Oltre il tempo, nella lode, nella grazia
Anche quest’anno il Te Deum è stato un momento atteso e sentito dalle nostre comunità. Celebrato in entrambe le nostre chiese di San Martino e di San Remigio in due orari diversi, l’inno ha riunito i fedeli per un ringraziamento corale, confermandosi un appuntamento prezioso per chiudere l’anno in preghiera.
Te Deum
Esistono parole capaci di attraversare i secoli senza perdere la loro forza e il Te Deum è una di queste. Nato tra il IV e il V secolo, questo inno solenne rappresenta un pilastro della liturgia cristiana. Il suo nome deriva dall’incipit latino Te Deum laudamus, “Ti lodiamo, o Dio”, un’espressione che racchiude l’essenza stessa della preghiera: il riconoscimento grato dell’azione divina nella nostra vita quotidiana.
Il Te Deum è una narrazione complessa che ci emoziona come credenti, dove si intrecciano la lode gioiosa rivolta alla Trinità, la professione di fede in Cristo e una supplica finale carica di umanità. È questa struttura a rendere la preghiera capace di trasformare il passato in una spinta verso il futuro, rendendo il ringraziamento un atto concreto.
Nella tradizione, il momento più significativo in cui questo inno è il 31 dicembre, quando le comunità si raccolgono per affidare alla Provvidenza il tempo trascorso, interpretando i mesi appena vissuti come un cammino dotato di senso.
Nelle nostre zone questa consuetudine è molto sentita: nelle chiese diventa un rito di memoria condivisa, che unisce generazioni.
Celebrare il Te Deum oggi, significa accogliere il presente con fiducia. È un invito a riscoprire la bellezza della responsabilità comune e a iniziare ogni nuovo tempo con uno sguardo aperto e riconoscente, consapevoli che la storia, pur nelle sue fragilità, è sempre il luogo di un incontro possibile con il sacro.
Ringraziamo Ilva Rovedo per la realizzazione dello stampato con l’inno Te Deum



