle piccole cose – cucinare, apparecchiare, pulire insieme – grande complicità.</p>								</div>
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					<h5 class="elementor-heading-title elementor-size-default"><b>E... pure il finale tridimensionale!!! <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f973.png" alt="🥳" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f38a.png" alt="🎊" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f382.png" alt="🎂" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> <br>
emozioni al cubo!! <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f9ca.png" alt="🧊" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></b>... potevamo farne a meno!?!?...</h5>				</div>
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									<p><strong>La messa domenicale a San Martino era dedicata a 3 appuntamenti speciali</strong>: 1&#x20e3; la chiusura della 3 giorni animatori, 2&#x20e3; la festa di inizio anno della scuola dell&#8217;Infanzia di Fanna, 3&#x20e3; la festa di ringraziamento e saluto a Nadia in partenza per la pensione! </p>								</div>
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		<title>Agostino e il fico, i dubbi di agosto finiscono a settembre</title>
		<link>https://www.parrocchiecavassofanna.com/agostino-e-il-fico-i-dubbi-di-agosto-finiscono-a-settembre/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Parrocchie Cavasso Fanna]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Sep 2025 15:10:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Catechismo]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti Testimonianze]]></category>
		<category><![CDATA[Fichi a settembre]]></category>
		<category><![CDATA[Ordine di Sant'Agostino]]></category>
		<category><![CDATA[Papa Leone XIV]]></category>
		<category><![CDATA[Sant'Agostino]]></category>
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					<description><![CDATA[Ulisse, Agostino e Leone XIV. Il tempo degli eroi A settembre ritorniamo a Sant&#8217;Agostino, quando fa riferimento all&#8217;albero di fico nel contesto della sua conversione: sotto un fico, si rifugiò in preda a una crisi spirituale e ascoltò la voce che gli diceva di prendere e leggere, conducendolo alla lettura di un passaggio della Bibbia che pose fine ai suoi dubbi e aprì il suo cuore alla fede. Questo episodio, descritto nelle sue Confessioni, è un momento cruciale nella sua vita, simboleggia la resa a Dio e la fine delle sue incertezze. Condividiamo un interessante e originale parallelo, che parte dai versi di Omero alle Confessioni di Sant’Agostino, passando per il pontificato di Leone XIV, descrive come il concetto di eroe attraversa i secoli assumendo forme e significati sempre nuovi. A settembre inizia un nuovo viaggio che parte dalla dolcezza dei fichi e arriva alla ricerca interiore, l’articolo esplora il legame profondo tra l’eroismo classico e la spiritualità, interrogandosi sul significato di “ritorno a casa” e sulla vera natura del destino umano. Nell&#8217;immagine qui sotto: La conversione di Sant’Agostino, Maestro di Uttenheim L’episodio del tolle et lege (da un altare a portelle con Storie di Sant’Agostino), 1455 circa, tempera e olio su tavola, Varna, Museo dell’Abbazia di Novacella. Quest&#8217;opera è una delle cose più belle e grandi ispirate alla sua vita. Si vede come è reso bene il fico, le sue foglie e i frutti&#8230; Ulisse, Agostino e Leone XIV. Il tempo degli eroi La fascia pedemontana della nostra regione è terra di fichi prelibati, piccoli, allungati, dall’aspetto delicato per via della buccia scura quasi un po’ traslucida, spesso ferita da una sottile spaccatura che fa presagire, dentro, la dolcezza del miele. Quest’anno gli alberi di fichi hanno donato generosamente frutti e ombra, e fra poco le loro foglie grandi, ruvide come la lingua dei gatti, diventeranno gialle e si seccheranno. Per terra sarà un letto croccante di foglie contorte su se stesse, come in un ultimo spasimo. Ha qualcosa di particolare, questo albero che sa crescere anche da una crepa nel cemento e in poco tempo diventare enorme adattandosi anche agli spazi più ostili. In questa sua tenacia e potenza sembra di scorgere una forza misteriosa, un’eco delle antiche virtù eroiche. “Ti ho visto sotto il fico”, si era sentito dire Natanaele, quando, trascinato dall’amico Filippo, era andato a conoscere per la prima volta Gesù, il Maestro. Si trattava del primo incontro tra i due, e Natanaele ci era arrivato scettico, quasi solo per accondiscendere all’insistenza di Filippo. Ma Gesù lo aveva stupito: gli aveva confidato di averlo già visto una volta, quando era sotto il fico. Non un fico, un generico fico fra i tanti. Ma il fico. Abbiamo quindi l’impressione che nel Vangelo quel fico abbia un significato particolare per entrambi, e che la conversazione prenda da qui in avanti una piega strettamente privata. Molte interpretazioni sono state date a questa immagine, ma nessuno come Agostino di Ippona ha saputo dare una spiegazione tanto profonda e viscerale, dedicando alla sua personale esperienza sotto al fico una delle più belle e toccanti pagine mai scritte. Racconta, infatti, di aver sentito un giorno, improvvisamente, il bisogno di isolarsi, come preso da un dolore interiore profondo, e di aver lasciato il suo amico Alipio, col quale stava seduto a chiacchierare, lì attonito e stupito, senza spiegazioni. Dice poi di essere andato a gettarsi sotto un fico poco distante e, protetto dall’ombra della chioma come a cercare nascondimento, di essersi lasciato andare a un pianto dirotto. Come non pensare all’entrata in scena di Ulisse nel poema omerico che celebra le gesta dell’eroe? La prima impresa narrata è il suo pianto. E anch’egli, apparentemente, sembra avere tutti i motivi per potersi dire appagato: un luogo meraviglioso come dimora, cibo raffinato, una dea innamorata a sua disposizione. Eppure Ulisse avverte un dolore interiore che è proprio la nostalgia di casa, di ciò a cui sente legato il suo destino. Ogni avventura eroica, in fondo, trova compimento nel ritorno a casa, perché esso è immagine di un rientro nell’anima, in se stessi. Dice infatti Agostino, rivolgendosi a Dio: “Sì, perché tu eri dentro di me e io fuori”. La storia dell’uomo è inevitabilmente il realizzarsi di un destino che chiama, di una Itaca che si fa sentire come nostalgia, come sete profonda, come mancanza. E Agostino piange, come ogni uomo che ad un certo punto fa i conti con se stesso. Gli sarebbero mai bastati i piaceri offerti dal mondo, la fama, la ricchezza? Lì, sotto al fico, urlava il suo dolore buttato a terra, mangiato a morsi dal bisogno di essere saziato interiormente, riconoscendo che tutto ciò che fino ad allora aveva riempito il suo desiderio di essere felice, era stato un inganno. Tutto era servito soltanto per tenerlo fuori da se stesso. “Quando dal più segreto fondo della mia anima l’alta meditazione ebbe tratto e ammassato tutta la mia miseria davanti agli occhi del mio cuore, scoppiò una tempesta ingente, grondante un’ingente pioggia di lacrime. Per scaricarla tutta con i suoi strepiti mi alzai e mi allontanai da Alipio, parendomi la solitudine più propizia al travaglio del pianto, quanto bastava perché anche la sua presenza non potesse pesarmi. In questo stato mi trovavo allora, ed egli se ne avvide, perché, penso, mi era sfuggita qualche parola, ove risuonava ormai gravida di pianto la mia voce; e in questo stato mi alzai. Egli dunque rimase ove ci eravamo seduti, immerso nel più grande stupore. Io mi gettai disteso, non so come, sotto una pianta di fico e diedi libero corso alle lacrime. Dilagarono i fiumi dei miei occhi, sacrificio gradevole per te, e ti parlai a lungo, se non in questi termini, in questo senso: “E tu, Signore, fino a quando? Fino a quando, Signore, sarai irritato fino alla fine? Dimentica le nostre passate iniquità “. Sentendomene ancora trattenuto, lanciavo grida disperate: “Per quanto tempo, per quanto tempo il “domani e domani”? Perché non subito, perché non in quest’ora la fine della]]></description>
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					<h2 class="elementor-heading-title elementor-size-default">Ulisse, Agostino e Leone XIV. Il tempo degli eroi</h2>				</div>
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									<p>A settembre ritorniamo a Sant&#8217;Agostino, quando fa riferimento all&#8217;albero di fico nel contesto della sua conversione: <em>sotto un fico, si rifugiò in preda a una crisi spirituale e ascoltò la voce che gli diceva di prendere e leggere, conducendolo alla lettura di un passaggio della Bibbia che pose fine ai suoi dubbi e aprì il suo cuore alla fede</em>. Questo episodio, descritto nelle sue Confessioni, è un momento cruciale nella sua vita, simboleggia la resa a Dio e la fine delle sue incertezze.</p>								</div>
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									<p>Condividiamo un interessante e originale parallelo, che parte dai versi di Omero alle Confessioni di Sant’Agostino, passando per il pontificato di Leone XIV, descrive come il concetto di eroe attraversa i secoli assumendo forme e significati sempre nuovi. A settembre inizia un nuovo viaggio che parte dalla dolcezza dei fichi e arriva alla ricerca interiore, l’articolo esplora il legame profondo tra l’eroismo classico e la spiritualità, interrogandosi sul significato di “ritorno a casa” e sulla vera natura del destino umano.</p>								</div>
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									<p>Nell&#8217;immagine qui sotto:</p><p><strong>La conversione di Sant’Agostino, Maestro di Uttenheim</strong></p><p>L’episodio del <em>tolle et lege</em> (da un altare a portelle con Storie di Sant’Agostino), 1455 circa, tempera e olio su tavola, Varna, Museo dell’Abbazia di Novacella.</p><p>Quest&#8217;opera è una delle cose più belle e grandi ispirate alla sua vita. Si vede come è reso bene il fico, le sue foglie e i frutti&#8230; </p>								</div>
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									<p><strong>Ulisse, Agostino e Leone XIV. Il tempo degli eroi</strong></p><p>La fascia pedemontana della nostra regione è terra di fichi prelibati, piccoli, allungati, dall’aspetto delicato per via della buccia scura quasi un po’ traslucida, spesso ferita da una sottile spaccatura che fa presagire, dentro, la dolcezza del miele.</p><p>Quest’anno gli alberi di fichi hanno donato generosamente frutti e ombra, e fra poco le loro foglie grandi, ruvide come la lingua dei gatti, diventeranno gialle e si seccheranno. Per terra sarà un letto croccante di foglie contorte su se stesse, come in un ultimo spasimo.</p><p>Ha qualcosa di particolare, questo albero che sa crescere anche da una crepa nel cemento e in poco tempo diventare enorme adattandosi anche agli spazi più ostili. In questa sua tenacia e potenza sembra di scorgere una forza misteriosa, un’eco delle antiche virtù eroiche.</p><p>“Ti ho visto sotto il fico”, si era sentito dire Natanaele, quando, trascinato dall’amico Filippo, era andato a conoscere per la prima volta Gesù, il Maestro. Si trattava del primo incontro tra i due, e Natanaele ci era arrivato scettico, quasi solo per accondiscendere all’insistenza di Filippo. Ma Gesù lo aveva stupito: gli aveva confidato di averlo già visto una volta, quando era sotto il fico. Non un fico, un generico fico fra i tanti. Ma il fico.</p><p>Abbiamo quindi l’impressione che nel Vangelo quel fico abbia un significato particolare per entrambi, e che la conversazione prenda da qui in avanti una piega strettamente privata. Molte interpretazioni sono state date a questa immagine, ma nessuno come Agostino di Ippona ha saputo dare una spiegazione tanto profonda e viscerale, dedicando alla sua personale esperienza sotto al fico una delle più belle e toccanti pagine mai scritte.</p><p>Racconta, infatti, di aver sentito un giorno, improvvisamente, il bisogno di isolarsi, come preso da un dolore interiore profondo, e di aver lasciato il suo amico Alipio, col quale stava seduto a chiacchierare, lì attonito e stupito, senza spiegazioni. Dice poi di essere andato a gettarsi sotto un fico poco distante e, protetto dall’ombra della chioma come a cercare nascondimento, di essersi lasciato andare a un pianto dirotto.</p><p>Come non pensare all’entrata in scena di Ulisse nel poema omerico che celebra le gesta dell’eroe? La prima impresa narrata è il suo pianto. E anch’egli, apparentemente, sembra avere tutti i motivi per potersi dire appagato: un luogo meraviglioso come dimora, cibo raffinato, una dea innamorata a sua disposizione. Eppure Ulisse avverte un dolore interiore che è proprio la nostalgia di casa, di ciò a cui sente legato il suo destino. Ogni avventura eroica, in fondo, trova compimento nel ritorno a casa, perché esso è immagine di un rientro nell’anima, in se stessi. Dice infatti Agostino, rivolgendosi a Dio: “<em>Sì, perché tu eri dentro di me e io fuori</em><em>”.</em></p><p>La storia dell’uomo è inevitabilmente il realizzarsi di un destino che chiama, di una Itaca che si fa sentire come nostalgia, come sete profonda, come mancanza. E Agostino piange, come ogni uomo che ad un certo punto fa i conti con se stesso. Gli sarebbero mai bastati i piaceri offerti dal mondo, la fama, la ricchezza?</p><p>Lì, sotto al fico, urlava il suo dolore buttato a terra, mangiato a morsi dal bisogno di essere saziato interiormente, riconoscendo che tutto ciò che fino ad allora aveva riempito il suo desiderio di essere felice, era stato un inganno. Tutto era servito soltanto per tenerlo fuori da se stesso.</p>								</div>
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									<p><em>“Quando dal più segreto fondo della mia anima l’alta meditazione ebbe tratto e ammassato tutta la mia miseria davanti agli occhi del mio cuore, scoppiò una tempesta ingente, grondante un’ingente pioggia di lacrime. Per scaricarla tutta con i suoi strepiti mi alzai e mi allontanai da Alipio, parendomi la solitudine più propizia al travaglio del pianto, quanto bastava perché anche la sua presenza non potesse pesarmi. In questo stato mi trovavo allora, ed egli se ne avvide, perché, penso, mi era sfuggita qualche parola, ove risuonava ormai gravida di pianto la mia voce; e in questo stato mi alzai. Egli dunque rimase ove ci eravamo seduti, immerso nel più grande stupore. Io mi gettai disteso, non so come, sotto una pianta di fico e diedi libero corso alle lacrime. Dilagarono i fiumi dei miei occhi, sacrificio gradevole per te, e ti parlai a lungo, se non in questi termini, in questo senso: “E tu, Signore, fino a quando? Fino a quando, Signore, sarai irritato fino alla fine? Dimentica le nostre passate iniquità “. Sentendomene ancora trattenuto, lanciavo grida disperate: “Per quanto tempo, per quanto tempo il “domani e domani”? Perché non subito, perché non in quest’ora la fine della mia vergogna?”. Così parlavo e piangevo nell’amarezza sconfinata del mio cuore affranto. A un tratto dalla casa vicina mi giunge una voce, come di fanciullo o fanciulla, non so, che diceva cantando e ripetendo più volte: “Prendi e leggi, prendi e leggi”. Mutai d’aspetto all’istante e cominciai a riflettere con la massima cura se fosse una cantilena usata in qualche gioco di ragazzi, ma non ricordavo affatto di averla udita da nessuna parte. Arginata la piena delle lacrime, mi alzai. L’unica interpretazione possibile era per me che si trattasse di un comando divino ad aprire il libro e a leggere il primo verso che vi avrei trovato. Così tornai concitato al luogo dove stava seduto Alipio e dove avevo lasciato il libro dell’Apostolo all’atto di alzarmi. Lo afferrai, lo aprii e lessi tacito il primo versetto su cui mi caddero gli occhi. Diceva: “Non nelle crapule e nelle ebbrezze, non negli amplessi e nelle impudicizie, non nelle contese e nelle invidie, ma rivestitevi del Signore Gesù Cristo né assecondate la carne nelle sue concupiscenze”. Non volli leggere oltre, né mi occorreva. Appena terminata infatti la lettura di questa frase, una luce, quasi, di certezza penetrò nel mio cuore e tutte le tenebre del dubbio si dissiparono.”</em></p><p>(Agostino, <em>Le Confessioni</em>, VIII, 12.28-29)</p>								</div>
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									<p>“Ti ho visto sotto il fico”, dice Gesù. Sant’Agostino, come Natanaele, ne ha fatto esperienza. Sotto il fico della vergogna, della consapevolezza della propria miseria, sotto al fico della nostalgia di un bene grande, sotto al fico della solitudine e del bisogno di essere amati, Gesù lo ha visto. E la risposta è stata così concreta da poter essere udita addirittura con le orecchie: “Prendi e leggi”.</p><p>Agostino si alza, corre, prende il libro, e legge… mai con tanta avidità ha guardato un libro, mai delle parole scritte gli si sono incarnate dentro come quelle che gli scorrono adesso sotto gli occhi, e non vuole altro, è improvvisamente sazio, totalmente appagato nell’apprendere che non nei piaceri del mondo sta la dolcezza tanto desiderata, ma solo in Cristo Gesù.</p><p>Abbiamo la sensazione che se glielo avessero detto, non ci avrebbe creduto. Non così, almeno. Ma Gesù stesso lo ha sedotto sotto al fico.</p><p>“Ti ho visto sotto il fico” &#8211; dice Gesù ad ognuno di noi &#8211; “Ti ho visto mentre eri triste. Ti ho visto quando hai pianto. Ti ho visto quando hai provato quella profonda delusione. Ti ho visto, lì solo e senza risposte. Io sono la risposta”. Ce lo spiega lo stesso Agostino, commentando il passo del Vangelo nell’omelia 7: <em><strong>“</strong></em><em><strong>L</strong></em><em><strong>e foglie di fico rappresentano dunque i peccati. Ora, Natanaele si trovava sotto l&#8217;albero di fico, come all&#8217;ombra della morte. Lo vide il Signore … […]  Ma la sua misericordia ti vide prima che tu lo conoscessi, quando ancora giacevi sotto il peso del peccato. Forse che noi per primi abbiamo cercato Cristo, o non è stato lui invece il primo a cercarci?</strong></em><em><strong>”.</strong></em></p><p>E un uomo che fa questa esperienza di incredibile corrispondenza, che si sente avvolto dall’amore di Dio nell’istante stesso in cui grida il suo bisogno, che prova proprio in senso letterale cosa significa essere visti sotto al fico, non può non affinare una sensibilità particolarissima per la logica di Dio, anche dentro ai dettagli che sfuggono ai più, anche dentro alle parole. Il maestro di retorica e grammatica infatti si accorge che la domanda cruciale di Pilato a Gesù, “Cos’è la verità?”, ha già in sé, nel suo domandare, la risposta di Dio, di un Dio innamorato che non riesce a trattenersi di fronte ad un uomo che lo cerca. Capisce che la domanda di Pilato “<em>Quid est Veritas?” ha già in sé il movimento di Dio verso di lui, perché cambiando semplicemente l’ordine delle lettere appare chiara la risposta: “Est vir qui adest!, ovvero “È l’uomo che ti sta di fronte!”.  </em></p><p> </p><p><em>“Io sono un figlio di Sant’Agostino”, ha detto papa Leone XIV presentandosi al mondo. La Chiesa ha ora il dono grandissimo di un pastore che eredita tutta l’esperienza di questo grande santo. E’ bello quando incontriamo il figlio di qualche caro amico e speriamo di intravedere, nei suoi, i lineamenti del genitore, o di scoprirne qualche lato del carattere. L’eredità di Agostino è ovviamente immensa, ma essere figli suoi significa anche proporre all’umanità un modo nuovo di stare al mondo. E’ un modo che nobilita l’uomo come mai prima d’ora, lasciando intravedere che proprio a causa delle sue ferite Dio si strugge d’amore nei suoi confronti. È come se fosse arrivato il tempo, per questo mondo ferito, di intraprendere il viaggio di ritorno verso Itaca. È come se fosse arrivato il tempo degli eroi, che iniziano piangendo, e per questo poi arrivano a casa. E’ come se fosse arrivato il tempo di ricordare al mondo che l’amarezza sconfinata del nostro cuore affranto, per usare proprio le parole di Agostino, può essere contenuta nelle braccia di qualcuno!</em></p><p><em>Leone XIV con il suo annuncio ci ha spalancato una finestra su un orizzonte che forse avevamo dimenticato. Avevamo dimenticato di avere a che fare con un Dio che sembra aspettarci sotto un albero con l’impazienza di un innamorato in procinto di incidere le nostre iniziali sulla corteccia. Avevamo dimenticato di essere così preziosi. Avevamo dimenticato di essere belli e attraenti anche a pezzi o vestiti di stracci.</em></p><p><em>Leone ci ha commossi confidandoci di essere un figlio di Sant’Agostino, ci ha riportato alla presenza di un Dio innamorato di cui forse avevamo perso la percezione. E le parole di Gesù a Natanaele,  “Ti ho visto sotto il fico”, sembrano davvero l’incipit di una storia d’amore, quando qualcuno, con timidezza, si dichiara la prima volta.  </em></p><p><em>Abbiamo un immenso bisogno di cuori infuocati, nella Chiesa e nel mondo intero, di nuovi incendi di amore agostiniano, ovvero senza misura, dove le frecce appuntite attraversano da parte a parte il miocardio, come suggerisce l’emblema dell’ordine agostiniano sullo stemma papale: “Hai ferito il mio cuore con il tuo amore”. In un’epoca complessa come la nostra, caratterizzata da scenari aberranti che forse la Storia non ha mai visto prima, dove la realtà si mescola al virtuale, dove l’intelligenza artificiale si impone sulle relazioni, Leone ci riporta con semplicità all’essenziale. Ci conduce, come figlio di Sant’Agostino, ad un albero che è metafora di un punto di inizio dove l’uomo china la testa, e dove, come Ulisse ci ha insegnato, inizia la storia di un ritorno a casa, di un viaggio che è il vero motivo per cui spendere la vita. “Ti ho visto sotto al fico”, parole sussurrate che già ci sembra di udire nelle nostre orecchie.</em></p>								</div>
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